Architetto.info - Architetto.info | Architetto.info

Approvazione del regolamento per le professioni d'ingegnere e di archi...

Approvazione del regolamento per le professioni d'ingegnere e di architetto.

rd 23/10/1925 n. 00002537

Regio decreto 23 ottobre 1925, n. 2537 (in Gazz. Uff., 15 febbraio,
n. 37). – Approvazione del regolamento per le professioni d’ingegnere
e di architetto.

Vista la legge 24 giugno 1923, n. 1395.

é approvato il regolamento per l’attuazione e per il coordinamento
della legge 24 giugno 1923, n. 1395, con le disposizioni vigenti
nelle nuove provincie, annesso al presente decreto e firmato,
d’ordine nostro, dai ministri proponenti.

Regio decreto 23 ottobre 1925, n. 2537 (in Gazz. Uff., 15 febbraio,
n. 37). – Approvazione del regolamento per le professioni d’ingegnere
e di architetto.

TESTO DEL REGOLAMENTO

Capo I.
Dell’albo

Art. 1.

In ogni provincia è costituito l’ordine degli ingegneri e degli
architetti, avente sede nel comune capoluogo.

Art. 2.

Ogni ordine provvede alla formazione del proprio albo.
Quando gli iscritti nell’albo non raggiungano il numero di 25, essi
saranno iscritti nell’albo di un capoluogo vicino, che sarà
determinato dal primo presidente della corte di appello.

Art. 3.

L’albo conterrà per ogni singolo iscritto: il cognome ed il nome,
la paternità, la residenza.
La iscrizione nell’albo ha luogo per ordine alfabetico. Accanto ad
ogni nome saranno annotate la data e la natura del titolo che abilita
all’esercizio della professione con eventuale indicazione
dell’autorità da cui il titolo stesso fu rilasciato, nonché la data
della iscrizione.
Chi si trova iscritto nell’albo deve comunicare al consiglio
dell’ordine, mediante lettera raccomandata, l’eventuale cambiamento
di residenza.

Art. 4.

Per essere iscritto nell’albo occorre aver superato l’esame di
Stato per l’esercizio della professione di ingegnere e di architetto,
ai sensi del regio decreto 31 dicembre 1923, n. 2909, salve le
disposizioni dell’art. 60 del presente regolamento.
Potranno essere iscritti nell’albo, a termini dell’art. 3,
capoverso della legge 24 giugno 1923, n. 1395, anche gli ufficiali
generali e superiori del genio che siano abilitati all’esercizio
della professione, ai sensi del regio decreto 6 settembre 1902, n.
485.

Art. 5.

Per esercitare in tutto il territorio del regno e delle colonie le
professioni di ingegnere e di architetto è necessario avere superato
l’esame di Stato, a norma del regio decreto 31 dicembre 1923, n.
2909, ferme restando le disposizioni transitorie della legge 24
giugno 1923, n. 1395 e del presente regolamento.
Soltanto però agli iscritti nell’albo possono conferirsi le perizie
e gli incarichi di cui all’art. 4 della detta legge 24 giugno 1923,
n. 1395, salva in ogni caso l’eccezione preveduta nel capoverso
ultimo dello stesso art. 4 e nell’art. 56 del presente regolamento.

Art. 6.

Non si può essere iscritti nell’albo se non in seguito a domanda
firmata dal richiedente.

Art. 7.

La domanda di iscrizione nell’albo deve essere presentata alla
presidenza dell’ordine, redatta in carta da bollo da lire 2 e munita
dei seguenti documenti:
a) certificato di nascita;
b) certificato di cittadinanza italiana, o il certificato dello
Stato avente trattamento di reciprocità con l’Italia;
c) certificato di residenza;
d) certificato generale del casellario giudiziale di data non
anteriore di tre mesi alla presentazione della domanda;
e) certificato di aver conseguita l’approvazione nell’esame di
Stato, ai sensi dell’art. 4, prima parte del presente regolamento e
salve le disposizioni del successivo art. 60;
f) dichiarazione di non essere iscritto né di aver domandata
l’iscrizione in altro albo d’ingegnere o di architetto.
Non può essere iscritto nell’albo chi, per qualsiasi titolo, non
abbia il godimento dei diritti civili, ovvero sia incorso in alcuna
delle condanne di cui all’art. 28, prima parte, della legge 8 giugno
1874, n. 1938, sull’esercizio della professione di avvocato e
procuratore, salvo che sia intervenuta la riabilitazione a termini
del codice di procedura penale.

Art. 8.

Non oltre tre mesi dalla data della sua presentazione, il consiglio
dell’ordine deve deliberare sulla domanda d’iscrizione nell’albo.
La deliberazione deve essere motivata e presa a maggioranza
assoluta di voti dei presenti, in seguito a relazione di un
consigliere all’uopo delegato dal presidente.

