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Modifiche alla disciplina degli scarichi delle pubbliche fognature e degli insediamenti civili che non recapitano in pubbliche fognature.

dl 17/09/1994 n. 00000537 [MOD]

INQUINAMENTO
Decreto-legge 17 settembre 1994, n. 537 (in Gazz. Uff., 17 settembre,
n. 218). — Modifiche alla disciplina degli scarichi delle pubbliche
fognature e degli insediamenti civili che non recapitano in pubbliche
fognature.

Il Presidente della Repubblica:
Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione; Ritenuta la
straordinaria necessità ed urgenza di emanare disposizioni in materia
di disciplina degli scarichi delle pubbliche fognature; Vista la
deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del
16 settembre 1994; Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei
Ministri e del Ministro dell’ambiente, di concerto con i Ministri di
grazia e giustizia e dell’industria, del commercio e
dell’artigianato;
Emana il seguente decreto-legge:

Art. 1. 1. Il secondo comma dell’art. 14 della legge 10 maggio
1976, n. 319, così come sostituito dall’art. 17 della legge 24
dicembre 1979, n. 650, è sostituito dal seguente:
<<La disciplina degli scarichi delle pubbliche fognature, servite
o meno da impianti pubblici di depurazione, e quella degli
insediamenti civili che non recapitano in pubbliche fognature sono
definite dalle regioni con i rispettivi piani di risanamento delle
acque di cui all’art. 4. Le regioni, nel definire tale disciplina,
tengono conto dei limiti di accettabilità fissati dalle tabelle
allegate alla presente legge, cui possono derogare, anche in senso
meno restrittivo, in funzione delle situazioni locali e degli
obiettivi dei piani di risanamento, nonchè degli obiettivi di qualità
dei singoli corpi idrici in cui recapitano tali scarichi, nei casi ed
alle condizioni stabiliti con apposite direttive fissate dal Ministro
dell’ambiente, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo
Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano>>.
2. Fino dall’adozione delle direttive di cui al secondo comma
dell’art. 14 della legge 10 maggio 1976, n. 319, come sostituito dal
comma 1 del presente articolo, restano ferme le prescrizioni
adottate, anteriormente alla data di entrata in vigore del presente
decreto, in materia di scarichi civili che non recapitano in
pubbliche fognature e di scarichi delle pubbliche fognature ed in
particolare quelle di cui alla delibera in data 30 dicembre 1980 del
Comitato interministeriale previsto dall’art. 3 della legge 10 maggio
1976, n. 319, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 9 del 10 gennaio
1981.
3. Le disposizioni del presente decreto si applicano in attesa
dell’attuazione della direttiva 91/271/CEE del Consiglio, del 21
maggio 1991.

Art. 2. 1. Il n. 2) del primo comma dell’art. 12 della legge 10
maggio 1976, n. 319, così come sostituito dall’art. 15 della legge 24
dicembre 1979, n. 650, è sostituito dal seguente:
<<2) nel caso di recapito in pubbliche fognature debbono, prima
dell’entrata in funzione dell’impianto centralizzato di depurazione,
essere conformi ai limiti di accettabilità di cui alla tabella C e,
successivamente all’entrata in funzione del medesimo, adeguarsi ai
limiti di accettabilità, alle norme ed alle prescrizioni
regolamentari stabilite dai comuni, dai consorzi e dalle province che
provvedono alla gestione del pubblico servizio mediante le forme
anche obbligatorie previste dalla legge 8 giugno 1990, n. 142, come
integrata dall’art. 12, della legge 23 dicembe 1992, n. 498. I
suddetti limiti di accettabilità, norme e prescrizioni sono stabiliti
sulla base delle caratteristiche dell’impianto centralizzato di
depurazione in modo da assicurare il rispetto della disciplina degli
scarichi delle pubbliche fognature definita dalla regione ai sensi
del successivo art. 14>>.

