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Provvedimenti contro l'inquinamento atmosferico....

Provvedimenti contro l'inquinamento atmosferico.

l 13/07/1966 n. 00000615

INQUINAMENTO
Legge 13 luglio 1966, n. 615 (in Gazz. Uff., 13 agosto, n. 201). –
Provvedimenti contro l’inquinamento atmosferico.
(ANTISMOG)

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno
approvato;
Il Presidente della Repubblica:
Promulga la seguente legge:

Capo I
NORME GENERALI

Art. 1. L’esercizio di impianti termici, alimentati con
combustibili minerali solidi o liquidi, a ciclo continuo o
occasionale, nonchè l’esercizio di impianti industriali e di mezzi
motorizzati, che diano luogo ad emissione in atmosfera di fumi,
polveri, gas e odori di qualsiasi tipo atti ad alterare le normali
condizioni di salubrità dell’aria e di costituire pertanto
pregiudizio diretto o indiretto alla salute dei cittadini e danno ai
beni pubblici o privati, sarà sottoposto alle norme di cui alla
presente legge.

Art. 2. ai fini della prevenzione dell’inquinamento atmosferico, il
territorio nazionale è suddiviso in due <<zone>> di controllo,
denominate rispettivamente zona A e zona B.
La zona A comprende:
1) i Comuni dell’Italia centro-settentrionale con popolazione da
settantamila a trecentomila abitanti, ovvero con popolazione
inferiore, ma con caratteristiche industriali o urbanistiche o
geografiche o meteorologiche particolarmente sfavorevoli nei riguardi
dell’inquinamento atmosferico, secondo il giudizio della Commissione
centrale di cui all’art. 3;
2) i Comuni dell’Italia meridionale ed insulare con popolazione
da trecentomila abitanti ad un milione, ovvero con popolazione
inferiore, ma con caratteristiche industriali o urbanistiche o
geografiche o meteorologiche particolarmente sfavorevoli nei riguardi
dell’inquinamento atmosferico secondo il giudizio della predetta
Commissione centrale;
3) le località che, a parere della stessa Commissione, rivestano
un particolare interesse pubblico.
La zona B comprende:
1) i Comuni dell’Italia contro-settentrionale con popolazione
superiore a 300.000 abitanti ed i Comuni dell’Italia meridionale ed
insulare con popolazione superiore a 1.000.000 di abitanti;
2) i Comuni di cui sopra, con popolazione anche inferiore a
quelle sopra indicate, purchè presentanti caratteristiche industriali
o urbanistiche o geografiche o meteorologiche particolarmente
sfavorevoli nei riguardi dell’inquinamento atmosferico, secondo il
giudizio della predetta Commissione centrale.
Alla ripartizione dei Comuni interessati nelle due zone previste
dal presente articolo, sarà provveduto con decreto del Ministro per
la sanità, previo parere della Commissione centrale di cui all’art.
3.
Il Ministro per la sanità, con le stesse forme, può assegnare un
Comune, su richiesta debitamente motivata, ad una delle due zone,
indipendentemente dal numero dei suoi abitanti e dalla ubicazione
geografica.

Art. 3. Presso il Ministero della sanità è istituita una
Commissione centrale contro l’inquinamento atmosferico, così
composta:
dal direttore generale dei servizi per l’igiene pubblica ed
ospedali del Ministero della sanità, che la presiede;
dal direttore generale e dall’ispettore generale capo dei servizi
antincendi e di protezione civile del Ministero dell’interno;
dal direttore generale dell’urbanistica ed opere igieniche del
Ministero dei lavori pubblici;
dal direttore generale delle fonti di energia del Ministero
dell’industria;
dal direttore generale della produzione industriale del Ministero
dell’industria;
dal direttore generale della motorizzazione civile del Ministero
dei trasporti;
dal presidente della seconda sezione del Consiglio superiore dei
lavori pubblici;
dal capo dell’Ispettorato medico centrale del lavoro;
dal capo dei laboratori di chimica e dal capo dei laboratori di
ingegneria sanitaria dell’Istituto superiore di sanità;
da un rappresentante del Consiglio superiore di sanità, scelto
fra i docenti universitari d’igiene;
da un rappresentante del Ministero per la ricerca scientifica
scelto fra docenti universitari di chimica-fisica o chimica
industriale;
da un rappresentante del Ministero delle partecipazioni statali;
da un esperto di meteorologia;
da un rappresentante dell’Associazione nazionale per il controllo
della combustione;
da un rappresentante della Stazione sperimentale dei
combustibili;
da un rappresentante dell’Associazione termotecnica italiana.
Disimpegna le funzioni di segretario un funzionario della carriera
direttiva del Ministero della sanità, di qualifica non inferiore a
direttore di sezione o equiparata.
La Commissione, per l’esame di determinati problemi, può avvalersi
dell’opera di tecnici e di esperti e può sentire i rappresentanti di
enti o di categorie interessate.
Ai componenti della Commissione centrale spettano i compensi
previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 11 gennaio 1956,
n. 5.

