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Norme per la edificabilità dei suoli (1)....

Norme per la edificabilità dei suoli (1).

L 28/01/1977 n. 00000010 VIGENTE

EDILIZIA E URBANISTICA
Legge 28 gennaio 1977, n. 10 (in Gazz. Uff., 29 gennaio 1977, n. 27).
— Norme per la edificabilità dei suoli (1).

(1) Il d.lg. 19 febbraio 1998, n. 51, ha soppresso l’ufficio del
pretore e, fuori dai casi espressamente previsti dal citato decreto,
le relative competenze sono da intendersi trasferite al tribunale
ordinario. Lo stesso decreto ha soppresso l’ufficio del pubblico
ministero presso la pretura circondariale e ha provveduto a
trasferirne le relative funzioni all’ufficio del pubblico ministero
presso il tribunale ordinario. Pertanto, i riferimenti a pretore ed a
pretura sono sostituiti, rispettivamente, dai riferimenti al
presidente del tribunale e al tribunale. Inoltre, qualora il presente
provvedimento attribuisca funzioni amministrative alternativamente al
pretore e ad organi della P.A., le attribuzioni pretorili si
intendono soppresse; sono altresì soppresse le funzioni
amministrative di altre autorità giurisdizionali, eccezion fatta per
il giudice di pace, se attribuite in via alternativa tanto al pretore
che ad organi della P.A.

(Omissis).

Art. 1.

Trasformazione urbanistica del territorio e concessione di edificare.

Ogni attività comportante trasformazione urbanistica ed edilizia
del territorio comunale partecipa agli oneri ad essa relativi e la
esecuzione delle opere è subordinata a concessione da parte del
sindaco, ai sensi della presente legge.

Art. 2.

Piani di zona e demani comunali di aree.

Per le aree comprese nei piani di zona di cui alla legge 8 aprile
1962, n. 167, e per quelle acquisite ai sensi degli articoli 27 e 51
della legge 22 ottobre 1971, n. 865, resta fermo il regime previsto
dalle norme della stessa legge n. 865.
Anche per tali aree è necessario il provvedimento del sindaco di
cui all’articolo 1 della presente legge.
(Omissis) (1).
L’articolo 26 della legge 22 ottobre 1971, n. 865, è abrogato. Le
aree già vincolate ai sensi di detto articolo sono assoggettate al
regime previsto dall’articolo 35 della legge 22 ottobre 1971, n. 865,
salvo quanto previsto nell’undicesimo, nel sedicesimo e nel
diciottesimo comma dello stesso articolo 35 per ciò che concerne i
requisiti soggettivi.
(Omissis) (2).

(1) Sostituisce il primo comma dell’art. 3, l. 18 aprile 1962, n.
167.
(2) Comma abrogato dall’art. 2, comma 70, l. 23 dicembre 1996, n.
662.

Art. 3.

Contributo per il rilascio della concessione.

La concessione comporta la corresponsione di un contributo
commisurato all’incidenza delle spese di urbanizzazione nonché al
costo di costruzione.

Art. 4.

Caratteristiche della concessione.

La concessione è data dal sindaco al proprietario dell’area o a chi
abbia titolo per richiederla con le modalità, con la procedura e con
gli effetti di cui all’articolo 31 della legge 17 agosto 1942, n.
1150, e successive modificazioni ed integrazioni, in conformità alle
previsioni degli strumenti urbanistici e dei regolamenti edilizi e,
nei comuni sprovvisti di detti strumenti, a norma dell’articolo
41-quinquies, primo e terzo comma, della legge medesima, nonché delle
ulteriori norme regionali.
Per gli immobili di proprietà dello Stato la concessione è data a
coloro che siano muniti di titolo, rilasciato dai competenti organi
dell’amministrazione, al godimento del bene.
Nell’atto di concessione sono indicati i termini di inizio e di
ultimazione dei lavori.
Il termine per l’inizio dei lavori non può essere superiore ad un
anno; il termine di ultimazione, entro il quale l’opera deve essere
abitabile o agibile, non può essere superiore a tre anni e può essere
prorogato, con provvedimento motivato, solo per fatti estranei alla
volontà del concessionario, che siano sopravvenuti a ritardare i
lavori durante la loro esecuzione. Un periodo più lungo per
l’ultimazione dei lavori può essere concesso esclusivamente in
considerazione della mole dell’opera da realizzare o delle sue
particolari caratteristiche tecnico-costruttive; ovvero quando si
tratti di opere pubbliche il cui finanziamento sia previsto in più
esercizi finanziari.
Qualora i lavori non siano ultimati nel termine stabilito, il
concessionario deve presentare istanza diretta ad ottenere una nuova
concessione; in tal caso la nuova concessione concerne la parte non
ultimata.
La concessione è trasferibile ai successori o aventi causa. Essa
non incide sulla titolarità della proprietà o di altri diritti reali
relativi agli immobili realizzati per effetto del suo rilascio ed è
irrevocabile, fatti salvi i casi di decadenza ai sensi della presente
legge e le sanzioni previste dall’articolo 15 della stessa. Resta
fermo inoltre il disposto di cui al penultimo comma dell’articolo 31
della legge 17 agosto 1942, n. 1150.
La regione stabilisce le forme e le modalità d’esercizio dei poteri
sostitutivi nel caso di mancato rilascio della concessione nei
termini di legge.
A decorrere dal 1° gennaio 1979, salva l’applicazione dell’articolo
4 della legge 1° giugno 1971, n. 291, nei comuni sprovvisti degli
strumenti urbanistici generali e in mancanza di norme regionali e
fino all’entrata in vigore di queste, la concessione deve osservare i
seguenti limiti:
a) fuori del perimetro dei centri abitati definito ai sensi
dell’articolo 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765, l’edificazione a
scopo residenziale non può superare l’indice di metri cubi 0,03, per
metro quadrato di area edificabile;
b) nell’ambito dei centri abitati definiti ai sensi dell’articolo
17 della legge 6 agosto 1967, n. 765, sono consentite soltanto opere
di restauro e di risanamento conservativo, di manutenzione ordinaria
o straordinaria, di consolidamento statico e di risanamento igienico;
c) le superfici coperte degli edifici o dei complessi produttivi
non possono superare un decimo dell’area di proprietà.

