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Norme di sicurezza nei cantieri...

Norme di sicurezza nei cantieri

COMUNICATO
Norme di sicurezza nei cantieri
Con esposto pervenuto il 23 novembre 1999
le organizzazioni sindacali FILLEA/CGIL, FENEAL/UIL, FILCA/CISL
esponevano una situazione di mancata osservanza delle norme di
sicurezza nei cantieri edili e l’esame della normativa evidenziava
una situazione di incertezza circa in termini in cui debbono essere
applicate coerenti misure, situazione che richiede un intervento
dell’Autorita’ che offra alle amministrazioni appaltatrici e alle
imprese chiari elementi di riferimento per l’adempimento dei
relativi obblighi, di particolare significazione sociale.
In base alla normativa vigente, e’ da ritenere quanto segue:
1. La mancata emanazione del regolamento governativo in materia di
piani di sicurezza nei cantieri, di cui all’Art. 31, comma 1, della
legge 11 febbraio 1994, n. 109 e successive modificazioni (legge
quadro sui lavori pubblici), non esclude l’immediata vigenza delle
norme dettate in materia di sicurezza dalla legge stessa, quali
risultanti dalle indicazioni contenute nella legge 18 novembre
1998, n. 415.
2. Fermi restando, pertanto, per il periodo antecedente, gli
obblighi in materia di sicurezza imposti dalla normativa al momento
vigente, a decorrere dalla data di entrata in vigore della indicata
legge 18 novembre 1998, n. 415, le amministrazioni appaltanti hanno
l’obbligo di evidenziare nei bandi di gara gli oneri relativi ai
piani di sicurezza, oneri da ritenersi non soggetti a ribasso
d’asta. 3. Pur in mancanza di parametri normativi di riferimento e
che saranno precisati nel regolamento di cui al punto 1, alla
determinazione degli oneri suddetti, le stazioni appaltanti devono
provvedere caso per caso, in maniera non elusiva delle prescrizioni
normative, sulla base della specificita’ dei lavori ed in ogni caso
nei limiti dei contenuti minimi dei piani.
4. Alle disposizioni vigenti, e come in precedenza individuate,
vanno conformati i bandi in corso di definizione; laddove, per i
bandi gia’ definiti, dovranno comunque essere adottate le opportune
misure atte a garantire la sicurezza dei lavoratori nelle
lavorazioni in atto.
5. Ne consegue la illegittimita’ dei bandi che non contengono la
predetta indicazione o che prevedano oneri in misura inadeguata e
pertanto comportanti un’applicazione elusiva alle prescrizioni
normative.
Cio’ in base alle seguenti considerazioni:
1. L’obbligo di assicurare un ambiente di lavoro che garantisca
l’incolumita’ fisica degli addetti, per le opere pubbliche, ha
avuto, per la prima volta, enunciazione generale con l’Art. 18,
commi 7 e 8, della legge 19 marzo 1990, n. 55. La norma ha previsto
una serie di adempimenti a carico dell’appaltatore tenuto, tra
l’altro, ad adottare un piano di sicurezza da coordinare,
eventualmente, con analoghi piani redatti dai possibili
subcontraenti o subappaltatori operanti nei cantieri.
Era previsto un indiretto coinvolgimento e responsabilizzazione
anche dell’amministrazione committente, che era tenuta
preventivamente ad acquisire il piano per tenerlo a disposizione
delle autorita’ preposte ai controlli.
Responsabile diretto della attuazione del piano di sicurezza era il
direttore tecnico di cantiere.
Il coinvolgimento del committente in materia di sicurezza nei
cantieri veniva, peraltro, accentuato con l’Art. 2.4 del decito
legislativo 19 dicembre 1991, n. 406, attuativo della direttiva
comunitaria 89/440/CEE relativa alle procedure di aggiudicazione
degli appalti di importo superiore ai 5 milioni di ECU. Con tale
disposizione si stabiliva, infatti, che le stazioni appaltanti
dovessero richiedere ai partecipanti alle gare di dichiarare di
avere tenuto conto, nella predisposizione delle offerte, degli
oneri correlati agli obblighi derivanti dalle disposizioni di legge
in tema di sicurezza vigenti nei luoghi ove erano eseguiti i
lavori. 2. Successivamente, con il decreto legislativo 19 settembre
1994, n. 626, veniva emanata, in attuazione di alcune direttive
comunitarie in materia di sicurezza e salute dei lavoratori, una
regolamentazione generale della materia della sicurezza e che, tra
l’altro, equiparava i datori di lavoro pubblici e privati quanto
all’osservanza degli obblighi al riguardo previsti nel decreto.
Seguiva il decreto legislativo 14 agosto 1996, n. 494, di
attuazione della direttiva comunitaria n. 92/54/CEE concernente le
misure minime di sicurezza e di salute da attuare nei cantieri
temporanei e mobili, che rinviava all’osservanza dei principi e
delle misure generali indicati nel precedente decreto meglio
definendo la materia e spostando, tuttavia, sul committente,
pubblico o privato che fosse, la principale responsabilita’ in
materia di sicurezza, imponendogli di predisporre piani di
