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Approvazione del piano straordinario per la rimozione delle situazioni a rischio idrogeologico piu' alto, recante individuazione e perimetrazione delle aree a rischio idrogeologico molto elevato. Adozione delle misure di salvaguardia per le aree perimetrate. Decreto-legge 13 maggio 1999, n. 132, convertito, con modifiche ed integrazioni, dalla legge 13 luglio 1999, n. 226, articoli 1 e 2. (Deliberazione n. 1/99).

DELIBERAZIONE 26 ottobre 1999
Approvazione del piano straordinario per la rimozione delle
situazioni a rischio idrogeologico piu’ alto, recante
individuazione e perimetrazione delle aree a rischio idrogeologico
molto elevato. Adozione delle misure di salvaguardia per le aree
perimetrate. Decreto-legge 13 maggio 1999, n. 132, convertito, con
modifiche ed integrazioni, dalla legge 13 luglio 1999, n. 226,
articoli 1 e 2. (Deliberazione n. 1/99). IL COMITATO ISTITUZIONALE
Visto il decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180: “Misure urgenti per
la prevenzione del rischio idrogeologico ed a favore delle zone
colpite da disastri franosi nella regione Campania”;
Vista la legge 3 agosto 1998, n. 267: “Conversione in legge, con
modificazioni, del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180, recante
misure urgenti per la prevenzione del rischio idrogeologico ed a
favore delle zone colpite da disastri franosi nella regione
Campania”;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 29
settembre 1998: “Atto di indirizzo e coordinamento per
l’individuazione dei criteri relativi agli adempimenti di cui
all’art. 1, commi 1 e 2, del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180”;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 1o
dicembre 1998: “Conferma dei termini stabiliti dal decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri 29 settembre 1998 per gli
adempimenti previsti dall’art. 1, comma 1, del decreto-legge 11
giugno 1998, n. 180”;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 12
gennaio 1999:
“Approvazione della ripartizione dei fondi di cui all’Art. 8
, comma 1, del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180, convertito,
con modificazioni, dalla legge 3 agosto 1998, n. 267”;
Visto infine il decreto-legge 13 maggio 1999, n. 132:
“Interventi urgenti in materia di protezione civile”, convertito
dalla legge 13 luglio 1999, n. 226: “Conversione in legge, con
modificazioni, del decreto-legge 13 maggio 1999, n. 132, recante
interventi urgenti in materia di protezione civile”;
Considerato che l’insieme delle norme citate indica come obiettivo
principale di medio periodo per l’Autorita’ di bacino dell’Adige
l’adozione, entro il 30 giugno 2001, di un piano stralcio di bacino
per l’assetto idrogeologico contenente l’individuazione e la
perimetrazione di tutte le diverse categorie di aree a rischio, le
relative misure di salvaguardia, e gli interventi per la
prevenzione ed il controllo dei rischi;
Osservato che nel frattempo l’Autorita’ di bacino dell’Adige deve
comunque approvare, entro il 31 ottobre 1999, in deroga alle
procedure stabilite dalla legge 18 maggio 1989, n. 183, un piano
straordinario di bacino diretto a rimuovere le situazioni a rischio
piu’ alto, redatto anche sulla base delle proposte delle province
autonome di Bolzano e Trento, della regione Veneto e degli enti
locali interessati, e costruito necessariamente su decisioni da
assumere entro un termine molto breve dall’entrata in vigore della
disposizione che lo prevede;
Sottolineato che il piano straordinario dovrebbe prioritariamente
ricomprendere le aree per cui e’ stato dichiarato lo stato di
emergenza ai sensi dell’Art. 5 della legge 24 febbraio 1992, n.