Art. 5.

Determinazione degli oneri di urbanizzazione.

L’incidenza degli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria,
previsti dall’articolo 4 della legge 29 settembre 1964, n. 847,
modificato dall’articolo 44 della legge 22 ottobre 1971, n. 865,
nonché dalle leggi regionali, è stabilita, ai fini del precedente
articolo 3, con deliberazione del consiglio comunale in base alle
tabelle parametriche che la regione definisce, entro 120 giorni dalla
data di entrata in vigore della presente legge, per classi di comuni
in relazione:
a) all’ampiezza ed all’andamento demografico dei comuni;
b) alle caratteristiche geografiche dei comuni;
c) alle destinazioni di zona previste negli strumenti urbanistici
vigenti;
d) ai limiti e rapporti minimi inderogabili fissati in
applicazione dall’articolo 41-quinquies, penultimo e ultimo comma,
della legge 17 agosto 1942, n. 1150, e successive modifiche e
integrazioni, nonché delle leggi regionali.
Fino all’approvazione delle tabelle di cui al precedente comma i
comuni continuano ad applicare le disposizioni adottate in attuazione
della legge 6 agosto 1967, n. 765.
Nel caso di mancata definizione delle tabelle parametriche da parte
della regione entro il termine stabilito nel primo comma e fino alla
definizione delle tabelle stesse, i comuni provvedono, in via
provvisoria, con deliberazione del consiglio comunale (1).

(1) Vedi, anche, l’art. 7, l. 24 dicembre 1993, n. 537.

Art. 6.

Determinazione del costo di costruzione.

Il costo di costruzione di cui all’articolo 3 della presente legge
per i nuovi edifici è determinato periodicamente dalle regioni con
riferimento ai costi massimi ammissibili per l’edilizia agevolata,
definiti dalle stesse regioni a norma della lettera g) del primo
comma dell’art. 4 della L. 5 agosto 1978, n. 457.
Con gli stessi provvedimenti di cui al primo comma, le regioni
identificano classi di edifici con caratteristiche superiori a quelle
considerate nelle vigenti disposizioni di legge per l’edilizia
agevolata, per le quali sono determinate maggiorazioni del detto
costo di costruzione in misura non superiore al 50 per cento (1).
Nei periodi intercorrenti tra le determinazioni regionali di cui al
primo comma, ovvero in eventuale assenza di tali determinazioni, il
costo di costruzione è adeguato annualmente, ed autonomamente, in
ragione dell’intervenuta variazione dei costi di costruzione
accertata dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) (1).
Il contributo afferente alla concessione comprende una quota di
detto costo, variabile dal 5 per cento al 20 per cento, che viene
determinata dalle regioni in funzione delle caratteristiche e delle
tipologie delle costruzioni e della loro destinazione ed ubicazione
(1).
Nel caso di interventi su edifici esistenti il costo di costruzione
è determinato in relazione al costo degli interventi stessi così come
individuati dal comune in base ai progetti presentati per ottenere la
concessione.

(1) Comma, da ultimo, così sostituito dall’art. 7, l. 24 dicembre
1993, n. 537.
Art. 7.

Edilizia convenzionata.

Per gli interventi di edilizia abitativa, ivi compresi quelli sugli
edifici esistenti, il contributo di cui al precedente articolo 3 si è
ridotto alla sola quota di cui all’articolo 5 qualora il
concessionario si impegni, a mezzo di una convenzione con il comune,
ad applicare prezzi di vendita e canoni di locazione determinati ai
sensi della convenzione-tipo prevista dal successivo articol…

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