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Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la costruzione e l'esercizio delle attività ricettive turistico-alberghiere.

dm 09/04/1994

ALBERGHI, PENSIONI, LOCANDE ECC.
VIGILI DEL FUOCO
Decreto Ministeriale 9 aprile 1994 (in Gazz. Uff., 20 maggio, n.
116). — Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per
la costruzione e l’esercizio delle attività ricettive
turistico-alberghiere.

Il Ministro dell’interno:
Vista la legge 27 dicembre 1941, n. 1570; Visti gli articoli 1 e 2
della legge 13 maggio 1961, n. 469; Visto l’art. 2 della legge 26
luglio 1965, n. 966; Visto l’art. 2 della legge 18 luglio 1980, n.
406; Visto l’art. 6 della legge 17 maggio 1983, n. 217; Vista la
legge del 7 dicembre 1984, n. 818; Visto il decreto del Presidente
della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547; Visto il decreto del
Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577; Vista la
raccomandazione del Consiglio delle Comunità europee del 22 dicembre
1986 per la protezione antincendio degli alberghi già esistenti;
Rilevata la necessità di aggiornare i criteri tecnici di sicurezza
contro i rischi di incendio e di panico in edifici destinati ad
attività alberghiere attualmente in vigore; Vista la regola tecnica
elaborata dal Comitato centrale tecnico scientifico per la
prevenzione incendi di cui all’art. 10 del decreto del Presidente
della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577; Visto l’art. 11 del citato
decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577;
Espletata la procedura di informazione prevista dalla legge 21 giugno
1986, n. 317;
Decreta:

é approvata la regola tecnica di prevenzione incendi per le
attività ricettive turistico-alberghiere, allegata al presente
decreto.
Sono abrogate tutte le disposizioni tecniche attualmente in vigore
in materia.

Allegato

REGOLA TECNICA DI PREVENZIONE INCENDI

per la costruzione e l’esercizio
delle attività ricettive turistico-alberghiere.

Titolo I

GENERALITA’

1. Oggetto.
La presente regola tecnica di prevenzione incendi, emanata allo
scopo di tutelare l’incolumità delle persone e salvaguardare i beni
contro i rischi dell’incendio, ha per oggetto i criteri di sicurezza
da applicarsi agli edifici ed ai locali adibiti ad attività ricettive
turistico-alberghiere, definiti dall’art. 6 della legge n. 217 del 17
maggio 1983 (Gazzetta Ufficiale n. 141 del 25 maggio 1983) e come di
seguito elencate:
a) alberghi;
b) motel;
c) villaggi-albergo;
d) villaggi turistici;
e) esercizi di affittacamere;
f) case ed appartamenti per vacanze;
g) alloggi agroturistici;
h) ostelli per la gioventù;
i) residenze turistico-alberghiere;
l) rifugi alpini.

2. Campo di applicazione.
Le presenti disposizioni si applicano agli edifici ed ai locali di
cui al precedente punto, esistenti e di nuova costruzione. Agli
edifici e locali esistenti, già adibiti ad attività di cui al tpunto
1, si applicano le disposizioni previste per le nuove costruzioni nel
caso di rifacimento di oltre il 50% dei solai. Le disposizioni
previste per le nuove costruzioni si applicano agli eventuali aumenti
di volume e solo a quelli.

3. Classificazione.
Le attività di cui al punto 1, in relazione alla capacità ricettiva
(numero di posti letto a disposizione degli ospiti) dell’edificio e/o
dei locali facenti parte di una unità immobiliare, si distinguono in:
a) attività con capienza superiore a 25 posti letto, alle quali
si applicano le prescrizioni di cui al Titolo II;
b) attività con capienza sino a 25 posti letto, alle quali si
applicano le prescrizioni di cui al Titolo III.
Ai rifugi alpini, si applicano le prescrizioni di cui al Titolo IV.

4. Termini, definizioni e tolleranze dimensionali.
Per i termini, le definizioni e le tolleranze dimensionali si
rimanda a quanto emanato con decreto ministeriale 30 novembre 1983
(Gazzetta Ufficiale n. 339 del 12 dicembre 1983). Inoltre, ai fini
della presente regola tecnica, si definisce:
spazio calmo: luogo sicuro statico contiguo e comunicante con una
via di esodo verticale od in essa inserito. Tale spazio non dovrà
costituire intralcio alla fruibilità delle vie di esodo ed avere
caratteristiche tali da garantire la permanenza di persone con
ridotte o impedite capacità motorie in attesa dei soccorsi;
corridoio cieco: corridoio o porzione di corridoio dal quale è
possibile l’esodo in un’unica direzione. La lunghezza del corridoio
cieco va calcolata dall’inizio dello stesso fino all’incrocio con un
corridoio dal quale sia possibile l’esodo in almeno due direzioni, o
fino al più prossimo luogo sicuro o via di esodo verticale.

Titolo II

DISPOSIZIONI RELATIVE ALLE ATTIVITA RICETTIVE
CON CAPACITA SUPERIORE A VENTICINQUE POSTI LETTO

Parte prima

Attività di nuova costruzione.

