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Normativa per le riparazioni ed il rafforzamento degli edifici danneggiati dal sisma nelle regioni Basilicata, Campania e Puglia.

dm 02/07/1981

EDILIZIA E URBANISTICA
Decreto Ministeriale 2 luglio 1981 (in Suppl. ordinario alla Gazz.
Uff., n. 198, del 21 luglio). – Normativa per le riparazioni ed il
rafforzamento degli edifici danneggiati dal sisma nelle regioni
Basilicata, Campania e Puglia.

Il Ministro dei lavori pubblici:
Visto l’art. 81, lettera B, del decreto del Presidente della
Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, ai sensi del quale sono riservati
allo Stato la formazione e l’aggiornamento degli elenchi delle zone
dichiarate sismiche e l’emanazione delle relative norme tecniche per
la costruzione nelle stesse;
Vista la legge 14 maggio 1981, n. 219, di conversione in legge, con
modificazioni, del decreto-legge 19 marzo 1981, n. 75, recante
ulteriori interventi in favore delle popolazioni colpite dagli eventi
sismici del novembre 1980 e del febbraio 1981;
Ritenuto che in forza dell’art. 10, quarto comma, della predetta
legge n. 219, il Ministro dei lavori pubblici definisce con proprio
decreto la normativa tecnica per le riparazioni ed il rafforzamento
degli edifici danneggiati dal sisma;
Visto il voto n. 303 con il quale il Consiglio superiore dei lavori
pubblici Assemblea generale, nella adunanza del 19 giugno 1981 ha
espresso il parere che la normativa tecnica, proposta dal decimo
comitato di studio, istituito con decreto interministeriale 15
febbraio 1980, n. 6592, per le riparazioni ed il rafforzamento degli
edifici danneggiati dal sisma nelle regioni Basilicata, Campania e
Puglia, sia meritevole di approvazione con le prescrizioni introdotte
nel testo dalle norme stesse;
Decreta:

Art. 1. Sono approvate le norme tecniche per le riparazioni ed il
rafforzamento degli edifici danneggiati dal sisma nelle regioni
Basilicata, Campania e Puglia, formanti oggetto del voto n. 303 del
19 giugno 1981 del Consiglio superiore dei lavori pubblici, riportate
in allegato al presente decreto, formandone parte integrante.

Art. 2. Dette norme entrano in vigore il giorno successivo a quello
della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana.

