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Disciplina della cessione dei crediti di impresa....

Disciplina della cessione dei crediti di impresa.

L 21/02/1991 n. 00000052 VIGENTE

INDUSTRIA, COMMERCIO, ARTIGIANATO (CREDITI)
Legge 21 febbraio 1991, n. 52 (in Gazz. Uff., 25 febbraio 1991, n.
47). — Disciplina della cessione dei crediti di impresa.

(Omissis).

Art. 1.

Ambito di applicazione.

1. La cessione di crediti pecuniari verso corrispettivo è
disciplinata dalla presente legge, quando concorrono le seguenti
condizioni:
a) il cedente è un imprenditore;
b) i crediti ceduti sorgono da contratti stipulati dal cedente
nell’esercizio dell’impresa;
c) il cessionario è una banca o un intermediario finanziario
disciplinato dal testo unico delle leggi in materia bancaria e
creditizia emanato ai sensi dell’art. 25 comma 2, della legge 19
febbraio 1992, n. 142, il cui oggetto sociale preveda l’esercizio
dell’attività di acquisto di crediti d’impresa (1).
2. Resta salva l’applicazione delle norme del codice civile per le
cessioni di credito prive dei requisiti di cui al comma 1.

(1) Lettera così sostituita dall’art. 156, d.lg. 1 settembre 1993,
n. 385.

Art. 2.

Albo delle imprese che esercitano l’attività di cessione dei crediti.

[1. é istituito presso la Banca d’Italia un albo delle imprese che
esercitano l’attività di cessione dei crediti di impresa ai sensi
della presente legge. La Banca d’Italia esercita la vigilanza sul
corretto svolgimento della suddetta attività, anche al fine di
impedire l’impiego di denaro, beni e utilità di provenienza illecita.
2. Nel termine di sei mesi dalla data di entrata in vigore della
presente legge il Ministro del tesoro provvede con proprio decreto a
disciplinare l’iscrizione all’albo di cui al comma 1 e la
cancellazione dal medesimo, i contenuti e le modalità della
vigilanza, nonché le relative sanzioni amministrative.
3. Il cessionario dei crediti di impresa di cui alla presente legge
è tenuto all’osservanza dell’obbligo di certificazione del proprio
bilancio annuale] (1).

(1) Articolo abrogato dall’art. 161, d.lg. 1 settembre 1993, n.
385, a far data dall’entrata in vigore dei provvedimenti emanati
dalle autorità creditizie ai sensi del d.lg. 385/1993 cit.

Art. 3.

Cessione di crediti futuri e di crediti in massa.

1. I crediti possono essere ceduti anche prima che siano stipulati
i contratti dai quali sorgeranno.
2. I crediti esistenti o futuri possono essere ceduti anche in
massa.
3. La cessione in massa dei crediti futuri può avere ad oggetto
solo crediti che sorgeranno da contratti da stipulare in un periodo
di tempo non superiore a ventiquattro mesi.
4. La cessione di crediti in massa si considera con oggetto
determinato, anche con riferimento a crediti futuri, se è indicato il
debitore ceduto, salvo quanto prescritto nel comma 3.

Art. 4.

Garanzia di solvenza.

1. Il cedente garantisce, nei limiti del corrispettivo pattuito, la
solvenza del debitore, salvo che il cessionario rinunci, in tutto o
in parte, alla garanzia.

Art. 5.

Efficacia della cessione nei confronti dei terzi.

1. Qualora il cessionario abbia pagato in tutto o in parte il
corrispettivo della cessione ed il pagamento abbia data certa, la
cessione è opponibile:
a) agli altri aventi causa del cedente, il cui titolo di acquisto
non sia stato reso efficace verso i terzi anteriormente alla data del
pagamento;
b) al creditore del cedente, che abbia pignorato il credito dopo
la data del pagamento;
c) al fallimento del cedente dichiarato dopo la data del
pagamento, salvo quanto disposto dall’articolo 7, comma 1.
2. é fatta salva per il cessionario la facoltà di rendere la
cessione opponibile ai terzi nei modi previsti dal codice civile.
3. é fatta salva l’efficacia liberatoria secondo le norme del
codice civile dei pagamenti eseguiti dal debitore a terzi.

Art. 6.

Revocatoria fallimentare dei pagamenti del debitore ceduto.

1. Il pagamento compiuto dal debitore ceduto al cessionario non è
soggetto alla revocatoria prevista dall’articolo 67 del testo delle
disposizioni sulla disciplina del fallimento, del concordato
preventivo, dell’amministrazione controllata e della liquidazione
coatta amministrativa, approvato con regio decreto 16 marzo 1942, n.
267. Tuttavia tale azione può essere proposta nei confronti del
cedente qualora il curatore trovi che egli conosceva lo stato di
insolvenza del debitore ceduto alla data del pagamento al
cessionario.
2. é fatta salva la rivalsa del cedente verso il cessionario che
abbia rinunciato alla garanzia prevista dall’articolo 4.

Art. 7.

Fallimento del cedente.

1. L’efficacia della cessione verso i terzi prevista dall’articolo
5, comma 1, non è opponibile al fallimento del cedente, se il
curatore prova che il cessionario conosceva lo stato di insolvenza
del cedente quando ha eseguito il pagamento e sempre che il pagamento
del cessionario al cedente sia stato eseguito nell’anno anteriore
alla sentenza dichiarativa di fallimento e prima della scadenza del
credito ceduto.
2. Il curatore del fallimento del cedente può recedere dalle
cessioni stipulate dal cedente, limitatamente ai crediti non ancora
sorti alla data della sentenza dichiarativa.
3. In caso di recesso il curatore deve restituire al cessionario il
corrispettivo pagato dal cessionario al cedente per le cessioni
previste nel comma 2.

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