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Nuove disposizioni per le zone montane (1) (2)....

Nuove disposizioni per le zone montane (1) (2).

L 31/01/1994 n. 00000097 VIGENTE

ENTI LOCALI
Legge 31 gennaio 1994, n. 97 (in Gazz. Uff., 9 febbraio 1994, n. 32,
s.o.). — Nuove disposizioni per le zone montane (1) (2).

(1) In luogo di Ministro/Ministero del tesoro e di
Ministro/Ministero del bilancio e della programmazione economica,
leggasi Ministro/Ministero del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica, ex art. 7, l. 3 aprile 1997, n. 94 e art.
2, d.lg. 5 dicembre 1997, n. 430.
(2) Tutte le funzioni e i compiti svolti dal Ministro/Ministero
delle risorse agricole, alimentari e forestali, già sostitutivo
dell’abrogato Ministro/Ministero dell’agricoltura e delle foreste,
sono ora esercitati dalle Regioni, direttamente o mediante delega
agli enti locali, e dal Ministero per le politiche agricole (d.lg. 4
giugno 1997, n. 143).

(Omissis).

Art. 1.

Finalità della legge.

1. La salvaguardia e la valorizzazione delle zone montane, ai sensi
dell’articolo 44 della Costituzione, rivestono carattere di
preminente interesse nazionale. Ad esse concorrono, per quanto di
rispettiva competenza, lo Stato, le regioni, le province autonome e
gli enti locali.
2. Le disposizioni della presente legge costituiscono princìpi
fondamentali ai sensi dell’articolo 117 della Costituzione. Le
regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di
Bolzano provvedono alle finalità della presente legge secondo le
disposizioni dei rispettivi statuti e delle relative norme di
attuazione.
3. Quando non diversamente specificato, le disposizioni della
presente legge si applicano ai territori delle comunità montane
ridelimitate ai sensi dell’articolo 28 della legge 8 giugno 1990, n.
142. Ai fini della presente legge, per <<comuni montani>> si
intendono <<comuni facenti parte di comunità montane>> ovvero
<<comuni interamente montani classificati tali ai sensi della legge 3
dicembre 1971, n. 1102, e successive modificazioni>> in mancanza
della ridelimitazione.
4. Sono interventi speciali per la montagna le azioni organiche e
coordinate dirette allo sviluppo globale della montagna mediante la
tutela e la valorizzazione delle qualità ambientali e delle
potenzialità endogene proprie dell’habitat montano. Le azioni
riguardano i profili:
a) territoriale, mediante formule di tutela e di promozione delle
risorse ambientali che tengano conto sia del loro valore
naturalistico che delle insopprimibili esigenze di vita civile delle
popolazioni residenti, con particolare riferimento allo sviluppo del
sistema dei trasporti e della viabilità locale;
b) economico, per lo sviluppo delle attività economiche presenti
sui territori montani da considerare aree depresse;
c) sociale, anche mediante la garanzia di adeguati servizi per la
collettività;
d) culturale e delle tradizioni locali.
5. Le regioni e le province autonome concorrono alla tutela e alla
valorizzazione del proprio territorio montano mediante gli interventi
speciali, nel rispetto dell’articolo 4, comma 6, della Carta europea
dell’autonomia locale, di cui alla legge 30 dicembre 1989, n. 439.
6. Le disposizioni della presente legge si applicano altresì ai
territori compresi nei parchi nazionali montani istituiti ai sensi
della legge 6 dicembre 1991, n. 394.

Art. 2.

Fondo nazionale per la montagna. 1. é istituito.

presso il Ministero del bilancio e della programmazione economica
il Fondo nazionale per la montagna.
2. Il Fondo è alimentato da trasferimenti comunitari, dello Stato e
di enti pubblici, ed è iscritto in un apposito capitolo dello stato
di previsione del Ministero del bilancio e della programmazione
economica. Le somme provenienti dagli enti pubblici sono versate
all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate al
suddetto capitolo.
3. Le risorse erogate dal Fondo hanno carattere aggiuntivo rispetto
ad ogni altro trasferimento ordinario o speciale dello Stato a favore
degli enti locali. Le risorse sono ripartite fra le regioni e le
province autonome che provvedono ad istituire propri fondi regionali
per la montagna, alimentati anche con stanziamenti a carico dei
rispettivi bilanci, con i quali sostenere gli interventi speciali di
cui all’articolo 1.
4. Le regioni e le province autonome disciplinano con propria legge
i criteri relativi all’impiego delle risorse di cui al comma 3.
5. I criteri di ripartizione del Fondo tra le regioni e le province
autonome sono stabiliti con deliberazione del Comitato
interministeriale per la programmazione economica (CIPE), sentita la
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano, su proposta del Ministro
del bilancio e della programmazione economica, d’intesa con il
Ministro delle risorse agricole, alimentari e forestali.
6. I criteri di ripartizione tengono conto dell’esigenza della
salvaguardia dell’ambiente con il conseguente sviluppo delle attività
agro-silvo-pastorali eco-compatibili, dell’estensione del territorio
montano, della popolazione residente, anche con riferimento alle
classi di età, alla occupazione ed all’indice di spopolamento, del
reddito medio pro-capite, del livello dei servizi e dell’entità dei
trasferimenti ordinari e speciali.

