Simulazione Architettonica e Urbana: quali sono gli obiettivi e cosa si studia al Politecnico di Milano? | Architetto.info

Simulazione Architettonica e Urbana: quali sono gli obiettivi e cosa si studia al Politecnico di Milano?

In questa intervista la Prof. Barbara E. A. Piga docente, insieme alla Prof. Rossella Salerno, del corso di Architectural and Urban Simulation al Politecnico di Milano, ce ne spiega le finalità e ci parla del Laboratorio di Simulazione Urbana "Fausto Curti"

"City Park poject": connettere la città alla natura.
IC Urban Simulation for Planning 2016/17
Prof. Barbara Piga, Prof. Rossella Salerno
Tutors: Cecilia Chiarini, Irene Vegetti
Group G - City Park
Students:
Macarena Ainsa  -  Hakan Erdin - Mouna Ghedamsi - Anna Ginter  - Elvira  Hjorstam - Ivona Kovacevic - Paulina Kwiatkowska - Erwan Le Helloco
"City Park poject": connettere la città alla natura. IC Urban Simulation for Planning 2016/17 Prof. Barbara Piga, Prof. Rossella Salerno Tutors: Cecilia Chiarini, Irene Vegetti Group G - City Park Students: Macarena Ainsa - Hakan Erdin - Mouna Ghedamsi - Anna Ginter - Elvira Hjorstam - Ivona Kovacevic - Paulina Kwiatkowska - Erwan Le Helloco
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Il corso di studi della Scuola di Architettura Urbanistica e Ingegneria delle Costruzioni del Politecnico di Milano si avvale di un corso di Simulazione Architettonica e Urbana, strettamente connesso con il Laboratorio di Simulazione Urbana “Fausto Curti”, struttura di ricerca del dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico. Vediamo in cosa consiste questo corso e con quale nuovo approccio e nuovi strumenti d’indagine gli studenti provenienti da tutto il mondo si avvicinano alla progettazione dello spazio urbano.

Lo spazio aperto e l’esperienza delle persone che lo vivono sono al centro del programma di Simulazione Architettonica e Urbana del corso di studi della Scuola Architettonica Urbanistica e Ingegneria delle Costruzioni del Politecnico di Milano, diretto dalla Prof. Barbara E. A. Piga e dalla Prof. Rossella Salerno. Il programma ha come obiettivo primario quello di fornire un apparato teorico di riferimento sui temi della simulazione per la progettazione urbana, nonché le competenze tecniche necessarie a modellare e rappresentare in modo dinamico e interattivo i progetti urbani.

Strettamente connesso con le attività di ricerca condotte dal Laboratorio di Simulazione Urbana “Fausto Curti”, gli studenti che seguono il corso vengono stimolati all’applicazione di nuovi strumenti di design e pianificazione, come ad esempio le soluzioni di Realtà Aumentata e Realtà Virtuale immersiva.

Il programma di Simulazione Urbana è strettamente connesso con le attività di ricerca condotte dal Laboratorio di Simulazione Urbana “Fausto Curti”. Potrebbe raccontarci come è nato il Laboratorio e che tipo di ricerche conduce?

Il Laboratorio di Simulazione Urbana viene fondato da Fausto Curti, professore del Politecnico di Milano, insieme a Peter Bosselmann, professore della Berkeley University of California, tra la fine del 2006 e l’inizio del 2007. All’epoca io stavo iniziando il dottorato presso il dipartimento di Architettura e Pianificazione (ora dipartimento di Architettura e Studi Urbani) e mi è stata data la grande opportunità di collaborare fin da subito con questi due grandi professionisti alla fondazione del primo laboratorio di ricerca del Politecnico di Milano che lavora sui temi della simulazione urbana e ambientale. Il tema di ricerca di cui ancora oggi mi occupo si concentra infatti sull’impiego della simulazione a supporto delle diverse fasi del progetto urbano, dalla concezione allo sviluppo progettuale, fino alla valutazione e alla partecipazione pubblica.