sicurezza e di coordinamento da elaborare unitamente alla
progettazione esecutiva dell’opera ed ancor prima della
individuazione delle imprese cui affidare i lavori. Il
coinvolgimento del committente, poi, non riguardava la sola fase
della progettazione, bensi’ anche quella successiva di esecuzione
dei lavori. Era prevista, infatti, l’indicazione da parte del
committente medesimo, oltre che di un coordinatore della sicurezza
in fase di progettazione, anche di un coordinatore della sicurezza
nella fase di esecuzione dell’opera; con attribuzione ad entrambi
di competenze concretamente operative e tese ad individuare le
effettive misure necessarie a prevenire gli infortuni.
In definitiva, pertanto, si puo’ dire, che sulla base della
disciplina contenuta nei due indicati decreti legislativi, e’ stato
ribaltato il principio, in precedenza operante, e secondo cui
responsabile sostanziale della sicurezza era il solo appaltatore e
non anche il committente che risulta, invece, ora direttamente e
specificamente coinvolto sin dalla fase della progettazione
dell’opera.
Da sottolineare al riguardo, poi, che, ai sensi degli Art. 12,
comma 2, e Art. 13, comma 2, del decreto legislativo n. 494/1996,
per il settore pubblico, le disposizioni contenute nel medesimo
decreto si applicano fino alla emanazione del regolamento in
materia di piani di sicurezza previsto dall’Art. 31, comma 1, della
legge 11 febbraio 1994, n. 109 ed attualmente, come gia’ rilevato,
non ancora emanato. 3. E’ da ritenere che la previsione di cui agli
indicati decreti legislativi circa, in particolare, l’obbligo per
il committente (Art. 4, comma 1, decreto legislativo n. 494/1996)
della predisposizione di un piano di sicurezza e di coordinamento,
ovvero, per i lavori particolarmente complessi, di un piano
generale di sicurezza, abbia assorbito, implicitamente abrogandola,
la disposizione di cui al menzionato Art. 18 della legge n. 55/1990
relativo al piano della sicurezza fisica dei lavoratori cui era
tenuto l’appaltatore (in tali sensi si e’ anche espressa la
circolare del Ministero del lavoro n. 41/1997 del 18 marzo 1997).
Ed ancorche’ sia da precisare che detta abrogazione non possa
considerarsi, tuttavia, sussistente nelle ipotesi in cui non
ricorrano concretamente le condizioni per l’applicazione
dell’indicato decreto legislativo 494/1996 (conforme parere del
Consiglio di Stato n. 1533 del 1o luglio 1997 e circolare dello
stesso indicato Ministero del lavoro n. 30/1998 del 5 marzo 1998).
4. Con la legge 18 novembre 1998, n. 415 sono state introdotte,
infine, alcune modifiche al delineato sistema. In particolare, e’
stata prevista la facolta’ per l’appaltatore e per il
concessionario di redigere e consegnare alla stazione appaltante e
al concedente proposte di integrazione del piano di sicurezza ove
predisposto dal committente, ovvero un suo piano di sicurezza
sostitutivo di quelli del committente ove non obbligatori (con
implicita confermata reviviscenza, in tale seconda ipotesi,
dell’obbligo di cui all’indicato Art. 18 della legge n. 55/1990).
E’ stato, poi, stabilito che l’appaltatore o il concessionario sono
tenuti comunque a predisporre un piano operativo di sicurezza
complementare e di dettaglio rispetto a quelli di competenza del
committente e contenente l’indicazione delle concrete proposte
operative riguardanti i singoli cantieri.
E’ previsto, altresi’, che gli indicati atti relativi alla
sicurezza devono essere considerati come parti integranti del
contratto di appalto; ed infine, e’ stabilito che gli oneri
relativi alla sicurezza devono essere indicati nel bando di gara e
non sono soggetti a ribasso.
5. Sulla base di quanto precede, si puo’ ritenere che, allo stato –
pur in mancanza del previsto regolamento generale sulle misure
minime di sicurezza nei lavori pubblici – la normativa in materia
di sicurezza nei cantieri appare sufficientemente chiara e
delineata anche per quanto riguarda il settore delle opere
pubbliche, dovendo applicarsi allo stesso tutte le disposizioni di
cui ai menzionati decreti legislativi n. 626/1994 e n. 494/1996
relative ai piani di sicurezza. A tale conclusione induce,
innanzitutto, la considerazione relativa alla data di entrata in
vigore del decreto legislativo n. 494/1996 attuativo della
direttiva comunitaria n. 92/57 CEE, che ha generalizzato l’obbligo
dei piani di sicurezza e che e’ successiva a quella di cui alla
legge 3 giugno 1995, n. 216, che gia’ prevedeva il rinvio alla
disciplina regolamentare per la parametrazione dei relativi costi;
vale, inoltre, la considerazione che l’emananda disciplina
regolamentare, ai sensi di quanto disposto dal primo comma dell’art
31 della legge quadro sui lavori pubblici, dovra’ essere comunque
adottata “in conform…

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