NORMATIVA TECNICA PER LA RIPARAZIONE ED IL RAFFORZAMENTO DEGLI
EDIFICI DANNEGGIATI DAL SISMA

Capo I

1. Oggetto delle norme.
Le presenti norme fissano i criteri generali tecnico-costruttivi
per la riparazione ed il rafforzamento degli edifici danneggiati dal
sisma, ricadenti in zone classificate ai sensi dell’art. 3, titolo
II, della legge 2 febbraio 1974, n. 64.
Lo scopo delle norme è quello di conseguire una adeguata sicurezza
alle azioni sismiche: a tal fine l’intervento sarà costituito dalla
riparazione dei danni e, ove le verifiche specifiche del punto 2.1.
lo dimostrino necessario, dall’adeguamento antisismico dell’intero
complesso strutturale secondo i criteri stabiliti negli articoli
seguenti.
1.2. Intervento di riparazione.
Si definisce intervento di riparazione l’esecuzione di un complesso
di opere finalizzate a ripristinare la integrità di ogni parte di un
edificio.
L’intervento, ai sensi dell’art. 15 della legge 2 febbraio 1974, n.
64, deve tendere a conseguire un maggior grado di sicurezza
dell’edificio nei confronti delle azioni sismiche.
1.3. Adeguamento antisismico.
L’adeguamento antisismico si consegue mediante l’esecuzione di un
complesso di opere che rendano l’edificio atto a resistere alle
azioni sismiche, definite dalle norme tecniche approvate con decreto
ministeriale 3 marzo 1975.
L’adeguamento antisismico, quando necessario, deve costituire con
l’intervento di riparazione un’unica ed organica operazione tecnica.
1.4. Richiamo alla normativa tecnica vigente.
Si applica, in quanto compatibile con le presenti norme, tutta la
normativa tecnica vigente emanata in forza delle leggi 2 febbraio
1974, n. 64 e 5 novembre 1971, n. 1086 ed in particolare:
a) le norme tecniche per la disciplina delle costruzioni da
realizzarsi in zone sismiche approvate con decreto ministeriale 3
marzo 1975 ad eccezione del capo C.9. che, per gli edifici
danneggiati dal sisma, viene sostituito, con integrazioni, dalle
presenti norme;
b) le modifiche ed integrazioni apportate alle suddette norme con
il decreto ministeriale 3 giugno 1981.
2. Progetto esecutivo.
Gli interventi di riparazione e di adeguamento antisismico di un
edificio devono essere eseguiti sulla base di un progetto esecutivo
firmato, ai sensi dell’art. 7 della legge 2 febbraio 1974, n. 64, da
un ingegnere, architetto, geometra e perito edile iscritto nell’albo,
nei limiti delle rispettive competenze.
Il progetto deve essere esauriente per planimetria, piante,
prospetti e sezioni ed accompagnato da una relazione tecnica e dal
fascicolo dei calcoli per la verifica sismica delle strutture
portanti.
La verifica sismica è tassativa per gli edifici con struttura in
cemento armato, metallica ed a pannelli portanti, mentre può essere
omessa e sostituita da una specifica ed adeguata relazione tecnica
sul comportamento delle strutture, per gli edifici in muratura che,
con la avvenuta esecuzione delle progettate opere di rinforzo,
posseggono requisiti costruttivi di pari efficacia di quelli indicati
al punto C.5. del decreto ministeriale 3 marzo 1975 integrato dal
decreto ministeriale 3 giugno 1975 ed hanno altezze contenute nei
limiti prescritti dai suddetti decreti.
Se gli edifici in muratura non hanno i requisiti innanzi citati la
verifica sismica è obbligatoria.
2.1. Operazioni progettuali.
Il progetto di un intervento su di un edificio comporta di norma le
seguenti operazioni:
a) individuazione dello schema strutturale nella situazione
preesistente al sisma;
b) valutazione delle caratteristiche di resistenza degli elementi
strutturali, nella situazione attuale, avuto riguardo alla eventuale
degradazione dei materiali ed ai dissesti provocati dal sisma;
c) scelta progettuale dei provvedimenti di rafforzamento operata
sulla base degli elementi come sopra determinati;
d) verifica sismica del nuovo organismo strutturale.
2.2. Progetto per interventi di riparazione di modesta entità.
Per gli interventi di sole riparazioni di edifici che hanno subito
danni localizzati in elementi costruttivi di limitata importanza nel
contesto statico dell’opera, il progetto esecutivo potrà contenere
solo gli elaborati grafici essenziali (rilievo dello stato di fatto,
in pianta e prospetto, con l’indicazione del quadro fessurativo;
rappresentazione grafica degli interventi di ripristino strutturale
progettati), mentre nella relazione tecnica saranno sommariamente
indicati gli studi preliminari di cui al successivo punto 2.3.
2.3. Criteri di scelta progettuale.
I criteri adottati nella scelta del tipo di intervento, devono
scaturire da uno studio preliminare dell’organismo edilizio
riguardante in particolare:
a) le caratteristiche, nella situazione preesistente al sisma,
sotto il profilo architettonico, strutturale e della destinazione
d’uso;
b) l’evoluzione storica delle predette caratteristiche con
particolare riferimento all’impianto edilizio originario ed alle
principali modificazioni intervenute nel tempo;
c) l’analisi globale del comportamento strutturale al fine di
accertare le cause ed il meccanismo del dissesto;
d) l’analisi di dettaglio delle caratteristiche dei singoli
componenti strutturali (caratteristiche geometriche, tipologie
costruttive, qualità e stato di conservazione degli elementi
strutturali, ecc.).
2.4. Obiettivi dell’adeguamento antisismico.
L’adeguamento antisismico dell’edificio si consegue mediante
provvedimenti tecnici intesi a ridurre gli effetti delle azioni
sismiche e/o ad aumentare la resistenza dell’organismo edilizio a
tali azioni, nonchè a ripristinare l’integrità delle strutture
danneggiate.
Provvedimenti tecnici devono altresì essere adottati per
consolidare, e se del caso eliminare, elementi non strutturali il cui
eventuale crollo può causare vittime e danni.
2.4.1. Provvedimenti tecnici intesi a ridurre gli effetti sismici.
I provvedimenti tecnici intesi a ridurre gli effetti delle azioni
sismiche possono essere, ad esempio, dei tipi qui di seguito
elencati:
la riduzione delle masse non strutturali;
la creazione ed adeguamento dei giunti;
la riduzione degli effetti torsionali;
la ridistribuzione delle rigidezze.
2.4.2. Provvedimenti tecnici intesi ad aumentare la resistenza
strutturale.
I provvedimenti tecnici intesi ad aumentare la resistenza della
struttura dissestata sono indicati al successivo punto 3.
Possono usarsi anche tecnologie non esplicitamente menzionate nel
detto punto purchè risultino, sulla base di adeguata documentazione,
di eguale efficacia.
2.5. Edifici con struttura in cemento armato.
2.5.1. Schema strutturale.
Lo schema strutturale resistente all’azione sismica deve derivare
da un’analisi globale dell’edificio.
Si terrà generalmente conto della presenza di elementi, anche non
strutturali, che, attese le caratteristiche di rigidezza e
resistenza, possano contribuire in maniera significativa
all’assorbimento delle azioni sismiche ovvero possano modificare
sensibilmente il comportamento della sola ossatura portante.
2.5.2. Analisi dei materiali e particolari costruttivi.
La resistenza degli elementi strutturali verrà stimata avuto
riguardo alla qualità e allo stato di conservazione del conglomerato
e dell’armatura metallica.
Opportune indagini saranno eseguite per appurare la affidabilità
dei dettagli costruttivi, in particolare degli ancoraggi delle
armature in corrispondenza dei principali nodi trave-pila…

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