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Direttive tecniche per l'individuazione e la perimetrazione, da parte ...

Direttive tecniche per l'individuazione e la perimetrazione, da parte delle regioni, delle aree a rischio idrogeologico.

dm 14/02/1997

CALAMITA’
Decreto Ministeriale 14 febbraio 1997 (in Gazz. Uff., 6 marzo, n.
54). – Direttive tecniche per l’individuazione e la perimetrazione,
da parte delle regioni, delle aree a rischio idrogeologico.

Il Ministro dei lavori pubblici:

Vista la legge 18 maggio 1989, n. 183, e successive modifiche ed
integrazioni; Visto il testo unico 25 luglio 1904, n. 523; Vista la
legge 24 febbraio 1992, n. 225; Vista la legge 5 gennaio 1994, n. 37;
Visto il decreto-legge 12 novembre 1996, n. 576, convertito, con
modificazioni, nella legge 31 dicembre 1996, n. 677; Considerato che
l’art. 4 della predetta legge 31 dicembre 1996, n. 677, prevede che
nei comuni individuati nelle ordinanze del Ministero dell’interno e
per il coordinamento della protezione civile n. 2449 del 25 giugno
1996 per le province di Lucca e Massa Carrara e n. 2451 del 27 giugno
1996 per le province di Udine e Pordenone, dove siano andati
distrutti immobili ad uso abitativo sia <<vietato procedere alla
ricostruzione degli immobili distrutti nelle aree a rischio
idrogeologico che sulla base di direttive tecniche impartite dal
Ministero dei lavori pubblici, d’intesa con il Ministero
dell’ambiente e con il Dipartimento della protezione civile,
avvalendosi del Dipartimento per i servizi tecnici nazionali,
dovranno essere individuate e perimetrate dalle regioni
territorialmente competenti entro novanta giorni dalla data di
adozione delle predette direttive tecniche>>; Viste le risultanze
dell’istruttoria tecnica svolta avvalendosi dei Servizi tecnici
nazionali; Viste le note 10 febbraio 1997 PREV 7752 del Dipartimento
della protezione civile e 12 febbraio 1997 prot. GAB/3072 del
Ministero dell’ambiente con le quali viene perfezionata l’intesa con
richiesta di integrazione; Ritenuto di poter accogliere le proposte
di integrazione del Ministero dell’ambiente; Ritenuto di poter
accogliere in parte anche le proposte di integrazione del
Dipartimento della protezione civile, con esclusione di quelle che
per le quali sarebbe necessaria la preventiva consultazione del
Comitato nazionale difesa del suolo in quanto configuranti più
generali indirizzi volti alle attività conoscitive e di
pianificazione in attuazione della legge 18 maggio 1989, n. 183, come
anche richiesto dal Ministero dell’ambiente nella citata nota 12
febbraio 1997, consultazione incompatibile con l’urgenza di dar luogo
al presente provvedimento; Ritenuta l’opportunità di sottoporre
comunque integrazioni escluse all’esame del Comitato nazionale della
difesa del suolo, per l’eventuale adozione di atti di indirizzo e
coordinamento relativi al rischio idrogeologico, ai sensi della legge
18 maggio 1989, n. 183;

Decreta:

Articolo unico. – Sono approvate le direttive tecniche di cui
all’unito allegato, che costituisce parte integrante del presente
provvedimento.

DIRETTIVE TECNICHE PER L’INDIVIDUAZIONE E LA PERIMETRAZIONE,
DA PARTE DELLE REGIONI DELLE AREE A RISCHIO IDROGEOLOGICO

1. Premesse.

Il decreto-legge 12 novembre 1996, convertito dalla legge 31
dicembre 1996, n. 677, stabilisce all’art. 1, comma 1, che <<Il
Ministero dell’interno e per il coordinamento della protezione civile
individua, sentite le regioni interessate, i territori dei comuni o
parte di essi maggiormente danneggiati>>.
Al titolo II, art. 4, comma 2, stabilisce che nei comuni
individuati nelle ordinanze del Ministero dell’interno e per il
coordinamento della protezione civile n. 2449 del 25 giugno 1996 per
le province di Lucca e Massa Carrara e n. 2451 del 27 giugno per le
province di Udine e Pordenone dove siano andati distrutti immobili ad
uso abitativo sia abitativo sia <<vietato procedere alla
ricostruzione degli immobili distrutti nelle aree a rischio
idrogeologico che sulla base di direttive tecniche impartite dal
Ministero dei lavori pubblici, d’intesa con il Ministero
dell’ambiente e con il Dipartimento della protezione civile,
avvalendosi del Dipartimento per i servizi tecnici nazionali,
dovranno essere individuate e perimetrate dalle regioni
territorialmente competenti entro navanta giorni dalla data di
adozione delle predette direttive tecniche>>.
Nel prosieguo è stabilito anche che <<Nelle stesse aree è fatto,
altresì, divieto di nuovi insediamenti, anche produttivi, fino alla
realizzazione degli interventi strutturali, di messa in sicurezza>>.
Al comma 2-bis, dispone <<Entro trenta giorni dalle perimetrazioni
delle aree a rischio… i comuni… provvedono a individuare d’intesa
con le regioni, le aree per la ricostruzione delle unità immobiliari
distrutte o da demolire come previsto al comma 9…>>.
Al comma 9 dei medesimo art. 4, la legge dispone altresì che <<I
presidenti delle regioni, perimetrate le aree a rischio idrogeologico
ai sensi del comma 2, provvedono entro i successivi sei mesi
all’individuazione e demolizione degli immobili a qualsiasi uso
adibiti che costituiscano ostacolo al regolare deflusso delle
acque…>>.
La legge n. 677/96 stabilisce dunque il principio che nella
gestione di una calamità sia necessario affrontare una serie di
problematiche che possono così riassumersi:

