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Finanziamento del servizio universale nel settore delle telecomunicazioni.

dm 10/03/1998

POSTE E TELECOMUNICAZIONI
Decreto Ministeriale 10 marzo 1998 (in Gazz. Uff., 14 maggio, n.
110). – Finanziamento del servizio universale nel settore delle
telecomunicazioni.

Il Ministro delle comunicazioni, di concerto con il Ministro del
tesoro, del bilancio e della programmazione economica:
Vista la legge 31 luglio 1997, n. 249, concernente l’istituzione
dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e norme sui sistemi
delle telecomunicazioni e radiotelevisivo ed in particolare l’art. 5,
comma 2, relativo alla remunerazione degli obblighi di servizio
universale; Visto il decreto del Presidente della Repubblica 19
settembre 1997, n. 318, concernente il regolamento di attuazione
della legge 23 dicembre 1996, n. 650, e del decreto-legge 1° maggio
1997, n. 115, convertito in legge 1° luglio 1997, n. 189; Visto, in
particolare, l’art. 3, comma 12, del decreto del Presidente della
Repubblica n. 318 del 1997, nel quale si stabilisce che l’Autorità
fissa le procedure relative al meccanismo di ripartizione dell’onere
conseguente agli obblighi di fornitura del servizio universale; Visto
il decreto ministeriale 25 novembre 1997 recante disposizioni per il
rilascio delle licenze individuali nel settore delle
telecomunicazioni, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 283 del 4
dicembre 1997; Visto il parere dell’Autorità garante della
concorrenza e del mercato del 7 dicembre 1995 riguardante, tra
l’altro, i criteri di contribuzione al finanziamento del servizio
universale ed, in particolare, l’indicazione secondo la quale, per
favorire l’ingresso sul mercato di nuovi operatori, gli oneri
relativi alla predetta contribuzione potrebbero cominciare a gravare
su di essi solo dopo il loro primo insediamento sul mercato; Vista la
comunicazione della Commissione delle Comunità europee al Consiglio,
al Parlamento economico e sociale e al Comitato delle regioni del 13
marzo 1996 relativa al servizio universale di telecomunicazioni nella
prospettiva di un contesto pienamente liberalizzato; Vista la
comunicazione della Commissione delle Comunità europee del 27
novembre 1996 relativa ai criteri di valutazione dei regimi nazionali
di calcolo dei costi e di finanziamento del servizio universale nel
settore delle telecomunicazioni ed agli orientamenti agli Stati
membri in merito al funzionamento di tali regimi; Visto lo studio
dell’ottobre 1997 realizzato per la Direzione generale XIII della
Commissione europea riguardante <<Costing and financing Universal
service obligations in a competitive telecommunications environment
in the European Union>>; Considerata la crescente diffusione delle
comunicazioni mobili e personali rilevabile presso l’utenza;
Considerata in particolare la ormai continua e stabile sussistenza di
oggettivi elementi, rilevati e rilevabili, che hanno favorito lo
sviluppo del settore radiomobile in Italia, tra i quali:
la sensibile riduzione dei costi di accesso per la clientela a
tale categoria di servizi in ragione della diminuzione del prezzo di
vendita degli apparati terminali;
la presenza di numerosi profili di offerta, ivi comprese le forme
di traffico prepagato, caratterizzati dall’assenza del contributo di
attivazione e dei canoni mensili di abbonamento, differentemente dai
servizi di telecomunicazioni forniti attraverso la rete fissa;
la diminuzione dei prezzi di offerta del traffico effettuato
sulle reti radiomobili, ivi compresi quelli relativi alle
comunicazioni in ambito urbano recentemente introdotti;
l’elevata flessibilità delle condizioni economiche offerta dei
servizi radiomobili, sia analogici sia digitali;
Considerata la percentuale di copertura della popolazione ormai
raggiunta dai servizi radiomobili, analogici e digitali, disponibili
sul mercato italiano; Considerato il numero di abbonati al servizio
radiomobile rilevabile a livello nazionale, ivi compresi gli utenti
di forme di traffico prepagato, anche in rapporto agli abbonati ai
servizi di rete fissa; Considerato il fatturato dei servizi
radiomobili rilevabile a livello nazionale, anche in rapporto a
quello dei servizi di rete fissa regolamentati; Considerato il
livello di penetrazione del servizio radiomobile rilevabile in ambito
nazionale; Considerato il tasso di crescita degli indicatori del
servizio radiomobile sopra riportati; Considerata l’esigenza di
garantire uno sviluppo non discriminatorio della concorrenza
nell’ambito delle diverse piattaforme tecnologiche; Considerato il
graduale consolidamento del processo di convergenza delle reti fisse
e mobili, recentemente sancito anche dalla Comunicazione della
Commissione europea riguardante gli <<Orientamenti strategici e
politici per l’ulteriore sviluppo delle comunicazioni mobili e senza
filo>> [COM(97)513]; Visto il Libro Verde sulla convergenza dei
settori delle telecomunicazioni, dei media e delle tecnologie
dell’informazione presentato dalla Commissione europea [COM(97)623];
Viste le considerazioni del nucleo di consulenza per l’attuazione
delle linee guida per la regolazione dei servizi di pubblica utilità
(NARS), prot. 7/1339 dell’11 febbraio 1998, che ha espresso parere
favorevole, con osservazioni che sono state recepite, sullo schema
del provvedimento; Visto il parere ai sensi dell’art. 22 della legge
10 ottobre 1990, n. 287, reso dall’Autorità garante della concorrenza
e del mercato con nota proc. S/208 prot. n. 13830 del 25 febbraio
1998;
Decreta:

