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Norme per la rilevazione e la sanatoria delle opere edilizie abusive....

Norme per la rilevazione e la sanatoria delle opere edilizie abusive.

dl 05/10/1983 n. 00000529

EDILIZIA E URBANISTICA
Decreto-legge 5 ottobre 1983, n. 529 (in Gazz. Uff., 6 ottobre, n.
275). — Norme per la rilevazione e la sanatoria delle opere edilizie
abusive.

Il Presidente della Repubblica:
Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;
Considerato che il fenomeno dell’abusivismo edilizio, che ha
assunto nel corso degli anni proporzioni così rilevanti da
compromettere un ordinato assetto del territorio, esige un
improcrastinabile intervento di regolarizzazione del patrimonio
edilizio, ai fini di un reale recupero urbanistico;
Ritenuto inoltre che la rilevazione del patrimonio edilizio renderà
possibile ricondurre nell’area della imposizione fiscale un
consistente numero di costruzioni, mediante la previsione della
iscrizione in catasto delle opere abusive sanate;
Rilevato infine che mediante l’istituto della concessione in
sanatoria a titolo oneroso si realizza una sostanziale perequazione
nei confronti di coloro che hanno costruito in forza di un regolare
titolo abitativo;
Ritenuta pertanto la straordinaria necessità ed urgenza di
disciplinare con efficacia immediata il regime di sanatoria per gli
abusi commessi, al fine di evitare un ulteriore espandersi del
fenomeno, prevedendo altresì un rafforzamento del sistema
sanzionatorio nei confronti di coloro che non si avvalgono delle
misure previste;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 4 ottobre 1983;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del
Ministro dei lavori pubblici, di concerto con i Ministri di grazia e
giustizia, delle finanze e del tesoro;

Emana il seguente decreto:

Art. 1. 1. Possono conseguire la concessione o l’autorizzazione in
sanatoria, fatti salvi i diritti dei terzi, i proprietari di
costruzioni e di altre opere iniziate, anche se non ultimate, alla
data di entrata in vigore del presente decreto ed eseguite:
a) senza licenza o concessione edilizia o senza autorizzazione a
costruire, prescritte da norme di legge o di regolamento, (1) ovvero
in difformità dalle stesse;
b) in base a licenza o concessione edilizia o autorizzazione
illegittima, anche se non annullata, decaduta o comunque divenuta
inefficace.
2. Alla richiesta di sanatoria ed agli adempimenti relativi possono
altresì provvedere coloro che avessero titolo ai sensi della legge 28
gennaio 1977, n. 10, a chiedere la concessione edilizia o
l’autorizzazione, nonchè, salvo rivalsa nei confronti del
proprietario, gli aventi diritto all’uso e al godimento della
costruzione o dell’opera a titolo reale.
3. Agli effetti del presente decreto le opere iniziate possono
essere ultimate, limitatamente al completamento dei piani già
costruiti e di quello in corso di costruzione, purchè siano
completate le strutture portanti, ovvero, nel caso di opere non
destinate a fini residenziali, limitatamente alle volumetrie già
individuate.
4. Restano validi gli atti nonchè i provvedimenti adottati in
applicazione delle disposizioni dell’art. 6 del decreto-legge 31
luglio 1982, n. 486, e dell’art. 9 del decreto-legge 30 settembre
1982, n. 688, non convertiti in legge ed hanno efficacia i rapporti
giuridici sorti sulla base delle medesime disposizioni anche ai fini
dei provvedimenti che i comuni, in ordine alle richieste di sanatoria
già presentate, dovranno adottare per la definitiva determinazione
dell’oblazione ai sensi del presente decreto. Le somme riscosse a
titolo di acconto sono versate, a cura dei rispettivi comuni, al
conto corrente postale di cui al terzo comma del successivo art. 5.
(1) [Così rettificato in Gazz. Uff. 5 ottobre 1983, n. 529]

Art. 2. 1. I soggetti di cui al primo ed al secondo comma del
precedente art. 1 conseguono la concessione o l’autorizzazione in
sanatoria delle opere abusive previa corresponsione di una somma, a
titolo di oblazione, determinata con riferimento alla parte
abusivamente realizzata, ivi compresa quella di cui al terzo comma
del medesimo art. 1, in una misura percentuale del contributo di
concessione di cui all’art. 3 della legge 28 gennaio 1977, n. 10,
secondo le prescrizioni di cui alla allegata tabella, in relazione al
tipo di abuso commesso e al tempo in cui l’opera abusiva è stata
realizzata.
2. In ogni caso, anche nelle ipotesi in cui ai sensi delle norme
vigenti la concessione o l’autorizzazione è parzialmente o totalmente
gratuita, la somma dovuta a titolo di oblazione è determinata con
riferimento al contributo di concessione stabilito alla data di
entrata in vigore del presente decreto per le nuove costruzioni.
3. Il contributo di concessione da prendere come base di calcolo
per la determinazione dell’oblazione non può essere, comunque,
inferiore a L. 15.000 al metro quadrato.

