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Regolamento recante norme sui dispositivi di sicurezza termici....

Regolamento recante norme sui dispositivi di sicurezza termici.

DM 27/09/1991 n. 00000449 VIGENTE

RISCALDAMENTO
Decreto ministeriale 27 settembre 1991, n. 449 (in Gazz. Uff., 20
febbraio 1992, n. 42). — Regolamento recante norme sui dispositivi
di sicurezza termici.

(Omissis).

Art. unico

1. I dispositivi di sicurezza termici atti ad interrompere
l’apporto di calore nei generatori di liquidi surriscaldati diversi
dall’acqua sono sottoposti alle verifiche e prove tecniche contenute
nelle regole tecniche allegate, che fanno parte integrante del
presente regolamento. Le presenti disposizioni si applicano dopo
centottanta giorni dalla data di pubblicazione del presente decreto
nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

ALLEGATO

REGOLE TECNICHE RIGUARDANTI I DISPOSITIVI DI SICUREZZA TERMICI ATTI
AD INTERROMPERE L’APPORTO DI CALORE NEI GENERATORI E NEI RECIPIENTI
DI LIQUIDI SURRISCALDATI DIVERSI DALL’ACQUA.

1. Campo di applicazione. 1.1. Le presenti regole tecniche si
applicano ai dispositivi di sicurezza termici atti ad interrompere
l’apporto di calore nei generatori e nei recipienti di liquidi
surriscaldati diversi dall’acqua, come definiti nel decreto
ministeriale 1° dicembre 1975.

2. Definizioni. 2.1. Sono definiti i seguenti termini:
– temperatura di blocco t b: valore massimo prefissato della
temperatura del liquido surriscaldato in corrispondenza o al di sotto
della quale il dispositivo deve interrompere l’apporto di calore;
– campo di tolleranza: campo di temperatura indicato dal
costruttore entro il quale avviene l’intervento di blocco del
dispositivo, campo comprendente gli errori di ripetibilità, di deriva
termica e di precisione di taratura;
– temperatura nominale di taratura t n: temperatura alla quale è
stato tarato il dispositivo di sicurezza termico (valore indicato dal
costruttore).
– temperatura di intervento t i: temperatura effettiva di
intervento del dispositivo nei limiti del campo di tolleranza e
comunque non superiore alla temperatura di blocco t b;
– azione positiva: l’intervento deve verificarsi non soltanto al
raggiungimento di un determinato valore della temperatura
controllata, ma anche nel caso di avaria dell’organo sensibile, degli
organi di trasmissione o della eventuale molla dell’organo finale di
controllo;
– campo di omologazione: campo di temperatura, indicato dal
costruttore, entro il quale può essere fissata la temperatura
nominale di taratura t n.

3. Caratteristiche generali. 3.1. Il dispositivo deve interrompere
l’apporto di calore al raggiungimento nel circuito di una
predeterminata temperatura ed è composto essenzialmente dai seguenti
organi:
a) elementi sensibili alla grandezza da controllare: elementi
sensibili alla temperatura del liquido surriscaldato, completi della
relativa guaina di alloggiamento;
b) organi che trasmettono le variazioni dell’elemento sensibile
all’organo finale di controllo: organi meccanici di trasmissione
delle variazioni rilevate dall’elemento sensibile ovvero circuito
contenente un fluido sensibile alle variazioni di temperatura e
capace di trasmettere tali variazioni, con organi meccanici o con
l’ausilio di altro circuito, all’organo finale di controllo;
c) organo finale di controllo:
– otturatore di una valvola d’intercettazione, installata sul
tubo di afflusso del fluido combustibile, per i generatori a fuoco
diretto;
– interruttore dell’energia elettrica di alimentazione per i
generatori a riscaldamento elettrico;
– otturatore di una valvola d’intercettazione, installata sul
tubo di afflusso del fluido primario, per i generatori costituiti da
scambiatori di calore;
– otturatore di una valvola d’intercettazione installata sul
tubo di afflusso del fluido termovettore, per gli apparecchi
utilizzatori.
L’organo finale di controllo può essere azionato direttamente o
tramite dispositivo di servoazionamento ad azione positiva.
3.2. L’interruzione dell’apporto di calore deve avvenire in
funzione della sola temperatura del fluido riscaldato
indipendentemente dalla sua pressione, dalla pressione e temperatura
del fluido combustibile o riscaldante e dalla temperatura ambiente.
3.3. Il dispositivo deve essere ad azione positiva. Nel caso di
avaria degli elementi sensibili alla temperatura o degli organi di
trasmissione o della eventuale molla dell’organo finale, l’azione
positiva deve verificarsi prima che la temperatura del fluido
riscaldato superi la temperatura prefissata t b.
Espletata l’azione di interruzione, il dispositivo deve essere
riattivato soltanto con azione manuale.
3.4. Gli elementi sensibili alla temperatura devono essere
provvisti di guaina di alloggiamento realizzata con materiale buon
conduttore di calore e resistente alla pressione di progetto del
circuito del liquido surriscaldato e comunque non inferiore a 10 bar.
3.5. L’intervento dell’organo finale di controllo deve avvenire a
temperatura compresa nel campo di tolleranza dichiarato dal
costruttore.
3.6. L’ampiezza del campo di tolleranza dichiarato dal costruttore
non deve essere superiore a 20 °C. La temperatura di blocco non deve
superare la temperatura di progetto del generatore o del recipiente.

