Architetto.info - Architetto.info | Architetto.info

Attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui ...

Attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio (1) (2) (3) (4).

DLT 05/02/1997 n. 00000022 VIGENTE

INQUINAMENTO
Decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 (in Gazz. Uff., 15
febbraio 1997, n. 38, s.o.). — Attuazione delle direttive 91/156/CEE
sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli
imballaggi e sui rifiuti di imballaggio (1) (2) (3) (4).

(1) In luogo di Ministro/Ministero del tesoro e di
Ministro/Ministero del bilancio e della programmazione economica,
leggasi Ministro/Ministero del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica, ex art. 7, l. 3 aprile 1997, n. 94 e art.
2, d.lg. 5 dicembre 1997, n. 430.
(2) Tutte le funzioni e i compiti svolti dal Ministro/Ministero
delle risorse agricole, alimentari e forestali, già sostitutivo
dell’abrogato Ministro/Ministero dell’agricoltura e delle foreste,
sono ora esercitati dalle Regioni, direttamente o mediante delega
agli enti locali, e dal Ministero per le politiche agricole (d.lg. 4
giugno 1997, n. 143).
(3) Con d.lg. 31 marzo 1998, n. 112 sono state devolute alle
regioni e agli enti locali tutte le funzioni amministrative inerenti
alla materia dell’inquinamento, ad eccezione di quelle espressamente
mantenute allo Stato.
(4) Tutti i rinvii al d.p.r. 28 gennaio 1988, n. 43, soppresso
dall’art. 68, d.lg. 13 aprile 1999, n. 112, contenuti nel presente
provvedimento, si intendono riferiti alle corrispondenti disposizioni
del citato d.lg. 112/1999.

(Omissis).

TITOLO I
GESTIONE DEI RIFIUTI
Capo I
PRINCIPI GENERALI

Art. 1.

Campo d’applicazione.

1. Il presente decreto disciplina la gestione dei rifiuti, dei
rifiuti pericolosi, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggi,
fatte salve le disposizioni specifiche particolari o complementari,
conformi ai principi del presente decreto, adottate in attuazione di
direttive comunitarie che disciplinano la gestione di determinate
categorie di rifiuti.
2. Le Regioni a statuto ordinario regolano la materia disciplinata
dal presente decreto nel rispetto delle disposizioni in esso
contenute che costituiscono principi fondamentali della legislazione
statale ai sensi dell’articolo 117, comma 1, della Costituzione (1).
3. Le disposizioni di principio del presente decreto costituiscono
norme di riforma economico-sociale nei confronti delle Regioni a
statuto speciale e delle Province autonome aventi competenza
esclusiva in materia, le quali provvedono ad adeguare i rispettivi
ordinamenti entro un anno dall’entrata in vigore del presente
decreto.

(1) Comma così modificato dall’art. 1, d.lg. 8 novembre 1997, n.
389.
Art. 2.

Finalità.

1. La gestione dei rifiuti costituisce attività di pubblico
interesse ed è disciplinata dal presente decreto al fine di
assicurare un’elevata protezione dell’ambiente e controlli efficaci,
tenendo conto della specificità dei rifiuti pericolosi.
2. I rifiuti devono essere recuperati o smaltiti senza pericolo per
la salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che
potrebbero recare pregiudizio all’ambiente e, in particolare:
a) senza determinare rischi per l’acqua, l’aria, il suolo e per
la fauna e la flora;
b) senza causare inconvenienti da rumori o odori;
c) senza danneggiare il paesaggio e i siti di particolare
interesse, tutelati in base alla normativa vigente.
3. La gestione dei rifiuti si conforma ai principi di
responsabilizzazione e di cooperazione di tutti i soggetti coinvolti
nella produzione, nella distribuzione, nell’utilizzo e nel consumo di
beni da cui originano i rifiuti, nel rispetto dei princìpi
dell’ordinamento nazionale e comunitario.
4. Per il conseguimento delle finalità del presente decreto dello
Stato, le Regioni e gli Enti locali, nell’ambito delle rispettive
competenze e in conformità alle disposizioni che seguono, adottano
ogni opportuna azione avvalendosi, anche mediante accordi e contratti
di programma, di soggetti pubblici e privati qualificati.

Art. 3.

Prevenzione della produzione di rifiuti.