Art. 1.

Definizioni.

1. Ai fini delle presenti disposizioni si intende per:
a) <<regolamento>>, il provvedimento citato in premessa che attua
le direttive comunitarie nel settore delle telecomunicazioni,
approvato con decreto del Presidente della Repubblica 19 settembre
1997, n. 318;
b) <<Autorità>>, l’organismo istituito dall’art. 1, comma 1,
della legge 31 luglio 1997, n. 249, e definito anche dall’art. 1,
comma 1, lettera d), del regolamento, fermo quanto previsto dall’art.
1, comma 25, della citata legge n. 249 del 1997;
c) <<cliente non remunerativo>>, il cliente che l’operatore non
servirebbe se non fosse soggetto all’obbligo di fornitura del
servizio universale ovvero il cliente per il quale l’incremento
complessivo dei ricavi ad esso relativi è inferiore al costo
incrementale che deve essere affrontato dall’operatore al fine di
prestare il predetto servizio al medesimo cliente;
d) <<servizi non remunerativi>>, i servizi il cui costo
incrementale di fornitura è superiore a tutti gli eventuali ricavi
incrementali ad essi associati che l’operatore percepisce per la
prestazione dei servizi in questione;
e) <<aree non remunerative>>, le aree che, limitatamente alla
prestazione del servizio di telefonia vocale, l’operatore cesserebbe
di servire, se non fosse soggetto all’obbligo di fornitura del
servizio universale a causa dell’elevato costo di fornitura alla
clientela di un accesso alla rete;
f) <<capitale incrementale impiegato>>, il capitale incrementale
di cui un operatore ha bisogno per realizzare una particolare
attività o un incremento di attività che può riguardare, ad esempio,
un cliente o un gruppo di clienti o un servizio specifico;
g) <<tasso di rendimento del capitale impiegato>>, il rapporto
tra profitto contabile e capitale contabile impiegato;
h) <<ragionevole tasso di rendimento del capitale impiegato>>, il
tasso richiesto per continuare ad attirare fondi dagli investitori e
calcolato sulla base dei costi correnti, anche considerando il
livello di concorrenzialità del settore delle telecomunicazioni
nonchè la sua rischiosità rispetto ai predetti fini;
i) <<ricavi e costi evitabili>>, i ricavi ed i costi che un
operatore potrebbe evitare se cessasse una determinata attività o non
procedesse ad un incremento di attività.
2. Ai fini del presente provvedimento si applicano le definizioni
di cui all’art. 1 del regolamento.

Art. 2.

Finanziamento.

1. Ai sensi dell’art. 5, comma 2, della legge 31 luglio 1997, n.
249, ed ai sensi dell’art. 3, comma 11, del regolamento, è istituito
presso il Ministero delle comunicazioni un fondo per il finanziamento
del costo netto degli obblighi del servizio universale e, ove
previsto dei costi di cui all’art. 3.
2. Ai sensi dell’art. 3, comma 6, del regolamento, è previsto un
meccanismo di ripartizione dei costi, basato sui principi di non
discriminazione, trasparenza e proporzionalità, a carico degli
organismi che gestiscono reti pubbliche di telecomunicazioni, che
forniscono al pubblico servizi di telefonia vocale, in proporzione
all’utilizzazione da parte di tali soggetti delle reti pubbliche di
telecomunicazioni, o che prestano servizi di comunicazioni mobili e
personali in ambito nazionale.
3. Gli organismi incaricati di fornire il servizio universale sono
tenuti a contribuire al fondo di cui al comma 1 sulla base dei ricavi
relativi ai servizi indicati al comma 2, ivi compresi quelli relativi
al servizio di telefonia vocale offerto a clienti remunerativi o in
aree remunerative, nel rispetto delle modalità di cui al presente
decreto.
4. Anche in attuazione di quanto previsto all’art. 8, comma 5, del
regolamento, il finanziamento del servizio universale da parte dei
soggetti di cui ai commi 2 e 3 avviene esclusivamente attraverso la
contribuzione al fondo di …

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