Architetto.info - Architetto.info | Architetto.info

Determinazione dei requisiti tecnici sulle case di cura private....

Determinazione dei requisiti tecnici sulle case di cura private.

DM 05/08/1977 VIGENTE

SANITA’, SANITARI, ECC. (GENERALITA’)
Decreto ministeriale 5 agosto 1977 (in Gazz. Uff., 31 agosto 1977, n.
236). — Determinazione dei requisiti tecnici sulle case di cura
private.

(Omissis).

Art. 1.

é approvato l’allegato provvedimento, relativo alla determinazione
dei requisiti tecnici sulle case di cura private, composto di
quarantaquattro articoli.

Art. 2.

Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica ed entrerà in vigore lo stesso giorno della pubblicazione.

Decreto ministeriale 5 agosto 1977 (in Gazz. Uff., 31 agosto 1977, n.
236). — Determinazione dei requisiti tecnici sulle case di cura
private.

DETERMINAZIONE DEI REQUISITI SULLE CASE DI CURA PRIVATE, AI SENSI
DELL’ART. 51 DELLA L. 12 FEBBRAIO 1968, N. 132 E DELL’ART. 6 DEL
D.P.R. 14 GENNAIO 1972, N. 4

CAPITOLO I
GENERALITA’

Art. 1.

Definizione.

Agli effetti delle presenti norme sono case di cura private gli
stabilimenti sanitari gestiti da privati, persone fisiche o
giuridiche, che provvedono al ricovero di cittadini italiani o
stranieri ai fini diagnostici, curativi o riabilitativi.

Art. 2.

Autorizzazione all’apertura.

L’autorizzazione all’apertura di case di cura private ed
all’ampliamento o trasformazione delle medesime viene rilasciata dai
competenti organi regionali, ai sensi dell’art. 1 del decreto del
Presidente della Repubblica 14 gennaio 1972, n. 4, secondo le
modalità di cui all’art. 52 della legge 12 febbraio 1968, n. 132, e
nel rispetto delle norme stabilite dal presente decreto.
In caso di inadempienze alle disposizioni di legge e alle
condizioni inserite nell’atto di autorizzazione, i competenti organi
regionali possono diffidare il titolare della casa di cura ad
eliminarle, entro un congruo termine tassativo. Trascorso detto
termine viene ordinata la chiusura della casa stessa, fino a quando
non vengono rimosse le cause che hanno determinato il provvedimento.
Nel caso di reiterate infrazioni gli organi regionali possono
revocare l’autorizzazione all’apertura.

Art. 3.

Tipologia delle case di cura.

Le case di cura si distinguono in:
a) case di cura medico-chirurgiche generali (che ricoverano
ammalati di forme morbose pertinenti alla medicina generale, alla
chirurgia generale ed a specialità mediche e chirurgiche);
b) case di cura mediche (che ricoverano ammalati di forme morbose
pertinenti alla medicina generale ed a specialità mediche);
c) case di cura chirurgiche (che ricoverano ammalati di forme
morbose pertinenti alla chirurgia generale ed a specialità
chirurgiche);
d) case di cura polispecialistiche (che ricoverano ammalati di
forme morbose pertinenti a due o più specialità, tutte rientranti
nell’ambito della medicina generale oppure della chirurgia generale);
e) case di cura monospecialistiche (che ricoverano ammalati di
forme morbose pertinenti ad una sola specialità, medica o
chirurgica);
f) case di cura ad indirizzo particolare (neuropsichiatriche,
sanatoriali, preventoriali, per la riabilitazione funzionale, etc).
Le norme stabilite dal presente decreto si applicano a tutte le
case di cura private salvo quanto previsto specificamente da singoli
articoli per determinati tipi di esse.
La capacità ricettiva minima delle case di cura private è fissata
come segue:
per le case di cura medico-chirurgiche generali: 150 posti-letto;
per le altre case di cura: 50 posti-letto.

CAPITOLO II
NORME COSTRUTTIVE

Art. 4.

Progettazione.

Ogni progetto per la costruzione, l’ampliamento e la trasformazione
di case di cura private, redatto da un ingegnere o architetto, deve
essere approvato dai competenti organi regionali, fatta salva
l’osservanza delle norme edilizie comunali, e deve essere corredato
dagli elaborati grafici comprendenti tutti gli elementi orografici,
architettonici, costruttivi, impiantistici e strutturali esecutivi.
Il progetto deve, inoltre, essere corredato da una relazione
tecnico-sanitaria, redatta dal progettista e da un medico esperto in
igiene e tecnica ospedaliera, in cui deve essere dettagliatamente
specificato quanto segue:
a) la località prescelta, l’area disponibile, i criteri di scelta
dell’area stessa e le sue caratteristiche;
b) le modalità di utilizzazione dell’area;
c) il tipo di attività a cui la casa di cura privata è destinata;
d) il numero e la aggregazione degli edifici, i criteri di
distribuzione e di destinazione dei locali e le loro caratteristiche;
e) la capacità ricettiva complessiva e delle singole unità di
degenza;
f) le caratteristiche degli impianti sanitari e tecnologici.

