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Disposizioni in materia di riutilizzo dei residui derivanti da cicli di produzione o di consumo in un processo produttivo o in un processo di combustione, nonchè in materia di smaltimento dei rifiuti.

dl 07/01/1995 n. 00000003 [MOD]

INQUINAMENTO
Decreto-legge 7 gennaio 1995, n. 3 (in Gazz. Uff., 7
gennaio, n. 5).
— Disposizioni in materia di riutilizzo dei
residui derivanti da
cicli di produzione o di consumo in un
processo produttivo o in un
processo di combustione, nonchè in
materia di smaltimento dei
rifiuti.

Il Presidente della
Repubblica:
Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;
Ritenuta la
straordinaria necessità ed urgenza di emanare
disposizioni in materia
di riutilizzo in un ciclo di produzione o in
un ciclo di combustione
dei residui derivanti dai cicli di produzione
e di consumo; Vista la
deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del
4 gennaio 1995; Sulla proposta del
Presidente del Consiglio dei
Ministri e del Ministro
dell’ambiente, di concerto con i Ministri
della sanità,
dell’industria, del commercio e dell’artigianato, delle
risorse
agricole, alimentari e forestali, di grazia e giustizia e per
la
funzione pubblica e gli affari regionali;

Emana il seguente
decreto-legge:

Art. 1.

Campo di applicazione.

1. Il presente decreto disciplina
le attività finalizzate al
riutilizzo come materia prima o come
fonte di energia dei residui
derivanti da cicli di produzione o di
consumo.
2. Restano sottoposti al decreto del Presidente della
Repubblica 10
settembre 1982, n. 915 e successive modifiche ed
integrazioni, le
attività relative ai residui derivanti da cicli di
produzione o di
consumo che non siano finalizzate al riutilizzo.
3.
Ai fini dell’applicazione delle disposizioni del
presente
decreto sono classificati <<tossici e nocivi>> i
residui che:
a) contengano le sostanze di cui all’allegato al
decreto del
Presidente della Repubblica 10 settembre 1982,
n. 915, in
concentrazioni superiori a quelle limite previste dal
punto 1.2 del
testo allegato alla delibera in data 27 luglio 1984,
pubblicata nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 253
del 13 settembre
1984, del Comitato interministeriale di cui
all’art. 5 del medesimo
decreto;
b) originino dai cicli di cui
al punto 1.3 del testo allegato
alla delibera in data 27 luglio 1984
del Comitato interministeriale
di cui all’art. 5 del decreto del
Presidente della Repubblica 10
settembre 1982, n. 915, salvo che il
soggetto obbligato dimostri che
i residui non sono classificabili
<<tossici e nocivi>> ai sensi della
lettera a);
c)
provengano da contenitori contrassegnati con i simboli
<<T>>
e/o <<F>> e/o <<T+>> e/o
<<C>> e/o <<Xn>> e/o <<Xi>> di
cui al
decreto del Ministro della sanità in data 3 dicembre 1985,
pubblicato
nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n.
305 del 30
dicembre 1985, o comunque utilizzati per sostanze
pericolose.
4. Le disposizioni del presente decreto si
applicano in attesa
dell’attuazione delle direttive 91/156/CEE
e 91/689/CEE, con
particolare riferimento alla definizione ed alla
classificazione dei
rifiuti effettuate dalle direttive stesse.

Art. 2.

Esclusioni.

