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Nuove norme per lo sviluppo della montagna (1)....

Nuove norme per lo sviluppo della montagna (1).

L 03/12/1971 n. 00001102 VIGENTE

ENTI LOCALI
Legge 3 dicembre 1971, n. 1102 (in Gazz. Uff., 23 dicembre 1971, n.
324). — Nuove norme per lo sviluppo della montagna (1).

(1) Vedi, ora, l. 31 gennaio 1994, n. 97.

(Omissis).

TITOLO I
ORGANIZZAZIONE E SVILUPPO DELLA MONTAGNA

Art. 1.

Finalità.

Le disposizioni della presente legge sono rivolte a promuovere, in
attuazione degli articoli 44, ultimo comma, e 129 della Costituzione,
la valorizzazione delle zone montane favorendo la partecipazione
delle popolazioni, attraverso le Comunità montane, alla
predisposizione e alla attuazione dei programmi di sviluppo e dei
piani territoriali dei rispettivi comprensori montani ai fini di una
politica generale di riequilibrio economico e sociale nel quadro
delle indicazioni del programma economico nazionale e dei programmi
regionali.

Art. 2.

Finalità e mezzi per il loro raggiungimento.

La presente legge si propone:
1) di concorrere, nel quadro della programmazione economica
nazionale e regionale, alla eliminazione degli squilibri di natura
sociale ed economica tra le zone montane e il resto del territorio
nazionale, alla difesa del suolo e alla protezione della natura
mediante una serie di interventi intesi a:
a) dotare i territori montani, con la esecuzione di opere
pubbliche e di bonifica montana, delle infrastrutture e dei servizi
civili idonei a consentire migliori condizioni di abitabilità ed a
costituire la base di un adeguato sviluppo economico;
b) sostenere, attraverso opportuni incentivi, nel quadro di una
nuova economia montana integrata, le iniziative di natura economica
idonee alla valorizzazione di ogni tipo di risorsa attuale e
potenziale;
c) fornire alle popolazioni residenti nelle zone montane,
riconoscendo alle stesse la funzione di servizio che svolgono a
presidio del territorio, gli strumenti necessari ed idonei a
compensare le condizioni di disagio derivanti dall’ambiente montano;
d) favorire la preparazione culturale e professionale delle
popolazioni montane;
2) di realizzare gli interventi suddetti attraverso piani zonali
di sviluppo da redigersi e attuarsi dalle Comunità montane e da
coordinarsi nell’ambito dei piani regionali di sviluppo.

Art. 3.

Classifica e ripartizione dei territori montani.

(Omissis) (1).

(1) Articolo abrogato dall’art. 29, l. 8 giugno 1990, n. 142.

Art. 4.

Comunità montane.

In ciascuna zona omogenea, in base a legge regionale, si
costituisce tra i comuni che in essa ricadono la Comunità montana,
ente di diritto pubblico. La legge regionale relativa stabilirà le
norme cui le Comunità montane dovranno attenersi:
a) nella formulazione degli statuti;
b) nell’articolazione e composizione dei propri organi;
c) nella preparazione dei piani zonali e dei programmi annuali;
d) nei rapporti con gli altri enti operanti nel territorio.
Tali norme – per quanto riguarda l’articolazione e composizione
degli organi delle Comunità – dovranno, in ogni caso, prevedere un
organo deliberante, con la partecipazione della minoranza di ciascun
consiglio comunale, ed un organo esecutivo ispirato a una visione
unitaria degli interessi dei comuni partecipanti.
Ai fini della preparazione ed esecuzione dei piani zonali, le
Comunità potranno prevedere il funzionamento di un proprio ufficio e
comitato tecnico.
La regione è pertanto competente con proprie leggi a:
1) delimitare le zone e indicare i comuni chiamati a costituire
le Comunità montane;
2) emanare le norme di cui al secondo comma;
3) determinare i criteri per ripartire tra le Comunità i fondi
assegnati o altrimenti disponibili ai fini della presente legge;
e inoltre è competente a:
4) approvare gli statuti delle singole Comunità;
5) coordinare ed approvare i piani zonali;
6) regolare i rapporti tra Comunità ed altri enti operanti nel
loro territorio.
Le regioni, le province e i comuni possono far uso dell’istituto
del comando per il proprio personale, che continua comunque a
rimanere ad ogni effetto alle loro dipendenze, a favore delle
Comunità montane che ne facciano richiesta. Al fine di assicurare la
rappresentanza della minoranza nel consiglio della comunità montana i
rappresentanti dei comuni sono eletti con sistema di votazione a voto
limitato (1).

(1) Comma così modificato dall’art. 10, l. 23 marzo 1981, n. 93.

Art. 5.

Piani di sviluppo economico-sociale – Competenze per l’attuazione
della legge.

(Omissis) (1).

(1) Articolo abrogato dall’art. 29, l. 8 giugno 1990, n. 142.

