Architetto.info - Architetto.info | Architetto.info

Legge quadro per l'ordinamento, la ristrutturazione ed il poten...

Legge quadro per l'ordinamento, la ristrutturazione ed il potenziamento dei trasporti pubblici locali. Istituzione del Fondo nazionale per il ripiano dei disavanzi di esercizio e per gli investimenti nel settore (1) (2).

L 10/04/1981 n. 00000151 VIGENTE

TRASPORTI (GENERALITA’)
ENTI LOCALI
Legge 10 aprile 1981, n. 151 (in Gazz. Uff., 24 aprile 1981, n. 113).
— Legge quadro per l’ordinamento, la ristrutturazione ed il
potenziamento dei trasporti pubblici locali. Istituzione del Fondo
nazionale per il ripiano dei disavanzi di esercizio e per gli
investimenti nel settore (1) (2).

(1) Allo scopo di agevolarne la lettura, nel presente provvedimento
la nomenclatura dei Ministri e dei Ministeri è stata aggiornata sulla
base degli accorpamenti e delle soppressioni intervenute negli ultimi
anni.
(2) Vedi, ora, d.lg. 19 novembre 1997, n. 422.; d.lg. 31 marzo
1998, n. 112 e l. 18 giugno 1998, n. 194.

(Omissis).

TITOLO I
PRINCIPI FONDAMENTALI

Art. 1.

La presente legge stabilisce i principi fondamentali cui le regioni
a statuto ordinario devono attenersi nell’esercizio delle potestà
legislative e di programmazione, in materia di trasporti pubblici
locali. Si intendono per tali i servizi adibiti normalmente al
trasporto collettivo di persone e di cose effettuati in modo
continuativo o periodico con itinerari, orari, frequenze e tariffe
prestabilite e offerta indifferenziata, con esclusione di quelli di
competenza dello Stato.
Appartengono altresì alla competenza regionale le funzioni
amministrative trasferite dal decreto del Presidente della Repubblica
14 gennaio 1972, n. 5, e dal decreto del Presidente della Repubblica
24 luglio 1977, n. 616, in materia di trasporti pubblici.
Le regioni delegano, di norma, agli enti locali e a loro consorzi,
l’esercizio delle funzioni amministrative di cui al comma precedente.

Art. 2.

Al fine di realizzare una diretta correlazione tra sviluppo
economico, assetto territoriale e organizzazione dei trasporti nel
quadro di una visione integrata dei vari modi di trasporto e delle
relative infrastrutture, le regioni, nell’ambito delle loro
competenze:
a) definiscono la politica regionale dei trasporti in armonia con
gli obiettivi del piano generale nazionale dei trasporti e delle sue
articolazioni settoriali;
b) predispongono piani regionali dei trasporti in connessione con
le previsioni di assetto territoriale e dello sviluppo economico,
anche al fine di realizzare la integrazione e il coordinamento con i
servizi ferroviari ed evitare aspetti concorrenziali con gli stessi;
c) adottano programmi poliennali o annuali di intervento, sia per
gli investimenti sia per l’esercizio dei trasporti pubblici locali.
Le regioni concorrono, altresì, secondo la legislazione statale,
alla elaborazione del piano nazionale dei trasporti e dei piani di
settore, e collaborano alla predisposizione delle direttive per
l’esercizio delle funzioni delegate.

Art. 3.

Nelle materie di cui agli articoli 1 e 2, le regioni provvedono ad
emanare norme al fine di:
1) definire i limiti territoriali dei bacini di traffico sulla
base di criteri funzionali alle esigenze di organizzazione del
territorio e della mobilità;
2) fissare gli indirizzi per l’organizzazione e la
ristrutturazione dei servizi di trasporto;
3) fissare criteri programmatici e direttivi per l’elaborazione
dei piani di bacino di traffico, da parte degli enti locali, e per
assicurarne la coerenza con il piano regionale dei trasporti;
4) stabilire una organica disciplina per l’esercizio del
trasporto pubblico, compreso quello urbano, secondo una concezione
unitaria del servizio per ambiti territoriali di bacino di traffico e
favorire la circolazione e l’uso dei mezzi collettivi di trasporto
nei centri urbani;
5) promuovere e sostenere, nell’ambito di ogni bacino di
traffico, la costituzione di consorzi o altre forme associative tra
enti locali per l’esercizio delle funzioni amministrative relative ai
trasporti pubblici locali;
6) assicurare la più ampia partecipazione degli enti e degli
organismi interessati alla elaborazione ed attuazione del piano
regionale dei trasporti;
7) stabilire le sanzioni amministrative a carico dei viaggiatori
per irregolarità di documento di viaggio.
Ai fini della presente legge per bacino di traffico si intende
l’unità territoriale entro la quale si attua un sistema di trasporto
pubblico integrato e coordinato in rapporto ai fabbisogni di mobilità
con particolare riguardo alle esigenze lavorative, scolastiche e
turistiche.

Art. 4.