4. Caratteristiche costruttive. 4.1. Nella progettazione delle
membrature del dispositivo sottoposte a pressione o comunque ad altre
sollecitazioni si deve tener conto delle condizioni previste
dall’art. 1 del decreto ministeriale 21 novembre 1972 nonché, per
quanto riguarda i materiali impiegati, devono essere soddisfatte le
specificazioni tecniche applicative del suddetto decreto.
4.2. Materiali non previsti nelle specificazioni sopracitate
potranno essere impiegati purché, da parte del progettista, ne venga
garantita l’idoneità alle condizioni di progetto e di impiego.
4.3. Le molle impiegate devono essere costruite con materiali
idonei allo specifico uso classificato in normative o tabelle, di
riconosciuta validità nazionale o internazionale e dimensionate
secondo regime di carico di tensione di cui alle rispettive
normative.
4.4. Qualora gli organi che trasmettono le variazioni dagli
elementi sensibili all’organo finale di controllo comprendano
interruttori elettrici, questi ultimi, oltre a rispondere alle
normative CEI e CENELEC, dovranno essere del tipo stagno.

5. Modalità di esecuzione delle verifiche di costruzione e delle
prove di funzionalità e di ripetibilità. 5.1. Il costruttore del
dispositivo o la ditta importatrice, per ogni serie di dispositivi da
sottoporre ad omologazione, deve approntare cinque prototipi identici
del dispositivo da assoggettare alle verifiche ed alle prove sotto
specificate.
Una serie è costituita da dispositivi aventi la stessa temperatura
nominale di taratura o lo stesso campo di omologazione, gli stessi
elementi sensibili alla temperatura, lo stesso organo di trasmissione
e lo stesso tipo di organo finale di controllo.
5.2. Qualora venga richiesta l’omologazione della serie per
l’intero campo di omologazione, le prove su prototipo di cui al
successivo paragrafo 7, dovranno essere effettuate per tre
temperature nominali di taratura, la minima, la media e la massima
del campo di omologazione stesso.
5.3. L’ISPESL provvede alla campionatura di tre prototipi per ogni
serie.
5.4. Le prove sono eseguite presso il laboratorio dell’ISPESL od
eventualmente presso il laboratorio riconosciuto del costruttore o
importatore, o di istituti riconosciuti che offrono garanzie
tecniche, professionali e di indipendenza adeguate e soddisfacenti.
5.5. L’impianto di prova deve consentire il rilievo delle
caratteristiche del dispositivo nelle condizioni di funzionamento,
con il rispetto delle tolleranze indicate.

6. Verifiche e prove sui prototipi. 6.1. Esame della documentazione
sui materiali impiegati.
6.2. Controllo dimensionale da eseguirsi sui tre prototipi scelti.
6.3. Prova di funzionalità sui prototipi scelti, da eseguirsi come
specificato al successivo punto 7.
6.4. Verifica meccanica del dispositivo, su un prototipo a scelta
da eseguirsi come specificato al successivo punto 8.
6.5. Le prove eseguite presso il costruttore o importatore devono
essere effettuate alla presenza di operatori dell’ISPESL o di esperti
appartenenti ad un organismo notificato dei Paesi CEE.
6.6. Qualora l’organo finale del dispositivo, sia costituito da una
valvola d’intercettazione, dovrà essere fornito il certificato di
prova idraulica a 1,5 volte la pressione massima d’impiego dichiarata
dal costruttore.
6.7. Per quanto riguarda la produzione, le verifiche di cui ai
punti 6.2. e 6.6. da effettuarsi su ogni singolo dispositivo, devono
essere eseguite e certificate a cura del costruttore.

7. Esecuzione delle prove di funzionalità. 7.1. Dispositivi aventi
come organo finale una valvola d’intercettazione.
7.1.1. Al fine della verifica del funzionamento, la valvola
d’intercettazione del prototipo del dispositivo viene applicata in
serie ad un circuito alimentato con acqua o con aria compressa a
pressione regolabile fino alla massima pressione indicata dal
costruttore. La presenza o meno del flusso attraverso la valvola,
controllata visivamente, o con idoneo strumento, consente di
constatare l’azione di blocco.
7.1.2. Alloggiati gli elementi sensibili, completi della relativa
guaina, in un bagno termostatico od altro ambiente analogo, si
effettuano le seguenti prove:
7.1.2.1. Dopo aver regolato la pressione del fluido di prova di cui
al punto …

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