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Attuazione della direttiva CEE n. 80/778 concernente la qualità dell...

Attuazione della direttiva CEE n. 80/778 concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano, ai sensi dell'art. 15 della legge 16 aprile 1987, n. 183 (1).

DPR 24/05/1988 n. 00000236 VIGENTE

ACQUE POTABILI E ACQUEDOTTI
Decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 236 (in
Gazz. Uff., 30 giugno 1988, n. 152, s.o.). — Attuazione della
direttiva CEE n. 80/778 concernente la qualità delle acque destinate
al consumo umano, ai sensi dell’art. 15 della legge 16 aprile 1987,
n. 183 (1).

(1) Con d.lg. 31 marzo 1998, n. 112 sono state devolute alle
regioni e agli enti locali tutte le funzioni amministrative inerenti
alla materia delle risorse idriche e della difesa dell’ambiente in
generale, ad eccezione di quelle espressamente mantenute allo Stato.

(Omissis).
Art. 1.

Principi generali.

1. Il presente decreto stabilisce i requisiti di qualità delle
acque destinate al consumo umano, per la tutela della salute pubblica
e per il miglioramento delle condizioni di vita ed introduce misure
finalizzate a garantire la difesa delle risorse idriche.

Art. 2.

Campo di applicazione.

1. Per acque destinate al consumo umano si intendono tutte le
acque, qualunque ne sia l’origine, allo stato in cui si trovano o
dopo trattamento, che siano:
a) fornite al consumo;
b) ovvero utilizzate da imprese alimentari mediante
incorporazione o contatto per la fabbricazione, il trattamento, la
conservazione, l’immissione sul mercato di prodotti e sostanze
destinate al consumo umano e che possano avere conseguenze per la
salubrità del prodotto alimentare finale.
2. Restano escluse dal campo di applicazione del presente decreto
le acque minerali e termali.

Art. 3.

Requisiti di qualità.

1. I requisiti di qualità delle acque sono valutati sulla base dei
valori e delle indicazioni relativi ai parametri di cui all’allegato
I.
2. La concentrazione massima ammissibile di ciascun parametro non
può essere superata.
3. I valori guida costituiscono obiettivi al cui raggiungimento
l’attività amministrativa deve tendere.
4. Per le acque che subiscono un trattamento di addolcimento sono
specificati, all’allegato I, i valori della concentrazione minima
richiesta.
5. I valori che sono indicati nell’allegato I devono essere
interpretati per ciascun parametro tenendo conto delle osservazioni
eventualmente riportate nel medesimo allegato.

Art. 4.

Aree di salvaguardia delle risorse idriche.

1. Su proposta delle autorità d’ambito, le regioni, per mantenere e
migliorare le caratteristiche qualitative delle acque superficiali e
sotterranee destinate al consumo umano erogate a terzi mediante
impianti di acquedotto che riveste carattere di pubblico interesse,
nonché per la tutela dello stato delle risorse, individuano le aree
di salvaguardia distinte in zone di tutela assoluta e zone di
rispetto, nonché, all’interno dei bacini imbriferi e delle aree di
ricarica della falda, le zone di protezione.
2. Per gli approvvigionamenti diversi da quelli di cui al comma 1,
le autorità competenti impartiscono, caso per caso, le prescrizioni
necessarie per la conservazione, la tutela della risorsa ed il
controllo delle caratteristiche qualitative delle acque destinate al
consumo umano.
3. Per la gestione delle aree di salvaguardia si applicano le
disposizioni dell’articolo 13 della legge 5 gennaio 1994, n. 36, e le
disposizioni dell’articolo 24 della stessa legge, anche per quanto
riguarda eventuali indennizzi per le attività preesistenti (1).

(1) Articolo così sostituito dall’art. 21, d.lg. 11 maggio 1999, n.
152.

Art. 5.

Zona di tutela assoluta.

1. La zona di tutela assoluta è costituita dall’area immediatamente
circostante le captazioni o derivazioni; essa deve avere una
estensione in caso di acque sotterranee e, ove possibile per le acque
superficiali, di almeno dieci metri di raggio dal punto di
captazione, deve essere adeguatamente protetta e adibita
esclusivamente ad opere di captazione o presa e ad infrastrutture di
servizio (1).

(1) Articolo così sostituito dall’art. 21, d.lg. 11 maggio 1999, n.
152.

Art. 6.

Zona di rispetto.

