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Limiti massimi di esposizione al rumore negli ambienti abitativi e nel...

Limiti massimi di esposizione al rumore negli ambienti abitativi e nell'ambiente esterno (1).

DPCONS 01/03/1991 VIGENTE

INQUINAMENTO
Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 1 marzo 1991 (in
Gazz. Uff., 8 marzo 1991, n. 57). — Limiti massimi di esposizione al
rumore negli ambienti abitativi e nell’ambiente esterno (1).

(1) Con d.lg. 31 marzo 1998, n. 112 sono state devolute alle
regioni e agli enti locali tutte le funzioni amministrative inerenti
alla materia della tutela dell’ambiente dall’inquinamento, ad
eccezione di quelle espressamente mantenute allo Stato.

(Omissis).

Art. 1.

1. (Omissis) (1).
2. Ai fini dell’applicazione del presente decreto sono dettate,
nell’allegato A, apposite definizioni tecniche e sono altresì
determinate, nell’allegato B, le tecniche di rilevamento e di misura
dell’inquinamento acustico.
3. (Omissis) (1).
4. Dal presente decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
sono altresì escluse le aree e le attività aeroportuali che verranno
regolamentate con altro decreto. Le attività temporanee, quali
cantieri edili, le manifestazioni in luogo pubblico o aperto al
pubblico, qualora comportino l’impiego di macchinari ed impianti
rumorosi, debbono essere autorizzate anche in deroga ai limiti del
presente decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, dal
sindaco, il quale stabilisce le opportune prescrizioni per limitare
l’inquinamento acustico sentita la competente USL (2).

(1) Comma abrogato dall’art. 9, d.p.c.m. 14 novembre 1997.
(2) La Corte cost., con sent. 30 dicembre 1991, n. 517, ha
dichiarato che spetta allo Stato adottare, con decreto del Presidente
del Consiglio dei ministri, le disposizioni contenute nel presente
comma.

Art. 2.

1. Ai fini della determinazione dei limiti massimi dei livelli
sonori equivalenti, i comuni adottano la classificazione in zone
riportata nella tabella 1. I limiti massimi dei livelli sonori
equivalenti, fissati in relazione alla diversa destinazione d’uso del
territorio, sono indicati nella tabella 2.
2. Per le zone non esclusivamente industriali indicate in
precedenza, oltre ai limiti massimi in assoluto per il rumore, sono
stabilite anche le seguenti differenze da non superare tra il livello
equivalente del rumore ambientale e quello del rumore residuo
(criterio differenziale): 5 dB (A) durante il periodo diurno; 3 dB
(A) durante il periodo notturno. La misura deve essere effettuata
all’interno degli ambienti abitativi e nel tempo di osservazione del
fenomeno acustico.
3. Gli impianti a ciclo produttivo continuo che attualmente operano
nelle predette zone debbono adeguarsi al sopra specificato livello
differenziale entro il termine di cinque anni dall’entrata in vigore
del presente decreto ed hanno la possibilità di avvalersi in via
prioritaria delle norme relative alla delocalizzazione degli impianti
industriali (1).

(1) La Corte cost., con sent. 30 dicembre 1991, n. 517, ha
dichiarato che spetta allo Stato adottare, con decreto del Presidente
del Consiglio dei ministri, le disposizioni contenute nel presente
articolo.

Art. 3.

1. Ai fini di un graduale adeguamento delle situazioni esistenti ai
limiti fissati nel presente decreto, le imprese interessate possono,
entro il termine di sei mesi dall’entrata in vigore del decreto
stesso, presentare alla competente regione un piano di risanamento
con l’indicazione delle modalità di adeguamento e del tempo a tal
fine necessario, che non può comunque essere superiore ad un periodo
di trenta mesi dalla presentazione del piano. Tale piano deve essere
esaminato dalla regione, che, entro il termine di sei mesi, può,
sentiti il comune e la USL competenti, apportare eventuali modifiche
ed integrazioni. Decorso il predetto termine di sei mesi il piano
s’intende approvato a tutti gli effetti (1).
2. Le imprese che non presentano il piano di risanamento debbono
adeguarsi ai limiti fissati nel presente decreto entro il termine
previsto dal precedente comma per la presentazione del piano stesso
(2).