1) individuazione dei danni e concessione di finanziamenti,
provvidenze e contributi (art. 1, comma 1, e art. 4, comma 1;
2) emanazione di provvedimenti tesi ad evitare il perpetuarsi di
azioni che l’evento calamitoso ha dimostrato in contrasto con il
regime dei corsi d’acqua o con la stabilità dei versanti
(ricostruzione di immobili e l’ulteriore compromissione del
territorio (nuovi insediamenti), (art 4, comma 2);
3) conoscenza del fenomeno al fine da un lato di permettere
l’eliminazione di alcune delle cause che ne hanno aggravato gli
effetti (demolizione di immobili che costituiscono ostacolo al
regolare deflusso delle acque art. 4, comma 9), e dall’altro di
programmare la disciplina del territorio al fine di individuare aree
<<sicure>> per i nuovi insediamenti (art. 4, comma 2-bis).
Il rischio idrogeologico infatti è una grandezza che mette in
relazione la pericolosità intesa come caratteristica intrinseca di un
territorio che lo rende vulnerabile a fenomeni di dissesto
(alluvioni, frane) e la presenza sul territorio di insediamenti
urbani, industriali, infrastrutture, beni storici, artistici,
ambientali ecc.
Solo la conoscenza del livello di rischio legato alla dimensione
del fenomeno all’uso del territorio e ai tempi di ritorno dell’evento
atteso, permette di programmare gli interventi strutturali e non
strutturali che in relazione a tale livello di rischio e
conseguentemente alla sua accettabilità o meno potranno spaziare
dalla delocalizazione, alla realizzazione di opere di messa in
sicurezza alla imposizione di idonei accorgimenti tecnici in fase di
costruzione alla predisposizione di piani di emergenza.
Il rischio (R) è quindi il prodotto della vulnerabilità o
pericolosità (V) del territorio intesa come probabilità che un certo
fenomeno si verifichi in un determinato intervallo di tempo in un
territorio circoscritto e individuabile mediante studi, per la
vulnerabilità e valore degli elementi a rischio (E) intesi come
insieme di grandezze economiche e sociali rappresentate da
popolazione, infrastrutture, attività economiche, beni culturali ed
ambientali ecc.

L’espressione quindi:

R = E X V

R = rischio o danno atteso
E = elementi a rischio (cose e persone)
V = pericolosità del territorio

La determinazione del livello di rischio idrogeologico presuppone
la conoscenza dei parametri idrologici, geomorfologici, topografici
ed urbanistici connessi e la esecuzione di studi e elaborazioni
grafiche, i cui tempi di realizzazione possono essere in contrasto
con il punto 2) ciò con la necessità quantomeno di non aggravare la
situazione di rischio attuale.
Per quanto sopra le direttive che seguono sono volte: da un lato a
consentire la delimitazione in tempi rapidi delle aree per le quali
il rischio idrogeologico è manifesto e che quindi sono da
assoggettare a misura di salvaguardia; dall’altro a fornire
l’approccio metodologico per procedere ad un affinamento di tale
delimitazione rapportandola ai livelli di rischio al fine, da un lato
di progettare le opere strutturali di messa in sicurezza, dall’altro
di differenziare gli interventi non strutturali (vincoli), supportare
le attività di cui al citato comma 9 (demolizioni) e permettere la
localizzazione dei nuovi insediamenti.
Si può quindi delineare un procedimento che si articola nelle
seguenti fasi:

1) Perimetrazione delle aree a rischio idrogeologico entro 90
giorni dall’entrata in vigore della presente direttiva con
imposizione ope legis di vincoli di inedificabilità.
2) Individuazione e realizzazione dei primi interventi
strutturali di messa in sicurezza e contestuale introduzione di un
sistema vincolistico più puntuale, a seguito di specifici studi
attraverso l’adozione di specifiche misure di salvaguardia ai sensi
dell’art. 17, comma 6-ter, della legge n. 183/1989 che tengono conto
della diversa gradazione del rischio idrogeologico.
3) Adozione di piani stralcio ai sensi dell’art. 17, comma 6-bis,
della legge n. 183/1989.

1. Perimetrazione ai sensi dell’art. 4, comma 2.

1.1. <<Le aree dei comuni di cui al com…

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