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Riforma della Cassa nazionale di previdenza ed assistenza a favore dei geometri.

L 20/10/1982 n. 00000773 VIGENTE

INGEGNERI, ARCHITETTI, GEOMETRI
Legge 20 ottobre 1982, n. 773 (in Gazz. Uff., 26 ottobre 1982, n.
295). — Riforma della Cassa nazionale di previdenza ed assistenza a
favore dei geometri (1).

(1) Sulla base di quanto stabilito dall’art. 1, d.lg. 30 giugno
1994, n. 509, la Cassa nazionale di previdenza ed assistenza a favore
dei geometri è trasformata, a decorrere dal 1 gennaio 1995, in
associazione o in fondazione con deliberazione dei competenti organi,
adottata a maggioranza qualificata dei due terzi dei propri
componenti, a condizione che non usufruisca di finanziamenti pubblici
o altri ausili pubblici di carattere finanziario. Una volta
trasformata continua a sussistere come ente senza scopo di lucro e
assume la personalità giuridica di diritto privato, ai sensi degli
articoli 12 e seguenti del codice civile e secondo le disposizioni di
cui al medesimo d.lg. 509/1994, rimanendo titolare di tutti i
rapporti attivi e passivi dei corrispondenti enti previdenziali e dei
rispettivi patrimoni. Gli atti di trasformazione e tutte le
operazioni connesse sono esenti da imposte e tasse. Inoltre, una
volta trasformata, continua a svolgere le attività previdenziali e
assistenziali in atto riconosciute a favore delle categorie di
lavoratori e professionisti per le quali è stata originariamente
istituita, ferma restando la obbligatorietà della iscrizione e della
contribuzione. Ad essa non sono consentiti finanziamenti pubblici
diretti o indiretti, con esclusione di quelli connessi con gli sgravi
e la fiscalizzazione degli oneri sociali. Contestualmente alla
deliberazione di cui sopra, essa adotta lo statuto ed il regolamento.

(Omissis).

Art. 1.

Prestazioni.

La Cassa nazionale di previdenza ed assistenza a favore dei
geometri di cui alla legge 24 ottobre 1955, n. 990, e successive
modificazioni, corrisponde le seguenti pensioni:
a) di vecchiaia;
b) di anzianità;
c) di inabilità e invalidità;
d) ai superstiti, di reversibilità o indirette.
Essa, inoltre, corrisponde le seguenti prestazioni:
1) indennità una tantum;
2) provvidenze straordinarie.
Tutte le pensioni sono corrisposte su domanda degli aventi diritto.
I trattamenti pensionistici decorrono dal primo giorno del mese
successivo a quello in cui è avvenuta la presentazione della domanda
per le pensioni indicate alle lettere b) e c), e dal primo giorno del
mese successivo al verificarsi dell’evento da cui nasce il diritto,
per le pensioni indicate alle lettere a) e d).
Le pensioni corrisposte dalla Cassa non sono incompatibili con
altri trattamenti pensionistici, fermo restando il disposto di cui al
quarto comma dell’articolo 22.

Art. 2.

Pensione di vecchiaia.

La pensione di vecchiaia è corrisposta a coloro che abbiano
compiuto almeno sessantacinque anni di età, dopo almeno trenta anni
di effettiva contribuzione alla Cassa in relazione a regolamentare
iscrizione all’albo (1).
La pensione annua è pari, per ogni anno di effettiva iscrizione e
contribuzione, al 2 per cento della media dei più elevati dieci
redditi annuali professionali rivalutati, dichiarati dall’iscritto ai
fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, risultanti dalle
dichiarazioni relative ai quindici anni solari anteriori alla
maturazione del diritto a pensione (1).
Per il calcolo della media di cui sopra si considera solo la parte
di reddito professionale soggetta al contributo di cui all’articolo
10, primo comma, lettera a). I redditi annuali dichiarati, escluso
l’ultimo, sono rivalutati a norma dell’articolo 15 della presente
legge.
La misura della pensione non può essere inferiore a sei volte il
contributo soggettivo minimo a carico dell’iscritto nell’anno
anteriore a quello di maturazione del diritto a pensione.
La misura della pensione minima non può in alcun caso superare la
media del reddito professionale di cui al secondo comma, rivalutato
ai sensi del terzo comma del presente articolo nella misura del 100
per cento (2).
Fermo restando l’adeguamento previsto da disposizioni vigenti, se
la media dei redditi è superiore a lire 42,3 milioni la percentuale
del 2 per cento di cui al secondo comma è così ridotta per l’anno
1989:
a) all’1,71 per cento per lo scaglione di reddito da lire 42,3
milioni a lire 63,4 milioni;
b) all’1,43 per cento per lo scaglione di reddito da lire 63,4
milioni a lire 74,1 milioni;
c) all’1,14 per cento per lo scaglione di reddito da lire 74,1
milioni a lire 84,5 milioni (1).
Sono comunque fatti salvi i trattamenti in atto alla data di
entrata in vigore della presente legge.
Coloro che dopo la maturazione del diritto alla pensione di
vecchiaia continuano l’esercizio della professione e i loro
superstiti hanno diritto a supplementi di pensione, da erogarsi ogni
biennio, dopo il conseguimento del diritto a pensione nonché all’atto
della cancellazione dall’albo. Ciascun supplemento è calcolato in
conformità alle disposizioni di cui al secondo, terzo e sesto comma,
sulla base delle dichiarazioni dei redditi professionali rese negli
anni successivi a quello di maturazione del diritto alla pensione o
di maturazione del diritto al precedente supplemento (1).
(Omissis) (3).
Coloro che, per il periodo di riferimento, abbiano un reddito
professionale nullo o minimo possono chiedere, in deroga alle
disposizioni di cui al quinto comma, che la pensione iniziale di
vecchiaia sia determinata in base al 7,50 per cento della sommatoria
di tutti i contributi soggettivi versati, esclusi i contributi di
solidarietà di cui all’articolo 10, primo comma, lettera b), e sesto
comma, rivalutati, dall’anno di pagamento, all’anno antecedente alla
maturazione del diritto a pensione, in conformità al terzo comma. Ai
fini del calcolo della pensione di cui al presente comma si
considerano contributi soggettivi anche gli importi versati alla
Cassa per il riscatto previsto dall’articolo 23 e successive
modificazioni. Tali criteri si applicano altresì, a richiesta degli
interessati, per il calcolo delle pensioni di inabilità ed indiretta
maturate ai sensi della presente legge (4).

