Al MiArch 2015 focus sulle trasformazioni urbanistiche di Milano | Architetto.info

Al MiArch 2015 focus sulle trasformazioni urbanistiche di Milano

La Città metropolitana, il destino dell’area Expo, il nuovo polo urbano di Porta Nuova e il Pavilion Unicredit: al festival diretto da Stefano Boeri progetti e riflessioni sulla città che cambia

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L’edizione 2015 del Festival Internazionale dell’Architettura diretto da Stefano Boeri (MiArch – Scintille di Architettura, 7/10 ottobre, Politecnico di Milano), ha dato ampio spazio alle esperienze e alle prospettive della città di Milano, che sta vivendo un momento di grande trasformazione, stimolata dall’impatto di Expo, dalle nuove realizzazioni urbanistiche e dall’avvento della Città Metropolitana. Presentiamo qui una sintesi dei dibattiti che hanno avuto Milano come scenario progettuale su cui confrontare tendenze e opportunità.

Nuovi contesti urbani, nuove strategie

I nuovi confini della Città Metropolitana formalizzano una scala più ampia su cui impostare il progetto urbanistico e mettono in discussione rapporti come centro-periferie e città-natura. Sembra affermarsi un “linguaggio Milano” frutto di una molteplicità di interventi che ripropongono la città policentrica vagheggiata già dal Cattaneo. A questo proposito, Matteo Vercelloni parla di “agopuntura urbana” ma chiede una strategia in grado di ridefinire il paesaggio urbano facendo leva su un progetto principale, distintivo della città.

I nuovi spazi pubblici promossi da privati (Piazza Gae Aulenti, Fondazione Prada, Hangar Bicocca) offrono una gamma di soluzioni che vanno dal riutilizzo innovativo di luoghi storici al radicale cambiamento di pezzi della città. Determinante è il fattore umano: è la gente che fa il luogo, come alla nuova Darsena o durante il Fuori Salone.

Stefano Boeri considera tra i nuovi contesti progettuali della città anche i parchi, che da luoghi marginali stanno diventando, come nel caso del Parco Nord, i veri elementi connettivi di un tessuto urbano altrimenti frammentario e incompiuto. I parchi sono possibili soluzioni al recupero di aree dismesse, occasioni per una densificazione sostenibile e stimolo a ripensare la città come paesaggio.

 

L’eredità di Expo 2015 e il futuro dell’area

E’ indubbio che l’area Expo, con tutte le incognite da risolvere sul suo futuro, sposti il baricentro lungo un asse nord-ovest / sud-est che ha il suo punto focale nel nuovo complesso di Porta Nuova, la prima piazza contemporanea che i milanesi stanno vivendo con entusiasmo. Il neo assessore all’urbanistica Alessandro Balducci concorda sull’importanza strategica dell’area Expo, una proprietà pubblica del valore di 250 milioni di euro, e individua nell’università una delle forze trainanti per un nuovo rapporto pubblico-privato. Milano può affermarsi compiutamente come il centro europeo mediano tra i due poli Londra-Istanbul, se si riconosce come polo di una regione urbana di almeno 6 milioni di abitanti, attrattiva di talenti, interessi e competenze, che raccoglie e porta avanti l’eredità di Expo 2015, che a suo parere consiste in: un territorio fortemente infrastrutturato, il tema risorse/alimentazione, le relazioni internazionali intessute fin qui.

Alessandro Balducci al MiArch2015

Alessandro Balducci al MiArch2015

Il trasferimento dei dipartimenti scientifici dell’Università Statale sull’area Expo, abbinato a un grande orto botanico e a un parco della biodiversità e affiancato da centri di ricerca e sviluppo, può essere il progetto principale di una politica urbanistica milanese su grande scala per i prossimi decenni. Restano i problemi legati agli squilibri tra una sovraofferta di terziario e di abitazioni di fascia alta da un lato e dall’altro il degrado dei quartieri popolari, le opere incompiute che bloccano lo sviluppo del territorio e il recupero e la rigenerazione del costruito inutilizzato (un caso tra i molti: la Torre Galfa).
Il Pavilion Unicredit, nuovo epicentro culturale della trasformazione urbana

Un esempio virtuoso di progetto privato che genera un bene pubblico è il Pavilion Unicredit di Michele De Lucchi. L’opera è un segno di rottura rispetto agli edifici di piazza Aulenti: ispirato nella forma a un seme, intende testimoniare il radicamento nel territorio e la capacità di generare cultura e relazioni. La struttura leggera e luminosa in legno di larice dell’edificio e la sua collocazione tra le torri e il futuro parco Biblioteca degli alberi, ne fanno un monumento cerniera tra naturale e artificiale. Il Pavilion è un centro polifunzionale che ospita l’Auditorium al piano terra, la Passerella sospesa al primo piano, dedicata alle esposizioni artistiche, la Greenhouse sulla sommità, un open-space luminoso e e suggestivo e un nido d’Infanzia per bambini da 3 a 36 mesi.

Per analizzare il contesto in cui si colloca il Pavilion e le sue potenzialità, il Gruppo Unicredit ha commissionato al Politecnico uno studio del territorio circostante e delle popolazioni che lo attraversano. Gabriele Pasqui e Antonella Bruzzese hanno presentato i risultati dell’indagine, a cui hanno partecipato anche l’architetto Nicola Russi e la sociologa Serena Vicari, da cui emerge la ricchezza di connessioni tra il nuovo centro urbano di Porta Nuova, la città nel suo complesso e la più vasta area macro-regionale. Una densità di accessi e di centri di interesse che fa del Pavilion un caso unico in Europa per potenziale offerta di servizi.

Le popolazioni intercettate nello studio rappresentano una vasta gamma di possibili utenti, dai residenti e visitatori del dinamico e coeso quartiere dell’Isola ai 9.000 addetti che lavorano nei nuovi complessi realizzati nella zona (Unicredit, Palazzo Lombardia ecc.), alle famiglie che frequentano gli spazi pubblici dell’area Garibaldi-Porta Nuova. Anello debole è la fascia degli adolescenti, che sembrano sfuggire a qualsiasi proposta di aggregazione che vada oltre la movida; un tema, questo, che riguarda tutta la città.

La responsabile Unicredit per il Pavilion, Serena Massini, indica come filo conduttore dell’utilizzo del Pavilion la valorizzazione di talenti e una produzione culturale di qualità aperta a tutte le popolazioni ma con una chiara consapevolezza della scala internazionale in cui la struttura è collocata. Come “memorandum” per il destino del Pavilion, Pasqui cita una frase di Ugo La Pietra: Abitare è essere ovunque a casa propria. La chiave per il successo dell’operazione Unicredit consisterà nell’integrare il Pavilion nella vita dei quartieri circostanti e nel contempo sviluppare un’offerta di servizi ed eventi coerente con il valore della struttura e la sua attrattività.

 

 

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