5. Ubicazione.
5.1. Generalità.
Gli edifici da destinare ad attività ricettive devono essere
ubicati nel rispetto delle distanze di sicurezza, stabilite dalle
disposizioni vigenti, da altre attività che comportino rischi di
esplosione od incendio.
Le attività ricettive possono essere ubicate:
a) in edifici indipendenti, costruiti per tale specifica
destinazione ed isolati da altri;
b) in edifici o locali, anche contigui ad altri aventi
destinazione diverse, purchè fatta salva l’osservanza di quanto
disposto nelle specifiche normative, tali destinazioni, se soggette
ai controlli di prevenzione incendi, siano limitate a quelle di cui
ai punti 64, 83, 84, 85, 86, 87, 89, 90, 91, 92 e 94 del decreto
ministeriale 16 febbraio 1982 (Gazzetta Ufficiale n. 98 del 9 aprile
1982).
5.2. Separazioni – Comunicazioni.
Salvo quanto disposto nelle specifiche regole tecniche, le attività
ricettive:
a) non possono comunicare con attività non ad esse pertinenti;
b) possono comunicare direttamente con attività ad esse
pertinenti non soggette ai controlli dei vigili del fuoco ai sensi
del decreto ministeriale 16 febbraio 1982;
c) possono comunicare tramite filtri a prova di fumo o spazi
scoperti con le attività soggette ai controlli di prevenzione o
incendi, ad essere pertinenti, elencate al punto 5.1;
d) devono essere separate dalle attività indicate alle lettere a)
e c) del presente punto, mediante strutture di caratteristiche almeno
REI 90.
Per le attività pertinenti di cui al punto 83 del decreto
ministeriale 16 febbraio 1982, si applicano le specifiche
prescrizioni riportate nel successivo punto 8.4.
5.3. Accesso all’area.
Per consentire l’intervento dei mezzi di soccorso dei vigili del
fuoco, gli accessi alle aree dove sorgono gli edifici oggetto della
presente norma devono avere i seguenti requisiti minimi:
larghezza: 3,50 m;
altezza libera: 4 m;
raggio di svolta: 13 m;
pendenza: non superiore 10 ;
resistenza al carico: almeno 20 tonnellate (8 sull’asse
anteriore, 12 sull’asse posteriore, passo 4 m).
5.4. Accostamento mezzi di soccorso.
Per le strutture ricettive ubicate ad altezza superiore a 12 m,
deve essere assicurata la possibilità di accostamento all’edificio
delle autoscale dei vigili del fuoco almeno ad una facciata, al fine
di raggiungere tramite percorsi interni di piano i vari locali.
Qualora tale requisito non sia soddisfatto, gli edifici di altezza
superiore a 12 m devono essere dotati di scale a prova di fumo.

6. Caratteristiche costruttive.
6.1. Resistenza al fuoco delle strutture.
I requisiti di resistenza al fuoco degli elementi strutturali
devono essere valutati secondo le prescrizioni e le modalità di prova
stabilite dalla circolare del Ministero dell’interno n. 91 del 14
settembre 1961, prescindendo dal tipo di materiale impiegato nella
realizzazione degli elementi medesimi (calcestruzzo, laterizi,
acciaio, legno massiccio, legno lamellare, elementi compositi).
Gli elementi strutturali legalmente riconosciuti in uno dei Paesi
della Comunità europea sulla base di norme armonizzate o di norme o
regole tecniche straniere riconosciute equivalenti ovvero originari
di Paesi contraenti l’accordo CEE possono essere commercializzati in
Italia per essere impiegati nel campo di applicazione disciplinato
dal presente decreto.
A tal fine per ciascun prototipo il produttore dovrà presentare
apposita istanza diretta al Ministero dell’interno – Direzione
generale della protezione civile dei servizi anticendi, che
comunicherà al richiedente l’esito dell’esame dell’istanza stessa
motivando l’eventuale diniego.
L’istanza di cui al precedente comma dovrà essere corredata dalla
documentazione necessaria all’identificazione del prodotto e dei
relativi certificati di prova rilasciati o riconosciuti dalle
competenti autorità dello Stato membro.
Il dimensionamento degli spessori e delle protezioni da adottare,
per i vari tipi di materiali suddetti, nonchè la classificazione
degli edifici in funzione del carico di incendio, vanno determinati
con le tabelle e con le modalità specificate nella circolare n. 91
citata, tenendo conto delle disposizioni contenute nel decreto
ministeriale 6 marzo 1986 (Gazzetta Ufficiale n. 60 del 13 marzo
1986) per quanto attiene il calcolo del carico di incendio per locali
aventi strutture portanti in legno.
I requisiti di resistenza al fuoco delle porte e degli altri
elementi di chiusura vanno valutati ed attestati in conformità al
decreto del Ministro dell’interno del 14 dicembre 1993 (Gazzetta
Ufficiale n. 303 del 28 dicembre 1993).
Le strutture portanti dovranno garantire resistenza al fuoco R e
quel…

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