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Disposizioni in materia di risorse idriche....

Disposizioni in materia di risorse idriche.

dpcons 04/03/1996

ACQUE PUBBLICHE
Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 4 marzo 1996 (in
Suppl. ordinario n. 47, alla Gazz. Uff. n. 62, del 14 marzo). —
Disposizioni in materia di risorse idriche.

Il Presidente del Consiglio dei Ministri:

Visto l’art. 4, comma 1, della legge 5 gennaio 1994, n. 36, recante
disposizione in materia di risorse idriche, che attribuisce al
Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Comitato dei
Ministri istituito ai sensi dell’art. 4, comma 2, della legge 18
maggio 1989, n. 183, sentita la Conferenza permanente per i rapporti
tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Bolzano e Trento,
il compito di determinare, con propri decreti, nell’esercizio delle
funzioni previste dal medesimo art. 4 della richiamata legge n. 183
del 1989, tra l’altro:

a) le direttive generali e di settore per il censimento delle
risorse idriche, per la disciplina dell’economia idrica e per la
protezione delle acque dall’inquinamento;
b) le metodologie generali per la programmazione della razionale
utilizzazione delle risorse idriche e le linee della programmazione
degli usi plurimi delle risorse idriche;
c) i criteri e gli indirizzi per la programmazione dei
trasferimenti di acqua per il consumo umano di cui all’art. 17;
d) le metodologie ed i criteri generali per la revisione e
l’aggiornamento del piano regolatore generale degli acquedotti e
successive varianti, di cui alla legge 4 febbraio 1963, n. 129 e
successive modificazioni, da effettuarsi su scala di bacino salvo
quanto previsto all’art. 17;
e) le direttive ed i parametri tecnici per la individuazione
delle aree a rischio di crisi idrica con finalità di prevenzione
delle emergenze idriche;
f) i criteri per la gestione del servizio idrico integrato,
costituito dall’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione
e distribuzione di acqua, ad usi civili, di fognatura e di
depurazione delle acque reflue;
g) i livelli minimi dei servizi che devono essere garantiti in
ciascuno ambito territoriale ottimale di cui all’art. 8, comma 1,
nonchè i criteri e gli indirizzi per la gestione dei servizi di
approvvigionamento, di captazione e di accumulo per usi diversi da
quello potabile;

Ritenuta la necessità di regolamentare la materia di cui sopra;
Considerato che per la protezione delle acque dall’inquinamento in
attesa del recepimento delle direttive 91/271/CEE e 91/676/CEE e
dell’emanazione delle relative norme tecniche di attuazione,
continueranno ad applicarsi le norme tecniche della delibera del
Comitato interministeriale per la tutela delle acque 4 febbraio 1977,
emanate ai sensi dell’art. 2, lettere b), d) ed e), della legge 10
maggio 1976, n. 319; Sulla proposta del Comitato dei Ministri per i
servizi tecnici nazionali e gli interventi nel settore della difesa
del suolo, formulata nella seduta del 2 agosto 1995; Sentita la
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e Bolzano, che si è espressa nella
riunione dell’8 febbraio 1996;

Decreta:

Art. 1. Ai sensi e per gli effetti dell’art. 4, comma 1, lettere
a), b), c), d), e), f), g), della legge 5 gennaio 1994, n. 36, sono
definiti in conformità a quanto indicato nell’allegato che
costituisce parte integrante nel presente decreto:

a) le direttive generali e di settore per il censimento delle
risorse idriche, per la disciplina dell’economica idrica;
b) le metodologie generali per la programmazione della razionale
utilizzazione delle risorse idriche e le linee della programmazione
degli usi plurimi delle risorse idriche;
c) i criteri e gli indirizzi per la programmazione dei
trasferimenti di acque per il consumo umano di cui all’art. 17;
d) le metodologie ed i criteri generali per la revisione e
l’aggiornamento del piano regolatore generale degli acquedotti e
successive varianti, di cui alla legge 4 febbraio 1963, n. 129 e
successive modificazioni, da effettuarsi su scala di bacino salvo
quanto previsto all’art. 17;
e) le direttive ed i parametri tecnici per la individuazione
delle aree a rischio di crisi idrica con finalità di prevenzione
delle emergenze idriche;
f) i criteri per la gestione del servizio idrico integrato,
costituito dall’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione
e distribuzione di acqua, ad usi civili, di fognatura e di
depurazione delle acque reflue;
g) i livelli minimi dei servizi che devono essere garantiti in
ciascuno ambito territoriale ottimale di cui all’art. 8, comma 1,
nonchè i criteri e gli indirizzi per la gestione dei servizi di
approvvigionamento, di captazione e di accumulo per usi diversi da
quello potabile.

Art. 2. Le direttive di cui all’art. 1 del presente decreto
completano ed integrano, per le finalità di cui alla legge 5 gennaio
1994, n. 36, le disposizioni della delibera del comitato
interministeriale in data 4 febbraio 1977, emanate ai sensi dell’art.
2, lettere b), d) ed e), della legge 10 maggio 1976, n. 319.

Art. 3. Sulla base delle direttive di cui all’art. 1, lettere b),
c) e d), le regioni provvedono, nell’ambito delle proprie competenze,
all’aggiornamento del piano regolatore generale degli acquedotti per
ciascun ambito territoriale ottimale delimitato a norma dell’art. 8
della legge 5 gennaio 1994, n. 36, d’intesa con gli enti locali
ricadenti negli stessi ambiti e nelle forme e modi di cooperazione
definiti a norma dell’art. 9 della legge citata, tenuto conto della
ricognizione e del programma di interventi di cui all’art. 11, comma
3, della stessa legge.

Art. 4. Le direttive di cui all’art. 1, lettere e), f) e g),
costituiscono i criteri fondamentali per il corretto esercizio del
servizio idrico integrato e per la prevenzione delle situazioni di
crisi idrica, in base ai quali le regioni predispongono la
convenzione tipo ed il disciplinare di cui all’art. 11 della legge 5
gennaio 1994, n. 36.

Art. 5. Ai sensi dell’art. 33 della legge 5 gennaio 1994, n. 36, il
presente decreto si applica, con riferimento alle regioni a statuto
speciale e alle province autonome di Trento e Bolzano, per quanto
compatibile con i rispettivi statuti e norme di attuazione.

(é omesso l’allegato).

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