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Razionalizzazione del sistema di distribuzione dei carburanti, a norma dell'articolo 4, comma 4, lettera c), della l. 15 marzo 1997, n. 59.

DLT 11/02/1998 n. 00000032 VIGENTE

OLI MINERALI, IDROCARBURI E GAS
Decreto legislativo 11 febbraio 1998, n. 32 (in Gazz. Uff., 5 marzo
1998, n. 53). — Razionalizzazione del sistema di distribuzione dei
carburanti, a norma dell’articolo 4, comma 4, lettera c), della l. 15
marzo 1997, n. 59.

(Omissis).

Art. 1.

Norme per liberalizzare la distribuzione dei carburanti.

1. L’installazione e l’esercizio di impianti di distribuzione dei
carburanti, di seguito denominati <<impianti>>, sono attività
liberamente esercitate sulla base dell’autorizzazione di cui al comma
2 e con le modalità di cui al presente decreto. Il regime di
concessione di cui all’articolo 16, comma 1, del decreto-legge 26
ottobre 1970, n. 745, convertito, con modificazioni, dalla legge 18
dicembre 1970, n. 1034, cessa dalla data di entrata in vigore del
presente decreto. Le regioni a statuto speciale e le province
autonome di Trento e Bolzano provvedono a quanto disposto dal
presente decreto secondo le previsioni dei rispettivi statuti e delle
relative norme di attuazione.
2. L’attività di cui al comma 1 è soggetta all’autorizzazione del
sindaco del comune in cui essa è esercitata. L’autorizzazione è
subordinata esclusivamente alla verifica della conformità alle
disposizioni del piano regolatore, alle prescrizioni fiscali e a
quelle concernenti la sicurezza sanitaria, ambientale e stradale,
alle disposizioni per la tutela dei beni storici e artistici nonché
alle norme di indirizzo programmatico delle regioni. Insieme
all’autorizzazione il comune rilascia le concessioni edilizie
necessarie ai sensi dell’articolo 2.
3. Il richiedente trasmette al comune, unitamente alla domanda di
autorizzazione, un’analitica autocertificazione corredata della
documentazione prescritta dalla legge e di una perizia giurata,
redatta da un ingegnere o altro tecnico competente per la
sottoscrizione del progetto presentato, iscritto al relativo albo
professionale, attestanti il rispetto delle prescrizioni di cui al
comma 2 e dei criteri di cui all’articolo 2, comma 1. Trascorsi
novanta giorni dal ricevimento degli atti, la domanda si considera
accolta se non è comunicato al richiedente il diniego. Il sindaco,
sussistendo ragioni di pubblico interesse, può annullare l’assenso
illegittimamente formatosi, salvo che l’interessato provveda a sanare
i vizi entro il termine fissato dal comune stesso.
4. In caso di trasferimento della titolarità di un impianto, le
parti ne danno comunicazione al comune, alla regione e all’ufficio
tecnico erariale entro quindici giorni.
5. Le concessioni di cui all’articolo 16, comma 1, del
decreto-legge 26 ottobre 1970, n. 745, convertito, con modificazioni,
dalla legge 18 dicembre 1970, n. 1034, sono convertite di diritto in
autorizzazione ai sensi del comma 2. Fermo restando quanto previsto
dall’articolo 3, comma 2, i soggetti già titolari di concessione,
senza necessità di alcun atto amministrativo, possono proseguire
l’attività, dandone comunicazione al comune, alla regione e al
competente ufficio tecnico di finanza. Le verifiche sull’idoneità
tecnica degli impianti ai fini della sicurezza sanitaria e ambientale
sono effettuate al momento del collaudo e non oltre quindici anni
dalla precedente verifica. Gli impianti in esercizio alla data di
entrata in vigore del presente decreto legislativo sono sottoposti
dal comune a verifica, comprendente anche i profili di
incompatibilità di cui all’articolo 3, comma 2, entro e non oltre il
30 giugno 1998. Le risultanze concernenti tali verifiche sono
comunicate all’interessato e trasmesse alla regione, al competente
ufficio tecnico di finanza, al Ministero dell’industria, del
commercio e dell’artigianato ed al Ministero dell’ambiente, anche ai
fini di quanto previsto dall’articolo 3, comma 2. Restano esclusi
dalle verifiche di cui al presente comma gli impianti inseriti dal
titolare nei programmi di chiusura e smantellamento di cui ai commi 1
e 2 dell’articolo 3, fermi restando i poteri di intervento in caso di
rischio sanitario o ambientale. Il controllo, la verifica e la
certificazione concernenti la sicurezza sanitaria necessaria per le
autorizzazioni previste dal presente articolo sono effettuati
dall’azienda sanitaria locale competente per territorio, ai sensi
dell’articolo 7 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e
successive modifiche e integrazioni.
6. La gestione degli impianti può essere affidata dal titolare
dell’autorizzazione ad altri soggetti, di seguito denominati gestori,
mediante contratti di durata non inferiore a sei anni aventi per
oggetto la cessione gratuita dell’uso di tutte le attrezzature fisse
e mobili finalizzate alla distribuzione di carburanti per uso di
autotrazione, secondo le modalità e i termini definiti dagli accordi
interprofessionali stipulati fra le associazioni di categoria più
rappresentative, a livello nazionale, dei gestori e dei titolari
dell’autorizzazione. Gli altri aspetti contrattuali e commerciali
sono regolati in conformità con i predetti accordi
interprofessionali. I medesimi accordi interprofessionali si
applicano ai titolari di autorizzazione e ai gestori; essi sono
depositati presso il Ministero dell’industria, del commercio e
dell’artigianato che ne assicura la pubblicità. Gli accordi
interprofessionali di cui al presente comma prevedono un tentativo
obbligatorio di conciliazione delle controversie contrattuali
individuali secondo le modalità e i termini ivi definiti. Il Ministro
dell’industria, del commercio e dell’artigianato, su richiesta di una
delle parti, esperisce un tentativo di mediazione delle vertenze
collettive.
7. I contratti di affidamento in uso gratuito di cui all’articolo
16 del decreto-legge 26 ottobre 1970, n. 745, convertito, con
modificazioni, dalla legge 18 dicembre 1970, n. 1034, tra
concessionari e gestori esistenti alla data di entrata in vigore del
presente decreto legislativo restano in vigore fino alla loro
scadenza, anche in caso di trasferimento della titolarità del
relativo impianto. A tali contratti si applicano le norme contenute
nel comma 6 per quanto riguarda la conciliazione delle controversie.
8. Gli aspetti relativi agli acquisti in esclusiva sono
disciplinati in conformità alle disposizioni adottate dall’Unione
europea.
9. Nell’area dell’impianto possono essere commercializzati, previa
comunicazione al comune, alle condizioni previste dai contratti di
cui al comma 6 e nel rispetto delle vigenti norme in materia
sanitaria e ambientale, altri prodotti secondo quanto previsto con
decreto del Ministro dell’industria, del commercio e
dell’artigianato. Gli interventi di ordinaria e minuta manutenzione e
riparazione dei veicoli a motore di cui agli articoli 1, comma 2,
secondo periodo, e 6 della legge 5 febbraio 1992, n. 122, possono
essere effettuati dai gestori degli impianti.
10. Ogni pattuizione contraria al presente articolo è nulla di
diritto. Le clausole previste dal presente articolo sono di diritto
inserite nel contratto di gestione, anche in sostituzione delle
clausole difformi apposte dalle parti.

