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Termini, definizioni generali e simboli grafici di prevenzione inc...

Termini, definizioni generali e simboli grafici di prevenzione incendi.

dm 30/11/1983

Decreto
Ministeriale 30 novembre 1983 (in Gazz. Uff., 12 dicembre,
n. 339).
— Termini, definizioni generali e simboli grafici di
prevenzione
incendi.

Il Ministro dell’interno:
Vista la legge 13 maggio 1961,
n. 469, art. 1;
Vista la legge 26 luglio 1965, n. 966, art. 2;

Vista la legge 18 luglio 1980, n. 406, art. 2;
Visto il decreto del
Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n.
547;
Visto il decreto
del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n.
577;
Rilevata la
necessità di definire in maniera univoca i termini, le
definizioni
generali e i simboli grafici relativi ad espressioni
specifiche
della prevenzione incendi secondo quanto disposto
dall’art. 1
del decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio
1982, n. 577;

Viste le definizioni e la simbologia grafica elaborate dal
Comitato
centrale tecnico-scientifico per la prevenzione incendi
di cui
all’art. 10 del decreto del Presidente della Repubblica 29
luglio
1982, n. 577;
Visto l’art. 11 del citato decreto del
Presidente della Repubblica
29 luglio 1982, n. 577;

Decreta:

é
approvato l’elenco contenente i termini e le definizioni generali
di
prevenzione incendi riportati nell’allegato A al presente decreto.
é
altresì approvata la tabella contenente i fondamentali
simboli
grafici, riferibili esclusivamente a misure di prevenzione
incendi,
da adottarsi nella esecuzione di elaboratori tecnici
relativi ad
attività soggette ai controlli da parte del Corpo
nazionale dei
vigili del fuoco, riportata nell’allegato B al presente
decreto.
Sono abrogati i termini e le definizioni generali,
riportati nelle
norme e nei criteri tecnici attualmente in vigore
di cui al primo
comma dell’art. 22 del decreto del Presidente
della Repubblica 29
luglio 1982, n. 577, non conformi a quelli
approvati con il presente
decreto.

Allegato A

DEFINIZIONI GENERALI DI
PREVENZIONE INCENDI

Scopo.

Scopo
del presente decreto è quello di dare definizioni
generali
relativamente ad espressioni specifiche della prevenzione
incendi ai
fini di una uniforme applicazione delle norme emanate ai
sensi del
decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n.
577.
Nella elaborazione delle singole norme di prevenzione
incendi
potranno essere aggiunte altre particolari definizioni al
fine di
precisare elementi o dati specifici delle situazioni
considerate.

1. — Caratteristiche
costruttive.

1.1. Altezza ai fini antincendi degli edifici civili.
Altezza massima
misurata dal livello inferiore dell’apertura più
alta dell’ultimo
piano abitabile e/o agibile, escluse quelle dei
vani tecnici, al
livello del piano esterno più basso.
1.2. Altezza
dei piani. Altezza massima tra pavimento e intradosso
del
soffitto.
1.3. Carico d’incendio. Potenziale termico della
totalità dei
materiali combustibili contenuti in uno spazio,
ivi compresi i
rivestimenti dei muri, delle pareti provvisorie, dei
pavimenti e dei
soffitti. Convenzionalmente è espresso in
chilogrammi di legno
equivalente (potere calorifico inferiore 4.400
Kcal/kg).
1.4. Carico d’incendio specifico. Carico d’incendio
riferito alla
unità di superficie lorda.
1.5. Compartimento
antincendio. Parte di edificio delimitata da
elementi
costruttivi di resistenza al fuoco predeterminata e
organizzato
per rispondere alle esigenze della prevenzione incendi.
1.6.
Comportamento al fuoco. Insieme di trasformazioni fisiche
e
chimiche di un materiale o di un elemento da costruzione
sottoposto
all’azione del fuoco. Il comportamento al fuoco
comprende la
resistenza al fuoco delle strutture e la reazione
al fuoco dei
materiali.
1.7. Filtro a prova di fumo. Vano
delimitato da strutture con
resistenza al fuoco REI
predeterminata, e comunque non inferiore a
60′, dotato di due o più
porte munite di congegni di autochiusura con
resistenza al fuoco
REI predeterminata, e comunque non inferiore a
60′, con camino di
ventilazione di sezione adeguata e comunque non
inferiore a 0,10
m² sfociante al di sopra della copertura
dell’edificio, oppure
vano con le stesse caratteristiche di
resistenza al fuoco e
mantenuto in sovrappressione ad almeno 0,3 (1)
mbar, anche in
condizioni di emergenza, oppure aerato direttamente
verso l’esterno
con aperture libere di superficie non inferiore ad 1
m² con esclusione
di condotti.
1.8. Intercapedine antincendi. Vano di distacco con
funzione di
aerazione e/o scarico di prodotti della combustione
di larghezza
trasversale non inferiore a 0,60 m; con funzione di
passaggio di
persone di larghezza trasversale non inferiore a 0,90 m.

