Un futuro da Smart Land per le aree extra-metropolitane | Architetto.info

Un futuro da Smart Land per le aree extra-metropolitane

Un convegno di Urban Promo 2015 ha fatto il punto sugli interventi nelle aree extra-metropolitane a bassa antropizzazione. Tra le proposte, i contratti di fiume, le riserve della biodiversità, la smart valley

Un'immagine del progetto Smart Susa Valley
Un'immagine del progetto Smart Susa Valley
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Uscire dalla crisi partendo dal territorio, valorizzandone le risorse con un approccio nuovo, orientato all’integrazione dei vari elementi naturali e culturali che lo compongono; questo il tema ispiratore del convegno di Urbanpromo 2015 “Un futuro per le aree interne. Rigenerazione, paesaggio e resilienza urbana: un’offerta integrata”, svoltosi giovedì 19 novembre alla Triennale di Milano, con la partecipazione di Fausto Carmelo Nigrelli dell’Università di Catania e di Angioletta Voghera del Politecnico di Torino. La questione riguarda in particolare le aree definite extra-metropolitane e interne del Sud Italia, che hanno subito la crisi in misura maggiore delle altre aree del paese, in termini di disoccupazione, calo del reddito, flessione demografica e spopolamento.

L’osso della penisola come Smart Land

L’attenzione è quindi rivolta al cosiddetto “osso della penisola”, quella parte d’Italia lontana dalla dimensione delle città metropolitane e marginale rispetto ai poli di l’alto valore paesaggistico e/o culturale ma ricca di elementi tipici ambientali e storici che rappresentano risorse e identità. Questi territori possono essere rilanciati e valorizzati sperimentando il modello Smart Land, cioè “un ambito territoriale nel quale attraverso politiche diffuse e condivise si aumenta la competitività e l’attrattività del territorio, con una attenzione particolare alla coesione sociale, alla diffusione della conoscenza, alla crescita creativa, all’accessibilità e alla libertà di movimento, alla fruibilità dell’ambiente (naturale, storico-architettonico, urbano e diffuso) e alla qualità del paesaggio e della vita dei cittadini” (Roberto Masiero).

 

I caratteri distintivi di Smart Land:

Cittadinanza: partecipazione e condivisione dal basso di progetti di sviluppo, nuova modalità di interazione e integrazione tra amministratori e portatori di interesse, movimenti, associazioni e semplici cittadini.

Sviluppo: sapere diffuso e condiviso che le imprese possono utilizzare per aumentare la propria competitività e capacità di creare occupazione a livello locale, promozione del territorio quale bene comune da preservare e valorizzare ai fini culturali e turistici, garantendone la fruibilità e ottimizzando i flussi.

Energia: produzione e gestione dell’energia diffusa e articolata, azioni di cogenerazione e di generazione distribuita, investimenti nelle energie rinnovabili e utilizzazione razionale dell’energia, risparmio energetico a tutti i livelli, dagli edifici pubblici a quelli privati.

Mobilità: spostamenti facili, agevoli tramite trasporto pubblico con mezzi a basso impatto ambientale e percorsi della mobilità alternativa al trasporto privato, sistemi di traffic calming nei centri storici delle città, dei borghi e dei nuclei abitati, infostrutture in grado di promuovere una migliore accessibilità dei cittadini con le aree limitrofe e con le reti della grande mobilità extraurbana.

Economia: sistemi di interazione tra cittadini e imprese, apprendimento continuo e di forte interazione tra sistema della formazione e dell’imprenditorialità, sviluppo della creatività, del sostegno alla formazione di start up e di laboratori di idee.

Identità: le diverse identità territoriali – ambientali, artigianali, culturali, economiche, paesaggistiche, produttive – possono esprimere le propria capacità, sistemi avanzati per promuovere percorsi, mappature, tematismi che ne valorizzino le specificità e ne aumentino il valore aggiunto e quello percepito.

Saperi: la conoscenza e la cultura al centro delle politiche di sviluppo, mediante la sinergia di tutte le componenti culturali, produttive e non produttive, dell’artigianato come dell’alta formazione, presenti nel territorio.

Paesaggio: preservazione della bellezza esistente e miglioramento dei processi che lo valorizzano: gestione dei rifiuti, riduzione dei gas serra, limitazione del traffico privato, riqualificazione urbana e territoriale, risparmio di suolo, bonifica e riuso delle aree dismesse.

 

La coopetizione territoriale

Di tutto questo, secondo Fausto Negrelli, non c’è traccia nel cd Masterplan per il Sud approntato dal governo, tuttavia nell’ambito dei patti governo-regioni e governo-città metropolitane possono essere individuate azioni per promuovere le aree extra-metropolitane interne come luoghi dell’identità tramite le “riserve di identità”, un’evoluzione dei parchi naturali che comprende anche i beni culturali e i patrimonio storico delle comunità. E’ un percorso di condivisione di politiche e risorse tra le istituzioni nazionali e locali che potrebbe sostenere quella che viene definita “coopetizione territoriale”, cioè la competizione collaborativa tra attori che intervengono nello stesso ambito territoriale e sono quindi interessati al suo sviluppo tramite progetti di lungo periodo che trasformino un’area marginale, in crisi o ibrida in un sistema unitario interconnesso al suo interno e verso l’esterno. In sintesi: fare sistema.
Tra le tipologie e i casi di progetti condivisi citati da Angioletta Voghera, il contratto di fiume e di lago, le riserve della Biosfera e il MaB Monviso, il progetto Smart Susa Valley.