(1) La Corte cost., con sent. 30 dicembre 1991, n. 517, ha
dichiarato che spetta allo Stato adottare, con decreto del Presidente
del Consiglio dei ministri, le disposizioni contenute nel presente
comma, prima proposizione, e che non spetta allo Stato adottare, con
decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, in mancanza di
idonea copertura legislativa, le disposizioni contenute nel presente
comma, seconda e terza proposizione.
(2) Comma abrogato dall’art. 9, d.p.c.m. 14 novembre 1997.

Art. 4.

1. Al fine di consentire l’adeguamento ai limiti di zona previsti
dal presente decreto, le regioni provvedono entro un anno
dall’entrata in vigore del decreto stesso ad emanare direttive per la
predisposizione da parte dei comuni di piani di risanamento.
2. I piani devono contenere:
a) l’individuazione della tipologia ed entità dei rumori
presenti, incluse le sorgenti mobili, nelle zone da risanare;
b) i soggetti a cui compete l’intervento;
c) le modalità ed i tempi per il risanamento ambientale;
d) la stima degli oneri finanziari ed i mezzi necessari;
e) le eventuali misure cautelari a carattere d’urgenza per la
tutela dell’ambiente e della salute pubblica.
3. La regione, in base alle proposte pervenutele e secondo la
disponibilità finanziaria assegnatale dallo Stato, predispone un
piano regionale annuale di intervento per la bonifica
dall’inquinamento acustico in esecuzione del quale vengono adottati
dai comuni i singoli piani di risanamento (1).

(1) La Corte cost., con sent. 30 dicembre 1991, n. 517, ha
dichiarato che non spetta allo Stato adottare, con decreto del
Presidente del Consiglio dei ministri, in mancanza di idonea
copertura legislativa, le disposizioni contenute nel presente
articolo.

Art. 5.

1. La domanda per il rilascio di concessione edilizia relativa a
nuovi impianti industriali di licenza od autorizzazione all’esercizio
di tali attività deve contenere idonea documentazione di previsione
d’impatto acustico (1).

(1) La Corte cost., con sent. 30 dicembre 1991, n. 517, ha
dichiarato che non spetta allo Stato adottare, con decreto del
Presidente del Consiglio dei ministri, in mancanza di idonea
copertura legislativa, le disposizioni contenute nel presente
articolo.

Art. 6.

1. In attesa della suddivisione del territorio comunale nelle zone
di cui alla tabella 1, si applicano per le sorgenti sonore fisse i
seguenti limiti di accettabilità:

XTAB
Limite diurno Limite notturno
Zonizzazione Leq (A) Leq (A)
— — —
Tutto il territorio nazionale . . . 70 60
Zona A (decreto ministeriale
n. 1444/68) (*) . . . . . . . . . 65 55
Zona B (decreto ministeriale
n. 1444/68) (*) . . . . . . . . . 60 50
Zona esclusivamente industriale . . 70 70

(*) Zone di cui all’art. 2 del decreto ministeriale 2 aprile 1968.

2. Per le zone non esclusivamente industriali indicate in
precedenza, oltre ai limiti massimi in assoluto per il rumore, sono
stabilite anche le seguenti differenze da non superare tra il livello
equivalente del rumore ambientale e quello del rumore residuo
(criterio differenziale): 5 dB (A) per il Leq (A) durante il periodo
diurno: 3 DB (A) per il Leq (A) durante il periodo notturno. La
misura deve essere effettuata nel tempo di osservazione del fenomeno
acustico negli ambienti abitativi.
3. Le imprese possono avvalersi della facoltà di cui all’art. 3.

Art. 7.

1. Gli allegati A e B e le tabelle 1 e 2 sono parte integrante del
presente decreto.
ALLEGATI

(Omissis).

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