Yayoi Kusama | Architetto.info

Yayoi Kusama

wpid-77_kusama.jpg
image_pdf

Un atto dovuto quello della retrospettiva del Centre Pompidou verso Yayoi Kusama, a detta di molti la maggior artista giapponese vivente. Dovuto, per il carattere provocatorio della sua arte e della sua poesia, ma anche per lo spirito di abnegazione dell’artista, in casa di cura per problemi psichici, dove vive e continua a dedicarsi al suo lavoro.

Nata a Matsumoto nel 1929, si forma innanzitutto nella tradizionale pittura giapponese Nihonga, che le conferisce altissimo rigore formale. All’età di 29 anni, però, è attratta dalla sperimentazione e dalla libertà degli Stati Uniti, trasferendosi a New York nel 1958. La sua arte si contraddistingue per tele chilometriche, lunghe quasi dieci metri, ma anche per i temi osé, nudi e performance provocatorie. Sono gli anni ’60, gli anni della liberazione sessuale, e un grande fervore pervade la cultura e la società a tutti i livelli. Di quel periodo sono ad esempio le opere Accumulation o Sex Obsession, o esposizioni in cui i visitatori sono chiamati ad entrare nelle sue opere. Il leit motiv delle opere della Kusama sono i pois, che si possono trovare in quasi tutti i suoi lavori.

Risale al 1970, invece, il ritorno di Yayoi in Giappone, dove si dedica anche alla scrittura di poesie e romanzi surreali. Indipendente, irriverente, ribelle e narcisista: così era la Kusama in gioventù e probabilmente anche adesso. Tuttavia, bisogna riconoscere che non doveva essere facile essere così liberi nel Giappone degli anni della giovinezza dell’artista. E non doveva essere facile neanche esternare il talento multiforme e la sfida al genere maschile. Il prezzo che Yayoi Kusama sicuramente ha pagato è stato il suo equilibrio psichico, ma nessuna gabbia mentale o sociale è riuscita a sottrarle quella forza espressiva e comunicativa propria dei suoi magnifici lavori.

C.C.

{GALLERY}

Copyright © - Riproduzione riservata
Yayoi Kusama Architetto.info