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Attuazione della direttiva (CEE) n. 75/440 concernente la qualità del...

Attuazione della direttiva (CEE) n. 75/440 concernente la qualità delle acque superficiali destinate alla produzione di acqua potabile.

dpr 03/07/1982 n. 00000515

ACQUE POTABILI E ACQUEDOTTI
Decreto del Presidente della Repubblica 3 luglio 1982, n. 515 (in
Gazz. Uff., 7 agosto, n. 216). — Attuazione della direttiva (CEE) n.
75/440 concernente la qualità delle acque superficiali destinate alla
produzione di acqua potabile.

Il Presidente della Repubblica:
Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Vista la legge 9 febbraio 1982, n. 42, recante delega al Governo ad
emanare norme per l’attuazione delle direttive della Comunità
economica europea;
Vista la direttiva n. 75/440 del 16 giugno 1975, emanata dal
Consiglio delle Comunità europee, concernente la qualità delle acque
superficiali destinate alla produzione di acqua potabile;
Considerato che in data 30 aprile 1982, ai termini dell’art. 1
della legge 9 febbraio 1982, n. 42, è stato inviato lo schema del
presente provvedimento ai Presidenti della Camera dei deputati e del
Senato della Repubblica per gli adempimenti ivi previsti;
Tenuto conto delle osservazioni formulate in sede parlamentare;
Considerato che risulta così completato il procedimento previsto
dalla legge di delega;
Sulla proposta del Ministro per il coordinamento interno delle
politiche comunitarie, di concerto con i Ministri degli affari
esteri, del tesoro, della sanità, dei lavori pubblici, di grazia e
giustizia;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 30 giugno 1982;
Emana il seguente decreto:

Art. 1. Il presente decreto ha per oggetto i requisiti di qualità
delle acque dolci superficiali utilizzate o destinate ad essere
utilizzate, dopo trattamenti appropriati, per l’approvvigionamento
idrico-potabile.
Per acque dolci superficiali s’intendono i corsi di acqua, i laghi
e gli invasi naturali ed artificiali.
Sono, pertanto, escluse le acque sotterranee, le acque destinate
alla rialimentazione delle falde e le acque salmastre.

Art. 2. Sono di competenza statale le funzioni concernenti:
a) l’indirizzo, la promozione, la consulenza ed il coordinamento
delle attività connesse con l’applicazione del presente decreto;
b) la predisposizione dei criteri generali e delle metodiche per
il rilevamento delle caratteristiche delle acque dolci superficiali,
nonchè dei criteri metodologici per la formazione e l’aggiornamento
dei catasti previsti dal presente decreto;
c) la redazione di un piano generale di risanamento delle acque
dolci superficiali destinate alla potabilizzazione, sulla base di
piani regionali di risanamento delle acque di cui alla legge 10
maggio 1976, n. 319, e successive modificazioni, opportunamente
integrati dalle regioni stesse per le finalità di cui al presente
decreto, nonchè il controllo della compatibilità di tali piani quando
si riferiscano a bacini idrografici interregionali;
d) la modifica, con decreto del Presidente della Repubblica,
sentito il Consiglio superiore di sanità, dei valori contenuti nella
tabella allegata al presente decreto, per adeguarli a nuove
acquisizioni scientifiche e tecnologiche, purchè queste risultino più
restrittive;
e) l’adeguamento, con decreto del Presidente della Repubblica,
sentito il Consiglio superiore di sanità, dei valori-limite, di cui
alla tabella allegata al presente decreto, ai corrispondenti valori
definiti dalle direttive della Comunità economica europea qualora
questi risultino più restrittivi.
Le funzioni di cui al presente articolo sono esercitate dal
Comitato interministeriale di cui all’art. 3 della legge 10 maggio
1976, n. 319, e successive modificazioni.
Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto
devono essere predisposti i criteri e le metodiche di cui al
precedente punto b).

Art. 3. Sono di competenza regionale le funzioni concernenti:
a) l’esecuzione delle operazioni di rilevamento delle
caratteristiche delle acque dolci superficiali destinate alla
potabilizzazione e la relativa classificazione secondo le modalità di
cui agli articoli 4 e 5 del presente decreto e secondo i criteri
generali e le metodologie di cui alla lettera b) del precedente art.
2;
b) la redazione dei piani regionali di risanamento già previsti
dalla legge 10 maggio 1976, n. 319, e successive modificazioni,
opportunamente integrati a norma del precedente art. 2, punto c).
I compiti di cui al precedente comma si intendono conferiti, per il
Trentino-Alto Adige, alle provincie autonome di Trento e Bolzano.

