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Misure urgenti per la prevenzione del rischio idrogeologico ed a favore delle zone colpite da disastri franosi nella Regione Campania.

dl 11/06/1998 n. 00000180 [CON]

CALAMITA’
Decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180 (in Gazz. Uff., 11 giugno, n.
134). – Misure urgenti per la prevenzione del rischio idrogeologico
ed a favore delle zone colpite da disastri franosi nella Regione
Campania.

Il Presidente della Repubblica:
Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione; Visto il decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 112, ed in particolare gli articoli 5 e
88; Vista la legge 18 maggio 1989, n. 183; Ritenuta la straordinaria
necessità ed urgenza di emanare disposizioni volte all’individuazione
delle aree a più elevato rischio idrogeologico ed alla conseguente
adozione di idonee misure di salvaguardia e prevenzione; Ritenuta,
altresì, la straordinaria necessità ed urgenza di emanare prime
disposizioni per le zone della Campania colpite dai disastri
idrogeologici del 5 e 6 maggio 1998 ed altre disposizioni su calamità
naturali; Viste le deliberazioni del Consiglio dei Ministri, adottate
nelle riunioni del 3 giugno e del 9 giugno 1998; Sulla proposta del
Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro
dell’interno delegato per il coordinamento della protezione civile,
il Ministro dell’ambiente, il Ministro dei lavori pubblici, il
Ministro per le politiche agricole, il Ministro del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica, il Ministro per la
funzione pubblica e gli affari regionali, il Ministro di grazia e
giustizia, il Ministro della difesa, il Ministro dell’industria, del
commercio e dell’artigianato, il Ministro del lavoro e della
previdenza sociale ed il Ministro per i beni culturali e ambientali;
Emana il seguente decreto-legge:

Art. 1.

Piani stralcio per la tutela dal rischio idrogeologico
e misure di prevenzione per le aree a rischio.

