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Limitazione delle emissioni nell'atmosfera di taluni inquinanti o...

Limitazione delle emissioni nell'atmosfera di taluni inquinanti originati dai grandi impianti di combustione.

dm 08/05/1989

INQUINAMENTO
Decreto Ministeriale 8 maggio 1989 (in Gazz. Uff., 30 maggio, n.
124). – Limitazione delle emissioni nell’atmosfera di taluni
inquinanti originati dai grandi impianti di combustione.

Il Ministro dell’ambiente, di concerto con il Ministro della sanità
e il Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato:
Sentita la conferenza dei presidenti delle giunte regionali; Visto
l’art. 3 del decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988,
n. 203, ed in particolare i commi 2 e 3; Ritenuta la necessità, a
seguito dell’adozione da parte del Consiglio delle Comunità europee,
della direttiva n. 88/609 pubblicata sulle GUCE del 7 dicembre 1988
concernente la limitazione delle emissioni nell’atmosfera di taluni
inquinanti originati dai grandi impianti di combustione, di definire
un quadro di certezze in ordine alle emissioni delle centrali
termoelettriche e degli impianti di combustione la cui costruzione si
intende avviare; Ritenuta altresì la necessità di definire anche per
i grandi impianti di combustione esistenti le linee di azione al fine
di raggiungere gli obiettivi delineati in sede comunitaria e fissare
i valori limite tendenziali delle emissioni inquinanti; Tenuto conto
del protocollo di Helsinki relativo alla riduzione del biossido di
zolfo e del protocollo e della dichiarazione di Sofia relativi al
congelamento e alla riduzione degli ossidi di azoto nell’atmosfera in
attuazione della convenzione di Ginevra sull’inquinamento atmosferico
transfrontaliero; Considerato altresì che la disciplina relativa agli
impianti esistenti dovrà essere completata nell’ambito
dell’attuazione del decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio
1988, n. 203;
Decreta:

Art. 1.

1. Il presente decreto si applica su tutto il territorio nazionale
agli impianti di combustione di potenza termica nominale pari o
superiore a 50 MW, indipendentemente dal tipo di combustibile
utilizzato (solido, liquido o gassoso).
2. Il presente decreto disciplina soltanto gli impianti di
combustione destinati alla produzione di energia, eccettuati quelli
che utilizzano direttamente i prodotti di combustione in procedimenti
di fabbricazione.
In particolare il decreto non si applica ai seguenti impianti:
impianti in cui i prodotti della combustione sono utilizzati per
il riscaldamento diretto, l’essicazione o qualsiasi altro trattamento
degli oggetti o dei materiali, come forni di riscaldo, forni di
trattamento termico;
impianti di postcombustione, cioè qualsiasi dispositivo tecnico
per la depurazione dello scarico gassoso mediante combustione, che
non sia gestito come impianto indipendente di combustione;
dispositivi di rigenerazione dei catalizzatori di cracking
catalitico;
dispositivi di conversione del solfuro di idrogeno in zolfo;
reattori utilizzati nell’industria chimica;
batteria di forni per il coke;
cowpers degli altiforni;
impianti azionati da motori diesel, a benzina o a gas, o da
turbine a gas, indipendentemente dal tipo di combustibile utilizzato.
3. Nel caso in cui due o più singoli nuovi impianti siano
installati in materia tale che gli scarichi gassosi, tenuto conto
delle condizioni tecniche ed economiche, possano essere convogliati
verso un unico camino, a giudizio dell’autorità competente, la
combinazione degli impianti va considerata come un’unità.

Art. 2.

Definizioni.

1. Ai fini del presente decreto si intende per:
impianto di combustione: qualsiasi dispositivo tecnico in cui
sono ossidati combustibili al fine di utilizzare il calore così
prodotto;
impianto policombustibile: qualsiasi impianto di combustione che
possa essere alimentato simultaneamente o alternativamente da due o
più tipi di combustibile;
impianto esistente: un impianto che sia in funzione, costruito o
autorizzato anteriormente all’entrata in vigore del decreto del
Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 203;
nuovo impianto: devono intendersi gli altri impianti;
tasso di desolforazione: il rapporto tra la quantità di zolfo,
che è separata nel sito dell’impianto di combustione per un
determinato periodo di tempo mediante procedimenti specificamente
destinati a tal fine e la quantità di zolfo contenuta nel
combustibile introdotto nei dispositivi dell’impianto di combustione
e utilizzato per lo stesso periodo di tempo.
2. I valori limite di emissione si intendono riferiti ad un tenore
di ossigeno, nello scarico in atmosfera, del 3% in volume per i
combustibili liquidi e gassosi e del 6% per i combustibili solidi.
3. La portata volumetrica degli scarichi gassosi deve essere
considerata previa detrazione del tenore di vapore acqueo.

