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Norme per l'accettazione dei mattoni e terre refrattarie da impiegare ...

Norme per l'accettazione dei mattoni e terre refrattarie da impiegare nelle comuni costruzioni edilizie.

rd 16/11/1939 n. 00002235

Regio decreto 16 novembre 1939,
n. 2235 (in Supplemento alla Gazzetta
Ufficiale, 18 aprile, n. 92). –
Norme per l’accettazione dei mattoni
e terre refrattarie da impiegare
nelle comuni costruzioni edilizie.

Sono approvate e rese
obbligatorie le annesse norme, compilate dal
consiglio nazionale
delle ricerche, per l’accettazione dei mattoni e
terre refrattarie da
impiegare nelle comuni costruzioni edilizie, le
quali saranno
firmate, d’ordine nostro, dal Duce del fascismo, Capo
del governo,
proponente.
Sono abrogate tutte le disposizioni contrarie
o comunque
incompatibili con quelle del presente decreto, il quale
entrerà in
vigore nel sessantesimo giorno dopo la sua
pubblicazione.

Regio decreto 16 novembre 1939, n. 2235 (in
Supplemento alla Gazzetta
Ufficiale, 18 aprile, n. 92). – Norme per
l’accettazione dei mattoni
e terre refrattarie da impiegare nelle
comuni costruzioni edilizie.

NORME

Art. 1.

Agli effetti delle
presenti norme s’intendono per mattoni
refrattari, materiali da
costruzione atti a sopportare temperature
elevate senza fondere e
conservando anche alle alte temperature
caratteristiche adeguate
di resistenza alle sollecitazioni
meccaniche.

Art. 2.

I mattoni refrattari da impiegare
nell’edilizia devono avere
struttura omogenea e compatta e non
presentare ammanchi di materia né
screpolature o distorsioni:
devono dare alla percussione suono
metallico ben netto: nel
normale avvicendamento delle temperature non
dovranno sgretolarsi né
screpolarsi.
I mattoni refrattari, hanno di consueto forma
parallelepipeda, ma
in casi speciali potranno essere prescritte
particolari forme e
dimensioni.
Ogni mattone deve portare impressa
la marca della ditta fabbricante
e le lettere e numeri progressivi
individuanti le singole partite, in
modo però che non ne risulti
alterata la resistenza meccanica.
Per speciali condizioni di
impiego la loro composizione deve
corrispondere alle rispettive
prescrizioni del capitolo speciale.

Art. 3.

{R1Le terre refrattarie devono presentarsi in polvere
uniforme
passante senza residuo nello staccio di 196 maglie per
centimetro
quadrato. Impastate con conveniente quantità di acqua
devono formare
una pasta plastica che nell’essiccamento non dovrà
spaccarsi.

Art. 4.

Le prove da
eseguire per accertare la bontà dei materiali
refrattari sono
quelle di resistenza alla rottura per compressione,
di cedimento a
caldo, di inalterabilità delle dimensioni, di
refrattarietà e di
comportamento alle variazioni di temperatura.
Le prove debbono
essere eseguite in uno dei laboratori ufficiali
indicati nell’allegato
alle presenti norme.

Art. 5.

La
prova a compressione a temperatura ordinaria con o
senza
preventivo arroventamento, viene eseguita con le stesse
modalità
previste per il materiale laterizio pieno; qualora però la
fornitura
contempli pezzi di forma diversa dagli ordinari mattoni,
dovranno
ricavarsi provini di forma cubica delle dimensioni massime
possibili.

Art. 6.

Per la prova
di cedimento a caldo, dal mattone in prova viene
ricavato con
adatta fresa un provino cilindrico del diametro di mm.
50 ed avente
le basi perfettamente parallele. Tale provino viene
introdotto nella
zona di uniforme temperatura di un forno elettrico a
resistenza e
quindi sottoposto, normalmente alle basi, al carico di
due
chilogrammi per centimetro quadrato, che viene tenuto costante
per
tutta la durata della prova. Il carico viene applicato
con
l’interposizione di una piastrina di carbone dello spessore
di
millimetri cinque.
La temperatura del forno viene quindi fatta
aumentare in ragione
non superiore a 15° al minuto primo fino a
raggiungere la temperatura
di 1000° e non più di 10° in media
dopo raggiunti i 1000°. Il
controllo della temperatura deve
eseguirsi a mezzo di adatta coppia
termo-elettrica, tenendo conto
dell’errore del giunto freddo, o
mediante pirometro ottico
preventivamente tarato, con tutti gli
accorgimenti atti a garantire
l’esattezza della misura.
La macchina di prova dev’essere munita di
apposito apparecchio che
tracci il diagramma della variazione di
altezza del provino.
Il comportamento del provino e le
caratteristiche del diagramma
rilevato devono corrispondere alle
prescrizioni di capitolato, in
relazione alle condizioni di impiego
del materiale.

