Architetto.info - Architetto.info | Architetto.info

Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza fr...

Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi da osservare ai fini della ormazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell'art. 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765.

dm 02/04/1968

EDILIZIA E URBANISTICA
Decreto Ministeriale 2 aprile 1968 (in Gazz. Uff., 16 aprile, n. 97).
– Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza
fra i fabbricati e rapporti massimi tra spazi destinati agli
insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati
alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi da
osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o
della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell’art. 17 della
legge 6 agosto 1967, n. 765.

Il Ministro per i lavori pubblici, di concerto con il Ministro per
l’interno:
Vista la legge 17 agosto 1942, n. 1150;
Visto l’art. 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765;
Ritenuto che è necessario definire, per zone territoriali omogenee,
limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza fra
i fabbricati, nonchè rapporti massimi tra spazi destinati agli
insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati
alle attività collettive, a verde pubblico o a parcheggi, ai fini
della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di
quelli esistenti;
Visto il voto n. 381 espresso dal Consiglio superiore dei lavori
pubblici in assemblea generale nelle adunanze del 27 febbraio, 6 e 14
marzo 1968;
Decreta:
Art. 1.

Campo di applicazione.

Le disposizioni che seguono si applicano ai nuovi piani regolatori
generali e relativi piani particolareggiati o lottizzazioni
convenzionate; ai nuovi regolamenti edilizi con annesso programma di
fabbricazione e relative lottizzazioni convenzionate; alle revisioni
degli strumenti urbanistici esistenti.

Art. 2.

Zone territoriali omogenee.

Sono considerate zone territoriali omogenee, ai sensi e per gli
effetti dell’art. 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765:
A) le parti del territorio interessate da agglomerati urbani che
rivestino carattere storico, artistico o di particolare pregio
ambientale o da porzioni di essi, comprese le aree circostanti, che
possono considerarsi parte integrante, per tali caratteristiche,
degli agglomerati stessi;
B) le parti del territorio totalmente o parzialmente edificate,
diverse dalle zone A): si considerano parzialmente edificate le zone
in cui la superficie coperta degli edifici esistenti non sia
inferiore al 12,5% (un ottavo) della superficie fondiaria della zona
e nelle quali la densità territoriale sia superiore ad 1,5 mc/mq.
C) le parti del territorio destinate a nuovi complessi
insediativi, che risultino inedificate o nelle quali l’edificazione
preesistente non raggiunga i limiti di superficie e densità di cui
alla precedente lettera B);
D) le parti del territorio destinate a nuovi insediamenti per
impianti industriali o ad essi assimilati;
E) le parti del territorio destinate ad usi agricoli, escluse
quelle in cui – fermo restando il carattere agricolo delle stesse –
il frazionamento delle proprietà richieda insediamenti da considerare
come zone C);
F) le parti del territorio destinate ad attrezzature ed impianti
di interesse generale.

Art. 3.

Rapporti massimi, tra gli spazi destinati agli
insediamenti residenziali e gli spazi pubblici o
riservati alle attività collettive, a verde pubblico o a
parcheggi.(TO}

Per gli insediamenti residenziali, i rapporti massimi di cui
all’art. 17 – penultimo comma – della legge n. 765, sono fissati in
misura tale da assicurare per ogni abitante – insediato o da
insediare – la dotazione minima, inderogabile, di mq. 18 per spazi
pubblici o riservati alle attività collettive, a verde pubblico o a
parcheggio, con esclusione degli spazi destinati alle sedi varie.
Tale quantità complessiva va ripartita, di norma, nel modo appresso
indicato:
a) mq. 4,50 di aree per l’istruzione: asili nido, scuole materne
e scuole dell’obbligo;
b) mq. 2 di aree per attrezzature di interesse comune: religiose,
culturali, sociali, assistenziali, sanitarie, amministrative, per
pubblici servizi (uffici P.T., protezione civile, ecc.) ed altre;
c) mq. 9 di aree per spazi pubblici attrezzati a parco e per il
gioco e lo sport, effettivamente utilizzabili per tali impianti con
esclusione di fasce verdi lungo le strade;
d) mq. 2,50 di aree per parcheggi (in aggiunta alle superfici a
parcheggio previste dall’art. 18 della legge n. 765): tali aree – in
casi speciali – potranno essere distribuite su diversi livelli.
Ai fini dell’osservanza dei rapporti suindicati nella formazione
degli strumenti urbanistici, si assume che, salvo diversa
dimostrazione, ad ogni abitante insediato o da insediare
corrispondano mediamente 25 mq. di superficie lorda abitabile (pari a
circa 80 mc. vuoto per pieno), eventualmente maggiorati di una quota
non superiore a 5 mq. (pari a circa 20 mc. vuoto per pieno) per le
destinazioni non specificamente residenziali ma strettamente connesse
con le residenze (negozi di prima necessità, servizi collettivi per
le abitazioni, studi professionali, ecc.).

