Architetto.info - Architetto.info | Architetto.info

Disposizioni per la difesa del mare (1) (2) (3)....

Disposizioni per la difesa del mare (1) (2) (3).

L 31/12/1982 n. 00000979 VIGENTE

INQUINAMENTO
AMBIENTE
MINISTERO MARINA MERCANTILE
Legge 31 dicembre 1982, n. 979 (in Gazz. Uff., 18 gennaio 1983, n.
16, s.o.). — Disposizioni per la difesa del mare (1) (2) (3).

(1) La gestione delle aree protette marine previste dalla presente
legge è affidata ad enti pubblici, istituzioni scientifiche o
associazioni ambientaliste riconosciute (art. 3, comma 37, l. 9
dicembre 1998, n. 426).
(2) Allo scopo di agevolarne la lettura, nel presente provvedimento
la nomenclatura dei Ministri e dei Ministeri è stata aggiornata sulla
base degli accorpamenti e delle soppressioni intervenute negli ultimi
anni.
(3) A partire dal 1 gennaio 1999 ogni sanzione pecuniaria penale o
amministrativa espressa in lire nel presente provvedimento si intende
espressa anche in Euro secondo il tasso di conversione
irrevocabilmente fissato ai sensi del Trattato CE. A decorrere dal 1
gennaio 2002 ogni sanzione penale o amministrativa espressa in lire
nel presente provvedimento è tradotta in Euro secondo il tasso di
conversione irrevocabilmente fissato ai sensi del Trattato CE. Se
tale operazione di conversione produce un risultato espresso anche in
decimali, la cifra è arrotondata eliminando i decimali (art. 51,
d.lg. 24 giugno 1998, n. 213).

(Omissis).
TITOLO I
NORME PROGRAMMATICHE

Art. 1.

Il Ministro dell’ambiente attua la politica intesa alla protezione
dell’ambiente marino ed alla prevenzione di effetti dannosi alle
risorse del mare, provvedendo alla formazione, di intesa con le
regioni, del piano generale di difesa del mare e delle coste marine
dall’inquinamento e di tutela dell’ambiente marino, valido per tutto
il territorio nazionale, tenuto conto dei programmi statali e
regionali anche in materie connesse, degli indirizzi comunitari e
degli impegni internazionali.
Tale piano, di durata non inferiore al quinquennio, è approvato dal
CIPE. Con la stessa procedura sono adottate le eventuali modifiche e
varianti che si rendessero necessarie in relazione alla evoluzione
orografica, urbanistica, economica ed ecologica delle coste.
Il piano delle coste indirizza, promuove e coordina gli interventi
e le attività in materia di difesa del mare e delle coste dagli
inquinamenti e di tutela dell’ambiente marino, secondo criteri di
programmazione e con particolare rilievo alla previsione degli eventi
potenzialmente pericolosi e degli interventi necessari per
delimitarne gli effetti e per contrastarli una volta che si siano
determinati.
Ai fini della formazione del piano, il Ministro dell’ambiente
comunica alle singole regioni le proposte di piano relative al
rispettivo territorio. Entro 60 giorni da tale comunicazione il
Ministro dell’ambiente sente la Commissione consultiva interregionale
di cui all’articolo 13 della legge 16 maggio 1970, n. 281, al fine di
definire e coordinare le osservazioni e le proposte delle regioni
stesse che concorreranno alla formazione del piano.
Entro i successivi 30 giorni le regioni debbono comunque esprimere
il loro motivato avviso sulle proposte formulate dal Ministro
dell’ambiente.
Ove le regioni non provvedano entro il termine predetto, il
Ministro dell’ambiente procede autonomamente.
Il Ministro dell’ambiente provvede altresì a regolare l’esercizio
delle attività marittime ed economiche nel mare territoriale e nelle
aree marine esterne sottoposte alla giurisdizione nazionale, sentita
la Consulta per la difesa del mare dagli inquinamenti istituita con
decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 4 ottobre 1979
(1) (2).

(1) Le funzioni del Ministero della marina mercantile in materia di
tutela dell’ambiente marino sono state trasferite al Ministero
dell’ambiente dall’art. 1, l. 24 dicembre 1993, n. 537.
(2) La Consulta per la difesa del mare è stata soppressa dall’art.
2, comma 14, l. 9 dicembre 1998, n. 426 e le relative funzioni sono
state trasferite ai competenti uffici del Ministero dell’ambiente.

TITOLO II
VIGILANZA IN MARE

Art. 2.

Per la realizzazione dei compiti di cui all’articolo 1, nonché per
assicurare la vigilanza e il soccorso in mare, il Ministro
dell’ambiente provvede:
a) alla istituzione di un servizio di protezione dell’ambiente
marino, nonché di vigilanza costiera e di intervento per la
prevenzione e il controllo degli inquinamenti del mare;
b) al potenziamento del servizio di vigilanza e di soccorso in
mare svolto dal Corpo delle capitanerie di porto;
c) alla istituzione, d’intesa con il Ministro della difesa, di un
servizio di vigilanza sulle attività marittime ed economiche,
compresa quella di pesca, sottoposte alla giurisdizione nazionale
nelle aree situate al di là del limite esterno del mare territoriale;
in caso di necessità tale servizio può integrare quello di cui alla
precedente lettera b).
Il servizio di protezione dell’ambiente marino, di vigilanza e di
soccorso in mare, di cui alle lettere a) e b), opera in accordo e con
il contributo dei servizi esistenti sul territorio.

