Lusail City, una nuova città sulle coste del Qatar | Architetto.info

Lusail City, una nuova città sulle coste del Qatar

Promossa dalla Lusail Real Estate Development Company, occuperà 38 kmq, ospiterà 450.000 abitanti e avrà una costa di 27 km. Il suo stadio, progettato da Norman Foster, ospiterà l’apertura e la chiusura dei mondiali di calcio del 2022

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In attesa dei mondiali di calcio del 2022, a cui il paese sta alacremente lavorando da anni, il Qatar sta portando avanti il progetto di una nuova città sulle coste del Golfo Persico: Lusail City. Promossa dalla Lusail Real Estate Development Company (LREDC), avrà un affaccio sul mare di 27 km e si estenderà per 38 kmq suddivisi in 19 distretti che, seguendo una rigida zonizzazione, saranno in grado di ospitare 450.000 persone, tra abitanti, lavoratori e visitatori.

A Lusail City non mancherà nulla e tutto sarà realizzato all’insegna del lusso e dell’esclusività. Il masterplan prevede infatti residenze, ricavate all’interno di torri (le 42 dell’Al Kharaej district) e nei progressivamente meno densi insediamenti del Seef Lusail, Low-rise district, Fox Hills o dell’Energy City 2 (destinato ai lavoratori del nuovo insediamento urbano), isole artificiali come le Qetaifan Islands con marine in grado di ospitare imbarcazioni di tutte le dimensioni, una vasta area di verdi campi da golf, un distretto commerciale e terziario di rappresentanza che, al centro del masterplan, verrà occupato da boutique, flagship store e uffici e un parco a tema sul lungomare destinato al divertimento e al tempo libero (il Qatar Entertainment City collegato all’Entertainment Island).

Mentre il Wadi Park fornirà aree verdi e specchi d’acqua, un nuovo distretto economico si metterà al servizio delle richieste tecniche, di gestione e commerciali dell’industria estrattiva del paese, che oggi ancora traina l’economia nazionale e i cui proventi rendono possibili operazioni come quella della stessa Lusail City. I tempi per la realizzazione dell’insediamento, o almeno per la messa in funzione di alcune sue parti, sono molto vicini: la nuova città, con i suoi 22 alberghi e le sue strutture ricettive e ricreative, sarà infatti una delle sedi che nel 2022 ospiteranno le attività dei mondiali di calcio, per cui è prevista la realizzazione di uno stadio firmato da Norman Foster, il Lusail Iconic Stadium destinato ad aprire e chiudere i giochi, e di cinque campi per gli allenamenti.

Lusail City e la sostenibilità: un futuro svincolato dal petrolio per il Qatar?

Dando tutt’altro che assodato che la costruzione ex novo di una città per 450.000 abitanti sia di per sé un’operazione sostenibile (a qualunque latitudine e con qualunque mezzo venga realizzata), Lusail City, operazione immobiliare possibile solo in contesti così lontani dal nostro, comunica, forse proprio per questo, la sua sostenibilità in molti modi, iniziando con il proclamare il suo inserimento nella “2030 Qatar National Vision”, strategia su cui il paese affacciato sul Golfo Persico sta impostando un futuro svincolato dal petrolio e modulato sulle tematiche della sostenibilità, della cultura e dell’arte. Mentre si sta procedendo all’attuazione di politiche mirate a una più razionale estrazione di gas naturale (in Qatar si trova il North Field, il giacimento più grande del mondo) e petrolio e alla diversificazione dei settori economici su cui impostare il futuro sostentamento nazionale, risale infatti a metà dello scorso anno l’aggiudicazione a Elemental del progetto della nuova Art Mill Gallery di Doha, che si affiancherà alle opere di Ieoh Ming Pei e Jean-Michel Wilmotte (Museum of Islamic Art aperto nel 2008) e Jean Nouvel (National Museum of Qatar, in costruzione).

Su questa falsariga, Lusail City, con tutte le contraddizioni che un progetto di questa dimensione e tipologia porta con sé, presta la massima attenzione al territorio e all’utilizzo delle risorse, proteggendo le coste attraverso opere di mitigazione ambientale e barriere e utilizzando dome fonte energetica il gas naturale alla cui rete collega tutti gli edifici previsti.

Mentre il Wadi Park sarà inverdito da piante ed essenze locali (che, oltre a essere autoctone, richiedono quantità d’acqua adeguate al clima) e minimizzerà la presenza di aree a prati (che tuttavia saranno tutt’altro che minimizzate negli estesi campi da golf), le costruzioni utilizzeranno materiali locali. Gli spostamenti cittadini, che la posizione reciproca delle abitazione e dei luoghi di lavoro dovrebbe minimizzare, saranno possibili attraverso molti mezzi di trasporto, che comprendono una metrotranvia con 38 stazioni, piste ciclabili e percorsi pedonali che attraversano il 17% del territorio cittadino aperto (ma saranno percorribili in un paese dalle alte e altissime temperature per la maggior parte dell’anno?).

La gestione delle acque, in un paese dal clima desertico e per una città che, oltre alla popolazione di quasi mezzo milione di abitanti, prevede ampie aree verdi, è un punto fondamentale: un piano per la gestione delle acque reflue prevede il loro trattamento e riutilizzo per scopi irrigui e come acque grigie. Basterà tutto questo?

 

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