(1) Comma così sostituito dall’art. 1, l. 4 agosto 1990, n. 236.
(2) La Corte costituzionale, con sentenza 3 giugno 1992, n. 243, ha
dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente comma.
(3) Comma abrogato dall’art. 1, l. 4 agosto 1990, n. 236.
(4) Comma aggiunto dall’art. 1, l. 4 agosto 1990, n. 236.

Art. 3.

Pensione di anzianità.

La pensione di anzianità è corrisposta a coloro che abbiano
compiuto almeno trentacinque anni di effettiva iscrizione e
contribuzione alla Cassa.
La corresponsione della pensione è subordinata alla cancellazione
dall’albo dei geometri ed è incompatibile con l’iscrizione a
qualsiasi albo professionale o elenco di lavoratori autonomi e con
qualsiasi attività di lavoro dipendente.
La pensione è determinata con applicazione dell’articolo 2,
secondo, terzo, quarto, quinto e sesto comma (1).
Verificandosi uno dei casi di incompatibilità di cui al secondo
comma, la pensione di anzianità è revocata con effetto dal momento in
cui si verifica l’incompatibilità.

(1) Comma così sostituito dall’art. 1, l. 4 agosto 1990, n. 236.

Art. 4.

Pensione di inabilità.

La pensione di inabilità spetta all’iscritto qualora concorrano le
seguenti condizioni:
a) la capacità dell’iscritto all’esercizio della professione sia
esclusa, a causa di malattia od infortunio sopravvenuti alla
iscrizione, in modo permanente e totale;
b) l’iscritto abbia compiuto almeno dieci anni, o cinque anni se
l’inabilità è causata da infortunio, di effettiva iscrizione e
contribuzione e l’iscrizione sia in atto continuativamente da una
data anteriore al compimento del quarantesimo anno di età
dell’iscritto medesimo o, in caso di reiscrizione successiva, le
interruzioni nell’iscrizione alla Cassa non superino il periodo
complessivo di cinque anni.
Per il calcolo della pensione si applicano le disposizioni di cui
all’articolo 2. Nel caso di infortunio, quando l’anzianità di
iscrizione sia inferiore a dieci anni, la pensione viene liquidala in
base alla media dei redditi obbligatoriamente dichiarati alla Cassa
fino all’anno di pensionamento. Gli anni ai quali va commisurata la
pensione sono aumentati di dieci, sino a raggiungere il massimo
complessivo di trentacinque, salvo che l’iscritto disponga di altri
redditi, imponibili o esenti da imposte, in misura complessivamente
superiore a 12 milioni annui; si considera a tale fine la media del
triennio precedente alla domanda di pensione di inabilità (1).
Successivamente alla concessione della pensione, quando il titolare
fruisca del beneficio di cui al comma precedente, questi deve
dimostrare l’entità dei propri redditi ogni tre anni, con riferimento
al triennio trascorso, pena la perdita del beneficio stesso.
La corresponsione della pensione è subordinata alla cancellazione
dagli albi professionali. In caso di nuova iscrizione agli albi viene
revocata la concessione della pensione.
Entro i dieci anni successivi alla concessione della pensione, la
Cassa può in qualsiasi momento assoggettare a revisione la permanenza
delle condizioni di inabilità. La erogazione della pensione è sospesa
nei confronti del pensionato che non si presti alla revisione.
Trascorsi sei mesi dalla data di sospensione senza …

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