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Direttiva in materia di appalti e forniture pubbliche....

Direttiva in materia di appalti e forniture pubbliche.

DIRPCONS 29/04/1994 VIGENTE

OPERE PUBBLICHE
Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 29 aprile 1994
(in Gazz. Uff., 4 maggio 1994, n. 102). — Direttiva in materia di
appalti e forniture pubbliche.

(Omissis).

Recenti disposizioni contenute nella legge 11 febbraio 1994, n. 109
(legge quadro in materia di lavori pubblici), nella legge 24 dicembre
1993, n. 537 (interventi correttivi di finanza pubblica: art. 6) e
nell’art. 71 del decreto-legge 29 aprile 1994, n. 257 (1), hanno
introdotto rilevanti modificazioni nell’area dei lavori pubblici e
dei contratti di forniture di beni e servizi.
La nuova complessa disciplina trae origine, per non pochi aspetti,
da innovazioni apportate a disegni di legge governativi nel corso
dell’esame in sede parlamentare.
Il Consiglio dei Ministri ha sottolineato la necessità di una
interpretazione funzionale e sistematica del nuovo assetto
legislativo, in modo da assicurare una lettura che garantisca, ad un
tempo, il perseguimento degli obiettivi di trasparenza, efficacia ed
economicità delle pubbliche contrattazioni e la ripresa degli
investimenti e dell’occupazione.
In occasione di incontri con le parti sociali è emersa la
opportunità che il Governo, autorizzi il Presidente del Consiglio dei
Ministri alla adozione di una direttiva, di carattere interpretativo,
idonea a favorire omogeneità nei comportamenti di tutti gli organismi
tenuti all’applicazione delle nuove norme.
La presente direttiva esprime indirizzi interpretativi concernenti:
a) la legge 11 febbraio 1994, n. 109, quale modificata dall’art.
71 del decreto-legge n. 257 del 1994 (1);
b) l’art. 6 della legge 24 dicembre 1993, n. 537 (come modificato
dal citato art. 71).

(1) Il d.l. 29 aprile 1994, n. 257, non è stato convertito in
legge.

I

LEGGE QUADRO IN MATERIA DI LAVORI PUBBLICI (LEGGE 11 FEBBRAIO 1994,
N. 109)

Art. 1.

L’art. 38, comma 1, della legge 11 febbraio 1994, n. 109, distingue
tra disposizioni compiute, che trovano immediata applicazione con
l’entrata in vigore della legge (6 marzo 1994), e disposizioni
incompiute, la cui operatività è differita all’emanazione del
regolamento governativo di cui all’art. 3 della legge stessa, al
quale si demanda il compito di assicurare lo sviluppo e il
completamento della disciplina.
Restano salve ai sensi dell’art. 1, comma 2, nelle aree riservate
alle regioni, le competenze delle leggi regionali.
Il decreto-legge n. 257 del 1994 (1) (art. 71) ha, poi, disposto
che è comunque differita, fino alla data di emanazione del predetto
regolamento, la efficacia della nuova disciplina in tema di
progettazione (art. 16, commi da 1 a 5) e la regola che prescrive la
obbligatoria stipulazione <<a corpo>> e non <<a misura>> dei
contratti di appalto (art. 19, comma 4).
é altresì rinviata alla data di entrata in vigore dello stesso
regolamento la norma (art. 24, comma 6) che vieta l’affidamento di
lavori in economia per importi superiori a 30.000 ECU (al netto di
IVA).
Sono sottratti, per espressa volontà legislativa (art. 38), alle
prescrizioni – complete e non della nuova legge (ad eccezione di
talune disposizioni alle quali si farà riferimento nell’ulteriore
corso dell’esposizione: v. I numeri 2 e 16) i contratti di appalto
già stipulati, ancorché non ancora approvati (tra i contratti
stipulati, vanno anche ricompresi, ai sensi dell’art. 16 del regio
decreto 18 novembre 1923, n. 2240, quelli per i quali risulti
intervenuta aggiudicazione a conclusione di procedure di pubblici
incanti o licitazione privata).
Quanto alle concessioni (d’ora innanzi di costruzione e gestione:
art. 19, comma 2) va rilevato che sono da considerare già affidate (e
si sottraggono, di conseguenza, all’impero della nuova normativa)
quelle per le quali risulti intervenuta anche la stipula della
apposita convenzione.
Per ciò che attiene ai contratti aventi ad oggetto la progettazione
di lavori pubblici, sono da ritenere stipulati quelli sottoscritti
sia dalla amministrazione che dall’altro contraente. Non è
prescritta, anche in questo caso, la approvazione del contratto.
Ciò posto, si procederà ora alla valutazione delle prime
problematiche emerse, in vista della identificazione, soprattutto,
delle norme di immediata applicazione e di quelle ad efficacia
differita.

(1) Il d.l. 29 aprile 1994, n. 257, non è stato convertito in
legge.

Art. 2.

Istituzione dell’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici (art.
4, comma 1).