Art. 3. 1. Il terzo comma dell’art. 21 della legge 10 maggio 1976,
n. 319, come modificato dall’art. 19 della legge 24 dicembre 1979, n.
650, e dall’art. 144 della legge 24 novembre 1981, n. 689, è
sostituito dai seguenti:
<<Fatte salve le disposizioni penali di cui al primo e al secondo
comma, l’inosservanza dei limiti di accettabilità di cui alle tabelle
allegate alla presente legge, ovvero di quelli stabiliti dalle
regioni, ai sensi dell’art. 14, secondo comma, nei rispettivi limiti
e modi di applicazione, ovvero di quelli specifici eventualmente
prescritti in sede di rilascio dell’autorizzazione o di modifica
della stessa, ove non costituisca reato o circostanza aggravante di
altro reato connesso, è punita con la sola sanzione amministrativa
pecuniaria da lire 3 milioni a lire 30 milioni, salvo diversa
disposizione della legge regionale.
In deroga a quanto previsto dal terzo comma, per gli scarichi
diversi da quelli provenienti da insediamenti abitativi o adibiti
allo svolgimento di attività alberghiera, turistica, sportiva,
ricreativa, scolastica e sanitaria, in caso di superamento, in misura
superiore al 20 per cento, dei limiti di accettabilità previsti dalle
tabelle allegate alla presente legge, o di quelli stabiliti dalla
regione, ai sensi dell’art. 14, secondo comma, si applica la pena
dell’ammenda da lire 10 milioni a lire 100 milioni. Si applica la
pena dell’ammenda da lire 20 milioni a lire 200 milioni o la pena
dell’arresto da due mesi a due anni qualora siano superati i limiti
di accettabilità inderogabili per i parametri di natura tossica,
persistente e bioaccumulabile, di cui al n. 4) del documento unito
alla delibera 30 dicembre 1980 del Comitato interministeriale
previsto dall’art. 3 della presente legge, pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale n. 9 del 10 gennaio 1981, e di cui all’elenco dell’allegato
1 alla delibera medesima.>>.

Art. 4. 1. L’art. 22 della legge 10 maggio 1976, n. 319, è
sostituito dal seguente:
<<Art. 22. — 1. Chiunque effettua o mantiene uno scarico senza
osservare tutte le prescrizioni indicate nel provvedimento di
autorizzazione, diverse da quelle relative al rispetto dei limiti di
accettabilità, di cui al precedente art. 21, è punito con la sanzione
amministrativa pecuniaria da lire 2 milioni a lire 24 milioni.>>.

Art. 5. 1. I titolari di scarichi in esercizio alla data di entrata
in vigore della legge di conversione del presente decreto possono
presentare domanda di autorizzazione in sanatoria, nelle forme
prescritte, entro novanta giorni dalla predetta data.
2. La domanda di autorizzazione di cui al comma 1 è presentata al
comune nel cui territorio è ubicato lo scarico cui essa si riferisce.
Il comune provvede sulla medesima, qualora sia competente al rilascio
della autorizzazione allo scarico in via ordinaria, ovvero trasmette
la domanda alla diversa autorità competente al rilascio, così come
individuata dalla legge 10 maggio 1976, n. 319 e successive
modificazioni e integrazioni, e dai piani regionali di risanamento
delle acque, relativamente agli scarichi degli insediamenti civili.
In ogni caso, l’autorizzazione in sanatoria è rilasciata o negata
entro il termine di novanta giorni dalla presentazione della relativa
domanda.
3. Alla domanda di autorizzazione va allegata la ricevuta del
versamento, a titolo di oblazione, della somma di lire un milione,
relativamente a scarichi provenienti da insediamenti abitativi o
adibiti allo svolgimento di attività alberghiera, turistica,
sportiva, ricreativa, scolastica, sanitaria, agricola e artigianale,
ovvero di lire 3 milioni relativamente a scarichi provenienti da
insediamenti produttivi. Il Ministro dell’ambiente, con proprio
decreto, emanato di concerto con il Ministro del tesoro, entro trenta
giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del
presente decreto, fissa le modalità per il predetto versamento.
4. Il rilascio dell’autorizzazione in sanatoria di cui al comma 1
estingue i reati previsti dall’art. 21, commi primo e secondo, della
legge 10 maggio 1976, n. 319 e successive modificazioni.
5. Le somme derivanti dai versamenti di cui al comma 3 sono
destinate, in misura pari al 10%, alla dotazione tecnico-scientifica
del Ministero dell’ambiente e per il residuo ad interventi di
recupero e di educazione ambientale, nell’ambito dei programmi di
attività del medesimo Ministero. Il Ministro del tesoro è autorizzato
ad apportare con propri decreti, su proposta del Ministro
dell’ambiente, le variazioni di bilancio occorrenti per la
riassegnazione delle predette somme ai pertinenti capitoli dello
stato di previsione del Ministero dell’ambiente.
6. Le disposizioni del presente articolo non si applicano nei
confronti degli scarichi provenienti da insediamenti civili che non
recapitano in pubbliche fognature, già in essere alla data di entrata
in vigore della legge 10 maggio 1976, n. 319, per i quali resta
confermato quanto previsto dall’art. 15, comma primo, della citata
legge n. 319 del 1976, nonchè l’esclusione dall’applicazione
dell’art. 21 della medesima legge n. 319 del 1976.

Art. 6. 1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso
della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.

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