Fausto Curti decise di fondare il laboratorio su tre tematiche principali che dovevano lavorare in modo integrato: un approccio esperienziale e multi-sensoriale, uno ambientale ed energetico ed uno economico-finanziario. Io guido la ricerca, anche in termini applicativi, del primo aspetto, il mio collega Eugenio Morello, che ci ha raggiunto nel 2009 dopo un’esperienza al MIT nel Senseable City Lab di Carlo Ratti, dirige la ricerca energetico-ambientale, mentre Fausto Curti si occupava della parte economico-fiscale, oltre ovviamente a guidare il laboratorio nel suo insieme; quest’ultimo aspetto si è però purtroppo arenato con la prematura scomparsa di Fausto nel 2010, una grave perdita non solo per il laboratorio. Peter Bosselmann, direttore di un laboratorio analogo alla Berkely UC, l’Environmental Simulation Laboratory, nel 2006/2007 ha svolto un anno presso il Politecnico come visiting professor e insieme a Fausto Curti ha impostato il lavoro che ancora oggi stiamo portando avanti. Lavorare a stretto contatto con questi due grandi professionisti è stato un grande onore ed è stata un’esperienza formativa di inestimabile valore. Con il mio collega Eugenio Morello abbiamo sviluppato l’idea di Fausto e Peter e stiamo oggi lavorando su modalità innovative di analisi e progettazione urbana con l’impiego di strumenti e tecnologie di ultima generazione.

Come è nato il corso di Simulazione Urbana e Architettonica invece?

Quando il Laboratorio di Simulazione Urbana è stato fondato, è stato parallelamente istituito un Advisory Board formato da altri docenti del Politecnico di Milano: Andrea Arcidiacono, Alessandro Balducci, Lidia Diappi, Rossella Salerno e Gianni Scudo. Nel 2011 la professoressa Rossella Salerno ha proposto alla Scuola di fondare un nuovo corso integrato legato ai temi della simulazione esperienziale di cui mi occupo. Questa è stata l’inizio di una meravigliosa esperienza che Rossella ed io tutt’ora condividiamo con studenti provenienti da tutto il modo. Iniziato in italiano, infatti, per la sola scuola di architettura, il corso è ad oggi erogato in inglese sia per gli studenti di architettura che per quelli di pianificazione. Ovviamente questo costituisce un’importante occasione di confronto e collaborazione tra architetti e pianificatori. Già da prima dell’istituzione di questo corso, il collega Eugenio Morello ne guida un altro legato alle tematiche energetico ambientali.

Dal punto di vista dei contenuti, il corso punta a connettere i temi dell’analisi morfologica e del design urbano con quelli della percezione e della comunicazione: si tratta di estendere i tradizionali principi di modellazione 3D verso un uso combinato di modelli fisici e digitali, capace di esplorare e descrivere sia aspetti concettuali sia percettivi dell’ambiente urbano.

Quando e come si è capito che ai fini di una corretta progettazione urbana era necessaria l’analisi non solo morfologica del design urbano ma anche percettiva?

Gli architetti e i pianificatori progettano lo spazio fisico, ma l’obiettivo chiave di un progetto urbano è sempre quello di creare uno spazio di qualità per la collettività. L’approccio dell’Environmental Simulation Laboratory della Berkeley University of California, da cui il nostro laboratorio trae origine, ha da sempre lavorato su questi aspetti fin dalla sua fondazione all’inizio degli anni settata. L’esperienza statunitense nasce da una ricerca, i cui esiti sono raccolti nel rinomato testo del 1964The View from the Road” di Donald Appleyard, Kevin Lynch, John R. Myer. Non è un caso che il laboratorio sia stato fondato da architetti e da psicologi ambientali insieme. Oggi stiamo cercando di sviluppare ulteriormente questo approccio, anche in ambito formativo. Stiamo infatti collaborando con dei colleghi della Università Statale di Milano, Marco Boffi e Nicola Rainisio, per riprendere il lavoro iniziato alla Berkeley sulle simulazioni percettive e sulla loro validità nell’anticipare correttamente l’esperienza generata. Proseguendo in questa direzione stiamo approfondendo la valutazione da un punto di vista psicologico del benessere generato dai progetti di trasformazione urbana. Stiamo testando l’approccio sia in ambito professionale che in quello formativo.

Che ruolo hanno in questo le ultime tecnologie come la VR?

La diffusione di soluzioni sempre più semplici per simulare e navigare gli ambienti con una modalità realistica, in soggettiva e immersiva sta iniziando a cambiare il modo di presentare i progetti ai clienti. Siamo solo agli inizi del cambiamento, ma la portata è di grande importanza e sarà sicuramente di grande impatto. Basta guardare agli investimenti che diversi settori di ricerca e privati stanno facendo in tal senso per immaginare l’accelerazione che questo processo, già in essere, vivrà nei prossimi anni. Ritengo che le possibilità legate alla diffusione di questi strumenti sia di estremo interesse e che vada affrontata cogliendone gli aspetti positivi e problematici in modo lucido e consapevole. È estremamente importante che la ricerca affronti queste tematiche e che ne condivida gli esiti con gli studenti, che rappresentano il futuro della professione e della nostra società. Se oggi vediamo l’impiego di questi strumenti prevalentemente nella fase finale di presentazioni dei progetti prevalentemente nella fase finale di presentazioni dei progetti, qual è l’impatto che può avere se applicate fin dalla fase di concezione e sviluppo del progetto? Al Laboratorio di Simulazione Urbana “Fausto Curti” e nel corso di Architettura e Simulazione Urbana stiamo sperimentando come questo approccio al progetto, che affianca al tradizionale disegno in scala un approccio che lavora in scala reale grazie a Realtà Virtuale e Aumentata.