1. Le autorità competenti adottano ciascuna nell’ambito delle
proprie attribuzioni iniziative dirette a favorire, in via
prioritaria, la prevenzione e la riduzione della produzione e della
pericolosità dei rifiuti mediante:
a) lo sviluppo di tecnologie pulite, in particolare quelle che
consentono un maggiore risparmio di risorse naturali;
b) la promozione di strumenti economici, eco-bilanci, sistemi di
ecoaudit, analisi del ciclo di vita dei prodotti, azioni di
informazione e di sensibilizzazione dei consumatori, nonché lo
sviluppo del sistema di marchio ecologico ai fini della corretta
valutazione dell’impatto di uno specifico prodotto sull’ambiente
durante l’intero ciclo di vita del prodotto medesimo;
c) la messa a punto tecnica e l’immissione sul mercato di
prodotti concepiti in modo da non contribuire o da contribuire il
meno possibile, per la loro fabbricazione, il loro uso o il loro
smaltimento, ad incrementare la quantità, il volume e la pericolosità
dei rifiuti e i rischi di inquinamento;
d) lo sviluppo di tecniche appropriate per l’eliminazione di
sostanze pericolose contenute nei rifiuti destinati a essere
recuperati o smaltiti;
e) la determinazione di condizioni di appalto che valorizzino le
capacità e le competenze tecniche in materia di prevenzione della
produzione di rifiuti;
f) la promozione di accordi e contratti di programma finalizzati
alla prevenzione e alla riduzione della quantità e della pericolosità
dei rifiuti.

Art. 4.

Recupero dei rifiuti.

1. Ai fini di una corretta gestione dei rifiuti le autorità
competenti favoriscono la riduzione dello smaltimento finale dei
rifiuti attraverso:
a) il reimpiego e il riciclaggio;
b) le altre forme di recupero per ottenere materia prima dai
rifiuti;
c) l’adozione di misure economiche e la determinazione di
condizioni di appalto che prevedano l’impiego dei materiali
recuperati dai rifiuti al fine di favorire il mercato dei materiali
medesimi;
d) l’utilizzazione principale dei rifiuti come combustibile o
come altro mezzo per produrre energia.
2. Il riutilizzo, il riciclaggio e il recupero di materia prima
debbono essere considerati preferibili rispetto alle altre forme di
recupero.
3. Al fine di favorire e incrementare le attività di riutilizzo, di
riciclaggio e di recupero le autorità competenti ed i produttori
promuovono analisi dei cicli di vita dei prodotti, ecobilanci,
informazioni e tutte le altre iniziative utili.
4. Le autorità competenti promuovono e stipulano accordi e
contratti di programma con i soggetti economici interessati al fine
di favorire il riutilizzo, il riciclaggio e il recupero dei rifiuti,
con particolare riferimento al reimpiego di materie prime e di
prodotti ottenuti dalla raccolta differenziata con la possibilità di
stabilire agevolazioni in materia di adempimenti amministrativi nel
rispetto delle norme comunitarie ed il ricorso a strumenti economici
(1).

(1) Comma così modificato dall’art. 1, d.lg. 8 novembre 1997, n.
389.

Art. 5.

Smaltimento dei rifiuti.

1. Lo smaltimento dei rifiuti deve essere effettuato in condizioni
di sicurezza e costituisce la fase residuale della gestione dei
rifiuti.
2. I rifiuti da avviare allo smaltimento finale devono essere il
più possibile ridotti potenziando la prevenzione e le attività di
riutilizzo, di riciclaggio e di recupero.
3. Lo smaltimento dei rifiuti è attuato con il ricorso ad una rete
integrata ed adeguata di impianti di smaltimento, che tenga conto
delle tecnologie più perfezionate a disposizione che comportino costi
eccessivi, al fine di:
a) realizzare l’autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti
urbani non pericolosi in ambiti territoriali ottimali;
b) permettere lo smaltimento dei rifiuti in uno degli impianti
appropriati più vicini al fine di ridurre i movimenti dei rifiuti
stessi, tenendo conto del contesto geografico o della necessità di
impianti specializzati per determinati tipi di rifiuti;
c) utilizzare i metodi e le tecnologie più idonei a garantire un
alto grado di protezione dell’ambiente e della salute pubblica.
4. A partire dal 1° gennaio 1999 la realizzazione e la gestione di
nuovi impianti di incenerimento possono essere autorizzate solo se il
relativo processo di combustione è accompagnato da recupero
energetico con una quota minima di trasformazione del potere
calorifico dei rifiuti in energia utile, calcolata su base annuale,
stabilita con apposite norme tecniche.
5. Dal 1° gennaio 1999 è vietato smaltire i rifiuti urbani non
pericolosi in regioni diverse da quelle dove gli stessi sono
prodotti, fatti salvi gli accordi regionali o internazionali
esistenti alla data di entrata in vigore del presente decreto.
Eventuali nuovi accordi regionali potranno essere promossi nelle
forme previste dalla legge 8 giugno 1990, n. 142, qualora gli aspetti
territoriali e l’opportunità tecnico-economica di raggiungere livelli
ottimali di utenza servita lo richiedano.
6. Dal 1° gennaio 2000 è consentito smaltire in discarica solo i
rifiuti inerti, i rifiuti individuati da specifiche norme tecniche ed
i rifiuti che residuano dalle operazioni di riciclaggio, di recupero
e di smaltimento di cui…

[Continua nel file zip allegato]

Architetto.info