I servizi di trasporto di cui all’articolo 1 sono gestiti in uno
dei seguenti modi:
a) in economia dagli enti locali;
b) mediante aziende speciali;
c) in regime di concessione.
Le concessioni sono accordate alle aziende pubbliche e private
secondo quanto previsto dalla legge regionale che disciplinerà, tra
l’altro:
a) durata e modalità delle concessioni;
b) criteri di attribuzione delle concessioni, tenendo conto della
idoneità tecnica e finanziaria del concessionario e garantendo
adeguate forme di pubblicità e comunicazione dei procedimenti e degli
atti relativi al rilascio delle concessioni stesse;
c) forme di esercizio delle concessioni, con particolare riguardo
alla sicurezza e alla regolarità;
d) i casi di risoluzione, revoca e decadenza delle cessioni;
e) i casi di linee interregionali per le quali, ai sensi
dell’art. 84 del D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616, le incombenze di cui
alle precedenti lettere a), b), c) e d) competono alla regione dove
si svolge il percorso prevalente, di intesa con la regione finitima
interessata.
Il mancato rinnovo delle concessioni di cui al comma precedente o
la loro decadenza per inadempienza degli impegni previsti dal
disciplinare non attribuisce il diritto ad alcun indirizzo. Le
attrezzature fisse e mobili e il materiale rotabile potranno essere
rilevati a prezzi di mercato dal concedente con diritto di prelazione
al netto degli eventuali contributi statali o regionali in conto
capitale per investimenti non ammortizzati. é vietata la
subconcessione delle linee di trasporto pubblico di cui all’articolo
1, salva espressa autorizzazione del concedente motivata da esigenze
di pubblico interesse.
Le norme di cui ai capi I, II, V, VI e VII della L. 28 settembre
1939, n. 1822, e successive modificazioni, non si applicano ai
servizi di trasporto di cui all’art. 1 della presente legge a
decorrere dall’entrata in vigore delle rispettive leggi regionali di
cui al precedente secondo comma, ad eccezione delle disposizioni
contenute nel terzo comma dell’art. 4, come modificato dalla L. 5
dicembre 1941, n. 1490, delle disposizioni contenute nell’art. 25 del
capo VI, nonché di quelle contenute nella lett. c) dell’art. 34 della
stessa L. 28 settembre 1939, n. 1822, concernenti, rispettivamente,
l’obbligo del trasporto degli effetti postali, agevolazioni fiscali
ed il rifiuto di trasporto dei predetti effetti postali.

Art. 5.

I contributi per l’esercizio e per gli investimenti di cui alla
lett. c) dell’art. 2, relativi ai servizi di trasporto pubblico
locale di cui al primo comma dell’art. 1, sono erogati dalla regione
direttamente ovvero tramite gli enti o gli organismi di cui al terzo
comma dell’art. 1.
Le somme che le regioni stanziano annualmente in appositi capitoli
nei propri bilanci per i suddetti contributi non possono essere
comunque inferiori a quanto a tale scopo sarà stato loro attribuito
ogni anno dallo Stato attraverso i fondi istituiti dagli artt. 9 e
11.

Art. 6.

I contributi di esercizio, di cui all’articolo 5, sono erogati
dalla regione, sulla base di principi e procedure stabiliti con legge
regionale, con l’obiettivo di conseguire l’equilibrio economico dei
bilanci dei servizi di trasporto e sono determinati annualmente
calcolando:
a) il costo economico standardizzato del servizio con riferimento
a criteri e parametri di rigorosa ed efficiente gestione, distinto
per categorie e modi di trasporto e tenuto conto, attraverso analisi
comparate, della qualità del servizio offerto e delle condizioni
ambientali in cui esso viene svolto;
b) i ricavi del traffico presunti derivanti dall’applicazione di
tariffe minime stabilite dalla regione, con il concorso degli enti
locali interessati. Detti ricavi debbono coprire il costo effettivo
del servizio almeno nella misura che verrà stabilita annualmente nel
quadro di un programma triennale per le varie zone ambientali
omogenee del territorio nazionale con decreto del Ministro dei
trasporti e della navigazione, di concerto con il Ministro del
tesoro, del bilancio e della programmazione economica e di intesa con
la commissione consultiva interregionale di cui all’art. 13, L. 16
maggio 1970, n. 281. Le tariffe, nonché i provvedimenti di
organizzazione e ristrutturazione aziendale e l’adozione di idonee
misure di organizzazione del traffico, debbono assicurare annualmente
un incremento del rapporto <<ricavi-costi>> da definirsi a livello
regionale, tenuto conto anche dei contributi per gli investimenti
erogati per l’attuazione dei programmi aziendali (1) (2);
c) l’ammontare dei contributi, entro i limiti dello stanziamento
di cui all’articolo 5, da erogare alle imprese od esercizi di
trasporto sulla base di parametri obiettivi per coprire la differenza
tra costi e ricavi come sopra stabiliti.
(Omissis) (3).
Le eventuali perdite o disavanzi non coperti dai contributi
regionali come sopra determinati restano a carico delle singole
imprese od esercizi di…

[Continua nel file zip allegato]

Architetto.info