Architetto.info - Architetto.info | Architetto.info

Norme sui contratti agrari (1)....

Norme sui contratti agrari (1).

L 03/05/1982 n. 00000203 VIGENTE

AGRICOLTURA (CONTRATTI)
Legge 3 maggio 1982, n. 203 (in Gazz. Uff., 5 maggio 1982, n. 121).
— Norme sui contratti agrari (1).

(1) Tutte le funzioni e i compiti svolti dal Ministro/Ministero
delle risorse agricole, alimentari e forestali, già sostitutivo
dell’abrogato Ministro/Ministero dell’agricoltura e delle foreste,
sono ora esercitati dalle Regioni, direttamente o mediante delega
agli enti locali, e dal Ministero per le politiche agricole (d.lg. 4
giugno 1997, n. 143).

(Omissis).

TITOLO I
DISPOSIZIONI INTEGRATIVE E MODIFICATIVE DELL’AFFITTO DEI FONDI
RUSTICI
Capo I
DURATA DEI CONTRATTI DI AFFITTO A COLTIVATORE DIRETTO

Art. 1.

Affitto a coltivatore diretto.

La durata dei contratti di affitto a coltivatore diretto, compresi
quelli in corso e quelli in regime di proroga, è regolata dalle norme
della presente legge.
I contratti di affitto a coltivatori diretti, singoli o associati,
hanno la durata minima di quindici anni, salvo quanto previsto dalla
presente legge.

Art. 2.

Durata dei contratti in corso.

Per i contratti in corso alla data di entrata in vigore della
presente legge e per quelli in regime di proroga, la durata è fissata
in sei anni per i rapporti di cui all’articolo 3 e in:
a) dieci anni se il rapporto ha avuto inizio prima dell’annata
agraria 1939-1940, o nel corso della medesima;
b) undici anni se il rapporto ha avuto inizio nelle annate
agrarie comprese fra quelle 1940- 1941 e 1944-1945;
c) tredici anni se il rapporto ha avuto inizio nelle annate
agrarie comprese fra quelle 1945-1946 e 1949-1950;
d) quattordici anni se il rapporto ha avuto inizio nelle annate
agrarie comprese fra quelle 1950-1951 e 1959-1960;
e) quindici anni se il rapporto ha avuto inizio successivamente
all’annata agraria 1959-
1960.
La durata prevista dal comma precedente decorre dalla entrata in
vigore della presente legge.

Art. 3.

Affitto particellare.

Al fine di soddisfare le particolari esigenze delle imprese
agricole dei territori dichiarati montani ai sensi della legge 3
dicembre 1971, n. 1102, le regioni sono delegate a determinare,
sentito il parere delle comunità montane, in base alla natura del
terreno, alla sua estensione, al livello altimetrico ed alle
destinazioni o vocazioni colturali, le zone ricomprese in tali
territori, quali delimitati ai sensi della predetta legge 3 dicembre
1971, n. 1102, nelle quali la durata minima dei nuovi contratti di
affitto, stipulati dopo l’entrata in vigore della presente legge, è
ridotta a sei anni, quando oggetto del contratto siano uno o più
appezzamenti di terreno non costituenti, neppure unitamente ad altri
fondi condotti dall’affittuario, una unità produttiva idonea ai sensi
dell’articolo 31 della presente legge.

Art. 4.

Rinnovazione tacita.

In mancanza di disdetta di una delle parti, il contratto di affitto
si intende tacitamente rinnovato per il periodo minimo,
rispettivamente, di quindici anni per l’affitto ordinario e di sei
anni per l’affitto particellare, e così di seguito.
La disdetta deve essere comunicata almeno un anno prima della
scadenza del contratto, mediante lettera raccomandata con avviso di
ricevimento.

Art. 5.

Recesso dal contratto di affitto e casi di risoluzione.

L’affittuario coltivatore diretto può sempre recedere dal contratto
col semplice preavviso da comunicarsi al locatore, mediante lettera
raccomandata con avviso di ricevimento, almeno un anno prima della
scadenza dell’annata agraria.
La risoluzione del contratto di affitto a coltivatore diretto può
essere pronunciata nel caso in cui l’affittuario si sia reso
colpevole di grave inadempimento contrattuale, particolarmente in
relazione agli obblighi inerenti al pagamento del canone, alla
normale e razionale coltivazione del fondo, alla conservazione e
manutenzione del fondo medesimo e delle attrezzature relative, alla
instaurazione di rapporti di subaffitto o di subconcessione.
Prima di ricorrere all’autorità giudiziaria, il locatore è tenuto a
contestare all’altra parte, mediante lettera raccomandata con avviso
di ricevimento, l’inadempimento e ad illustrare le proprie motivate
richieste. Ove il conduttore sani l’inadempienza entro tre mesi dal
ricevimento di tale comunicazione, non si dà luogo alla risoluzione
del contratto.
La morosità del conduttore costituisce grave inadempimento ai fini
della pronunzia di risoluzione del contratto ai sensi del secondo
comma del presente articolo quando si concreti nel mancato pagamento
del canone per almeno una annualità. é in ogni caso applicabile il
terzo comma dell’articolo 2 della legge 9 agosto 1973, n. 508.

