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Norme sui requisiti di accettazione e modalità di prova degli agglome...

Norme sui requisiti di accettazione e modalità di prova degli agglomeranti cementizi e delle calci idrauliche.

dm 31/08/1972

EDILIZIA E URBANISTICA
Decreto Ministeriale 31 agosto 1972 (in Gazz. Uff., 6 novembre, n.
287). – Norme sui requisiti di accettazione e modalità di prova degli
agglomeranti cementizi e delle calci idrauliche.

Il Ministro per l’industria, il commercio e l’artigianato, di
concerto con il Ministro per i lavori pubblici:
Visto l’art. 8 della legge 26 maggio 1965, n. 595;
Sentito il Consiglio nazionale delle ricerche;
Ritenuto che è necessario uniformare le norme tecniche di
accettazione degli agglomeranti cementizi e delle calci idrauliche a
quelle già in uso per i cementi;
Ritenuto, pertanto, che è necessario modificare parzialmente il
precedente decreto ministeriale 14 gennaio 1966;
Decreta:

Sono approvate le annesse norme sui requisiti di accettazione e
modalità di prova degli agglomeranti cementizi e delle calci
idrauliche. Le norme stesse avranno applicazione entro sei mesi dalla
data di pubblicazione.

Decreto Ministeriale 31 agosto 1972 (in Gazz. Uff., 6 novembre, n.
287). – Norme sui requisiti di accettazione e modalità di prova degli
agglomeranti cementizi e delle calci idrauliche.

Norme sui requisiti di accettazione e modalità di
prova degli agglomeranti cementizi e delle calci idrauliche.

Capo I
RESISTENZE MECCANICHE E REQUISITI FISICI E CHIMICI

Articolo 1.

I leganti idraulici distinti dalla legge 26 maggio 1965, n. 595,
con le denominazioni:
D. – Agglomeranti cementizi:
a) a lenta presa;
b) a rapida presa;
E. – Calci idrauliche:
a) calci idrauliche naturali in zolle;
b) calci idrauliche naturali e artificiali in polvere;
c) calce eminentemente idraulica naturale o artificiale in
polvere;
d) calce idraulica artificiale pozzolanica in polvere;
e) calce idraulica artificiale siderurgica in polvere;
saggiati su malta normale (su pasta normale per i soli agglomeranti
cementizi a rapida presa) secondo le prescrizioni e le modalità
indicate nel successivo art. 10, debbono avere i seguenti limiti
minimi di resistenza meccanica, con tolleranza del 5%:
D. – Agglomeranti cementizi:
a) a lenta presa (su malta normale) resistenza a compressione
dopo 7 giorni 100 kg/cm2, resistenza a compressione dopo 28 giorni
160 kg/cm2;
b) a rapida presa (su pasta normale) resistenza a compressione
dopo 7 giorni 130 kg/cm2;
E. – Calci idrauliche:
b) naturali o artificiali in polvere, resistenza a compressione
dopo 28 giorni 15 kg/cm2;
c), d), e) eminentemente idraulica naturale o artificiale in
polvere, idraulica artificiale pozzolanica in polvere ed idraulica
artificiale siderurgica in polvere, resistenza a compressione dopo 28
giorni 30 kg/cm2.

Articolo 2.

I leganti idraulici, di cui al precedente art. 1, debbono
soddisfare i seguenti requisiti nei quali le quantità sono espresse
percentualmente in peso:
D. – Agglomeranti cementizi:
1) contenuto di SO¿3 ¾ 3,5
2) contenuto di MgO ¾ 4
E. – Calci idrauliche:
1) contenuto di MgO ¾ 5
Tanto per gli agglomeranti cementizi che per le calci idrauliche è
ammesso un contenuto di MgO superiore ai limiti sopra fissati purchè
rispondano, secondo le prescrizioni del successivo art. 4, alla prova
di espansione in autoclave descritta come modalità di esecuzione
all’art. 8, comma 2).

Articolo 3.

Gli agglomeranti cementizi e tutte le calci idrauliche in polvere
non debbono lasciare, sullo staccio formato con tela metallica
unificata avente apertura di maglie 0,18 mm. (0,18 UNI 2331), un
residuo superiore al 2%.
Le modalità di esecuzione della prova di controllo sono descritte
al successivo art. 6.

Articolo 4.

D. – Agglomeranti cementizi:
Gli agglomeranti cementizi non debbono dare nella prova di
indeformabilità, descritta nel successivo art. 8, comma 1), distacco
delle punte superiore a 10 mm. Inoltre gli agglomeranti cementizi
contenenti più del 4% di MgO non debbono dare alla prova di
espansione in autoclave, condotta con le modalità prescritte al
successivo art. 8, comma 2), una dilatazione superiore a 1%.
E. – Calci idrauliche:
Le calci idrauliche debbono rispondere alla prova di stabilità di
volume, condotta con le modalità prescritte al successivo art. 8,
comma 3). Inoltre tutte le calci idrauliche contenenti più del 5% di
MgO oppure presentanti alla prova di stabilità di volume, di cui al
successivo art. 8, comma 3), un risultato incerto, nel senso di una
superficie non del tutto continua, non debbono dare alla prova di
espansione in autoclave (art. 8, comma 2) una dilatazione superiore a
1%.

