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Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti dell...

Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate (1) (2) (3).

LEGGE 5 febbraio 1992, n. 104 (13a)
Legge-quadro per l’assistenza,
l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate
(G.U. n.
39, 17 febbraio 1992, Supplemento Ordinario)
(13a) Per la legge quadro
di realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi
sociali, vedi la L. 8 novembre 2000, n. 328.
La Camera dei deputati ed
il Senato della Repubblica hanno approvato;
IL PRESIDENTE DELLA
REPUBBLICA
Promulga
la seguente legge:
Art. 1
(Finalità)
1. La
Repubblica:
a) garantisce il pieno rispetto della dignità umana e i
diritti di libertà e di autonomia della persona handicappata e ne
promuove la piena integrazione nella famiglia, nella scuola, nel
lavoro e nella società;
b) previene e rimuove le condizioni
invalidanti che impediscono lo sviluppo della persona umana, il
raggiungimento della massima autonomia possibile e la partecipazione
della persona handicappata alla vita della collettività, nonché la
realizzazione dei diritti civili, politici e patrimoniali;
c)
persegue il recupero funzionale e sociale della persona affetta da
minorazioni fisiche, psichiche e sensoriali e assicura i servizi e le
prestazioni per la prevenzione, la cura e la riabilitazione delle
minorazioni, nonché la tutela giuridica ed economica della persona
handicappata;
d) predispone interventi volti a superare stati di
emarginazione e di esclusione sociale della persona handicappata.

Art. 2
(Principi generali)
1. La presente legge detta i principi
dell’ordinamento in materia di diritti, integrazione sociale e
assistenza della persona handicappata. Essa costituisce inoltre
riforma economico-sociale della Repubblica, ai sensi dell’articolo 4
dello Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige, approvato con legge
costituzionale 26 febbraio 1948, n. 5.
Art. 3
(Soggetti aventi
diritto) (1a) (7a)
1. E’ persona handicappata colui che presenta una
minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva,
che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di
integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di
svantaggio sociale o di emarginazione.
2. La persona handicappata ha
diritto alle prestazioni stabilite in suo favore in relazione alla
natura e alla consistenza della minorazione, alla capacità complessiva
individuale residua e alla efficacia delle terapie riabilitative.
3.
Qualora la minorazione, singola o plurima, abbia ridotto l’autonomia
personale, correlata all’età, in modo da rendere necessario un
intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella
sfera individuale o in quella di relazione, la situazione assume
connotazione di gravità. Le situazioni riconosciute di gravità
determinano priorità nei programmi e negli interventi dei servizi
pubblici.
4. La presente legge si applica anche agli stranieri e agli
apolidi, residenti, domiciliati o aventi stabile dimora nel territorio
nazionale. Le relative prestazioni sono corrisposte nei limiti ed alle
condizioni previste dalla vigente legislazione o da accordi
internazionali.
(1a) Per la qualificazione dei grandi invalidi di
guerra ed i soggetti ad essi equiparati come persone handicappate,
vedi l’ art. 38, comma 5, L. 23 dicembre 1998, n. 448.
(7a) Per
l’autocertificazione dei soggetti di cui al presente articolo, vedi
l’art. 39, L. 23 dicembre 1998, n. 448.
Art. 4
(Accertamento
dell’handicap) (2a)
1. Gli accertamenti relativi alla minorazione,
alle difficoltà, alla necessità dell’intervento assistenziale
permanente e alla capacità complessiva individuale residua, di cui
all’articolo 3, sono effettuati dalle unità sanitarie locali mediante
le commissioni mediche di cui all’articolo 1 della legge 15 ottobre
1990, n. 295, che sono integrate da un operatore sociale e da un
esperto nei casi da esaminare, in servizio presso le unità sanitarie
locali. (3a) (8a)
(2a) Vedi anche l’art. 38, comma 5, L. 23 dicembre
1998, n. 448. Per l’ autocertificazione dei soggetti portatori di
handicap, vedi l’ art. 39, L. 23 dicembre 1998, n. 448.
(3a) Per l’
accertamento provvisorio dell’ handicap, vedi l’art. 2, commi 2 e 3,
D.L. 2 marzo 1993, n. 45, e, successivamente, l’art. art. 2, commi 2,
3 e 3 bis, D.L. 27 agosto 1993, n. 324.
(8a) Per la competenza delle
commissioni mediche di cui al presente articolo in merito
all’accertamento delle condizioni di disabilità ai fini
dell’inserimento lavorativo dei disabili, vedi l’art. 1, comma 4, L.
12 marzo 1999, n. 68.
Art. 5
(Principi generali per i diritti della
persona handicappata)
1. La rimozione delle cause invalidanti, la
promozione dell’autonomia e la realizzazione dell’integrazione sociale
sono perseguite attraverso i seguenti obiettivi:
a) sviluppare la
ricerca scientifica, genetica, biomedica, psicopedagogica, sociale e
tecnologica anche mediante programmi finalizzati concordati con
istituzioni pubbliche e private, in particolare con le sedi
universitarie, con il Consiglio nazionale delle ricerche (CNR), con i
servizi sanitari e sociali, considerando la persona handicappata e la
sua famiglia, se coinvolti, soggetti partecipi e consapevoli della
ricerca;
b) assicurare la prevenzione, la diagnosi e la terapia
prenatale e precoce delle minorazioni e la ricerca sistematica delle
loro cause;
c) garantire l’intervento tempestivo dei servizi
terapeutici e riabilitativi, che assicuri il recupero consentito dalle
conoscenze scientifiche e dalle tecniche attualmente disponibili, il
mantenimento della persona handicappata nell’ambiente familiare e
sociale, la sua integrazione e partecipazione alla vita sociale;
d)
assicurare alla famiglia della persona handicappata un’informazione di
carattere sanitario e sociale per facilitare la comprensione
dell’evento, anche in relazione alle possibilità di recupero e di
integrazione della persona handicappata nella società;
e) assicurare
nella scelta e nell’attuazione degli interventi socio-sanitari la
collaborazione della famiglia, della comunità e della persona
handicappata, attivandone le potenziali capacità;
f) assicurare la
prevenzione primaria e secondaria in tutte le fasi di maturazione e di
sviluppo del bambino e del soggetto minore per evitare o constatare
tempestivamente l’insorgenza della minorazione o per ridurre e
superare i danni della minorazione sopraggiunta;
g) attuare il
decentramento territoriale dei servizi e degli interventi rivolti alla
prevenzione, al sostegno e al recupero della persona handicappata,
assicurando il coordinamento e l’integrazione con gli altri servizi
territoriali sulla base degli accordi di programma di cui all’articolo
27 della legge 8 giugno 1990, n. 142;
h) garantire alla persona
handicappata e alla famiglia adeguato sostegno psicologico e
psicopedagogico, servizi di aiuto personale o familiare, strumenti e
sussidi tecnici, prevedendo, nei casi strettamente necessari e per il
periodo indispensabile, interventi economici integrativi per il
raggiungimento degli obiettivi di cui al presente articolo;
i)
promuovere, anche attraverso l’apporto di enti e di associazioni,
iniziative permanenti di informazione e di partecipazione della
popolazione, per la prevenzione e per la cura degli handicap, la
riabilitazione e l’inserimento sociale di chi ne è colpito;
l)
garantire il diritto alla scelta dei servizi ritenuti più idonei anche
al di fuori della circoscrizione territoriale;
m) promuovere il
superamento di ogni forma di emarginazione e di esclusione sociale
anche mediante l’attivazione dei servizi previsti dalla presente
legge.
Art. 6
(Prevenzione e diagnosi precoce)
1. Gli interventi per
la prevenzione e la diagnosi prenatale e precoce delle minorazioni si
attuano nel quadro della programmazione sanitaria di cui agli articoli
53 e 55 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, e successive
modificazioni.
2. Le regioni, conformemente alle competenze e alle
attribuzioni di cui alla legge 8 giugno 1990, n. 142, e alla legge 23
dicembre 1978, n. 833, e successive modificazioni, disciplinano entro
sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge:
a)
l’informazione e l’educazione sanitaria della popolazione sulle cause
e sulle conseguenze dell’handicap, nonché sulla prevenzione in fase
preconcezionale, durante la gravidanza, il parto, il periodo neonatale
e nelle varie fasi di sviluppo della vita, e sui servizi che svolgono
tali funzioni;
b) l’effettuazione del parto con particolare rispetto
dei ritmi e dei bisogni naturali della partoriente e del nascituro;