Art. 3.

Valori limite di emissione.

1. I valori limite di emissione per il biossido di zolfo, per gli
ossidi di azoto e per le polveri, dei nuovi impianti di combustione
sono fissati, in relazione a ciascun tipo di combustibile, dagli
allegati 1, 2, 3, 4, 5, 6 e 7 del presente decreto.
2. I valori di cui al comma precedente costituiscono di norma
limiti minimi e massimi di emissione, salvo che, in attuazione delle
competenze di cui all’art. 4, lettera d), del decreto del Presidente
della Repubblica 24 maggio 1988, n. 203, la regione non fissi valori
limite più restrittivi nell’ambito degli intervalli appositamente
delimitati negli allegati del presente decreto da curve inferiori.

Art. 4.

Riduzione delle emissioni.

1. Per gli impianti esistenti le emissioni di biossido di zolfo e
di ossidi di azoto sono ridotte sulla base della disciplina recata
dagli articoli 12, 13, 15 e 17 del decreto del Presidente della
Repubblica 24 maggio 1988, n. 203.
2. L’insieme delle riduzioni di cui al comma precedente deve
comportare il raggiungimento degli obiettivi di riduzione globale
delle emissioni contenute nell’allegato 8 nei tempi ivi previsti
attraverso modalità e percentuali determinate per ciascuna impresa.
3. Per ciascun impianto esistente i valori limite di emissione
vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto non
possono comunque essere superati.

Art. 5.

Polo energetico Alto Lazio.

1. Al fine di tutelare la qualità dell’aria e nell’ambito del
programma di riduzione globale delle emissioni previsto dal
precedente articolo, relativo al polo energetico dell’Alto Lazio, per
le centrali ubicate nel comune di Civitavecchia, sono fissati i
seguenti valori limite di emissione, da rispettare in concomitanza
con l’entrata in servizio dei gruppi policombustibili della centrale
di Montalto di Castro:
biossido di zolfo: 1200 mg/Nm3;
ossidi di azoto: 200 mg/Nm3;
polveri: 50 mg/Nm3.
Agli stessi fini l’ENEL predispone un piano per la dismissione
della centrale di Fiumaretta e per la ristrutturazione delle altre
centrali esistenti nel comune di Civitavecchia.
Nell’ambito di tale piano l’ENEL dovrà inoltre verificare le
ulteriori possibilità di riduzione delle emissioni di biossido di
zolfo fino al raggiungimento del valore limite stabilito per i nuovi
impianti dall’art. 3 del presente decreto.

Art. 6.

Deroghe.

1. In deroga all’allegato 1, i nuovi impianti con potenza termica
nominale pari o superiore a 400 MW, che non sono in funzione per più
di 2.200 ore all’anno (calcolate in media mobile su un periodo di
cinque anni) sono soggetti a un valore limite di emissione per il
biossido di zolfo pari a 800 mg/Nm3.
2. Per gli impianti nuovi che consumano combustibili solidi
indigeni, qualora non sia possibile rispettare il valore limite di
emissione per il biossido di zolfo, fissato per tali impianti, a
causa delle particolari caratteristiche del combustibile, senza dover
ricorrere ad una tecnologia eccessivamente costosa, l’autorità
competente può consentire che i valori limite stabiliti nell’allegato
1 possano essere superati. Detti impianti devono almeno raggiungere i
tassi di desolforazione stabiliti nell’allegato 9.

Art. 7.

Controlli emissioni NO.

1. Qualora a seguito di controlli risulti che per ragioni
imprevedibili, il valore limite di emissione degli ossidi di azoto
non sia stato osservato, l’autorità competente prescrive che
l’impresa adotti tutte le misure primarie necessarie affinchè tale
valore sia rispettato il più rapidamente possibile e comunque non
oltre un anno.
L’autorità competente provvede ad informare tempestivamente il
Ministero dell’ambiente.

Art. 8.

Anomalie degli impianti di abbattimento e carenze di combustibile
nell’approvvigionamento.

1. Per i nuovi impianti, nelle autorizzazioni previste dal decreto
del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 203, devono essere
specificate le procedure relative al cattivo funzionamento o al
guasto degli impianti di abbattimento delle emissioni. In caso di
guasto deve essere immediatamente informata l’autorità competente al
rilascio dell’autorizzazione, la quale adotta i provvedimenti
necessari e, in particolare, richiede che l’impresa riduca o faccia
cessare le operazioni appena possibile e finchè possa essere ripresa
la normale attività, o che faccia funzionare l’impianto con
combustibili meno inquinanti, eccetto i casi in cui vi sia assoluto
bisogno di mantenere le for…

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