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Disposizioni relative ai metodi di misura, alla frequenza dei campionamenti e delle analisi delle acque superficiali destinate all'approvvigionamento idrico-potabile.

dm 15/02/1983

ACQUE POTABILI E ACQUEDOTTI
Decreto Ministeriale 15 febbraio 1983 (in Gazz. Uff., 26 marzo, n.
84). — Disposizioni relative ai metodi di misura, alla frequenza dei
campionamenti e delle analisi delle acque superficiali destinate
all’approvvigionamento idrico-potabile.

Il Ministro della sanità:
Visto l’art. 9 del decreto del Presidente della Repubblica 3 luglio
1982, n. 515, di attuazione della direttiva n. 75/440 del 16 giugno
1975, emanata dal Consiglio delle Comunità europee e concernente la
qualità delle acque superficiali destinate alla produzione di acqua
potabile.

Decreta:

Art. 1.

Campo di applicazione.

Ai sensi dell’art. 9 e per i fini di cui agli articoli 4 e 5 del
decreto del Presidente della Repubblica 3 luglio 1982, n. 515, i
metodi di misura e le frequenze dei campionamenti e delle analisi,
indicati negli allegati I, II, III al presente decreto di cui fanno
parte integrante, si applicano sia per la classificazione delle acque
dolci superficiali utilizzate o destinate ad essere utilizzate per
l’approvvigionamento idrico potabile che per il loro controllo.

Art. 2.

Definizioni.

Ai sensi del presente decreto si intende per:

<<metodo di misura>>: la definizione di un principio di misura
e/o la descrizione succinta di un procedimento operativo che consenta
di determinare i valori dei parametri indicati negli allegati I e II
al presente decreto.

Si intende altresì, per i parametri di cui all’allegato I, per:

<<limite di rilevamento>>: il valore minimo del parametro
esaminato che può essere rilevato con i metodi indicati;

<<precisione>>: l’intervallo entro cui deve trovarsi il 95% dei
risultati di misurazioni eseguite su un unico campione, seguendo
sempre lo stesso metodo;

<<accuratezza>>: la differenza tra il valore reale del parametro
esaminato ed il valore medio sperimentale ottenuto.

Art. 3.

Ubicazione delle stazioni di prelievo.

Per tutti i laghi naturali ed artificiali e per tutti i corsi
d’acqua naturali ed artificiali che rientrano nel campo di
applicazione del presente decreto — fermo restando quanto previsto
dalla delibera del 4 febbraio 1977 del Comitato interministeriale di
cui all’art. 3 della legge 10 maggio 1976, n. 319 le stazioni di
prelievo dovranno essere ubicate in prossimità delle opere di presa
esistenti o previste in modo che i campioni rilevati siano
rappresentativi della qualità dell’acqua da utilizzare.
Ulteriori stazioni di prelievo dovranno essere individuate in punti
significativi del corpo idrico quando ciò sia richiesto da
particolari condizioni locali, tenuto soprattutto conto di possibili
fattori di rischio di inquinamento. I prelievi effettuati in tali
stazioni avranno la sola finalità di approfondire la conoscenza della
qualità del corpo idrico, per gli opportuni interventi.

Art. 4.

Modalità di prelievo, di conservazione e di trasporto dei campioni.

I campioni dovranno essere prelevati, conservati e trasportati in
modo da evitare alterazioni che possono influenzare
significativamente i risultati delle analisi.
a) Per il prelievo, la conservazione ed il trasporto dei campioni
per analisi dei parametri di cui all’allegato I al presente decreto
vale quanto prescritto, per i singoli parametri, alla colonna G di
detto allegato.
b) Per il prelievo, la conservazione ed il trasporto dei campioni
per analisi dei parametri di cui all’allegato II al presente decreto
vale quanto segue:
i prelievi saranno effettuati in contenitori sterili;
qualora si abbia motivo di ritenere che l’acqua in esame
contenga cloro residuo, le bottiglie dovranno contenere una soluzione
al 10% di sodio tiosolfato, nella quantità di ml 0,1 per ogni 100 ml
di capacità della bottiglia, aggiunto prima della sterilizzazione;
le bottiglie di prelievo dovranno avere una capacità idonea a
prelevare l’acqua necessaria all’esecuzione delle analisi
microbiologiche;
i campioni prelevati, secondo le usuali cautele di asepsi,
dovranno essere trasportati in idonei contenitori frigoriferi (4-10
°C) al riparo dalla luce e dovranno, nel più breve tempo possibile, e
comunque entro e non oltre le 24 ore dal prelievo, essere sottoposti
ad esame.

Art. 5.

Frequenza dei campionamenti e delle analisi.

La frequenza minima annuale dei campionamenti e delle analisi di
ogni parametro è indicata, per ogni corpo idrico di cui all’art. 1
del decreto del Presidente della Repubblica n. 515/82 da classificare
o classificato, nell’allegato III al presente decreto.
I campionamenti e le analisi dovranno essere uniformemente
distribuiti nel corso dell’anno, in modo da essere rappresentativi
della qualità delle acque nelle varie situazioni.
La frequenza per i corpi idrici già classificati può essere ridotta
alla metà di quella prevista nell’allegato III qualora i valori dei
risultati dei campioni prelevati negli anni precedenti siano sempre e
significativamente migliori dei limiti previsti per la rispettiva
categoria di appartenenza e, a seguito di indagini ispettive e/o
conoscitive, non vengano accertati fattori che possano peggiorare la
qualità dell’acqua.
Fermo restando quanto disposto dal secondo comma dell’art. 3 del
presente decreto, la frequenza prevista nell’allegato III deve essere
aumentata quando ciò sia richiesto da una qualunque situazione di
rischio di inquinamento anche potenziale; tale aumento di frequenza
riguarderà quel parametro o quei parametri che possono essere
correlati con il tipo di rischio temuto.
In prima applicazione, la classificazione dei corpi idrici, nelle
categorie di cui all’art. 4 del decreto del Presidente della
Repubblica n. 515 del 3 luglio 1982, sarà effettuata in base ai
risultati dei controlli analitici estesi ad un periodo di almeno un
anno.
Gli aggiornamenti di tale classificazione dovranno essere
effettuati in base ai risultati dei controlli analitici riguardanti
almeno gli ultimi venti campionamenti consecutivi effettuati in un
periodo di osservazione non inferiore ad un anno.

(Sono omessi gli allegati).

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