Articolo 5.

Dall’inizio dell’impasto i tempi di presa debbono essere i
seguenti:
XTAB
D. – a) Agglomeranti cementizi a lenta presa:
inizio presa: non prima di 45 minuti;
termine presa: non dopo 12 ore.
b) Agglomeranti cementizi a rapida presa
inizio presa: almeno un minuto;
termine presa: al più 30 minuti.
E. – Calci idrauliche:
inizio presa: non prima di un’ora;
termine presa: non dopo 48 ore.

Capo II
MODALITA’ DI PROVA
Sezione I
Prove fisiche.

Articolo 6.

Per l’esecuzione del controllo della finezza dei leganti idraulici
in polvere, di cui al precedente art. 1, si debbono seguire le
modalità prescritte, all’art. 6 del decreto ministeriale 3 giugno
1968, per l’analoga prova sui cementi.

Articolo 7.

Per la determinazione della pasta normale di tutti i leganti
idraulici, di cui al precedente art. 1, si debbono seguire le mo-
dalità prescritte all’art. 7 del decreto ministeriale 3 giugno 1968,
per l’analoga prova sui cementi. Nel caso della calce idraulica in
zolle la preparazione del campione in polvere, per questa prova e per
le altre prescritte ai successivi articoli, viene effettuata nel modo
seguente:
Il campione in zolle, prelevato secondo le prescrizioni dell’ultimo
capoverso dell’art. 4 della legge 26 maggio 1965, n. 595, nella
quantità di 50 chilogrammi viene ridotto, mediante frantumazione e
successive applicazioni del metodo dell’inquartamento, a circa 5
chilogrammi di materiale con granuli di dimensione non superiore a mm
3. Questo quantitativo viene successivamente, in base alle rispettive
necessità, ridotto in polvere, in un mulino a sfere da laboratorio
oppure con un mortaio a pestello, fino a che il campione ridotto
passi alla staccio formato con tela metallica unificata avente
apertura di maglie 0,18 mm (0,18 UNI 2331). É tollerato un residuo
non superiore al 2%.

Articolo 8.

1) – Prova d’indeformabilità. – Per l’esecuzione della prova
d’indeformabilità degli agglomeranti cementizi si debbono seguire le
modalità prescritte all’art. 8, comma 1) del decreto ministeriale 3
giugno 1968, per l’analoga prova sui cementi.
2) – Prova di espansione in autoclave. – Per l’esecuzione della
prova di espansione in autoclave degli agglomeranti cementizi e delle
calci idrauliche che nel contenuto di MgO superano i limiti stabiliti
dal precedente art. 2 oppure delle calci idrauliche che nella prova
di stabilità di volume, secondo il successivo comma 3) del presente
articolo, hanno fornito un risultato incerto, nel senso di una
superficie non del tutto continua, si debbono seguire le modalità
prescritte nell’art. 8, comma 2) del decreto ministeriale 3 giugno
1968, per l’analoga prova sui cementi, con la sola modifica per le
calci idrauliche della sformatura dei provini dagli stampi dopo 72
ore anzichè dopo 24 ore.
3) – Prova di stabilità di volume. – La prova di stabilità di
volume per tutte le calci idrauliche si deve eseguire con la
metodologia seguente: con la pasta normale, preparata secondo l’art.
7, si confezionano due gallette di forma circolare aventi il diametro
di cm. 10-15 e lo spessore pari a cm. 1-2 verso il centro,
decrescente poi verso il perimetro fino a pochi mm (circa 5). Le
gallette sono conservate per 48 ore in ambiente a temperatura
compresa tra 18 e 20°C con umidità relativa non minore del 75%. Ad
operazione ultimata le due gallette sono immerse in acqua a
temperatura compresa tra 18 e 20°C, che viene progressivamente
elevata in modo da arrivare all’ebollizione in circa mezz’ora; vi
sono mantenute per 3 ore e poi lasciate raffreddare con l’acqua
stessa fino alla temperatuta ambiente. Ritirate dall’acqua, le
gallette non debbono presentare nè fessurazioni nè rigonfiamenti. Nel
caso che la superficie delle gallette appaia non del tutto continua
il risultato si deve considerare incerto e, di conseguenza, si deve
sottoporre la calce idraulica in esame alla più decisiva prova di
espansione in autoclave, secondo il precedente comma 2) del presente
articolo.

Articolo 9.

La prova di presa deve essere effettuata, per tutti i leganti
idraulici di cui al precedente art. 1, sulla pasta normale, seguendo
le modalità prescritte per l’analoga prova sui cementi all’art. 9 del
decreto ministeriale 3 giugno 1968.

Articolo 10.

Le prove di compressione, per tutti i leganti idraulici di cui al
precedente art. 1, debbono essere effettuate seguendo, nelle linee
generali, le modalità prescritte per l’analoga prova sui cementi
all’art. 10 del decreto ministeriale 3 giugno 1968, con le sole
varianti che, per alcuni di essi, sono qui di seguito evidenziate.
Pe…

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