Art. 3.

Organizzazioni montane per la gestione di beni agro-silvo-pastorali.

1. Al fine di valorizzare le potenzialità dei beni
agro-silvo-pastorali in proprietà collettiva indivisibile ed
inusucapibile, sia sotto il profilo produttivo, sia sotto quello
della tutela ambientale, le regioni provvedono al riordino della
disciplina delle organizzazioni montane, anche unite in comunanze,
comunque denominate, ivi comprese le comunioni familiari montane di
cui all’articolo 10 della legge 3 dicembre 1971, n. 1102, le regole
cadorine di cui al decreto legislativo 3 maggio 1948, n. 1104, e le
associazioni di cui alla legge 4 agosto 1894, n. 397, sulla base dei
seguenti princìpi:
a) alle organizzazioni predette è conferita la personalità
giuridica di diritto privato, secondo modalità stabilite con legge
regionale, previa verifica della sussistenza dei presupposti in
ordine ai nuclei familiari ed agli utenti aventi diritto ed ai beni
oggetto della gestione comunitaria;
b) ferma restando la autonomia statutaria delle organizzazioni,
che determinano con proprie disposizioni i criteri oggettivi di
appartenenza e sono rette anche da antiche laudi e consuetudini, le
regioni, sentite le organizzazioni interessate, disciplinano con
proprie disposizioni legislative i profili relativi ai seguenti
punti:
1) le condizioni per poter autorizzare una destinazione, caso
per caso, di beni comuni ad attività diverse da quelle
agro-silvo-pastorali, assicurando comunque al patrimonio antico la
primitiva consistenza agro-silvo-pastorale compreso l’eventuale
maggior valore che ne derivasse dalla diversa destinazione dei beni;
2) le garanzie di partecipazione alla gestione comune dei
rappresentanti liberamente scelti dalle famiglie originarie
stabilmente stanziate sul territorio sede dell’organizzazione, in
carenza di norme di autocontrollo fissate dalle organizzazioni, anche
associate;
3) forme specifiche di pubblicità dei patrimoni collettivi
vincolati, con annotazioni nel registro dei beni immobili, nonché
degli elenchi e delle deliberazioni concernenti i nuclei familiari e
gli utenti aventi diritto, ferme restando le forme di controllo e di
garanzie interne a tali organizzazioni, singole o associate;
4) le modalità e i limiti del coordinamento tra organizzazioni,
comuni e comunità montane, garantendo appropriate forme sostitutive
di gestione, preferibilmente consortile, dei beni in proprietà
collettiva in caso di inerzia o impossibilità di funzionamento delle
organizzazioni stesse, nonché garanzie del loro coinvolgimento nelle
scelte urbanistiche e di sviluppo locale e nei procedimenti avviati
per la gestione forestale e ambientale e per la promozione della
cultura locale.
2. Fino alla data di entrata in vigore delle norme regionali
previste nel comma 1 continuano ad applicarsi le norme vigenti alla
data di entrata in vigore della presente legge, in quanto con essa
compatibili.

Art. 4.

Conservazione dell’integrità dell’azienda agricola.

1. Nei comuni montani, gli eredi considerati affittuari ai sensi
dell’articolo 49 della legge 3 maggio 1982, n. 203, delle porzioni di
fondi rustici ricomprese nelle quote degli altri coeredi hanno
diritto, alla scadenza del rapporto di affitto instauratosi per
legge, all’acquisto della proprietà delle porzioni medesime,
unitamente alle scorte, alle pertinenze ed agli annessi rustici.
2. Il diritto di cui al comma 1 è acquisito a condizione che i
predetti soggetti dimostrino:
a) di non aver alienato, nel triennio precedente, altri fondi
rustici di imponibile fondiario superiore a lire 500.000, salvo il
caso di permuta o cessione a fini di ricomposizione fondiaria;
b) che il fondo per il quale intendono esercitare il diritto, in
aggiunta ad altri eventualmente posseduti in proprietà o enfiteusi,
non superi il triplo della superficie corrispondente alla capacità
lavorativa loro o della loro famiglia;
c) di essersi obbligati, con la dichiarazione di cui all’articolo
5, comma 1, a condurre o coltivare direttamente il fondo per almeno
sei anni;
d) di essere iscritti al S…

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