Art. 4. La Commissione centrale contro l’inquinamento atmosferico:
a) esamina qualsiasi materia inerente all’inquinamento
atmosferico;
b) esprime parere su tutte le questioni relative all’inquinamento
atmosferico che siano sottoposte al suo esame da parte di enti
pubblici e privati;
c) promuove studi e ricerche su problemi attinenti
all’inquinamento atmosferico.

Art. 5. In ogni capoluogo di regione, nella quale almeno un Comune
risulti interessato alla presente legge, è istituito presso l’ufficio
del medico provinciale un Comitato regionale contro l’inquinamento
atmosferico, così composto:
dal presidente della regione, ove questa sia già costituita, o in
mancanza dal presidente della Amministrazione provinciale del
capoluogo di regione, che la presiede;
dall’assessore alla sanità della regione ove questa sia
costituita, o, in mancanza, dall’assessore alla sanità della
Provincia capoluogo della regione che presiede in caso di assenza del
presidente;
dal medico provinciale del capoluogo della regione;
dall’ufficiale sanitario del capoluogo della regione;
dal provveditore regionale alle opere pubbliche;
dal capo dell’Ispettorato compartimentale della motorizzazione
civile;
dai direttori dei reparti medico-micrografico e chimico del
laboratorio provinciale d’igiene e profilassi del capoluogo della
regione;
da un esperto meteorologo;
dall’ispettore di zona e dal comandante provinciale dei vigili
del fuoco del capoluogo della regione;
dal direttore della locale sezione dell’Associazione nazionale
per il controllo della combustione;
dal capo dell’Ispettorato medico regionale del lavoro;
da un rappresentante delle Provincie della regione;
da un rappresentante dell’Associazione nazionale Comuni d’Italia;
dal presidente della Camera di commercio, industria e agricoltura
del capoluogo della regione, e da un suo esperto.
Disimpegna le funzioni di segretario un funzionario della carriera
direttiva amministrativa del Ministero della sanità.
Il Comitato, per l’esame di determinati problemi, può avvalersi
dell’opera di tecnici e di esperti e può sentire i rappresentanti di
enti o di categorie interessate.
Dovrà sentire inoltre i medici provinciali e gli ufficiali sanitari
delle Provincie e dei Comuni di volta in volta interessati.
Il Comitato, nominato con decreto del Ministro per la sanità, dura
in carica tre anni.
Ai componenti del Comitato regionale spettano i compensi previsti
dal decreto del Presidente della Repubblica 11 gennaio 1956, n. 5.

Art. 6. Il Comitato regionale contro l’inquinamento atmosferico:
a) esamina qualsiasi questione inerente all’inquinamento
atmosferico nell’ambito regionale;
b) esprime parere sui provvedimenti da adottarsi dalle
Amministrazioni comunali a norma della presente legge;
c) promuove studi, ricerche e iniziative concernenti la lotta
contro l’inquinamento atmosferico.

Art. 7. Le Amministrazioni provinciali debbono istituire entro un
anno dall’entrata in vigore della presente legge un servizio di
rilevamento dell’inquinamento atmosferico, avvalendosi dell’opera dei
laboratori provinciali di igiene e profilassi, ovvero degli istituti
di igiene o di altri istituti e laboratori, purchè questi siano
all’uopo autorizzati dal Ministero della sanità.
Al servizio di cui al comma precedente possono provvedere
direttamente anche i singoli Comuni che, entro quattro mesi dalla
data di entrata in vigore della presente legge, notifichino
all’Amministrazione provinciale la relativa deliberazione approvata
nei modi di legge.

Capo II
IMPIANTI TERMICI – INSTALLAZIONI

Art. 8. Nelle zone A e B previste dal precedente art. 2, ogni
impianto termico di potenzialità superiore alle 30 mila Kcal/h,
nonchè i locali e le relative installazioni, devono possedere i
requisiti tecnici e costruttivi atti ad assicurare un idoneo
funzionamento, secondo le norme stabilite nel regolamento di
esecuzione della presente legge.

Art. 9. Per l’installazione di un nuovo impianto termico di cui al
precedente art. 8 o per la trasformazione o l’ampliamento di un
impianto preesistente, il proprietario o possessore deve presentare
domanda corredata da un progetto particolareggiato dell’impianto –
con l’indicazione della potenzialità in Kcal/h – al comando
provinciale dei vigili del fuoco, che lo approva dopo avere
constatato la corrispondenza dell’impianto alle norme stabilite dal
regolamento.
Avverso la mancata approvazione del p…

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