Art. 4. Le acque dolci superficiali utilizzate o destinate alla
potabilizzazione, sono suddivise nelle categorie A¿1, A¿2, A¿3 cui
corrispondono, per le caratteristiche fisiche, chimiche e
microbiologiche, i valori-limite indicati nell’allegato al presente
decreto.
In dipendenza della categoria nella quale le acque dolci
superficiali vengono classificate, ai fini della loro
potabilizzazione, devono essere eseguiti i seguenti trattamenti:
Categoria A¿1 – Trattamento fisico semplice e disinfezione;
Categoria A¿2 – Trattamento fisico e chimico normale e
disinfezione;
Categoria A¿3 – Trattamento fisico e chimico spinto, affinazione e
disinfezione.
Le acque superficiali che presentano caratteristiche fisiche,
chimiche e microbiologiche qualitativamente inferiori ai
valori-limite imperativi della categoria A¿3, possono essere
utilizzate, in via eccezionale, solo nel caso in cui non sia
possibile ricorrere ad altre fonti e a condizione che le acque siano
sottoposte all’opportuno trattamento che consenta di portarle alle
norme di qualità dell’acqua potabile. In ogni caso, le
giustificazioni a tale eccezione dovranno essere comunicate, a cura
della regione competente, al Comitato dei Ministri di cui al secondo
comma dell’art. 2 che dovrà notificarle alla commissione delle
Comunità europee.

Art. 5. Per la classificazione delle acque in una delle categorie
A¿1, A¿2, A¿3, di cui alla tabella allegata, i valori specificati per
ciascuna categoria devono essere conformi nel 95% dei campioni ai
valori-limite specificati nelle colonne I e nel 90% ai valori-limite
specificati nelle colonne G, quando non sia indicato il
corrispondente valore nella colonna I.
Per il rimanente 5% o il 10% dei campioni che, secondo i casi, non
sono conformi, i parametri non devono discostarsi in misura superiore
al 50% dal valore dei parametri in questione, esclusi la temperatura,
il pH, l’ossigeno disciolto ed i parametri microbiologici.
Sono consentite deroghe:
a) in caso di inondazioni o di catastrofi naturali;
b) per alcuni parametri contraddistinti, nell’allegato al
presente decreto, dalla lettera (O) in caso di circostanze
meteorologiche o geografiche eccezionali;
c) quando le acque superficiali si arricchiscono naturalmente di
talune sostanze con superamento dei limiti fissati per le categorie
A¿1, A¿2, A¿3;
d) nel caso di acque superficiali di laghi poco profondi e con
acque quasi stagnanti, per alcuni parametri indicati con un asterisco
nell’allegato al presente decreto, fermo restando che tale deroga è
applicabile unicamente ai laghi aventi una profondità non superiore
ai 20 m, che per rinnovare le loro acque impieghino più di un anno, e
nel cui specchio non defluiscano acque di scarico.
Le deroghe di cui sopra non sono ammesse se ne derivi pericolo per
la salute pubblica.

Art. 6. Entro diciotto mesi dall’emanazione del decreto di cui al
successivo art. 9, devono essere eseguite le operazioni di
rilevamento e classificazione di cui alla lettera a) del precedente
art. 3 e trasmessi i dati rilevati al Comitato interministeriale di
cui al precedente art. 2.
Entro ventiquattro mesi dall’emanazione del decreto di cui al
successivo art. 9, devono essere redatti i piani regionali di
risanamento di cui alla lettera b) del precedente art. 3.
Entro il medesimo termine i predetti piani dovranno pervenire al
Comitato interministeriale di cui al precedente art. 2, per la
definizione del piano nazionale di risanamento e dei tempi per la sua
attuazione.

Art. 7. Nella redazione dei piani regionali di risanamento di cui
al precedente art. 3 dovrà essere data priorità agli interventi
intesi a migliorare le caratteristiche delle acqua di categoria A¿3
ed a quelle di categoria inferiore, indicate nell’allegato.
Gli obiettivi dei piani regionali di risanamento dovranno comunque
essere conseguiti entro e non oltre 10 anni dall’entrata in vigore
del presente decreto.

Art. 8. Le nuove utilizzazioni di acque superficiali di
caratteristiche inferiori a quelle previste per la classificazione
nella categoria A¿3, corredate dalle giustificazioni che ne
consigliano l’utilizzazione, devono essere preventivamente sottoposte
all’approvazione del Comitato dei Ministri di cui all’art. 2, secondo
comma, del presente decreto, che dovrà notificarle alla commissione
delle Comunità europee.
Di tutte le utilizzazioni in atto di acque superficiali con
caratteristiche inferiori ai valori-limite imperativi della categoria
A¿3 deve essere data comunicazione al predetto Comitato, entro dodici
mesi dall’entrata in vigore del presente decreto, con l’indicazione
dei motivi che ne hanno determinato l’utilizzazione.

Art. 9. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, il Ministro della sanità provvede, con proprio decreto, ed
emanare disposizioni relative ai metodi di misura, alla frequenza (1)
dei campionamenti ed alle analisi delle acque di cui al precedente
art. 1.

(1) [Così rettificato in Gazz. Uff., 7 agosto 1982, n. 216]

Art. 10. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo…

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