L'Università Statale di Milano ha detto sì campus all’Expo | Architetto.info

L’Università Statale di Milano ha detto sì campus all’Expo

Approvata la manifestazione di interesse che porterebbe le aree scientifiche da Città Studi a un un nuovo campus all’Expo. Il masterplan è stato abbozzato da Kengo Kuma anche se i dubbi sono molti

© Kengo Kuma & Associates
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Le aree scientifiche dell’Università Statale di Milano si trasferiranno all’Expo? Secondo l’ufficializzazione della manifestazione di interesse da parte dell’ateneo, nell’aria da tempo e diffusa tramite conferenza stampa il 16 luglio in seguito a votazione favorevole da parte del Senato accademico e del Consiglio di amministrazione, sembra di si. E andranno a occupare parte dell’area realizzando il Campus S4C (Science for Citizens), la nuova Citta Studi, anche se tra il dire il fare ci sono in questo caso moltissimi fattori in gioco.

Da una parte ci sono la sentita necessità dell’ateneo di razionalizzare strutture parcellizzate e diffuse sul territorio e per la maggior parte non recentissime, che possono incidere negativamente sui ranking nazionali e internazionali sempre più importanti in un panorama formativo che guarda al globale, e ridurre i loro costi di gestione e manutenzione. Ma anche di rendere più attrattiva l’offerta in un panorama di concorrenza sempre maggiore grazie a strutture nuove e più al passo con i tempi. Dall’altra l’esigenza, cittadina e nazionale, di proseguire il cammino nello scioglimento di un nodo importante ma mai veramente affrontato: l’impostazione di un masterplan definitivo per le aree di Expo, per il riutilizzo delle quali di concreto sembra oggi esserci solo il progetto dello Human Technopole, il centro di ricerca sulla sicurezza alimentare, qualità della vita e ambiente annunciato con non poche polemiche a febbraio.

A sostegno della posizione dell’ateneo i risultati di uno studio di fattibilità affidato al Boston Consulting Group che, attraverso un’analisi compartiva con strutture nazionali e internazionali considerate di riferimento tra cui il campus Humanitas e l’Université de Bordeaux, ha espresso parere favorevole a un’ipotesi Expo preferibile rispetto alle altre due opzioni sul piatto, la rifunzionalizzazione degli spazi già oggi occupati e la realizzazione di un nuovo campus all’interno della città.

Allo scopo è stata anche affidata allo studio di Kengo Kuma, già impegnato per conto della stessa Università nel progetto del nuovo campus per la Facoltà di Medicina veterinaria a Lodi previsto in conclusione per fine 2017, la redazione di una bozza di masterplan per l’area che ipotizza la realizzazione di nuovi ed efficienti edifici a tre e quattro piani fuori terra per un totale di 150.000 mq complessivi da realizzarsi nella parte sudorientale dell’area Expo. Le strutture comprenderanno gli spazi per la didattica, i laboratori, la biblioteca e gli uffici insieme a un orto botanico, palestre e un campo sportivo. Ospiteranno i corsi delle aree biologica, biotecnologie, medicina sperimentale, farmacologia, agroalimentare, scienze della terra, chimica, fisica, matematica, informatica che oggi gravitano su Città Studi. Secondo i dati dell’ateneo, il progetto allo studio interesserebbe complessivamente 20.000 persone, di cui 18.000 studenti.

kuma statale masterplan

© Kengo Kuma & Associates

Il costo complessivo stimato per la sua realizzazione è compreso tra i 340 e i 380 milioni di euro, che l’ipotesi di fattibilità stima di reperire attraverso un finanziamento da parte dell’ateneo stesso (130 milioni), un cofinanziamento di provenienza pubblica (130 milioni) e l’alienazione delle strutture attualmente occupate a Città Studi, in prevalenza di proprietà (100-120 milioni). Il risparmio annuale a regime per la gestione ordinaria è stimato in 8-9 milioni.

kuma statale prospettiva_copy Kengo Kuma & Associates

© Kengo Kuma & Associates

kuma statale interno_copy Kengo Kuma & Associates

© Kengo Kuma & Associates

Accanto a strutture pubbliche (tra cui il Politecnico più importante d’Italia) e numerose private (come la prestigiosa Bocconi), l’Università di Milano offre dal 1924 formazione in campo umanistico (con le aree di Giurisprudenza, Scienze politiche, economiche e sociali, Scienze della mediazione linguistica e culturale e Studi umanistici) e scientifico (con Medicina e chirurgia, Medicina veterinaria, Scienze agrarie e alimentari, Scienze del farmaco, Scienze e tecnologie e Scienze motorie).

Riproducendo un copione seguito da molte università italiane nel corso degli ultimi 15 anni (e che per molte di loro è già stato seguito da una prevedibile e auspicata retromarcia), le riforme degli ordinamenti e la maggiore autonomia gestionale con i conseguenti incrementi di corsi e studenti hanno portato la necessità di reperire, spesso in modo disordinato, nuovi spazi per didattica e servizi che hanno affiancato alle sedi storiche molte e parcellizzate sedi minori in città e fuori che hanno posto l’ateneo meneghino, e non solo lui, di fronte a una razionalizzazione non facile, che pone molteplici punti interrogativi. I fondi necessari prima di tutto: a parte i finanziamenti che dovrebbero arrivare dall’interno, gli altri sono di provenienza e stima variabile, tra istituzioni pubbliche e il fondo che Cassa Depositi e Prestiti dovrebbe attivare per la valorizzazione degli immobili di proprietà che l’Università dismetterà, i cui valori sono variabili e dipendenti da molti fattori. In secondo luogo Arexpo e le aree di cui è proprietaria per la cessione delle quali non sono ancora state individuate modalità (e valori che si trasformeranno in ulteriori costi) e su cui pendono ancora azioni legali.

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