Legge 23 dicembre 1996, n. 662 (finanza pubblica) | Architetto.info

Legge 23 dicembre 1996, n. 662 (finanza pubblica)

Misure di razionalizzazione della finanza pubblica (1) (2) (3) (4).

Legge 23 dicembre 1996, n. 662 (in Gazz. Uff., 28 dicembre 1996, n.
303, s.o.). — Misure di razionalizzazione della finanza pubblica (1)
(2) (3) (4).

(1) Allo scopo di agevolarne la lettura, nel presente provvedimento
la nomenclatura dei Ministri e dei Ministeri è stata aggiornata sulla
base degli accorpamenti e delle soppressioni intervenute negli ultimi
anni.
(2) Con d.l. 1 dicembre 1993, n. 487, conv. in l. 29 gennaio 1994,
n. 71 l’Amministrazione delle poste e delle telecomunicazioni è stata
trasformata in ente pubblico economico (Ente poste italiane) a sua
volta trasformato in società per azioni (Poste italiane S.p.A.) con
Delib. CIPE 18 dicembre 1997.
(3) Tutti i rinvii al d.p.r. 28 gennaio 1988, n. 43, soppresso
dall’art. 68, d.lg. 13 aprile 1999, n. 112, contenuti nel presente
provvedimento, si intendono riferiti alle corrispondenti disposizioni
del citato d.lg. 112/1999.
(4) L’AIMA è stata soppressa dall’art. 1, d.lg. 27 maggio 1999, n.
165, istitutivo, tra l’altro, dell’Agenzia per le erogazioni in
agricoltura, ente di diritto pubblico.

Art. 1.

Misure in materia di sanità, pubblico impiego, istruzione, finanza
regionale e locale, previdenza e assistenza.

