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Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle costruzioni....

Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle costruzioni.

DPR 07/01/1956 n. 00000164 VIGENTE

SICUREZZA SOCIALE (GENERALITA’)
EDILIZIA E URBANISTICA
Decreto del Presidente della Repubblica 7 gennaio 1956, n. 164 (in
Gazz. Uff., 31 marzo 1956, n. 78, s.o.). — Norme per la prevenzione
degli infortuni sul lavoro nelle costruzioni.

(Omissis).

Capo I
CAMPO DI APPLICAZIONE

Art. 1.

Attività.

La prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle costruzioni è
regolata dalle norme del presente decreto e, per gli argomenti non
espressamente disciplinati, da quelle del decreto del Presidente
della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547.
Le norme del presente decreto si applicano alle attività che, da
chiunque esercitate e alle quali siano addetti lavoratori
subordinati, concernono la esecuzione dei lavori di costruzione,
manutenzione, riparazione e demolizione di opere fisse, permanenti o
temporanee, in muratura, in cemento armato, in metallo, in legno e in
altri materiali, comprese le linee e gli impianti elettrici, le opere
stradali, ferroviarie, idrauliche, marittime, idroelettriche, di
bonifica, sistemazione forestale e di sterro.

Art. 2.

Attività escluse.

Le norme del presente decreto non si applicano, in quanto la
materia è regolata o sarà regolata da appositi provvedimenti:
a) all’esercizio delle miniere, cave e torbiere (1);
b) ai servizi ed impianti gestiti dalle Ferrovie dello Stato;
c) ai servizi ed impianti gestiti dal Ministero delle
comunicazioni.
Le norme stesse non si applicano ai lavori in sotterraneo e nei
cassoni ad aria compressa per la parte espressamente disciplinata
dalle apposite norme speciali (2).

(1) Vedi d.p.r. 9 aprile 1959, n. 128.
(2) Vedi d.p.r. 20 marzo 1956, n. 320.

Art. 3.

Soggetti delle norme.

All’osservanza delle norme del presente decreto sono tenuti coloro
che esercitano le attività indicate all’art. 1 e, per quanto loro
spetti e competa, i dirigenti, i preposti ed i lavoratori in
conformità agli articoli 4, 5 e 6 del decreto del Presidente della
Repubblica 27 aprile 1955, n. 547.

Capo II
DISPOSIZIONI DI CARATTERE GENERALE

Art. 4.

Viabilità nei cantieri.

Durante i lavori deve essere assicurata nei cantieri la viabilità
delle persone e dei veicoli.
Le rampe di accesso al tondo degli scavi di splateamento o di
sbancamento devono avere una carreggiata solida, atta a resistere al
transito dei mezzi di trasporto di cui è previsto l’impiego, ed una
pendenza adeguata alla possibilità dei mezzi stessi.
La larghezza delle rampe deve essere tale da consentire un franco
di almeno 70 centimetri, oltre la sagoma di ingombro del veicolo.
Qualora nei tratti lunghi il franco venga limitato ad un solo lato,
devono essere realizzate piazzuole o nicchie di rifugio ad intervalli
non superiori a 20 metri lungo l’altro lato.
I viottoli e le scale con gradini ricavati nel terreno o nella
roccia devono essere provvisti di parapetto nei tratti prospicienti
il vuoto quando il dislivello superi i 2 metri.
Le alzate dei gradini ricavati in terreno friabile devono essere
sostenute, ove occorra, con tavole e paletti robusti.
Alle vie di accesso ed ai punti pericolosi non proteggibili devono
essere apposte segnalazioni opportune e devono essere adottate le
disposizioni necessarie per evitare la caduta di gravi dal terreno a
monte dei posti di lavoro.

Art. 5.

Luoghi di transito.

Il transito sotto ponti sospesi, ponti a sbalzo, scale aeree e
simili deve essere impedito con barriere o protetto con l’adozione di
misure o cautele adeguate.

Art. 6.

Fosse della calce.

Le fosse della calce devono essere allestite in zona appartata del
cantiere ed essere munite su tutti i lati di solido parapetto con
arresto al piede.
Nei casi in cui per l’ampiezza della fossa si debba ricorrere
all’uso di passerelle, queste devono essere munite di solidi
parapetti con arresto al piede e costruite in modo da offrire le
necessarie garanzie di solidità e robustezza.

Art. 7.

Idoneità delle opere provvisionali.

Le opere provvisionali devono essere allestite con buon materiale
ed a regola d’arte, proporzionate ed idonee allo scopo; esse devono
essere conservate in efficienza per la intera durata del lavoro.
Prima di reimpiegare elementi di ponteggi di qualsiasi tipo si deve
provvedere alla loro revisione per eliminare quelli non ritenuti più
idonei.