Il Contratto di fiume e di lago

Con il Contratto di Fiume e di Lago – introdotto al 2° Forum Mondiale sull’Acqua, tenutosi a L’Aia nel marzo del 2000, e ripreso dalla Direttiva Quadro Europea sulle Acqua 2000/60/CE – si stabilisce un sistema di regole che mette sullo stesso piano i criteri di utilità pubblica, rendimento economico, valore sociale e sostenibilità ambientale, nella ricerca di soluzioni efficaci per la riqualificazione di un bacino fluviale allo scopo di raggiungere gli obiettivi di qualità previsti dalla Direttiva stessa.

I Contratti di fiume e di lago possono essere identificati come processi di programmazione negoziata e partecipata tra le Pubbliche Amministrazioni e i soggetti privati coinvolti a diversi livelli territoriali, volti al contenimento del degrado eco-paesaggistico e alla riqualificazione dei territori dei bacini/sottobacini idrografici, attraverso accordi volontari multisettoriali e multiscalari senza un termine temporale prefissato, ma animati dalla comune volontà dei sottoscrittori di elaborare un progetto coerente con le reali potenzialità che il territorio esprime. (Nel collegato ambientale sono previste misure sul riordino dei distretti idrografici e sull’introduzione dei contratti di fiume).

 

Le Riserve della biosfera, il MaB Monviso Unesco e la Carta Europea del Turismo Sostenibile

Le Riserve di Biosfera sono aree comprendenti ecosistemi terrestri, marini/costieri, o una combinazione degli stessi, riconosciute a livello internazionale dal sistema MaB dell’Unesco. Ogni Riserva ha lo scopo di soddisfare tre funzioni complementari: la conservazione dei paesaggi, degli habitat, degli ecosistemi, delle specie e della diversità genetica; lo sviluppo economico e umano per generare non solo reddito, ma sostenibilità socio-culturale ed ambientale nel lungo periodo; logistica e comunicazione per assicurare sostegno alla ricerca, monitoraggio e formazione a livello locale e per lo scambio globale di buone pratiche. Le riserve della biosfera in Italia.

Una delle riserve italiane riconosciute da MaB Unesco, il Parco del Po Cuneese ha messo in atto un percorso partecipato per presentare la candidatura per ottenere la Carta Europea per il Turismo Sostenibile (Cets) per l’area che comprende Valle Po, Valle Varaita, Valle Maira, Saluzzo, comuni dell’area di pianura del Parco e Racconigi. Il progetto vuole promuovere il miglioramento della gestione del turismo a favore dell’ambiente, della popolazione, delle imprese locali e dei visitatori, coinvolgendo tutte le Amministrazioni, le Associazioni di Categoria, gli Operatori Turistici e le Associazioni presenti sul territorio, in partenariato con il Parc Naturel Régional du Queyras e con un finanziamento del Programma Alcotra Italia-Francia 2007-2013 – Fondo Europeo di Sviluppo Regionale.

 

Progetto Smart Susa Valley

Il progetto Smart Susa Valley, promosso dall’Osservatorio Torino-Lione, intende indirizzare le compensazioni legate alla Tav verso una strategia comune di valle per la connettività, l’efficienza energetica, l’eco-sostenibilità, la sicurezza e l’attrattività territoriale. Il progetto è articolato in cinque assi di intervento: Mobility, Energy, Environment, Building ed Economy e punta all’obiettivo di realizzare un regime speciale per la Valsusa attraverso la valorizzazione di luoghi, saperi e competenze, politiche di agevolazione tariffaria e processi di semplificazione amministrativa.

Sulla base delle deliberazioni del Cipe, che ha già assegnato alla Regione Piemonte 10 milioni di euro per le opere di compensazione, l’Osservatorio ha concordato con la Regione e la Città metropolitana di Torino un indirizzo comune, condiviso da tutti i Comuni della Valsusa e basato sui seguenti criteri:

1) Comunicazione: banda larga, wi-fi, nuove tecnologie, smart grid a supporto del turismo; fibre ottiche già posate lungo l’autostrada A32; polo tecnologico collegato alla stazione internazionale passeggeri Alta Velocità di Susa.

2) Energia: risparmio energetico, efficienza energetica, smart grid, ottimizzazione della produzione di energia da fonti rinnovabili (idroelettrico e mini-idroelettrico, biomassa da ciclo del legno, fotovoltaico, accumulo energetico), governance energetica.

3) Edilizia: adeguamento degli edifici scolastici anche al fine di valorizzare la vita sociale del territorio (palestre, corsi per adulti, cineforum, biblioteche), ottimizzazione energetica e messa in sicurezza, anche dal punto di vista sismico, di una parte significativa del patrimonio pubblico.

4) Ambiente: miglioramento dell’assetto idrogeologico: completamento e integrazione dei sistemi idro-ambientali esistenti e interventi strutturali nell’ambito di un piano di lungo periodo, in base a priorità, modalità di intervento, localizzazione e impatti che cantieri e opere determinano sul territorio.

 

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