1. Nell’ambito della ristrutturazione della rete ospedaliera di cui
all’articolo 2, comma 5, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, come
sostituito dall’articolo 1, comma 2-ter, del decreto-legge 17 maggio
1996, n. 280, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 luglio
1996, n. 382, i direttori generali delle aziende ospedaliere o delle
unità sanitarie locali interessate provvedono, non oltre il 30 giugno
1997, alla riduzione del numero dei posti letto nelle singole unità
operative ospedaliere che nell’ultimo triennio hanno mediamente
registrato un tasso di occupazione inferiore al 75 per cento, fatta
eccezione per la terapia intensiva, la rianimazione, le malattie
infettive, le attività di trapianto di organi e di midollo osseo
nonché le unità spinali, in misura tale da assicurare il rispetto di
detto tasso di occupazione, e rideterminano, conseguentemente, le
dotazioni organiche anche in deroga, al solo fine della loro
riduzione, a quanto stabilito dal comma 52 del presente articolo.
Fino a quando non sono esperite le suddette procedure è fatto divieto
di procedere alle assunzioni di personale. Nel rispetto del tasso di
spedalizzazione del 160 per mille, indicato dal citato articolo 2,
comma 5, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, per il 1997, i
direttori generali delle aziende ospedaliere o delle unità sanitarie
locali assicurano che la riduzione prevista dal presente comma non
sia inferiore al 20 per cento del numero dei posti letto per ciascuna
unità operativa ospedaliera interessata.
2. Le regioni possono fissare un tasso di occupazione dei posti
letto superiore al 75 per cento destinando una quota parte dei
risparmi derivanti dalla conseguente riduzione dei posti letto
all’assistenza domiciliare a favore di portatori di handicap gravi,
di patologie cronico-degenerative in stato avanzato o terminale
nonché degli anziani non autosufficienti. Le regioni possono altresì
fissare un tasso di occupazione di posti letto inferiore al 75 per
cento negli ospedali situati nelle isole minori e nelle zone montane
particolarmente disagiate.
3. Le regioni, al fine di contenere le richieste di prestazioni in
regime di ricovero ospedaliero di lunga degenza, adottano misure al
fine di razionalizzare la spesa sanitaria facendo ricorso alla
prevenzione e all’assistenza domiciliare medicalmente assistita.
4. Nell’ambito della ristrutturazione della rete ospedaliera di cui
al citato articolo 2, comma 5, della legge 28 dicembre 1995, n. 549,
le regioni, entro il 30 giugno 1997, provvedono ad incrementare i
posti letto equivalenti di assistenza ospedaliera diurna, di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 20 ottobre 1992, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 249 del 22 ottobre 1992, fino ad una
dotazione media regionale non inferiore al 10 per cento dei posti
letto della dotazione standard per acuti prevista dalla normativa
vigente. Alle regioni inadempienti si applicano le disposizioni di
cui all’articolo 1, comma 2-quinquies, del citato decreto-legge n.
280 del 1996.
5. Ferme restando le incompatibilità previste dall’articolo 4,
comma 7, della legge 30 dicembre 1991, n. 412, da riferire anche alle
strutture sanitarie private accreditate ovvero a quelle indicate
dall’articolo 6, comma 6, della legge 23 dicembre 1994, n. 724,
l’opzione per l’esercizio della libera professione intramuraria da
parte del personale dipendente del Servizio sanitario nazionale, da
espletare dopo aver assolto al debito orario, è incompatibile con
l’esercizio di attività libero professionale. L’attività libero
professionale da parte dei soggetti che hanno optato per la libera
professione extramuraria non può comunque essere svolta presso le
strutture sanitarie pubbliche, diverse da quella di appartenenza, o
presso le strutture sanitarie private accreditate, anche
parzialmente. L’accertamento delle incompatibilità compete, anche su
iniziativa di chiunque vi abbia interesse, al direttore generale
dell’azienda ospedaliera o dell’unità sanitaria locale interessata.
6. Le disposizioni previste dai commi da 1 a 19 si applicano anche
al personale di cui all’articolo 102 del decreto del Presidente della
Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, e al personale di cui all’articolo
6, comma 5, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e
successive modificazioni.
7. (Omissis) (1).
8. I direttori generali delle unità sanitarie locali e delle
aziende ospedaliere, in base a quanto previsto dall’articolo 4, comma
10, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive
modificazioni, attivano ed organizzano, d’intesa con le regioni,
nell’ambito della ristrutturazione della rete ospedaliera, l’attività
libero professionale intramuraria. Provvedono altresì a comunicare
alle regioni il quantitativo e la tipologia delle strutture attivate
nonché il numero di operatori sanitari che possono potenzialmente
operare in tali strutture. I direttori generali dell’unità sanitaria
locale e dell’azienda ospedaliera individuano, inoltre, nell’ambito
dell’applicazione delle norme contrattuali, istituti incentivanti
l’attività libero professionale intramuraria.
9. Ai fini dell’applicazione del comma 8 del presente articolo, le
regioni possono integrare i programmi di edilizia sanitaria di cui
all’articolo 20 della legge 11 marzo 1988, n. 67.
10. I dipendenti del Servizio sanitario nazionale in servizio
presso strutture nelle quali l’attività libero professionale
intramuraria risulti organizzata e attivata, ai sensi dell’articolo
4, comma 10, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e
successive modificazioni, anche secondo le modalità transitorie dallo
stesso previste, alla data di entrata in vigore della presente legge,
sono tenuti a comunicare al direttore generale, entro il 31 marzo
1997, l’opzione tra l’esercizio dell’attività libero professionale
intramuraria o extramuraria. In assenza di comunicazione si presume
che il dipendente abbia optato per l’esercizio della libera
professione intramuraria. L’opzione a favore dell’esercizio della
libera professione extramuraria ha valore per un periodo di tre anni.
11. I dipendenti del Servizio sanitario nazionale in servizio
presso strutture nelle quali l’attività libero professionale
intramuraria non risulti organizzata e attivata alla data di entrata
in vigore della presente legge sono tenuti a rendere la comunicazione
di cui al comma 10 entro trenta giorni dalla data della comunicazione
dei direttori generali alle regioni, prevista dal comma 8. Si
applicano altresì le disposizioni previste al comma 10, secondo e
terzo periodo.
12. Le direttive impartite dal Presidente del Consiglio dei
ministri all’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche
amministrazioni, di cui all’articolo 50, commi 4 e 5, del decreto
legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni ed
integrazioni, indicano altresì i criteri per l’attribuzione di un
trattamento economico aggiuntivo al personale che abbia optato per
l’esercizio della libera professione intramuraria. Tale opzione
costituisce titolo di preferenza per il conferimento di incarichi
comportanti direzioni di struttura ovvero per l’accesso agli
incarichi di dirigenti del ruolo sanitario di secondo livello. Resta
ferma la riduzione del 15 per cento della componente fissa di
posizione della retribuzione per i dipendenti che optano per
l’esercizio della libera professione extramuraria.
13. In sede di rinnovo della convenzione tra il Servizio sanitario
nazionale ed i medici di medicina generale, ai sensi dell’articolo 8,
comma 1, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e
successive modificazioni, si tiene conto dei princìpi stabiliti dal
presente articolo.
14. Con decreto del Ministro della sanità da emanare entro il 28
febbraio 1997 sono stabiliti i termini per l’attuazione dei commi 8,
11 e 12, le modalità per il controllo del rispetto delle disposizioni
sulla incompatibilità, nonché la disciplina dei consulti e delle
consulenze (2).
15. Entro il 30 settembre 1997, il Governo riferisce al Parlamento
sullo stato di attivazione degli spazi per l’esercizio della libera
professione intramuraria nonché sulle misure dirette ad incentivare
il ricorso alle prestazioni rese in regime di libera professione
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