Art. 5.

Area.

La scelta dell’area deve avvenire nel rispetto delle norme
urbanistiche emanate dalle competenti autorità.
La casa di cura deve essere ubicata in zona salubre, esente da
inquinamenti atmosferici, da rumorosità moleste e da ogni altra causa
di malsania ambientale.
La superficie totale dell’area, fatte salve le prescrizioni per
alcuni tipi di case di cura di cui agli articoli 35, 36, 37 del
presente decreto, non deve essere inferiore a 100 metri quadrati per
posto-letto. La superficie coperta del piano terreno non deve essere
superiore ad un quinto dell’area totale.
Almeno 15 metri quadrati per posto-letto devono essere destinati a
parco e giardino, e comunque devono essere previste aree riservate al
parcheggio delle autovetture in misura non inferiore a 1 metro
quadrato ogni 15 metri cubi costruiti fuori terra.

Art. 6.

Approvvigionamento idrico.

La dotazione idrica delle case di cura non deve essere inferiore a
300 litri di acqua potabile al giorno per posto-letto; da tale
dotazione è escluso il fabbisogno non destinato alle dirette esigenze
umane (impianto di riscaldamento, giardinaggio etc.).
La casa di cura deve essere dotata di una riserva di acqua potabile
non inferiore a 500 litri per posto-letto, realizzata mediante
serbatoi nei quali sia assicurato un sufficiente ricambio
giornaliero.

Art. 7.

Smaltimento dei rifiuti solidi.

Il direttore sanitario provvede a che i rifiuti solidi che
costituiscono pericolo d’infezione (bende, piccoli pezzi anatomici,
etc.) siano inceneriti nell’ambito della casa di cura.
I rifiuti solidi che non costituiscono pericolo di infezione sono
smaltiti a cura del competente servizio comunale.
La raccolta dei rifiuti deve essere effettuata a mezzo di
contenitori a perdere. Per quanto riguarda le caratteristiche dei
camini, ed in genere dei forni di incenerimento, gli impianti devono
essere conformi alle prescrizioni della legge 13 luglio 1966, n. 615
e del suo regolamento di esecuzione, approvato con decreto del
Presidente della Repubblica 22 dicembre 1970, n. 1391.

Art. 8.

Smaltimento dei rifiuti liquidati.

I liquami devono essere convogliati in una fognatura razionale che
può essere collegata con la fognatura cittadina.
In difetto di questa, o quando essa non dia garanzia per un
appropriato smaltimento, i liquami devono essere convogliati in
apposito impianto di depurazione biologica, approvato dalla
competente autorità sanitaria, la quale, può disporre che i liquami
stessi siano sottoposti a procedimenti di disinfenzione prima di
essere immessi nella rete urbana o in un corso d’acqua.

Art. 9.

Smaltimento dei rifiuti radioattivi.

I metodi di smaltimento dei rifiuti radioattivi devono essere
preventivamente approvati dai competenti organi regionali, ai sensi
dell’art. 13 del decreto del Presidente della Repubblica 14 gennaio
1972, n. 4, ed in conformità del decreto del Presidente della
Repubblica 13 febbraio 1964, n. 185.

Art. 10.

Caratteristiche costruttive e requisiti delle camere di degenza.

Lo sviluppo in altezza e i distacchi dei fabbricati devono essere
conformi alle norme stabilite dagli strumenti urbanistici e dai
regolamenti locali.
In tutti gli ambienti destinati alla degenza ed al soggiorno dei
ricoverati deve essere assicurata l’illuminazione naturale, mediante
finestre apribili all’esterno, e una adeguata aerazione.
Negli edifici a più di un piano devono essere previsti elevatori in
numero adeguato ai flussi di traffico e comunque separati per
lettighe ed ammalati, per personale e visitatori, per materiale
pulito e vitto, per materiale sporco.
I corridoi destinati al transito dei ricoverati devono essere
larghi almeno m. 2,30; quelli destinati ad altri servizi almeno m. 2.
Devono essere previste scale a tenuta di fumo per la evacuazione
rapida dei malati e del personale. Tali scale devono essere
raggiungibili da qualunque settore della casa di cura in caso di
emergenza.
In tutte le scale le alzate non devono essere superiori a cm. 16
con pedate in relazione; le rampe devono essere rettilinee e i
pianerottoli rettangolari, di larghezza non inferiore a m. 1,60, per
consentire il transito con barelle.
Le camere di degenza devono essere munite di d…

[Continua nel file zip allegato]

Architetto.info