c) l’individuazione e la rimozione, negli ambienti di vita e di
lavoro, dei fattori di rischio che possono determinare malformazioni
congenite e patologie invalidanti;
d) i servizi per la consulenza
genetica e la diagnosi prenatale e precoce per la prevenzione delle
malattie genetiche che possono essere causa di handicap fisici,
psichici, sensoriali di neuromotulesioni;
e) il controllo periodico
della gravidanza per la individuazione e la terapia di eventuali
patologie complicanti la gravidanza e la prevenzione delle loro
conseguenze;
f) l’assistenza intensiva per la gravidanza, i parti e
le nascite a rischio;
g) nel periodo neonatale, gli accertamenti
utili alla diagnosi precoce delle malformazioni e l’obbligatorietà del
controllo per l’individuazione ed il tempestivo trattamento
dell’ipotiroidismo congenito, della fenilchetonuria e della fibrosi
cistica. Le modalità dei controlli e della loro applicazione sono
disciplinate con atti di indirizzo e coordinamento emanati ai sensi
dell’articolo 5, primo comma, della legge 23 dicembre 1978, n. 833.
Con tali atti possono essere individuate altre forme di endocrinopatie
e di errori congeniti del metabolismo alle quali estendere l’indagine
per tutta la popolazione neonatale;
h) un’ attività di prevenzione
permanente che tuteli i bambini fin dalla nascita anche mediante il
coordinamento con gli operatori degli asili nido, delle scuole materne
e dell’obbligo, per acc…

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