Longitudinalmente è delimitata dai muri perimetrali (con o
senza
aperture) appartenenti al fabbricato servito e da terrapieno
e/o da
muri di altro fabbricato, aventi pari resistenza al fuoco.
Ai
soli scopi di aerazione e scarico dei prodotti della combustione
è
inferiormente delimitata da un piano ubicato a quota non inferiore
ad
1 m dall’intradosso del solaio del locale stesso.
Per la funzione
di passaggio di persone, la profondità della
intercapedine deve
essere tale da assicurare il passaggio nei locali
serviti attraverso
varchi aventi altezza libera di almeno 2 m.
Superiormente è
delimitata da <<spazio scoperto>>.
1.9. Materiale. Il
componente (o i componenti variamente associati)
che può (o possono)
partecipare alla combustione in dipendenza della
propria natura
chimica e delle effettive condizioni di messa in opera
per
l’utilizzazione.
1.10. Reazione al fuoco. Grado di partecipazione
di un materiale
combustibile al fuoco al quale è sottoposto. In
relazione a ciò i
materiali sono assegnati (circolare n. 12 del
17 maggio 1980 del
Ministero dell’interno) alle classi 0, 1, 2, 3, 4,
5 con l’aumentare
della loro partecipazione alla combustione; quelli
di classe 0 sono
non combustibili.
1.11. Resistenza al fuoco.
Attitudine di un elemento da costruzione
(componente o struttura) a
conservare — secondo un programma termico
prestabilito e per un
tempo determinato — in tutto o in parte: la
stabilità
<<R>>, la tenuta <<E>>, l’isolamento termico
<<I>>, così
definiti:

— stabilità: attitudine di un
elemento da costruzione a conservare
la resistenza meccanica sotto
l’azione del fuoco;
— tenuta: attitudine di un elemento da
costruzione a non lasciar
passare nè produrre — se sottoposto
all’azione del fuoco su un lato
— fiamme, vapori o gas caldi sul lato
non esposto;
— isolamento termico: attitudine di un elemento da
costruzione a
ridurre, entro un dato limite, la trasmissione del
calore.

Pertanto:

— con il simbolo <<REI>> si
identifica un elemento costruttivo che
deve conservare, per un tempo
determinato, la stabilità, la tenuta e
l’isolamento termico;
— con
il simbolo <<RE>> si identifica un elemento costruttivo
che
deve conservare, per un tempo determinato, la stabilità e la
tenuta;
— con il simbolo <<R>> si identifica un
elemento costruttivo che
deve conservare, per un tempo determinato, la
stabilità.

In relazione ai requisiti dimostrati gli elementi
strutturali
vengono classificati da un numero che esprime i minuti
primi.
Per la classificazione degli elementi non portanti il
criterio
<<R>> è automaticamente soddisfatto qualora
siano soddisfatti i
criteri <<E>> ed
<<I>>.
1.12. Spazio scoperto. Spazio a cielo libero
o superiormente
grigliato avente, anche se delimitato su tutti i
lati, superficie
minima in pianta (m²) non inferiore a quella
calcolata moltiplicando
per tre l’altezza in metri della parete più
bassa che lo delimita.
La distanza fra le strutture verticali
che delimitano lo spazio
scoperto deve essere inferiore a 3,50 m.
Se
le pareti delimitanti lo spazio a cielo libero o grigliato
hanno
strutture che aggettano o rientrano, detto spazio è
considerato
<<scoperto>> se sono rispettate le condizioni
del precedente comma e
se il rapporto fra la sporgenza (o rientranza)
e la relativa altezza
di impostazione è non superiore ad 1/2.
La
superficie minima libera deve risultare al netto delle
superfici
aggettanti.
La minima di 3,50 m deve essere computata fra
le pareti più vicine
in caso di rientranze, fra parete e limite
esterno della proiezione
dell’aggetto in caso di sporgenze, fra i
limiti delle proiezioni di
aggetti prospicienti.
1.13. Superficie
lorda di un compartimento. Superficie in pianta
compresa entro il
perimetro interno delle pareti delimitanti il
comportimento.

2. — Distanze.

2.1. Distanza di sicurezza
esterna. Valore minimo, stabilito dalla
norma, delle distanze
misurate orizzontalmente tra il perimetro in
pianta di ciascun
elemento pericoloso di una attività e il perimetro
del più vicino
fabbricato esterno alla attività stessa o di altre
opere pubbliche
o private oppure rispetto ai confini di aree
edificabili verso
le quali tali distanze devono essere osservate.
2.2. Distanza di
sicurezza interna. Valore minimo, stabilito dalla
norma, delle
distanze misurate orizzontalmente tra i rispettivi
perimetri in
pianta dei vari elementi pericolosi di una attività.
2.3. Distanza
di protezione. Valore minimo, stabilito dalla norma,
delle distanze
misurate orizzontalmente tra il perimetro in pianta di
ciascun
elemento pericoloso di una attività e la recinzione
(ove
prescritta) ovvero il confine dell’area su c…

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