Art. 2.

Competenze comunali e regionali.

1. Per consentire la razionalizzazione della rete di distribuzione
e la semplificazione del procedimento di autorizzazione di nuovi
impianti su aree private i comuni, entro novanta giorni dalla data di
entrata in vigore del presente decreto, individuano criteri,
requisiti e caratteristiche delle aree sulle quali possono essere
installati detti impianti, anche in difformità dai vigenti strumenti
urbanistici; in quest’ultimo caso la deliberazione comunale
costituisce adozione di variante. Contestualmente i comuni dettano le
norme applicabili a dette aree, ivi comprese quelle sulle dimensioni
delle superfici edificabili, in presenza delle quali il comune è
tenuto a rilasciare la concessione edilizia per la realizzazione
dell’impianto. I comuni dettano, altresì, ogni altra disposizione che
consenta al richiedente di conoscere preventivamente l’oggetto e le
condizioni indispensabili per la corretta presentazione
dell’autocertificazione di cui all’articolo 1, comma 3, del presente
decreto anche ai fini del potenziamento o della ristrutturazione
degli impianti esistenti.
2. Ai fini di cui al comma 1 i comuni possono avvalersi degli
accordi di programma tra comuni e regioni, tra consorzi di comuni o
di comunità montane, ai sensi dell’articolo 27, commi 4 e 5, della
legge 8 giugno 1990, n. 142, in quanto applicabile, adottati nel
rispetto delle norme poste a tutela dei beni culturali, paesistici e
ambientali, della salute, della sicurezza e della viabilità.
3. Il comune, entro un anno dalla data di entrata in vigore del
presente decreto, individuale destinazioni d’uso compatibili con
l’installazione degli impianti all’interno delle zone comprese nelle
fasce di rispetto di cui agli articoli 16, 17 e 18 del decreto
legislativo 30 aprile 1992, n. 285, recante il Nuovo codice della
strada, e successive modificazioni.
4. Il comune, quando intende riservare aree pubbliche alla
installazione degli impianti, stabilisce i criteri per la loro
assegnazione, cui si provvede previa pubblicazione di bandi di gara,
secondo modalità che garantiscano la partecipazione di tutti gli
interessati a condizioni eque e non discriminatorie. I bandi sono
pubblicati…

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