Art. 6.

Attuazione del piano di sviluppo economico-sociale.

La realizzazione del piano generale di sviluppo e dei piani annuali
di intervento è affidata alla Comunità montana.
Nell’espletamento dei propri fini istituzionali la Comunità montana
predispone, coordina e attua i programmi di intervento. Può delegare
ad altri enti, di volta in volta, le realizzazioni attinenti alle
loro specifiche funzioni nell’ambito della rispettiva competenza
territoriale.
La Comunità montana può assumere funzioni proprie degli enti che la
costituiscono, quando sia dagli stessi delegata a svolgerle.

Art. 7.

Piani di sviluppo urbanistico.

(Omissis) (1).

(1) Articolo abrogato dall’art. 29, l. 8 giugno 1990, n. 142.

Art. 8.

Pubblica utilità delle opere – Opere private di interesse comune.

Le opere da eseguirsi nei comprensori di bonifica montana nonché
quelle previste nei piani generali di sviluppo, predisposti ai sensi
della presente legge, sono dichiarate di pubblica utilità, urgenti ed
indifferibili a tutti gli effetti di legge.
In pendenza dell’approvazione dei piani generali di bonifica
montana o di sviluppo, l’urgenza e l’indifferibilità di tali opere
viene riconosciuta con l’atto di approvazione dei progetti esecutivi
delle opere stesse.
Le opere di competenza privata previste dai piani generali di
bonifica montana e interessanti più fondi del comprensorio, ovvero le
opere che non possono essere eseguite in un dato fondo se non
subordinatamente ad altre da eseguirsi nei fondi finitimi, possono
essere dichiarate di interesse comune, nonché urgenti ed
indifferibili, con provvedimento del Presidente della giunta
regionale e dallo stesso affidate al concessionario delle opere di
competenza statale.
La Comunità montana sostituisce nell’esecuzione gli enti, persone
fisiche o giuridiche, inadempienti.
Il presente articolo sostituisce gli articoli 21 e 22 della legge
25 luglio 1952, n. 991.

TITOLO II
DEMANIO FORESTALE – AFFITANZE DEGLI ENTI LOCALI

Art. 9.

Demanio forestale ed affittanze degli enti locali.

Oltre alle regioni, le Comunità montane e i comuni sono autorizzati
ad acquistare o a prendere in affitto per un periodo non inferiore ad
anni 20 terreni compresi nei rispettivi territori montani non più
utilizzati a coltura agraria o nudi o cespugliati o anche
parzialmente boscati per destinarli alla formazione di boschi, prati,
pascoli o riserve naturali.
Quando sia necessario per la difesa del suolo e per la protezione
dell’ambiente naturale in conformità agli scopi di cui al precedente
comma, le regioni, le Comunità montane e i comuni possono, in
mancanza di accordo per l’acquisto ai valori correnti, procedere
anche ad espropriare i terreni sopraindicati e quelli di cui al primo
comma dell’articolo 29 della legge 27 ottobre 1966, n. 910, con le
modalità di cui agli articoli 112, 113, 114 e 115 del regio decreto
30 dicembre 1923, n. 3267.
Ai beni acquistati o espropriati si applica l’articolo 107 del
regio decreto 30 dicembre 1923, n. 3267. Qualora tali beni risultino
incorporati ad altri sottoposti al regime di cui alla legge 16 giugno
1927, n. 1776, devono essere assoggettati alle disposizioni della
stessa legge.
Ai contratti di compravendita e a quelli per la contrazione dei
mutui si applicano l’imposta fissa di registro ed ipotecaria e
l’esenzione dai diritti di voltura.
I redditi dei terreni acquistati ed utilizzati ai termini dei commi
precedenti sono esenti da ogni imposta per 40 anni, sempre che si
tratti di boschi.
Il beneficio si riconferma ogni 5 anni, con l’osservanza delle
modalità previste dall’articolo 58 del regio decreto 30 dicembre
1923, n. 3267.
Agli acquisti di cui ai commi precedenti del presente articolo sono
estese le provvidenze di cui all’articolo 12 della presente legge.
I piani di acquisto, di affittanza e di rimboschimento dei terreni
di cui ai precedenti commi devono essere approvati prima della
concessione del mutuo dalla autorità forestale regionale.
L’autorità forestale concederà assistenza gratuita agli enti di cui
al primo comma che la richiedano per lo studio dei piani di acquisto
e di rimboschimento.
La Cassa depositi e prestiti e le Casse di risparmio sono
autorizzate a concedere mutui trentennali alle regioni, alle Comunità
montane ed ai comuni per l’acquisto ed il rimboschimento dei terreni
di cui al primo comma garantendosi sul valore dei beni stessi.
L’onere del pagamento dell’interesse relativo a tali mutui è
assunto a totale carico dello Stato allorché l’acquisto e
l’esecuzione delle opere di rimboschimento v…

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