Le lezioni sono completate da applicazioni pratiche secondo il principio “imparare facendo”. Questo approccio metterà alla prova l’efficacia dei modelli spaziali nelle fasi di analisi e design di progetti di design architettonico e urbano, al fine di studiare e verificare la relazione morfologica e spaziale. Inoltre, sarà investigata la relazione tra struttura planimetrica e forma tridimensionale urbana da un punto di vista esperienziale.

Video realizzato all’interno del corso Architectural and Urban Simulation a.a. 2016/2017 (prof. Piga, prof. Salerno) di AUIC – POLIMI. Il corso è legato al Laboratorio di Simulazione Urbana ‘Fausto Curti’ del DAStU (POLIMI).

Ci potrebbe dare qualche cenno sul principio “imparare facendo”?

“Learning by doing” (imparare facendo), è un approccio che Donald Schon definisce brillantemente nel suo conosciuto testo Formare il professionista riflessivo”. L’autore ha studiato per diversi anni il modo in cui viene insegnata la progettazione architettonica nelle università e descrive molto chiaramente come una parte importante del processo di apprendimento passi attraverso l’esperienza e il coinvolgimento diretto dello studente nel processo di progettazione. Come sarebbe difficile imparare a governare un’auto sportiva studiando solo dei libri, così la progettazione non può avvalersi solo di uno studio teorico, ma una parte fondamentale dell’apprendimento si sviluppa appunto “facendo”. Il processo di conoscenza e lo sviluppo dell’abilità tipica del progettista passano necessariamente anche attraverso l’esperienza del progettare. Con questa premessa, la professoressa Rossella Salerno ed io abbiamo deciso di strutturare il corso integrato che teniamo al Politecnico di Milano. Le lezioni teoriche sono infatti accompagnate da esperienze pratiche che consentono agli studenti di sviluppare le proprie abilità e di capire meglio come le diverse tipologie di simulazione possono supportare il pensiero progettuale e la verifica degli esiti cumulati del progetto.

Come viene investigata la relazione tra struttura planimetrica e forma tridimensionale urbana da un punto di vista esperienziale?

Esiste un’interdipendenza ineliminabile tra struttura urbana ed esperienza vissuta. L’ambiente in cui viviamo contribuisce infatti a determinare l’esperienza personale come quella collettiva. L’atmosfera, o le atmosfere, di un luogo si determinano nella relazione tra ambiente urbano e persone che lo vivono. Il ruolo del progettista è chiave nel contribuire a definire il benessere personale e sociale. Questa è una grande responsabilità e in quanto tale va presa seriamente e con coscienza e va trasmessa fin dall’inizio del percorso di studi ai progettisti di domani. La domanda potrebbe essere riformulata in questo modo: come è possibile progettare la forma urbana senza tenere in considerazione il punto di vista esperienziale?

A partire da questa logica di relazione tra struttura urbana e vissuto, con uno sguardo agli avanzamenti scientifici e tecnologi che stanno gradualmente cambiando le nostre città e il modo in cui le viviamo, abbiamo recentemente lanciato un concorso internazionale che guarda al domani. Viene infatti chiesto ai partecipanti di immaginare lo spazio pubblico urbano del futuro e di produrre degli scenari che verranno poi condivisi con stakeholder e cittadini. Il concorso è patrocinato dal Comune di Milano, che a breve aprirà uno Smart City Lab (area oggetto del concorso), e dal progetto Europeo Sharing City, che affronta i temi della sharing economy e della smart city. Crediamo che questa sia una occasione per aprire il dialogo, coinvolgere e far collaborare chi la città la studia, la progetta, la realizza e la vive. Pensiamo infatti che una condivisione attiva consenta di prendere decisioni informate, attente alle diverse esigenze che una città deve soddisfare.

Leggi di più sul concorso internazionale Envisioning 2017.

Guarda il video realizzato all’interno del corso Architectural and Urban Simulation a.a. 2016/2017 (prof. Piga, prof. Salerno) di AUIC – POLIMI

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