La norma è da ritenere immediatamente operativa sia per quanto
concerne la istituzione del nuovo organismo, sia per quanto si
riferisce alla organizzazione (centrale e periferica) che dovrà
operare alle dipendenze dello stesso (segreteria tecnica, servizio
ispettivo, Osservatorio dei lavori pubblici). Sono da considerare
anche operative – e dovranno essere disimpegnate via via che si
procederà alla istituzione dell’Autorità e dei nuovi uffici – tutte
le competenze affidate all’Autorità e alle strutture dipendenti.
é da ritenere che i poteri di vigilanza dell’Autorità e degli
uffici dipendenti (da esplicare secondo modalità che in sede
regolamentare potranno conseguire più precise puntualizzazioni)
andranno esercitati – per le particolari finalità d’ordine pubblico
che ispirano la disposizione – anche nei confronti dei contratti
stipulati prima della entrata in vigore della nuova legge.

Art. 3.

Modifica dell’organizzazione e delle competenze del Consiglio
superiore dei lavori pubblici (art. 6).

La norma, che ridefinisce il ruolo e la posizione, nel sistema
amministrativo, del Consiglio superiore dei lavori pubblici,
confermandone la natura di massimo organo tecnico consultivo, è
operante sin dalla entrata in vigore della legge.
Debbono, perciò, ritenersi immediatamente confluite nel Consiglio,
insieme alle precedenti, anche le nuove attribuzioni previste dalla
legge (parere obbligatorio su tutti i contratti di valore superiore a
100 milioni di ECU; parere vincolante in ordine alla sussistenza
delle condizioni per procedere ad appalto concorso, ecc.).

Art. 4.

Responsabile del procedimento (art. 7, commi 1, 2 e 3).

La <<figura professionale>> del responsabile del procedimento (art.
7, comma 1) sarà definita dalla normativa regolamentare di cui
all’art. 3 della legge. Nel frattempo trova applicazione la
disciplina desumibile dalle norme generali dettate in materia dalla
legge 7 agosto 1990, n. 241 (articoli 4, 5 e 6).
Già in questa fase il responsabile del procedimento dovrà
esercitare anche le nuove funzioni attribuitegli dalla legge n. 109
del 1994: comunicazione delle varianti in corso d’opera all’Autorità
e al progettista (art. 25, comma 1, lettera c)); proposta di
conciliazione per l’immediata soluzione delle controversie (art. 32,
comma 1); ecc.

Art. 5.

Conferenza di servizi (art. 7, commi 4, 5 e 7).

La disposizione – che introduce in tema di conferenze di servizi
talune disposizioni derogatorie o integrative di quelle, di carattere
generale, della legge sul procedimento (n. 241 del 1990) – dispiega
immediatamente la sua efficacia.
Conseguiranno, invece, operatività solo al sopravvenire del
regolamento le disposizioni – incompiute – che demandano a tale
strumento la disciplina delle forme di pubblicità degli atti e dei
lavori della conferenza (comma 6).

Art. 6.

Cause di esclusione e qualificazione dei concorrenti (artt. 8 e 9).

6.1. Vanno ricondotte tra le norme incompiute quelle dell’art. 8
della legge n. 109 del 1994 miranti ad ottenere, al più tardi entro
il 31 dicembre 1996, l’introduzione di un nuovo sistema di
qualificazione delle imprese, fondato su accertamenti demandati ad
enti pubblici di accreditamento e ad organismi di certificazione
pubblici e privati (commi 1 e 3).
La precisa delineazione del nuovo assetto (sostitutivo di quello
attuale, imperniato sulle certificazioni dell’Albo nazionale dei
costruttori) resta attribuita all’apposito regolamento di cui è
parola ai commi 2, 4, 5 e 6 dell’art. 8.
Prima del passaggio al nuovo regime definitivo (e, perciò, nella
fase transitoria) è prevista, tuttavia, una modifica dell’attuale
disciplina (art. 9) volta a introdurre più rigorosi requisiti di
carattere tecnico ed economico per la qualificazione dei concorrenti;
anche questa disciplina (fondata ancora sull’intervento dell’Albo
nazionale dei costruttori) non potrà ottenere applicazione sino a che
le norme integrative non saranno state prodotte con i congegni
secondari di cui all’art. 9 della legge.
6.2. Sono, invece, immediatamente operanti nell’ordinamento – sin
dalla data di emanazione della legge – la disposizione che pone il
divieto di operatività degli albi speciali e di fiducia delle singole
amministrazioni (comma 8) e quella (comma 7) relativa ai requisiti
morali richiesti per l’affidamento di lavori pubblici.
La competenza alla valutazione dei requisiti morali – oggi definiti
dalle lettere a) ed f) del citato comma 7 con proposizioni in larga
parte reiterative dei precedenti precetti della legge n. 57 del 1962
– resta ancora (v. comma 10), in via transitoria, affidata all’Albo
nazionale dei costruttori.
La legge, peraltro, prescrive che il possesso dei requisit…

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