Art. 3. 1. Le opere di cui al precedente art. 1 non sono
suscettibili di sanatoria qualora, anche dopo gli eventuali
provvedimenti di recupero urbanistico di cui al successivo art. 4,
persista il contrasto:
a) con la legge 2 febbraio 1974, n. 64, e successive integrazioni
e modificazioni, salvo quanto disposto dall’ultimo comma del presente
articolo;
b) con le norme urbanistiche che prevedano la destinazione a
edifici pubblici o a spazi pubblici;
c) con gli interessi della difesa militare e della sicurezza
interna;
d) con le norme poste a salvaguardia del nastro stradale o
autostradale, quando le opere stesse costituiscano minaccia alla
sicurezza del traffico.
2. Per le opere eseguite da terzi su aree di proprietà dello stato
o di enti pubblici territoriali il rilascio della concessione o
dell’autorizzazione in sanatoria è subordinato anche alla
disponibilità dell’ente proprietario a concedere a titolo oneroso
l’uso del suolo dove insiste la costruzione.
3. Per le opere eseguite su terreni o edifici soggetti, in base a
leggi statali o regionali, a vincoli imposti a tutela di interessi
artistici, storici, paesistici, ambientali, idrogeologici e ad ogni
altro vincolo, le concessioni o le autorizzazioni in sanatoria non
possono essere rilasciate senza il parere delle competenti
amministrazioni, ai sensi delle norme vigenti.

Art. 4. 1. Gli insediamenti avvenuti in tutto o in parte
abusivamente, fermi restando gli effetti della mancata presentazione
dell’istanza di sanatoria previsti dal successivo art. 8, possono
formare oggetto di apposite varianti agli strumenti urbanistici al
fine del loro recupero urbanistico.
2. Le regioni, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del
presente decreto, disciplinano con proprie leggi la formazione delle
varianti per il recupero urbanistico, che sono consentite a
condizione che:
a) sussista la possibilità di realizzare una soddisfacente
dotazione di opere di urbanizzazione, se queste sono insufficienti;
b) l’insediamento abbia una rilevanza sociale ed economica, da
valutare in riferimento alla sua utilizzazione, tale da giustificarne
il recupero;
c) si tratti di insediamenti che non contrastino con interessi di
carattere artistico, storico, paesistico, ambientale, idrogeologico;
d) sia possibile realizzare un razionale inserimento
dell’insediamento nel territorio e nell’organismo urbano.
3. La legge regionale stabilisce:
1) i criteri e i termini ai quali devono attenersi i comuni per la
individuazione e la perimetrazione degli insediamenti abusivi;
2) i casi in cui l’adozione delle varianti è obbligatoria e quindi
non sottoposta ad autorizzazione regionale;
3) in quali casi si deve imporre la formazione di consorzi o
comparti obbligatori fra proprietari di aree e manufatti ai fini
della ripartizione di oneri e vantaggi derivanti dall’attuazione
della variante;
4) la formazione di un piano finanziario di massima.
4. In luogo della indennità di esproprio il comune può assegnare,
ai proprietari di lotti di terreno che a seguito delle varianti di
cui al primo comma risultino vincolati a destinazioni pubbliche,
equivalenti lotti di terreni disponibili nell’ambito dei piani di
zona di cui alla legge 18 aprile 1962, n. 167, perchè questi vi
costruiscano, singolarmente o riuniti in cooperativa, la propria
prima abitazione.
5. Ai fini del comma precedente i comuni che procedono alla
adozione delle varianti di cui al presente articolo devono
provvedere, anche se non obbligati ai sensi delle norme vigenti, alla
formazione dei piani di zona previsti dalla legge 18 aprile 1962, n.
167, senza tener conto del limite (1) del 40 per cento di cui
all’art. 2, comma terzo, della legge 28 gennaio 1977, n. 10, ovvero
procedere agli opportuni ampliamenti dei piani già approvati.
6. I soggetti abitanti, a titolo di proprietà o di locazione
decorrente da data anteriore a quella di entrata in vigore del
presente decreto, in edifici dei quali è prevista la demolizione a
seguito dell’approvazione degli strumenti di recupero urbanistico,
possono chiedere la assegnazione in locazione di un alloggio di
edilizia residenziale pubblica, purchè abbiano i requisiti di legge.
In tal caso, a parità di punteggio nella graduatoria di assegnazione,
i soggetti medesimi sono preferiti.
(1) [Così rettificato in Gazz. Uff. 5 ottobre 1983, n. 529]

Art. 5. 1. I soggetti di cui al primo e secondo comma del
precedente art. 1 presentato al comune domanda di concessione o di
autorizzazione in sanatoria entro il termine perentorio di
quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, correda…

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