Art. 7.

Per la
prova di inalterabilità delle dimensioni, si ricava dal
mattone
refrattario un provino cubico, avendo cura che due facce di
esso
risultino parallele alle facce del mattone su cui si
troverà
applicato il carico in opera. Tale provino viene riscaldato
fino alla
temperatura di 1200° in un forno che presenti una
sufficente zona di
temperatura praticamente costante, avendo cura di
regolare l’aumento
di temperatura dopo raggiunti i 600° in ragione di
dieci gradi circa
in media per minuto primo. Esso viene quindi
estratto dal forno e
lasciato raffreddare all’aria libera ambiente.

Le misure nel senso delle tre dimensioni principali del
provino,
dopo tale raffreddamento, non devono differire più del 2
per cento
delle lunghezze primitive.

Art. 8.

La prova di refrattarietà viene eseguita sopra provini
di forma
piramidale a base triangolare di dimensioni identiche ai
testimoni
fusibili Seger con i quali verrà controllata la
temperatura durante
la prova.
I provini sono ricavati
ritagliandoli con strumenti adatti
direttamente dalla massa di un
mattone.
Tre provini così ottenuti vengono collocati in un forno
elettrico a
resistenza che presenti una zona centrale a
temperatura uniforme
alternativamente con i tre testimoni Seger,
corrispondenti alla
temperatura prevista nel rispettivo capitolato
ed alle temperature
precedenti e seguenti nella scala Seger.
La
temperatura negli ultimi 200° precedenti la massima di prova
deve
essere aumentata con la possibile uniformità in ragione di 10°
in
media al minuto primo fino a raggiungere detta temperatura
massima
alla quale il corrispondente testimone Seger reclina la
estremità
superiore fino a toccare leggermente il piano di appoggio
senza altra
deformazione. A tale temperatura i provini devono avere
comportamento
analogo al detto testimone Seger di paragone.
La prova
di refrattarietà della terra viene eseguita, prelevando un
campione
medio e ricavando con esso dei provini a forma dei coni
Seger con
impasto di terra e soluzione acquosa di destrina.

Art. 9.

Per determinare il comportamento alle
variazioni di temperatura, i
mattoni refrattari riscaldati fino a
temperatura di arroventamento
debbono sostenere l’azione prolungata
di una corrente di aria a
temperatura ambiente senza
deterioramento.
I mattoni devono essere sottoposti a dieci cicli
di riscaldamento
graduale fino all’arroventamento in opportuno
tipo di forno e di
raffreddamento in aria ambiente.
Il
comportamento del mattone viene giudicato buono se non
presenta
screpolature e se la riduzione di peso subìto dopo detti
dieci cicli
non risulti superiore al 2 per cento del peso
finale. Le pesate
devono effettuarsi con approssimazione al grammo.

Art. 10.

I limiti di accettazione
dei materiali refrattari devono essere
stabiliti in capitolato,
tenendo conto delle varie condizioni di
impiego.
Per i mattoni che
si trovano esposti a fuoco moderato, come avviene
nei forni da pane,
caminetti, stufe ordinarie da appartamento, ecc.,
di regola nella
prova di rendimento a caldo sono addottati i limiti
appresso
indicati:
a) la temperatura detta di inversione, alla quale il
provino,
dopo di essersi dilatato, comincia a diminuire di
altezza non
dev’essere inferiore a 1100°;
b) la temperatura di
inizio del rammollimento corrispondente alla
diminuzione di mm.
0,35 dell’altezza del provino rispetto alla
temperatura di
inversione non deve risultare inferiore a 1150°;
c) la
temperatura considerata di schiacciamento, alla quale
l’altezza
del provino è diminuita del 40 per cento non dev’essere
inferiore a
1350°.
Inoltre la resistenza alla compressione a freddo
dev’essere non
minore di 100 kg/cm² e la temperatura di fusione
non dev’essere
inferiore a 1500°.
Quando l’impianto sia di tale
importanza da rivestire il carattere
di un impianto industriale
sono tenute presenti le norme generali
consigliate dal comitato
termotecnico per i refrattari impiegati
nelle industrie.

Allegato A.

ELENCO DEI LABORATORI UFFICIALI

Laboratori sperimentali
annessi alle cattedre di scienza delle
costruzioni:
XTAB
del
regio istituto superiore d’ingegneria (politecnico) di Torino;
del
regio istituto superiore d’ingegneria (politecnico) di Milano;
della
facoltà d’ingegneria della regia università di Padova;
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>> Genova;
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>> >> >> >> Bologna;
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>> Pisa;
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>> >> >> >> Roma;
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