Art. 6.

Definizione di coltivatore diretto.

Ai fini della presente legge sono affittuari coltivatori diretti
coloro che coltivano il fondo con il lavoro proprio e della propria
famiglia, sempreché tale forza lavorativa costituisca almeno un terzo
di quella occorrente per le normali necessità di coltivazione del
fondo, tenuto conto, agli effetti del computo delle giornate
necessarie per la coltivazione del fondo stesso, anche dell’impiego
delle macchine agricole.
Il lavoro della donna è considerato equivalente a quello dell’uomo.

Art. 7.

Equiparazione ai coltivatori diretti.

Sono equiparati ai coltivatori diretti, ai fini della presente
legge, anche le cooperative costituite dai lavoratori agricoli e i
gruppi di coltivatori diretti, riuniti in forme associate, che si
propongono e attuano la coltivazione diretta dei fondi, anche quando,
la costituzione in forma associativa e cooperativa è avvenuta per
conferimento da parte dei soci di fondi precedentemente affittati
singolarmente.
Sono inoltre equiparati ai coltivatori diretti, ai fini della
presente legge, i laureati o diplomati di qualsiasi scuola di
indirizzo agrario o forestale e i laureati in veterinaria per le
aziende a prevalente indirizzo zootecnico, in età non superiore ai
cinquantacinque anni, che si impegnino ad esercitare in proprio la
coltivazione dei fondi, per almeno nove anni.

RUSTICI
Capo II
MODIFICHE DELLA DISCIPLINA SULLA DETERMINAZIONE DELL’EQUO CANONE

Art. 8.

Revisione provvisoria dei redditi catastali.

Fino a quando l’amministrazione del catasto e dei servizi tecnici
erariari non abbia proceduto alla generale revisione degli estimi, la
commissione tecnica centrale provvede ad accertare, previa motivata
relazione della commissione tecnica provinciale, entro sei mesi
dall’entrata in vigore della presente legge, le situazioni per le
quali risulti una effettiva sottovalutazione o sopravalutazione dei
redditi dominicali descritti in catasto.
Il Ministro dell’agricoltura e delle foreste è autorizzato a
stabilire provvisoriamente con decreto, sulla base delle indicazioni
della commissione tecnica centrale, sentite le regioni e le
organizzazioni professionali maggiormente rappresentative, e comunque
non oltre il termine di un anno dall’entrata in vigore della presente
legge, i coefficienti di moltiplicazione da applicare alle sole
province o zone, qualità e classi di terreni per le quali siano stati
riconosciuti valori catastali effettivamente sottovalutati o
sopravalutati.
Nelle zone e nei casi in cui il canone risulti gravemente
sperequato in base ai criteri della presente legge, gli uffici
tecnici erariali provvedono, con precedenza assoluta, su richiesta
della commissione tecnica centrale, di concerto con le commissioni
tecniche provinciali, alla revisione d’ufficio dei valori catastali.
Fino a quando non sia stato provveduto alla revisione d’ufficio dei
dati catastali di cui al comma precedente, la commissione tecnica
centrale autorizza le commissioni tecniche provinciali, previa loro
richiesta ad applicare coefficienti di moltiplicazione diversi da
quelli previsti dall’articolo 9, oppure criteri diversi da quelli
previsti dalla presente legge, tenendo particolarmente conto della
produzione media della zona. Effettuata la revisione dei dati
catastali, alle parti spetta il relativo conguaglio.

Art. 9.

Tabella per l’equo canone.

(Omissis) (1).
I coefficienti di moltiplicazione del reddito dominicale, previsti
dal secondo capoverso del citato articolo 3 della legge 10 dicembre
1973, n. 814 sono compresi tra un minimo di cinquanta ed un massimo
di centocinquanta volte.
I coefficienti aggiuntivi, previsti dalle lettere a) e b) del terzo
capoverso del medesimo articolo 3 della legge 10 dicembre 1973, n.
814, comportano, ciascuno, fino a un massimo di trenta punti.
Il canone provvisorio, previsto dal sesto capoverso dello stesso
articolo 3 della legge 10 dicembre 1973, n. 814, si determina
moltiplicando per settanta il reddito dominicale.
Nella determinazione dei coefficienti di cui ai commi precedenti,
le commissioni tecniche provinciali devono aver presente la necessità
di assicurare in primo luogo una equa remunerazione del lavoro
dell’affittuario e della sua famiglia. Le commissioni tengono anche
conto degli apporti di capitali dell’affittuario, dei costi di
prod…

[Continua nel file zip allegato]

Architetto.info