Art. 4.

Quantità minime di spazi pubblici o riservati alle
attivita’ collettive, a verde pubblico o di parcheggi da
osservare in rapporto agli insediamenti residenziali nelle
singole zone territoriali omogenee.

La quantità minima di spazi – definita al precedente articolo in
via generale – è soggetta, per le diverse zone territoriali omogenee,
alle articolazioni e variazioni come appresso stabilite in rapporto
alla diversità di situazioni obiettive.
1 – Zone A): l’amministrazione comunale, qualora dimostri
l’impossibilità – per mancata disponibilità di aree idonee, ovvero
per ragioni di rispetto ambientale e di salvaguardia delle
caratteristiche, della conformazione e delle funzioni della zona
stessa – di raggiungere le quantità minime di cui al precedente art.
3, deve precisare come siano altrimenti soddisfatti i fabbisogni dei
relativi servizi ed attrezzature.
2 – Zone B): quando sia dimostrata l’impossibilità – detratti i
fabbisogni comunque già soddisfatti – di raggiungere la predetta
quantità minima di spazi su aree idonee, gli spazi stessi vanno
reperiti entro i limiti delle disponibilità esistenti nelle adiacenze
immediate, ovvero su aree accessibili tenendo conto dei raggi di
influenza delle singole attrezzature e della organizzazione dei
trasporti pubblici.
Le aree che verranno destinate agli spazi di cui al precedente art.
3 nell’ambito delle zone A) e B) saranno computate, ai fini della
determinazione delle quantità minime prescritte dallo stesso
articolo, in misura doppia di quella effettiva.
3 – Zone C): deve essere assicurata integralmente la quantità
minima di spazi di cui all’art. 3.
Nei comuni per i quali la popolazione prevista dagli strumenti
urbanistici non superi i 10 mila abitanti, la predetta quantità
minima di spazio è fissata in mq. 12 dei quali mq. 4 riservati alle
attrezzature scolastiche di cui alla lettera a) dell’art. 3. La
stessa disposizione si applica agli insediamenti residenziali in
comuni con popolazione prevista superiore a 10 mila abitanti, quando
trattasi di nuovi complessi insediativi per i quali la densità
fondiaria non superi 1 mc/mq.
Quando le zone C) siano contigue o in diretto rapporto visuale con
particolari connotati naturali del territorio (quali coste marine,
laghi, lagune, corsi d’acqua importanti, nonchè singolarità
orografiche di rilievo) ovvero con preesistenze storico-artistiche ed
archeologiche, la quantità minima di spazio di cui al punto c) del
precedente art. 3 resta fissata in mq. 15: tale disposizione non si
applica quando le zone siano contigue ad attrezzature portuali di
interesse nazionale.
4 – Zone E): la quantità minima è stabilita in mq. 6, da riservare
complessivamente per le attrezzature ed i servizi di cui alle lettere
a) e b) del precedente art. 3.
5 – Zone F): gli spazi per le attrezzature pubbliche di interesse
generale – quando risulti l’esigenza di prevedere le attrezzature
stesse – debbono essere previsti in misura non inferiore a quella
appresso indicata in rapporto alla popolazione del territorio
servito:
1,5 mq/abitante per le attrezzature per l’istruzione superiore
all’obbligo (istituti universitari esclusi);
1 mq/abitante per le attrezzature sanitarie ed ospedaliere;
15 mq/abitante per i parchi pubblici urbani e territoriali.

Art. 5.

Rapporti massimi tra gli spazi destinati agli
insediamenti produttivi e gli spazi pubblici destinati alle
attività collettive, a verde pubblico o a parcheggi.

I rapporti massimi di cui all’art. 17 della legge n. 765, per gli
insediamenti produttivi, sono definiti come appresso:
1) nei nuovi insediamenti di carattere industriale o ad essi
assimilabili compresi nelle zone D) la superficie da destinare a
spazi pubblici o destinata ad attività collettive, a verde pubblico o
a parcheggi (escluse le sedi viarie) non può essere inferiore al 10%
dell’intera superficie destinata a tali insediamenti;
2) nei nuovi insediamenti di carattere commerciale e direzionale,
a 100 mq. di superficie lorda di pavimento di edifici previsti, deve
corrispondere la quantità minima di 80 mq. di spazio, escluse le sedi
viarie, di cui almeno la metà destinata a parcheggi (in aggiunta a
quelli di cui all’art. 18 della legge n. 765); tale quantità, per le
zone A) e B) è ridotta alla metà, purchè siano previste adeguate
attrezzature inte…

[Continua nel file zip allegato]

Architetto.info