1. Sono escluse dall’ambito di applicazione del
presente decreto le
attività finalizzate al riutilizzo dei residui
effettuate nell’ambito
dell’impresa che li produce. Tali attività
costituiscono parte
integrante della produzione.
2. Le
disposizioni del presente decreto non si applicano:
a) ai
residui di origine vegetale e animale, anche derivanti da
processi di
lavorazione e trasformazione agro-alimentare, destinati
al
riutilizzo, oggetto di specifiche norme di
carattere
igienico-sanitario, alimentare e mangimistico che
disciplinano la
materia;
b) ai residui di origine varia
destinati al riutilizzo,
disciplinati da specifiche norme in materia
di fertilizzanti;
c) ai materiali litoidi o vegetali
utilizzati nelle normali
pratiche agricole e di conduzione dei fondi
rustici;
d) alle attività di raccolta di residui destinati al
riutilizzo,
effettuate da associazioni, organizzazioni od istituzioni
che operano
anche a fini ambientali, caritatevoli e comunque senza
fini di lucro,
ovvero da soggetti non dotati di sede fissa di cui alla
circolare del
Ministro delle finanze n. 26 del 19 marzo 1985,
pubblicata nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n.
69 del 21 marzo
1985.
3. Entro il termine di quarantacinque giorni
dalla data di entrata
in vigore del presente decreto, il
Ministro dell’ambiente, di
concerto con i Ministri della sanità,
dell’industria, del commercio e
dell’artigianato e delle risorse
agricole, alimentari e forestali,
provvede, con proprio decreto,
all’individuazione dei residui esclusi
di cui al comma 2.
4. Sono
altresì esclusi dal campo di applicazione del presente
decreto i
materiali quotati con precise specifiche merceologiche in
borse merci
o in listini e mercuriali ufficiali istituiti presso le
camere di
commercio, industria, artigianato e agricoltura, sotto la
vigilanza
del Ministero dell’industria, del commercio
e
dell’artigianato, e comunicati al Ministero dell’ambiente entro
l’11
novembre 1993, nonchè i semilavorati non costituenti
residui di
produzione e di consumo.
5. Entro il termine di
quarantacinque giorni dalla data di entrata
in vigore del presente
decreto, il Ministro dell’ambiente, di
concerto con i Ministri
della sanità, dell’industria, del commercio e
dell’artigianato e
delle risorse agricole, alimentari e forestali,
provvede, con
proprio decreto, a seguito di ricognizione positiva,
alla formazione
di un elenco nazionale dei materiali quotati che, in
relazione alle
loro precise specifiche merceologiche, proprietà e
caratteristiche,
continuano ad essere esclusi dal campo di
applicazione del
presente decreto e di quelli ai quali non si applica
l’esclusione
stessa; decorso tale termine provvede il Presidente del
Consiglio dei
Ministri.
6. Il Ministro dell’industria, del commercio e
dell’artigianato,
d’intesa con il Ministro dell’ambiente, promuove la
istituzione ed il
funzionamento della Borsa dei residui destinabili
a recupero presso
le camere di commercio, industria, artigianato e
agricoltura. Tale
Borsa avrà carattere nazionale e dovrà essere
gestita con strumenti
informatici e telematici. I dati e le
informazioni sulle quotazioni e
sui flussi di scambio desunti
dalla Borsa dei residui saranno
utilizzati dalle camere di
commercio, industria, artigianato e
agricoltura dei capoluoghi
di regione ai fini della quotazione di
nuovi materiali nelle borse
merci ufficiali, nei listini e nei
mercuriali. Alla copertura
dei costi di gestione della Borsa dei
residui destinabili a
recupero, compresi quelli di avviamento, si
provvede con apposite
tariffe, a carico degli utenti, da approvarsi
con delibere camerali.

7. Ai fini dell’aggiornamento periodico dell’elenco nazionale
di
cui al comma 5, le camere di commercio, industria, artigianato
e
agricoltura dei capoluoghi di regione comunicano entro il 30 giugno
e
il 31 dicembre di ogni anno i nuovi materiali quotati in listini
e
mercuriali, con l’indicazione precisa delle relative
specifiche
merceologiche. Entro i successivi sessanta giorni il
Ministro
dell’ambiente, di concerto con i Ministri
dell’industria, del
commercio e dell’artigianato e delle risorse
agricole, alimentari e
forestali, ad integrazione dell’elenco
nazionale di cui al comma 5,
individua, con proprio decreto, i
materiali esclusi dal campo di
applicazione del presente decreto e
quelli ai quali non si applica
l’esclusione stessa.

Art. 3.

Definizioni.

1. Ai
fini del presente decreto si intende per:
a) riutilizzo: processo
produttivo o processo di combustione per
la produzione di energia
nei quali vengono utilizzati, anche o
esclusivamente, residui
derivanti da cicli di produzione o di
consumo;
b)
stoccaggio: deposito temporaneo dei residui destinati ad
attività
finalizzate al riutilizzo, escluso quello effettuato
presso
l’insediamento ove sono stati prodotti;
c) trasporto:
operazione di movimentazione dei residui destinati
al riutilizzo dal
luogo di produzione al luogo di stoccaggio,
trattamento o
riutilizzo;
d) trattamento: operazione destinata a consentire il
riutilizzo
di un residuo, escluse le operazioni eseguite presso lo
stabilimento
di produzione o di riutilizzo;
e) materia prima
corrispondente: la materia prima o la fonte di
energia la cui
utilizzazione viene sostituita in tutto o in parte da
un residuo di un
ciclo di produzione o di consumo;
f) raccolta: operazione di
raggruppamento dei residui;
g) residuo: sostanza residuale
suscettibile di essere utilizzata
come materia prima o come fonte di
energia.

Art. 4.

Raccolta e trasporto.

1. Chiunque intenda effettuare operazioni
di raccolta o trasporto
di residui destinati al riutilizzo deve,
su carta libera e senza
alcun onere finanziario, darne
comunicazione al Comitato nazionale
dell’Albo nazionale delle
imprese esercenti servizi di smaltimento
dei rifiuti, di cui all’art.
10 del decreto-legge 31 agosto 1987, n.
361, convertito, con
modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1987, n.
441, almeno trenta
giorni prima dell’inizio dell’attività, indicando
la quantità, la
natura, l’origine, la destinazione, la frequenza
media della
raccolta, la tipologia del m…

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