1. La zona di rispetto è costituita dalla porzione di territorio
circostante la zona di tutela assoluta da sottoporre a vincoli e
destinazioni d’uso tali da tutelare qualitativamente e
quantitativamente la risorsa idrica captata e può essere suddivisa in
zona di rispetto ristretta e zona di rispetto allargata in relazione
alla tipologia dell’opera di presa o captazione e alla situazione
locale di vulnerabilità e rischio della risorsa. In particolare nella
zona di rispetto sono vietati l’insediamento dei seguenti centri di
pericolo e lo svolgimento delle seguenti attività:
a) dispersione di fanghi ed acque reflue, anche se depurati;
b) accumulo di concimi chimici, fertilizzanti o pesticidi;
c) spandimento di concimi chimici, fertilizzanti o pesticidi,
salvo che l’impiego di tali sostanze sia effettuato sulla base delle
indicazioni di uno specifico piano di utilizzazione che tenga conto
della natura dei suoli, delle colture compatibili, delle tecniche
agronomiche impiegate e della vulnerabilità delle risorse idriche;
d) dispersione nel sottosuolo di acque meteoriche provenienti da
piazzali e strade;
e) aree cimiteriali;
f) apertura di cave che possono essere in connessione con la
falda;
g) apertura di pozzi ad eccezione di quelli che estraggono acque
destinaste al consumo umano e di quelli finalizzati alla variazione
della estrazione ed alla protezione delle caratteristiche
quali-quantitative della risorsa idrica;
h) gestione dei rifiuti;
i) stoccaggio di prodotti ovvero di sostanze chimiche pericolose
e sostanze radioattive;
l) centri di raccolta, demolizione e rottamazione di autoveicoli;
m) pozzi perdenti;
n) pascolo e stabulazione di bestiame che ecceda i 170
chilogrammi per ettaro di azoto presente negli effluenti, al netto
delle perdite di stoccaggio e distribuzione. é comunque vietata la
stabulazione di bestiame nella zona di rispetto ristretta.
2. Per gli insediamenti o le attività di cui al comma 1,
preesistenti, ove possibile e comunque ad eccezione delle aree
cimiteriali, sono adottate le misure per il loro allontanamento; in
ogni caso deve essere garantita la loro messa in sicurezza. Le
regioni e le province autonome disciplinano, all’interno delle zone
di rispetto, le seguenti strutture od attività:
a) fognature;
b) edilizia residenziale e relative opere di urbanizzazione;
c) opere varie, ferroviarie ed in genere infrastrutture di
servizio;
d) distribuzione di concimi chimici e fertilizzanti in
agricoltura nei casi in cui esista un piano regionale o provinciale
di fertilizzazione;
e) le pratiche agronomiche e i contenuti dei piani di
fertilizzazione di cui alla lettera c) del comma 1.
3. In assenza dell’individuazione da parte della regione della zona
di rispetto ai sensi dell’articolo 4, comma 1, la medesima ha
un’estensione di 200 metri di raggio rispetto al punto di captazione
o di derivazione (1).

(1) Articolo così sostituito dall’art. 21, d.lg. 11 maggio 1999, n.
152.

Art. 7.

Zone di protezione.

1. Le zone di protezione devono essere delimitate secondo le
indicazioni delle regioni per assicurare la protezione del patrimonio
idrico. In esse si possono adottare misure relative alla destinazione
del territorio interessato, limitazioni e prescrizioni per gli
insediamenti civili, produttivi, turistici, agroforestali e
zootecnici da inserirsi negli strumenti urbanistici comunali,
provinciali, regionali, sia generali sia di settore.
2. Le regioni, al fine della protezione delle acque sotterranee,
anche di quelle non ancora utilizzate per l’uso umano, individuano e
disciplinano, all’interno delle zone di protezione, le seguenti aree:
a) aree di ricarica della falda;
b) emergenze naturali ed artificiali della falda;
c) zona di riserva (1).

(1) Articolo così sostituito dall’art. 21, d.lg. 11 maggio 1999, n.
152.

Art. 8.

Competenze statali.

1. Sono di competenza statale le funzioni concernenti:
a) promozione, consulenza, indirizzo e coordinamento delle
attività connesse con l’applicazione del presente decreto;
b) le modifiche, le variazioni e le integrazioni degli allegati
I, II e III;
c) la predisposizione e l’aggiornamento dei criteri generali e
delle metodologie per il rilevamento delle caratteristiche delle
acque dolci sotterranee, salmastre e marine da destinare al consumo
umano, nonché dei criteri per la formazione e l’aggiornamento dei
relativi catasti;
d) le norme tecniche per la tutela preventiva e per il
risanamento della qualità delle acque destinate al consumo umano,
nonché i criteri generali per la individuazione delle aree di
salvaguardia delle risorse idriche;
e) le norme tecniche per l’installazione degli impianti di
acquedotto;
f) le norme tecniche per la potabilizzazione delle acque;
g) le norme tecniche per lo scavo, perforazione, trivellazione,
manutenzione, chiusura e riapertura di pozzi d’acqua;
h) acquisizione ed elaborazione di informazioni sulla qualità
delle acque destinate al consumo umano.
2. Le competenze statali di cui alle lettere a), b), c) e d), sono
esercitate dal Ministro della sanità, di concerto con il Minis…

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