La Shenzhen del futuro passa da Messina: lo studio Ufo riprogettera' la citta' cinese | Architetto.info

La Shenzhen del futuro passa da Messina: lo studio Ufo riprogettera’ la citta’ cinese

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La Shenzhen del futuro nel progetto di Urban Future Organization (Ufo)

Una selva di grattacieli nuvola sfida i cieli asiatici nel progetto “Cloud Citizen” con cui Ufo, Urban future organization, insieme alla cinese Cr-Design e a un team della Chalmer Technical University di Gothenburg (Svezia), ha vinto nel giugno scorso (l’ufficializzazione è, però, di agosto) la Shenzhen Bay Super City Masterplan Competition, per la realizzazione di un nuovo distretto finanziario di 170 ettari nella zona della baia di Shenzhen, in grado di rivaleggiare con La Defence di Parigi, il londinese Canary Wharf, la Francoforte ECB Area e il Distretto Presnensky a Mosca. Al primo premio son stati assegnati 2 milioni di yuan renminbi (circa 262.000 euro), al secondo, andato a ShenZhen HuaHui Design, 800.000 (105.000 euro).

Nel team di progettazione, che raggruppa 30 studi ai quattro angoli del globo (dagli USA all’Australia, dalla Germania alla Corea del Sud, dalla Norvegia agli Emirati Arabi), anche l’italiano (messinese) Claudio Lucchesi, uno dei fondatori di Ufo, direttore dello studio di Messina, nonché Ceo di tutti gli studi Ufo associati sparsi nel mondo. Lo studio fondato a Londra nel 1996 ha una struttura transnazionale in cui ogni studio è indipendente, ma in qualche modo legato agli altri, che di volta in volta vengono coinvolti sui progetti più complessi, tanto in Italia che all’estero. Lucchesi ha partecipato alla proposta dell’idea concettuale e collaborato con lo staff svedese (Karin Hedlund, Lukas Nordström, Pedram Seddighzadeh), coordinato da Jonas Lundberg, nella progettazione degli spazi programmatici interni.

“Cloud Citizen” è la scommessa green di una città giovane (solo 35 anni di vita), Shenzhen, sud della Cina, pochi chilometri da Hong Kong, simbolo del miracolo economico cinese, che ha fatto di un paese del terzo mondo la seconda economia planetaria in soli trent’anni. Deng Xiaoping decise di stabilirvi, sulle ceneri di un villaggio di pescatori, una delle «zone economiche speciali» (inaugurata nel 1980) dove sperimentare le nuove riforme. 

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Il progetto vincitore punta a trasformare quest’area costiera da zona di produzione a green hub dell’alta tecnologia. Shenzhen conta 350 grattaceli, l’ultimo, 660 metri, verrà ultimato nel 2016. Forte dei suoi quasi 680 metri di altezza, con cui sfida le strutture più alte del mondo, dalla CN Tower di Toronto (553 m.) all’Abraj Al Bait a La Mecca (601 m.), il progetto Ufo non punta però sulle misure, quanto, invece, su forma e risposte ecosostenibili a questioni costruttive, tecnologiche e ambientali. 

Il masterplan

Il design, infatti, destinato a farne un’icona (ne sono convinti i progettisti) immediatamente apprezzabile dal lato opposto della baia, archivia la consueta tipologia del grattacielo “monolitico”, che consente una limitata variazione degli spazi, in favore, invece, di una mega struttura, qualificata in verticale da tre grattacieli che vanno rastremandosi in torri minori, interconnessi da strutture sospese e da grandi aree di transito, pure queste sospese. La larghezza complessiva è sbalorditiva: 580 metri. 

Vi trovano posto una grande varietà di moduli abitativi, ricreativi, culturali, insieme a uffici e punti commerciali. In questa visione futuristica si passa, quindi, senza soluzione di continuità, tra aree pubbliche, semi-pubbiche e private. Le interconnessioni strutturali, poi, consentono di non delocalizzare le attività finanziarie in più zone della città, ma di creare corridoi orizzontali dove, per esempio, i colossi internazionali del business e le piccole realtà imprenditoriali possono condividere la stessa infrastruttura, creando un network ininterrotto di relazioni per raggiungere il massimo profitto reciproco: per i progettisti, “si eliminano le barriere che potrebbero frapporsi tra il successo dell’azienda e i suoi limiti spaziali”. Una città super-connessa, dove però ogni edificio mantiene al contempo la sua individualità.

Dal complesso nel suo insieme promana una misteriosa forza di suggestione fantastica innescata da piani e livelli che si sovrappongono come per geminazione spontanea e randomitica. I progettisti sembrano essersi divertiti a giocare con le ambiguità dell’apparenza: la natura è costruita ordinatamente, mentre le architetture si elevano in «stratificazioni rocciose», trasformando lo skyline di Shenzhen in un paesaggio solo in apparenza ipernaturalistico, in realtà antinaturalistico, come sbucato fuori da un dipinto del Rinascimento, nella sua declinazione più eccentrica, quella ferrarese dei Cosmè Tura o Ercole de’ Roberti, con quella sua preferenza per una natura “stalagmitica” (Roberto Longhi). 

Per l’healthy city del futuro si è pensato al massimo dell’efficienza: per esempio, a un sistema per la raccolta dell’acqua piovana, a impianti per la produzione di energia solare, eolica e dalle alghe, per il filtraggio dell’inquinamento atmosferico, il sequestro della CO2 (il materiale di rivestimento è in grado di convertirla in ossigeno), a un centro sotterraneo di riciclaggio differenziato dei rifiuti urbani.

A rendere vivibile per il “cittadino della nuvola” il nuovo distretto sono anche le frequenti aree verdi. Oltre ai giardini pensili alle diverse quote, alla base della mega struttura, le aree di transito sospese e ad essa integrate, approdano, ognuna, in un parco verde pubblico, che invita a recuperare stili di vita (e di lavoro) più sostenibili, come quelli una volta esperibili negli «hutong», i tipici stretti vicoli di Pechino. La giovane metropoli ha, forse, occasione di riconciliarsi con la millenaria storia cinese, di cui oggi non sembra serbare più alcuna traccia.

L’autore


Silvia Mazza

Storica dell’arte e giornalista, è corrispondente per le regioni Sicilia e Calabria di “Il giornale dell’arte” (dal 2008), “Il giornale dell’architettura” (dal 2010) e “The Art Newspaper” (dal 2012), per i quali si occupa di musei, mostre, eventi, restauri, archeologia. Dal 2006 al 2012 è stata corrispondente per il quotidiano “America Oggi” (New Jersey), titolare della rubrica di arte/cultura del magazine domenicale “Oggi 7”. Ha collaborato (2006/2007) con il Crpr (Centro regionale per la progettazione e il restauro) di Palermo al progetto europeo “Noè” (Carta tematica di rischio vulcanico della Regione Sicilia) e alla “Carta del rischio del patrimonio culturale” (2003/2004).

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