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Legge urbanistica (1) (2) (3)....

Legge urbanistica (1) (2) (3).

L 17/08/1942 n. 00001150 VIGENTE

EDILIZIA E URBANISTICA
Legge 17 agosto 1942, n. 1150 (in Gazz. Uff., 16 ottobre 1942, n.
244). — Legge urbanistica (1) (2) (3).

(1) Vedi art. 21 l. 28 gennaio 1977, n. 10, il quale, tra l’altro,
ha sostituito all’espressione <<licenza edilizia>> quella di
<<concessione>>.
(2) Con d.lg. 31 marzo 1998, n. 112 sono state devolute alle
regioni e agli enti locali tutte le funzioni amministrative inerenti
alla materia delle opere pubbliche, ad eccezione di quelle
espressamente mantenute allo Stato.
(3) A partire dal 1 gennaio 1999 ogni sanzione pecuniaria penale o
amministrativa espressa in lire nel presente provvedimento si intende
espressa anche in Euro secondo il tasso di conversione
irrevocabilmente fissato ai sensi del Trattato CE. A decorrere dal 1
gennaio 2002 ogni sanzione penale o amministrativa espressa in lire
nel presente provvedimento è tradotta in Euro secondo il tasso di
conversione irrevocabilmente fissato ai sensi del Trattato CE. Se
tale operazione di conversione produce un risultato espresso anche in
decimali, la cifra è arrotondata eliminando i decimali (art. 51,
d.lg. 24 giugno 1998, n. 213).

(Omissis).
TITOLO I
ORDINAMENTO STATALE DEI SERVIZI URBANISTICI

Art. 1.

Disciplina dell’attività urbanistica e suoi scopi.

L’assetto e l’incremento edilizio dei centri abitati e lo sviluppo
urbanistico in genere nel territorio [del Regno] (1) sono
disciplinati dalla presente legge.
Il Ministero dei lavori pubblici vigila sull’attività urbanistica
anche allo scopo di assicurare, nel rinnovamento ed ampliamento
edilizio delle città, il rispetto dei caratteri tradizionali, di
favorire il disurbanamento e di frenare la tendenza all’urbanesimo
(2).

(1) Della Repubblica italiana.
(2) Vedi ora d.p.r. 15 gennaio 1972, n.8.

Art. 2.

Competenza consultiva del Consiglio superiore dei lavori pubblici.

[Il Consiglio superiore dei lavori pubblici è l’organo di
consulenza tecnica del Ministero dei lavori pubblici per i progetti e
le questioni di interesse urbanistico] (1).

(1) Articolo da ritenersi abrogato dall’art. 52, d.lg. 31 marzo
1998, n. 112 a seguito della devoluzione delle funzioni alle regioni.

Art. 3.

Istituzione delle Sezioni urbanistiche compartimentali.

Nelle sedi degli Ispettorati compartimentali del Genio civile e
degli Uffici decentrati del Ministero dei lavori pubblici sono
istituite Sezioni urbanistiche rette da funzionari del ruolo
architetti, ingegneri, urbanistici del Genio civile.
Le Sezioni urbanistiche compartimentali promuovono, vigilano e
coordinano l’attività urbanistica nella rispettiva circoscrizione.

TITOLO II
DISCIPLINA URBANISTICA
Capo I
MODI DI ATTUAZIONE

Art. 4.

Piani regolatori e norme sull’attività costruttiva.

La disciplina urbanistica si attua a mezzo dei piani regolatori
territoriali, dei piani regolatori comunali e delle norme
sull’attività costruttiva edilizia, sancite dalla presente legge o
prescritte a mezzo di regolamenti.

TITOLO II
DISCIPLINA URBANISTICA
Capo II
PIANI TERRITORIALI DI COORDINAMENTO

Art. 5.

Formazione ed approvazione dei piani territoriali di coordinamento.

[Allo scopo di orientare o coordinare l’attività urbanistica da
svolgere in determinate parti del territorio nazionale, il Ministero
dei lavori pubblici ha facoltà di provvedere, su parere del Consiglio
superiore dei lavori pubblici, alla compilazione di piani
territoriali di coordinamento fissando il perimetro di ogni singolo
piano.
Nella formazione dei detti piani devono stabilirsi le direttive da
seguire nel territorio considerato, in rapporto principalmente:
a) alle zone da riservare a speciali destinazioni ed a quelle
soggette a speciali vincoli o limitazioni di legge;
b) alle località da scegliere come sedi di nuovi nuclei edilizi
od impianti di particolare natura ed importanza;
c) alla rete delle principali linee di comunicazioni stradali,
ferroviarie, elettriche, navigabili esistenti e in programma.
I piani, elaborati d’intesa con le altre Amministrazioni
interessate e previo parere del Consiglio superiore dei lavori
pubblici, sono approvati per decreto Reale (2) su proposta del
Ministro per i lavori pubblici, di concerto col Ministro per le
comunicazioni (1), quando interessino impianti ferroviari, e col
Ministro per le corporazioni (3), ai fini della sistemazione delle
zone industriali nel territorio nazionale.
Il decreto di approvazione viene pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale del Regno (4), ed allo scopo di dare ordine e disciplina
anche all’attività privata, un esemplare del piano approvato deve
essere depositato, a libera visione del pubblico, presso ogni Comune
il cui territorio sia compreso, in tutto o in parte, nell’ambito del
piano medesimo] (5).

