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Yves Behar

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“I designer dovrebbero sviluppare un legame nuovo con il mondo”, dice Yves Behar, fondatore di “Fuseproject” e anima di tanti altri concetti. Secondo Behar il ruolo del design nel futuro è sempre più importante e con esso l’opportunità per chi vi opera di essere partecipi non solo del business che vi ruota intorno, ma anche essere parti attive di importanti cause no-profit.

Il design umanistico dona nuovi elementi a questa professione e deve essere in profondo accordo con il futuro sostenibile, profondamente connesso con i bisogni emozionali.

Nato a Losanna 45 anni fa, di madre tedesca e padre turco, dopo aver studiato design industriale in Europa, ha proseguito la sua formazione in California e, a San Francisco ha fondato Fuseproject, un’agenzia che si occupa di promuovere la tecnologia in vaste aree del design, dall’arredamento allo sport e dal lifestyle alla moda.

Behar ha un approccio umanistico al proprio lavoro e un esempio è l’importante progetto di Fuseproject “XO”, realizzato per l’organizzazione no profit One Laptop per Child (OLPC) di Nicolas Negroponte, finalizzata a dare l’opportunità di un’educazione anche tecnologia a bambini che vivono nelle aree più povere del pianeta. Inoltre “XO” è un laptop dal costo democratico di 100$.

Una delle sue ultime collaborazioni, invece, è stata quella con SodaStream, per cui ha elaborato un sistema di capsule che permettono a ognuno di preparare in casa l’acqua frizzante. Secondo Behar, questo è un passo in più verso la fine delle bottiglie di plastica.

Behar sostiene che la sua etica è dovuta proprio alle sue origini miste, alla sua “personalità triplice” e alla sua formazione in Svizzera, dove è forte la cultura della qualità e dell’efficienza, ma anche alla tempra tedesca di sua madre e al calore e al gusto per le favole della cultura turca paterna. Il tutto si è poi fuso con la cultura tecnologica californiana.

Di qui ha origine il percorso di Yves Behar, promotore e sostenitore della tecnologia sostenibile e il cui motto è “niente estetica senza etica”. Il valore del design, secondo lui, risiede nella capacità di cambiare la vita quotidiana, ma in un unico senso: quello della consapevolezza.

C.C.

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