Architetto.info - Architetto.info | Architetto.info

Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la proget...

Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, la costruzione e l'esercizio degli impianti termici alimentati da combustibili gassosi.

dm 12/04/1996 [MOD]

OLI MINERALI, IDROCARBURI E GAS
VIGILI DEL FUOCO
RISCALDAMENTO
Decreto Ministeriale 12 aprile 1996 (in Suppl. ordinario n. 74, alla
Gazz. Uff. n. 103, del 4 maggio). — Approvazione della regola
tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, la costruzione e
l’esercizio degli impianti termici alimentati da combustibili
gassosi.

Il Ministro dell’interno:

Vista la legge 27 dicembre 1941, n. 1570; Visto l’art. 1 della
legge 13 maggio 1961, n. 469; Visto l’art. 2 della legge 26 luglio
1965, n. 966; Visto il decreto del Presidente della Repubblica 27
aprile 1955, n. 547; Vista la legge 6 dicembre 1971, n. 1083, norme
per la sicurezza dell’impiego del gas combustibile; Visto il decreto
del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577; Vista la
direttiva del Consiglio delle Comunità europee 90/396/CEE del 29
giugno 1990 concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli
Stati membri in materia di apparecchi a gas; Visto il decreto
legislativo 19 settembre 1994, n. 626; Rilevata la necessità di
aggiornare le disposizioni di sicurezza antincendi per gli impianti
di produzione calore alimentati a combustibile gassoso; Vista la
regola tecnica elaborata dal Comitato centrale tecnico scientifico
per la prevenzione incendi di cui all’art. 10 del decreto del
Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577; Visto l’art. 11
del citato decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n.
577; Espletata la procedura di informazione prevista dalla legge 21
giugno 1986, n. 317;

Decreta:
Art. 1.

Campo di applicazione.

1. Il presente decreto ha per scopo l’emanazione di disposizioni
riguardanti la progettazione, la costruzione e l’esercizio dei
sottoelencati impianti termici di portata termica complessiva
maggiore di 35 kW (convenzionalmente tale valore è assunto
corrispondente al valore di 30.000 kCal/h indicato nelle precedenti
disposizioni), alimentati da combustibili gassosi alla pressione
massima di 0,5 bar ed individua le misure di sicurezza per il
raggiungimento degli obiettivi descritti nell’art. 2:

a) climatizzazione di edifici e ambienti;
b) produzione centralizzata di acqua calda, acqua surriscaldata
e/o vapore;
c) forni da pane e altri laboratori artigiani;
d) lavaggio biancheria e sterilizzazione;
e) cucine e lavaggio stovigilie.
Non sono oggetto del presente decreto gli impianti realizzati
specificatamente per essere inseriti in cicli di lavorazione
industriale, gli apparecchi di tipo A, le stufe catalitiche, i nastri
radianti e gli inceneritori.

2. Più apparecchi termici alimentati a gas, di seguito denominati
apparecchi, installati nello stesso locale o in locali direttamente
comunicanti sono considerati come facenti parte di un unico impianto,
di portata termica pari alla somma delle portate termiche dei singoli
apparecchi. All’interno di una singola unità immobiliare adibita ad
uso abitativo, ai fini del calcolo della portata termica complessiva,
non concorrono gli apparecchi domestici di portata termica singola
non superiore a 35 kW quali gli apparecchi di cottura alimenti, le
stufe, i caminetti, i radiatori individuali, gli scaldacqua
unifamiliari, gli scaldabagno ed i lavabiancheria.

3. Le disposizioni del presente decreto si applicano agli impianti
di nuova realizzazione. Agli impianti esistenti alla data di
emanazione del presente decreto si applicano le disposizioni di cui
al Titolo VII dell’allegata regola tecnica.

Art. 2.

Obiettivi.

Ai fini della prevenzione degli incendi ed allo scopo di
raggiungere i primari obiettivi di sicurezza relativi alla
salvaguardia delle persone, degli edifici e dei soccorritori, gli
impianti di cui all’articolo precedente devono essere realizzati in
modo da:

evitare accumuli pericolosi di combustibile gassoso nei luoghi di
installazione e nei locali direttamente comunicanti con essi, nel
caso di fuoriuscite accidentali del combustibile medesimo;
limitare, in caso di evento incidentale, danni alle persone;
limitare, in caso di evento incidentale, danni ai locali vicini a
quelli contenenti gli impianti.