(1) Ora, Ministro dei trasporti e della navigazione.
(2) Ora decreto del Presidente della Repubblica.
(3) Ora, Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato.
(4) Ora della Repubblica italiana.
(5) Articolo da ritenersi abrogato dall’art. 53, d.lg. 31 marzo
1998, n. 112 a seguito della devoluzione delle funzioni alle regioni.

Art. 6.

Durata ed effetti dei piani territoriali di coordinamento.

Il piano territoriale di coordinamento ha vigore a tempo
indeterminato e può essere variato con decreto Reale (1) previa la
osservanza della procedura che sarà stabilita dal regolamento di
esecuzione della presente legge (2).
I Comuni, il cui territorio sia compreso in tutto o in parte
nell’ambito di un piano territoriale di coordinamento, sono tenuti ad
uniformare a questo il rispettivo piano regolatore comunale.

(1) Ora decreto del Presidente della Repubblica.
(2) Questo regolamento non è stato mai emanato.

TITOLO II
DISCIPLINA URBANISTICA
Capo III
PIANI REGOLATORI COMUNALI
Sezione I
PIANI REGOLATORI GENERALI

Art. 7.

Contenuto del piano generale.

Il piano regolatore generale deve considerare la totalità del
territorio comunale. Esso deve indicare essenzialmente:
1) la rete delle principali vie di comunicazione stradali,
ferroviarie e navigabili e dei relativi impianti;
2) la divisione in zone del territorio comunale con la
precisazione delle zone destinate all’espansione dell’aggregato
urbano e la determinazione dei vincoli e dei caratteri da osservare
in ciascuna zona (1);
3) le aree destinate a formare spazi di uso pubblico o sottoposte
a speciali servitù (1);
4) le aree da riservare ad edifici pubblici o di uso pubblico
nonché ad opere ed impianti di interesse collettivo o sociale (1);
5) i vincoli da osservare nelle zone a carattere storico,
ambientale, paesistico;
6) le norme per l’attuazione del piano (2).

(1) La Corte costituzionale, con sentenza 20 maggio 1999, n. 179,
ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del combinato disposto
dei seguenti numeri, dell’art. 40 successivo e dell’art. 2, comma 1,
l. 19 novembre 1968, n. 1187, nella parte in cui consente
all’Amministrazione di reiterare i vincoli urbanistici scaduti,
preordinati all’espropriazione o che comportino l’inedificabilità,
senza la previsione di indennizzo.
(2) Articolo così sostituito dall’art. 1, l. 19 novembre 1968, n.
1187.

Art. 8.

Formazione del piano regolatore generale.

I Comuni hanno la facoltà di formare il piano regolatore generale
del proprio territorio. La deliberazione con la quale il Consiglio
comunale decide di procedere alla formazione del piano non è soggetta
a speciale approvazione e diviene esecutiva in conformità dell’art. 3
della L. 9 giugno 1947, n. 530; la spesa conseguente è obbligatoria
(1).
La formazione del piano è obbligatoria per tutti i Comuni compresi
in appositi elenchi da approvarsi con decreto del Ministro per i
lavori pubblici di concerto con i Ministri per l’interno e per le
finanze, sentito il Consiglio superiore dei lavori pubblici.
Il primo elenco sarà approvato non oltre un anno dall’entrata in
vigore della presente legge.
I Comuni compresi negli elenchi di cui al secondo comma devono
procedere alla nomina dei progettisti per la formazione del piano
regolatore generale entro tre mesi dalla data del decreto
ministeriale con cui è stato approvato il rispettivo elenco, nonché
alla deliberazione di adozione del piano stesso entro i successivi
dodici mesi ed alla presentazione al Ministero dei lavori pubblici
per l’approvazione entro due anni dalla data del sopracitato decreto
ministeriale (2).
Trascorso ciascuno dei termini sopra indicati il prefetto, salvo il
caso di proroga non superiore ad un anno concessa dal Ministro per i
lavori pubblici su richiesta motivata del Comune, convoca il
Consiglio comunale per gli adempimenti relativi da adottarsi entro il
termine di 30 giorni (2).
Decorso quest’ultimo termine il prefetto, d’intesa con il
provveditore regionale alle opere pubbliche, nomina un commissario

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