Art. 3.

Per i fini di cui alla lettera a) dell’articolo 2 il Ministro
dell’ambiente provvederà ad organizzare una rete di osservazione
della qualità dell’ambiente marino ed un idoneo sistema di
sorveglianza sulle attività svolgentisi lungo le coste, anche per lo
svolgimento dei servizi di cui alla lettera b) dell’articolo 2,
costantemente collegato con centri operativi, che opereranno
nell’ambito di compartimenti marittimi, da situare nelle zone
maggiormente interessate al traffico marittimo e con un centro a
livello nazionale di coordinamento generale e di raccolta dati.
Per la costituzione ed il funzionamento della rete di osservazione
della qualità dell’ambiente marino, il Ministero dell’ambiente si
avvale anche delle strutture e del personale dell’Istituto centrale
per la ricerca scientifica e tecnologica applicata alla pesca
marittima di cui all’art. 8, L. 17 febbraio 1982, n. 41.
La rete di osservazione effettua periodici controlli dell’ambiente
marino con rilevamento di dati oceanografici, chimici, biologici,
microbiologici e merceologici e quanto altro necessario per la lotta
contro l’inquinamento di qualsiasi genere e per la gestione delle
fasce costiere nonché per la tutela, anche dal punto di vista
ecologico delle risorse marine.
Per il sistema di sorveglianza sulle attività che si svolgono lungo
le coste sono istituiti centri operativi nelle seguenti aree:
1) Mari Ligure e Alto Tirreno;
2) Medio e Basso Tirreno;
3) Acque della Sardegna;
4) Acque della Sicilia;
5) Ionio e Basso Adriatico;
6) Alto e Medio Adriatico.
La localizzazione dei compartimenti marittimi in cui hanno sede i
centri operativi è disposta con decreto del Ministro dell’ambiente.
I centri operativi raccolgono ed elaborano tutti i dati provenienti
dal centro nazionale di coordinamento e dagli uffici, enti ed
amministrazioni della zona di competenza relativi alle attività
svolgentisi in mare e trasmettono i dati raccolti al Centro nazionale
di coordinamento di cui al successivo comma nonché agli uffici, enti
ed amministrazioni della zona di competenza, ai fini degli interventi
operativi.
Presso l’Ispettorato centrale per la difesa del mare, di cui al
successivo articolo 34, viene istituito il Centro nazionale di
coordinamento generale e di raccolta dati. Esso raccoglie, elabora e
coordina i dati trasmessi dei centri operativi periferici o
provenienti da altre amministrazioni e li mette a disposizione degli
uffici competenti ai fini degli interventi operativi. Tutti i dati
sono resi pubblici a cura dello stesso Ispettorato con apposito
bollettino.
Con decreto del Ministro dell’ambiente sono adottate le
disposizioni necessarie per dotare il centro nazionale di
coordinamento ed i centri periferici delle attrezzature adeguate ai
compiti ed ai servizi fissati nella presente legge nonché per il
funzionamento dei centri medesimi e della rete di osservazione della
qualità dell’ambiente marino.
Per le spese di organizzazione e funzionamento dei servizi di cui
al presente articolo è autorizzata per il periodo 1982-1985 la spesa
complessiva di lire 25 miliardi da iscrivere nello stato di
previsione della spesa del Ministero dell’ambiente secondo quote che
verranno determinate in sede di legge finanziaria di cui all’articolo
11 della legge 5 agosto 1978, n. 468.
La quota relativa all’anno 1982 viene determinata in lire 1.500
milioni.

Art. 4.

Per gli interventi di prevenzione e di controllo degli inquinamenti
di cui alla lettera a) del precedente articolo 2 si provvederà
mediante la costruzione o l’acquisto o il noleggio o comunque la
utilizzazione, anche attraverso apposita convenzione, di unità navali
con caratteristiche di particolare maneggevolezza e velocità, di
aeromobili nonché di mezzi di trasporto e di rimorchio (1).
Le navi, gli aeromobili ed i mezzi di cui sopra dovranno essere
strutturati ed attrezzati per operazioni di pronto intervento, per il
prelievo e la neutralizzazione delle sostanze inquinanti, per la
salvaguardia, in caso di necessità, della vita umana in mare, nonché
per ogni altra operazione tecnicamente possibile in caso di
emergenza.
(Omissis) (2).
Per la costruzione, l’acquisto o il noleggio delle unità di cui al
primo comma, con le relative dotazioni e attrezzature, è autorizzata
per il periodo 1982-19…

[Continua nel file zip allegato]

Architetto.info