Rigenerazione urbana alla Biennale: EstoNonEsUnSolar a Saragozza | Architetto.info

Rigenerazione urbana alla Biennale: EstoNonEsUnSolar a Saragozza

Progetto di agopuntura urbana promosso dalla municipalità, ha dato destinazioni d’uso temporanee, partecipate e a basso costo a 28 vuoti urbani disseminati nel tessuto cittadino

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L’attuazione di una strategia di rigenerazione urbana che passi dal riciclo di aree urbane vuote e degradate rivitalizzate da nuovi utilizzi temporanei proposti dai cittadini è l’idea che sta alla base di EstoNonEsUnSolar (letteralmente “questo non è uno spazio vuoto”), una delle venti diverse forme di realizzazione del “bene comune” esposte nel padiglione Italia curato da TAMassociati alla Biennale di architettura di Venezia.

Siamo in Spagna, nella città di Saragozza, capitale dello stato di Aragona e centro dal prospero passato oggi duramente colpito da una crisi che, nonostante l’Expo 2008 da risultati non particolarmente brillanti, ha risparmiato pochissime aree a livello continentale.
L’idea alla base di EstoNonEsUnSolar, già premiato nel 2010 alla sesta edizione del premio IQU – Innovazione e Qualità urbana, è efficace e piuttosto semplice: avviare un programma di rigenerazione cittadina che, come un diffuso trattamento di “agopuntura urbana”, creasse una rete di micro interventi temporanei dentro piccoli spazi abbandonati, a basso costo ma alto impatto. E avesse come finalità non secondaria l’impiego nei lavori di parte dei disoccupati lasciati in città dalla crisi.

Il suo punto di partenza: l’esperienza del progetto Vuoti Quotidiani, realizzato in città nel 2006 e la diffusa presenza nel tessuto urbano di lotti vuoti a forte rischio di degrado. Il mezzo: un programma sperimentale nazionale di cui in città si è fatta promotrice la Sociedad Municipal Zargoza Vivienda. Gli attori: la municipalità in prima fila, ma anche i proprietari dei terreni vuoti selezionati che li hanno messi a disposizione dei cittadini e delle associazioni del territorio coinvolti nella realizzazione di un progetto comune.

Gli architetti, infine: il progetto è stato coordinato dallo studio cittadino Gràvalos & Di Monte Arquitectos, fondato nel 1998 dall’italiana Patrizia Di Monte e dallo spagnolo Ignacio Gràvalos Lacambra. Il suo curriculum racconta di studi su Saragozza e sulle sue aree più problematiche e di esperienze nella realizzazione di piccoli progetti urbani partecipativi arrivati anche in Italia: a fine 2015 è stato infatti inaugurato a Bologna Plug and Play, il progetto partecipato e condiviso con la cittadinanza di rivitalizzazione di un’area verde a Croce del Biacco (nel quartiere San Vitale) che era al centro della terza edizione del concorso “Bella Fuori”, promosso nel 2013 dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna in collaborazione con l’amministrazione comunale, il quartiere San Vitale e l’Urban Center di Bologna.

EstoNonEsUnSolar prende avvio nel 2009 accompagnato da un blog, con la municipalità che, sostenuta dalla consulenza di Gràvalos & Di Monte, individua nel centro storico di Saragozza 14 aree vuote, parte pubbliche e parte private, destinandole allo sviluppo di altrettanti progetti temporanei tematici affidati ad associazioni, comitati di quartiere, semplici cittadini ma anche ad artisti e collettivi e 50 disoccupati. L’anno successivo il progetto si estende ad altre 14 aree, portando questo processo di recupero dal basso al riutilizzo di 28 ex vuoti, per un totale di oltre 40.000 mq restituiti alla città e ai suoi abitanti.
Caratteristica di tutti gli interventi, oltre la temporaneità, il basso costo e la rapidità di installazione, l’ampio ricorso a materiali di riciclo che hanno permesso di realizzare molte tipologie di luoghi comuni poi gestiti dalle associazioni, da semplici giardini a orti urbani, da spazi attrezzati per anziani e la pratica dello sport ad aree gioco per bambini.
Anche nel caso di EstoNonEsUnSolar, e ancora una volta nei molti progetti messi in mostra da questa Biennale, emergono con forza alcuni dei nuovi ruoli a cui cambiamenti epocali stanno chiamando architetti un po’ meno progettisti e un po’ più gestori e coordinatori di processi complessi.

Il sito del progetto è qui.

Altri progetti presentati nel padiglione italiano alla Biennale:
elNodo Estación Creativa
Opificio Golinelli
Parco dei Paduli
Gratobowl
Noivoiloro
Scuola per ragazze di Shu’Fat

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