Art. 3.

Disposizioni tecniche.

Ai fini del raggiungimento degli obiettivi descritti è approvata la
regola tecnica di prevenzione incendi allegata al presente decreto.

Art. 4.

Sicurezza degli apparecchi e relativi dispositivi.

1. Gli apparecchi a gas che rientrano nel campo di applicazione
della direttiva 90/396/CEE del 29 giugno 1990 e i relativi
dispositivi di sicurezza, regolazione e controllo, devono essere
muniti rispettivamente di marcatura CE e di attestato di conformità
ai sensi della citata direttiva.

2. Fino al 31 dicembre 1995 gli apparecchi e i dispositivi
fabbricati in Italia, privi rispettivamente della marcatura CE e
dell’attestato di conformità, devono rispondere alle prescrizioni
della legislazione italiana vigente. Comunque tali apparecchi e
dispositivi, immessi in commercio fino al 31 dicembre 1995 possono
essere installati anche dopo tale data.

3. Gli apparecchi che non rientrano nel campo di applicazione della
citata direttiva 90/396/CEE devono essere costruiti secondo le regole
della buona tecnica ai fini della salvaguardia della sicurezza ed
essere rispondenti alla vigente legislazione in materia. In ogni caso
tali apparecchi dovranno essere dotati di dispositivi di sicurezza,
di regolazione e controllo, muniti di attestato di conformità ai
sensi della direttiva stessa.

Art. 5.

Commercializzazione CEE.

1. I prodotti legalmente riconosciuti in uno dei Paesi dell’Unione
europea sulla base di norme armonizzate o di norme o regole tecniche
straniere riconosciute equivalenti, ovvero originari di Paesi
contraenti l’accordo SEE, possono essere commercializzati in Italia
per essere impiegati nel campo di applicazione disciplinato dal
presente decreto. Nelle more della emanazione di apposite norme
armonizzate, agli estintori, alle porte e agli elementi di chiusura
per i quali è richiesto il requisito di resistenza al fuoco, nonchè
ai prodotti per i quali è richiesto il requisito di reazione al
fuoco, si applica la normativa italiana vigente, che prevede
specifiche clausole di mutuo riconoscimento, concordate con i servizi
della commissione CEE, stabilite nei seguenti decreti del Ministro
dell’interno:

decreto 12 novembre 1990 per gli estintori portatili;
decreto 5 agosto 1991 per i materiali ai quali è richiesto il
requisito di reazione al fuoco;
decreto 6 marzo 1992 per gli estintori carrellati;
decreto 14 dicembre 1993 per le porte e gli altri elementi di
chiusura a cui è richiesto il requisito di resistenza al fuoco.

Art. 6.

Disposizioni per gli impianti esistenti.

1. Agli impianti esistenti alla data di emanazione del presente
decreto e di portata termica superiore a 116 kW, purchè approvati e
autorizzati dai competenti organi del Corpo nazionale dei vigili del
fuoco, in base alla previgente normativa, non è richiesto alcun
adeguamento, anche nel caso di aumento di portata termica, purchè non
superiore al 20% di quella già approvata od autorizzata e purchè
realizzata una sola volta.

2. Agli impianti esistenti alla data di emanazione del presente
decreto e di portata termica non superiore a 116 kW, purchè
realizzati in conformità alla previgente normativa, non è richiesto
alcun adeguamento, anche nel caso di aumento di portata termica,
purchè non superiore al 20% di quella esistente e purchè realizzata
una sola volta e tale da non comportare il superanmento della portata
oltre i 116 kW.

3. In ogni caso successivi aumenti della portata termica realizzati
negli impianti di cui ai precedenti commi, richiedono l’adeguamento
alle disposizioni del presente decreto.

Art. 7.

Disposizioni finali.

Fatto salvo quanto previsto nell’art. 6 del presente decreto, sono
abrogate tutte le precedenti disposizioni impartite in materia dal
Ministero dell’interno.

(é omesso l’allegato).

Architetto.info