Art. 8.

Scale a mano.

Le scale a mano devono avere le caratteristiche di resistenza
stabilite dal decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955,
n. 547.
I pioli devono essere privi di nodi ed incastrati nei montanti, i
quali devono essere trattenuti con tiranti in ferro applicati sotto i
due pioli estremi; nelle scale lunghe più di 4 metri deve essere
applicato anche un tirante intermedio.
é vietato l’uso di scale che presentino listelli di legno chiodati
sui montanti al posto dei pioli rotti.
Durante l’uso le scale devono essere sistemate e vincolate.
All’uopo, secondo i casi, devono essere adoperati chiodi, graffe in
ferro, listelli, tasselli, legature, saettoni, in modo che siano
evitati sbandamenti, slittamenti, rovesciamenti, oscillazioni od
inflessioni accentuate.
Quando non sia attuabile l’adozione delle misure di cui al
precedente comma, le scale devono essere trattenute al piede da altra
persona.
La lunghezza delle scale a mano deve essere tale che i montanti
sporgano di almeno un metro oltre il piano di accesso, anche
ricorrendo al prolungamento di un solo montante, purché fissato con
legatura di reggetta o sistemi equivalenti.
Le scale a mano usate per l’accesso ai vari piani dei ponteggi e
delle impalcature non devono essere poste l’una in prosecuzione
dell’altra.
Le scale che servono a collegare stabilmente due ponti, quando sono
sistemate verso la parte esterna del ponte, devono essere provviste
sul lato esterno di un corrimano-parapetto.

Art. 9.

Protezione dei posti di lavoro.

Quando nelle immediate vicinanze dei ponteggi o del posto di
caricamento e sollevamento dei materiali vengono impastati
calcestruzzi e malte o eseguite altre operazioni a carattere
continuativo si deve costruire un solido impalcato sovrastante, ad
altezza non maggiore di 3 metri da terra, a protezione contro la
caduta di materiali.
Il posto di carico e di manovra degli argani a terra deve essere
delimitato con barriera per impedire la permanenza ed il transito
sotto i carichi.
Nei lavori che possono dar luogo a proiezione di schegge, come
quelli di spaccatura o scalpellatura di blocchi o pietre e simili,
devono essere predisposti efficaci mezzi di protezione a difesa sia
delle persone direttamente addette a tali lavori sia di coloro che
sostano o transitano in vicinanza. Tali misure non sono richieste per
i lavori di normale adattamento di pietrame nella costruzione di
muratura comune.

Art. 10.

Cinture di sicurezza.

Nei lavori presso gronde e cornicioni, sui tetti, sui ponti
sviluppabili a forbice e simili, su muri in demolizione e nei lavori
analoghi che comunque espongano a rischi di caduta dall’alto o entro
cavità, quando non sia possibile disporre impalcati di protezione o
parapetti, gli operai addetti devono far uso di idonea cintura di
sicurezza con bretelle collegate a fune di trattenuta.
La fune di trattenuta deve essere assicurata, direttamente o
mediante anello scorrevole lungo una fune appositamente tesa, a parti
stabili delle opere fisse o provvisionali.
La fune e tutti gli elementi costituenti la cintura devono avere
sezioni tali da resistere alle sollecitazioni derivanti da
un’eventuale caduta del lavoratore.
La lunghezza della fune di trattenuta deve essere tale da limitare
la caduta a non oltre m. 1,50.
Nei lavori su pali l’operaio deve essere munito di ramponi e di
cinture di sicurezza.

Art. 11.

Lavori in prossimità di linee elettriche.

Non possono essere eseguiti lavori in prossimità di linee
elettriche aeree a distanza minore di cinque metri dalla costruzione
o dai ponteggi, a meno che, previa segnalazione all’esercente le
linee elettriche, non si provveda da chi dirige detti lavori per una
adeguata protezione atta ad evitare accidentali contatti o pericolosi
avvicinamenti ai conduttori delle linee stesse.

Capo III
SCAVI E FONDAZIONI

Art. 12.

Splateamento e sbancamento.

Nei lavori di splateamento o sbancamento eseguiti senza l’impiego
di escavatori meccanici, le pareti delle fronti di attacco devono
avere una inclinazione o un tracciato tali, in relazione alla natura
del terreno, da impedire franamenti. Quando la parete del fronte di
attacco supera l’altezza di m. 1,50 è vietato il sistema di escavo
manuale per scalzamento alla base e conseguente franamento della
parete.
Quando per la particolare natura del terreno o per causa di piogge,
di infiltrazione, di gelo o disgelo, o per altri motivi, siano da
temere frane o scoscendimenti, deve essere provveduto…

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