Art. 9.

La deliberazione di cui all’art. 8 è notificata all’interessato nel
termine di cinque giorni a mezzo di lettera raccomandata con ricevuta
di ritorno. Nello stesso termine ne è data comunicazione con lettera
ufficiale al procuratore del Re.

Art. 10.

Contro la deliberazione del consiglio dell’ordine l’interessato ha
diritto di ricorrere all’assemblea generale entro un mese dalla
notificazione.
Entro il medesimo termine può ricorrere anche il procuratore del Re
presso il tribunale, qualora ritenga che la deliberazione sia
contraria a disposizioni legislative o regolamentari.

Art. 11.

L’assemblea generale delibera sul ricorso in seduta plenaria, che
dovrà essere convocata straordinariamente dal consiglio dell’ordine,
qualora non debba aver luogo, entro due mesi dalla presentazione del
ricorso, la convocazione ordinaria dell’assemblea. In tal caso questa
decide sul ricorso in sede di convocazione ordinaria.

Art. 12.

La deliberazione è presa a maggioranza assoluta di voti, osservate
le disposizioni dell’art. 28.
Il ricorrente ha diritto di essere inteso personalmente ed il
presidente del consiglio dell’ordine ha egualmente diritto di esporre
oralmente le ragioni della deliberazione adottata.
Alle notifiche delle deliberazioni dell’assemblea generale sarà
provveduto nei modi e termini di cui all’art. 9.

Art. 13.

Contro le deliberazioni dell’assemblea è ammesso reclamo, tanto da
parte del richiedente la iscrizione quanto, se del caso, del
procuratore del Re, alla commissione centrale di cui all’articolo
seguente.

Art. 14.

é istituita in Roma presso il ministero dei lavori pubblici, una
commissione centrale, alla quale spetta di decidere sulle impugnative
proposte, anche nel merito, contro le deliberazioni della assemblea
generale.
La commissione centrale è composta:
1° di un presidente di sezione del consiglio superiore dei lavori
pubblici, che la presiede;
2° di tre ingegneri o architetti membri del consiglio superiore
dei lavori pubblici;
3° di un magistrato avente grado non inferiore a consigliere di
corte d’appello o parificato;
4° di sei rappresentanti degli ordini degli ingegneri ed
architetti, di cui quattro ingegneri e due architetti.
I componenti la commissione di cui ai numeri 1, 2 e 3 sono nominati
dal ministro per la giustizia e per gli affari di culto e dal
ministro per i lavori pubblici secondo la rispettiva competenza;
quelli di cui al n. 4 sono designati in seguito ad elezione dalle
rispettive assemblee, osservate, per la votazione, le disposizioni
del successivo art. 33.
A tal fine l’assemblea di ciascun ordine nell’adunanza ordinaria
procede alla votazione per la designazione dei membri della
commissione centrale.
Il risultato della votazione, nel termine di quindici giorni da
quello della ultimazione delle operazioni di scrutinio, è comunicato
al presidente della commissione centrale, che formerà la graduatoria.
Saranno eletti coloro che dal complesso delle votazioni delle
assemblee risulteranno avere conseguito il maggior numero di voti. A
parità di voti s’intendono eletti i più anziani di età.
I componenti la commissione centrale durano in carica tre anni, ma
alla scadenza possono essere riconfermati o rieletti.

Art. 15.

Adempiono alle mansioni di segreteria della commissione centrale
magistrati trattenuti nel ministero della giustizia, nonché
funzionari del ministero dei lavori pubblici, nominati dai rispettivi
ministri.

Art. 16.

La impugnazione dinanzi alla commissione centrale è proposta nel
termine perentorio di giorni 30 da quello della data della lettera
raccomandata, con ricevuta di ritorno, con la quale sia comunicata
all’interessato la deliberazione dell’assemblea, o da quello della
data della partecipazione ufficiale fattane al procuratore del Re.
La impugnazione è trasmessa con lettera raccomandata alla
segreteria della commissione centrale e la prova dell’avvenuta
trasmissione non può essere data che mediante esibizione della
ricevuta postale di raccomandazione.

Art. 17.

Contro la deliberazione della commissione centrale non è dato alcun
mezzo di impugnazione né in via amministrativa né in via giudiziaria,
salvo il ricorso alle sezioni unite della corte di cassazione del
regno, nei casi di incompetenza o eccesso di potere.

Art. 18.

Le spese per il funzionamento della commissione centrale, sono
proporzionalmente sostenute da tutti gli ordini professionali in
ragione del numero degli iscritti.
L’ammontare delle spese viene determinato dalla commissione
centrale, la quale cura anche la ripartizione di esso tra i vari
consigli dell’ordine, a norma del comma precedente, e detta le
modalità per il versamento della quota spettante a ciascun co…

[Continua nel file zip allegato]

Architetto.info