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Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 1981, n. 801, concernente provvedimenti urgenti in materia di tutela delle acque dall'inquinamento.

l 05/03/1982 n. 00000062

INQUINAMENTO
Legge 5 marzo 1982, n. 62 (in Gazz. Uff., 5 marzo, n. 63). —
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30
dicembre 1981, n. 801, concernente provvedimenti urgenti in materia
di tutela delle acque dall’inquinamento.

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno
approvato;
Il Presidente della Repubblica:
Promulga la seguente legge:

Art. 1. é convertito in legge il decreto-legge 30 dicembre 1981, n.
801, concernente provvedimenti urgenti in materia di tutela delle
acque dall’inquinamento, con le seguenti modificazioni:
All’art. 1, il primo comma è sostituito dal seguente:
<<Le regioni, sulla base delle previsioni dei piani regionali o, in
mancanza, dei primi programmi di risanamento delle acque, possono
approvare i limiti di accettabilità, le norme e le prescrizioni
regolamentari stabiliti dai comuni o dai consorzi ai sensi dell’art.
13 della legge 10 maggio 1976, n. 319, modificato dall’art. 16 della
legge 24 dicembre 1979, n. 650, e possono prorogare fino al 31
dicembre 1983 i termini ivi indicati, già prorogati al 31 dicembre
1981, purché i relativi impianti centralizzati di depurazione siano
compresi nei progetti già da esse approvati. Il termine del 31
dicembre 1980, indicato dall’ultimo comma dell’art. 13 della legge 10
maggio 1976, n. 319, modificato dall’art. 16 della legge 24 dicembre
1979, n. 650, è riaperto e prorogato al 31 dicembre 1982>>.
L’art. 2 è sostituito dai seguenti:
<<Art. 2. — In attuazione della lettera e) del primo comma
dell’art. 4 della legge 10 maggio 1976, n. 319, le regioni, sentiti i
comuni, sono tenute, entro il 30 giugno 1982, ad individuare,
mediante apposito piano, le zone idonee ad effettuare lo smaltimento
dei liquami e dei fanghi residuati dalle lavorazioni industriali o
dai processi di depurazione.
Le regioni possono stabilire che l’individuazione delle zone
costituisce norma di variante dei piani urbanistici dei comuni
territorialmente competenti.
Le varianti debbono essere deliberate entro sessanta giorni dalla
data di emanazione del provvedimento regionale. In caso di
inadempienza da parte dei comuni, le regioni provvedono nei
successivi sessanta giorni ad indicare i siti idonei allo smaltimento
dei liquami e dei fanghi.
Le aree comprese nelle zone individuate per effettuare lo
smaltimento di cui al primo comma sono acquisite mediante esproprio
ed attrezzate ai fini di cui al medesimo primo comma da parte dei
comuni mediante utilizzo degli stanziamenti previsti dal terzo e
quarto comma dell’art. 4 della legge 24 dicembre 1979, n. 650, nonché
dei proventi derivanti dalla applicazione dell’art. 24 della medesima
legge.
Ai comuni nel cui territorio sono o vengono posti in esercizio
impianti e piattaforme per lo smaltimento dei liquami e dei fanghi
residuati dalle lavorazioni industriali o dai processi di
depurazione, in conformità con le delibere regionali di cui al primo
comma, le regioni sono tenute a corrispondere, a decorrere dalla data
della delibera comunale sull’impianto o piattaforma, un contributo
annuo, proporzionale al liquame o fango trattato, da determinarsi con
legge regionale.
La misura del contributo è sottoposta annualmente a rivalutazione,
secondo l’indice ISTAT del costo della vita.
Le regioni sono tenute ad emanare apposito regolamento per la
concessione dei contributi di cui al presente articolo.
Le opere e gli interventi di carattere edilizio ed urbanistico
relativi allo smaltimento dei liquami e dei fanghi, da effettuare
nelle zone di cui al primo comma, sotto sottoposti alle sole
procedure di autorizzazione di cui all’art. 48 della legge 5 agosto
1978, n. 457, con riduzione a sessanta giorni del termine stabilito
dallo stesso articolo>>.
<<Art. 2-bis. — Al fine di impedire il processo di eutrofizzazione
delle acque fluviali, lacustri e marine ed in conformità a quanto
disposto dal n. 1 dell’art. 4 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, i
detersivi per bucato debbono essere prodotti e commercializzati con
un contenuto di composti di fosforo non superiore al 6,5 per cento
espresso come fosforo.
La disposizione di cui al comma precedente ha effetto su tutto il
territorio nazionale a decorrere dal primo giorno del sesto mese
successivo a quello di entrata in vigore della legge di conversione
del presente decreto.
Il Ministro della sanità, di concerto con il Ministro
dell’industria, del commercio e dell’artigianato, dispone, con
proprio decreto, l’ulteriore riduzione al 5 per cento, espresso come
fosforo, del tenore massimo dei composti di fosforo nei detersivi per
bucato a decorrere dal primo giorno del ventiquattresimo mese
successivo a quello di entrata in vigore della legge di conversione
del presente decreto.
I produttori di detersivi per bucato sono tenuti ad indicare in
modo chiaramente visibile sui documenti di vendita e sui contenitori
destinati al commercio la percentuale di composti di fosforo,
espressa come fosforo, presenti nel prodotto.
I sindaci, nella loro funzione di autorità sanitaria locale, sono
tenuti a garantire l’applicazione di quanto stabilito nel presente
articolo, avvalendosi del personale e delle strutture delle unità
sanitarie locali ed inoltre dei servizi e presìdi multizonali
previsti dall’art. 22 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, che
devono operare di concerto con i nuclei antisofisticazioni dello
Stato>>.
L’art. 3 è soppresso.
Dopo l’art. 3, è aggiunto il seguente:
<<Art. 3-bis. — L’art. 2-bis del decreto-legge 28 febbraio 1981,
n. 38, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 23 aprile
1981, n. 153, è sostituito dal seguente:
“Al quarto comma dell’art. 7 della legge 10 maggio 1976, n. 319,
nel testo modificato dall’art. 10 della legge 24 dicembre 1979, n.
650, è aggiunto il seguente periodo: `I soggetti contemplati
dall’art. 93 del regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, e le
imprese familiari coltivatrici, che utilizzano l’acqua per uso
agricolo, sono tenuti esclusivamente alla denuncia ai competenti
uffici delle provincie, dei consorzi e dei comuni. In ogni caso tale
disposizione non si applica agli insediamenti produttivi’>>.
All’art. 4, al secondo comma, sono aggiunte, in fine, le parole:
<<o ad esperti>>.
L’art. 5 è soppresso.

Art. 2. Restano validi gli effetti giuridici, gli atti ed i
provvedimenti adottati in esecuzione dei decreti-legge 4 settembre
1981, n. 495 e 4 novembre 1981, n. 620.

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