1. Entro il 31 dicembre 1998, le autorità di bacino di rilievo
nazionale e interregionale e le regioni per i restanti bacini
adottano, ove non si sia già provveduto, piani stralcio di bacino per
l’assetto idrogeologico, redatti ai sensi del comma 6-ter dell’art.
17 della legge 18 maggio 1989, n. 183 e successive modificazioni, che
contengano in particolare l’individuazione e la perimetrazione delle
aree a rischio idrogeologico. Entro la stessa data sono comunque
adottate le misure di salvaguardia con il contenuto di cui al comma
6-bis dell’art. 17 della legge n. 183 del 1989 per le aree a rischio
idrogeologico. Scaduto detto termine, il Consiglio dei Ministri, su
proposta del Comitato dei Ministri di cui all’art. 4 della medesima
legge n. 183 del 1989 e successive modificazioni, adotta in via
sostitutiva gli atti relativi all’individuazione, alla perimetrazione
e alla salvaguardia. Per i comuni della Campania colpiti dagli eventi
idrogeologici del 5 e 6 maggio 1998 valgono le perimetrazioni delle
aree a rischio e le misure provvisorie di salvaguardia previste
dall’art. 1, comma 2, dell’ordinanza del Ministro dell’interno,
delegato per il coordinamento della protezione civile, n. 2787 del 21
maggio 1998, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana n. 120 del 26 maggio 1998. Con deliberazione del Consiglio
dei Ministri, su proposta del predetto Comitato dei Ministri, sono
definiti i termini essenziali per gli adempimenti previsti dall’art.
17 della citata legge n. 183 del 1989 e successive modificazioni.
2. Il Comitato dei Ministri di cui al comma 1 può individuare,
d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome, le zone a più elevato rischio
idrogeologico, nelle quali la maggiore vulnerabilità del territorio
si lega a maggiori pericoli per le persone, le cose e i valori
ambientali, nonchè gli interventi più urgenti per la riduzione del
rischio ed i relativi soggetti attuatori. Per la realizzazione degli
interventi possono essere adottate, su proposta dei Ministri
dell’ambiente e dei lavori pubblici e d’intesa con le regioni e le
province autonome interessate, le ordinanze di cui all’art. 5, comma
2, della legge 24 febbraio 1992, n. 225. Per la relativa attività
istruttoria i Ministri competenti si avvalgono dei Dipartimenti della
protezione civile e per i servizi tecnici nazionali, in coordinazione
tra loro, nonchè della collaborazione delle regioni e delle province
autonome, delle autorità di bacino nazionali, del Gruppo nazionale
per la difesa dalle catastrofi idrogeologiche del Consiglio nazionale
delle ricerche e, per gli aspetti ambientali, dell’Agenzia nazionale
per la protezione dell’ambiente.
3. Ai sensi dell’art. 2 della legge n. 183 del 1989 entro quindici
giorni dalla data di entrata in vigore dei presente decreto, le
Amministrazioni statali, gli enti pubblici, le università e gli
istituti di ricerca comunicano a ciascuna regione e provincia
autonoma i dati storici e conoscitivi del territorio e dell’ambiente
in loro possesso, senza oneri ed in forma riproducibile. Le regioni e
le province autonome acquisiscono con le stesse modalità le ulteriori
informazioni utili presso tutte le amministrazioni pubbliche; i dati
acquisiti sono resi disponibili per gli enti locali. Le regioni e le
province autonome comunicano alle autorità di bacino di rilievo
nazionale, ai Ministeri dell’ambiente, dei lavori pubblici, per le
politiche agricole, per i beni culturali e ambientali, ai
Dipartimenti della protezione civile e per i servizi tecnici
nazionali gli atti adottati in applicazione dei commi 1 e 2 e
trasmettono, su richiesta degli stessi e senza oneri per lo Stato, le
informazioni in loro possesso e quelle reperite ai sensi del presente
comma.
4. Entro sei mesi dall’adozione dei provvedimenti di cui ai commi 1
e 2, gli organi di protezione civile, come definiti dalla legge 24
febbraio 1992, n. 225, e dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n.
112, provvedono a predisporre, per le aree a rischio idrogeologico,
piani urgenti di emergenza contenenti le misure per la salvaguardia
dell’incolumità delle popolazioni interessate, compreso il
preallertamento, l’allarme e la messa in salvo preventiva, anche
utilizzando i sistemi di monitoraggio di cui all’art. 2.
5. Nelle aree di cui al comma 1, le regioni individuano le
infrastrutture ed i manufatti di ogni tipo che determinano rischi
idrogeologici, per i quali i soggetti proprietari possono accedere
alle misure di incentivazione allo scopo di adeguare le
infrastrutture e di rilocalizzare fuori dell’area a rischio le
attività produttive e le abitazioni private. A tale fine le regioni,
acquisito il parere degli enti locali interessati, predispongono,
entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, con criteri di priorità connessi al livello di rischio, un
piano per l’adeguamento, entro un congruo termine, delle
infrastrutture e per la concessione di incentivi finanziari per la
rilocalizzazione delle attività produttive e delle abitazioni
private, realizzate in conformità alla normativa urbanistica edilizia
o condonate. Gli incentivi sono attivati nei limiti della quota dei
fondi introitati ai sensi dell’art. 86, comma 2, del decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 112, e riguardano anche gli oneri per
la demolizione dei manufatti; il terreno di risulta viene acquisito
al patrimonio indisponibile dei comuni. All’abbattimento dei
manufatti si provvede anche con le modalità di cui all’art. 2, comma
56, della legge 23 dicembre 1996, n. 662. Ove i soggetti interessati
non si avvalgano della facoltà di usufruire delle predette
incentivazioni, essi decadono da eventuali benefici connessi ai danni
derivanti agli insediamenti di loro proprietà in conseguenza del
verificarsi di calamità naturali.
Testo risultante a seguito della conversione
[L 03.08.1998 n. 267 ALL UNICO]
All’art. 1:
al comma 1, primo periodo, le parole: <<Entro il 31 dicembre
1998,>> sono sostituite dalle seguenti: <<Entro il 30 giugno 1999,>>;
al secondo periodo, dopo le parole: <<della legge n. 183 del 1989>>
sono inserite le seguenti: <<,oltre che con i contenuti di cui alla
lettera d) del comma 3 del medesimo art. 17,>>; dopo il terzo periodo
è inserito il seguente: <<Qualora le misure di salvaguardia siano
adottate in assenza dei piani stralcio di cui all’art. 17, comma
6-ter, della legge n. 183 del 1989, esse rimangono in vigore sino
alla approvazione dei piani di bacino>>;
al comma 2, il primo periodo è sostituito dal seguente: <<Il
Comitato dei Ministri di cui al comma 1 definisce, d’intesa con la
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano, programmi di interventi
urgenti, anche attraverso azioni di manutenzione dei bacini
idrografici, per la riduzione del rischio idrogeologico, tenendo
conto dei programmi già in essere da parte delle autorità di bacino
di rilievo nazionale, nelle zone nelle quali la maggiore
vulnerabilità del territorio si lega a maggiori pericoli per le
persone, le cose ed il patrimonio ambientale>>; al secondo periodo,
sono soppresse le parole: <<e le province autonome>>; il terzo
periodo è soppresso; è aggiunto, in fine, il seguente periodo:
<<Entro il 30 settembre 1998, su proposta del Comitato dei Ministri,
di cui al comma 1, d’intesa con la Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
di Bolzano, è adottato un atto di indirizzo e coordinamento che
individui i criteri relativi agli adem…

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