225, ma che non si sono verificate le condizioni per tali
provvedimenti con riferimento al territorio del bacino dell’Adige;
Osservato che lo stesso piano straordinario, anche ai sensi
dell’art. 1, comma 1-bis, della legge di conversione 13 luglio
1999, n. 226, contiene in particolare l’individuazione e la
perimetrazione delle aree a rischio molto elevato per l’incolumita’
delle persone e per la sicurezza delle infrastrutture e del
patrimonio ambientale e culturale;
Visto che per le aree cosi’ perimetrate devono essere adottate,
entro lo stesso termine stabilito per l’approvazione del piano
straordinario, misure di salvaguardia con i contenuti di cui
all’art. 17 della legge 18 maggio 1989, n. 183, comma 3, lettera
d), e comma 6-bis, come aggiunto dall’Art. 12 della legge 4
dicembre 1993, n. 493;
Ritenuto che tra le situazioni a rischio idrogeologico piu’ alto e
le aree a rischio idrogeologico molto elevato per l’incolumita’
delle persone e per la sicurezza delle infrastrutture e del
patrimonio ambientale e culturale, espressioni entrambi utilizzate
dal citato art. 1, comma 1-bis, della legge n. 226/1999, non esiste
diversita’ sostanziale;
Considerato che le aree contemplate dalla presente delibera
corrispondono quindi alle aree a rischio idraulico, di frana e
valanga indicate dal decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri 29 settembre 1998 come aree a rischio molto elevato, per
le quali rileva la classe di rischio R4, e che il decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri citato e’ tuttora applicabile
alle fattispecie oggetto del piano straordinario e delle relative
misure di salvaguardia;
Viste in special modo tutte le norme di indirizzo e di contenuto
riportate dal citato decreto del Presidente del Consiglie dei
Ministri, con particolare riferimento a quelle concernenti i metodi
per l’individuazione di massima delle aree a rischio molto elevato,
per la rispettiva perimetrazione, per la valutazione dei livelli di
rischio molto elevato di classe R4, e per la definizione delle
relative misure di salvaguardia;
Preso atto che secondo le indicazioni del decreto del Presidente
del Consiglio dei Ministri i ristretti termini per provvedere hanno
reso opportuno il ricorso ad un metodo speditivo – comunque
tecnicamente adeguato e sufficiente – per individuare e perimetrare
le aree in questione in tutto il territorio del bacino, metodo
fondato sulle analisi conoscitive di area vasta disponibili, sulla
varia cartografia tematica esistente, sulle informazioni storiche
di carattere piu’ specifiche basate sugli elementi di conoscenza
disponibili e consolidati sul territorio nonche’ sulla
localizzazione e sulla caratterizzazione di eventi passati
riconoscibili o noti, ed infine su tutte le altre conoscenze
disponibili presso gli enti territoriali compresi nel bacino
dell’Adige, come dettagliatamente esposto nella relazione
illustrativa;
Rilevato che i tempi a disposizione ed i metodi speditivi
necessariamente adottati implicano l’immediata prosecuzione delle
attivita’ conoscitive per la verifica dell’esistenza di altre aree
a rischio idrogeologico molto elevato;
Osservato che le misure di salvaguardia da adottarsi in attuazione
del piano straordinario devono riguardare, in virtu’ dei gia’
citati richiami operati dall’art. 1, comma 1-bis, della legge n.
226/1999, e con gli opportuni adattamenti: l’individuazione la
quantificazione delle situazioni di rischio idrogeologico; le norme
di tutela temporanee e l’imposizione di adeguati limiti per l’uso
del territorio e dei beni su di esso ubicati al fine di assicurare
l’incolumita’ delle persone, la sicurezza delle infrastrutture,
l’integrita’ del patrimonio culturale e ambientale; prescrizioni
speciali per evitare l’aggravamento dei rischi per effetti dannosi
di interventi antropici;
le eventuali prescrizioni relative all’estrazione dei materiali
litoidi, ai fini della conservazione del regime delle acque e
dell’equilibrio geostatico e geomorfologico dei terreni;
indicazioni preliminari sulle opere necessarie per la mitigazione
del rischio;
Rilevato che di conseguenza le stesse norme di salvaguardia
disciplinano situazioni a piu’ alto rischio in cui possono tra
l’altro essere ricompresi: gli agglomerati urbani, comprese le zone
di espansione; le aree destinate a servizi pubblici e privati
quantitativamente piu’ significativi; le strutture sportive,
ricreative e ricettive maggiormente utilizzate; le aree con
insediamenti produttivi, le infrastrutture e gli impianti
tecnologici di maggiore rilevanza strategica;
gli ambienti naturali piu’ integri o fondamentali per la
conservazione di specie animali e vegetali; il patrimonio culturale
riconosciuto di grande valore scientifico o di decisiva importanza
locale;
Accertato che l’indicazione delle opere per la riduzione del
rischio non comporta decisioni in ordine alla verifica della
cantierabilita’ ed al finanziamento di interventi, ma si pone come
base per le proposte che le Autorita’ di bacino sono chiamate ad
inoltrare al Comitato dei Ministri per i servizi tecnici nazionali,
ai sensi dell’art. 1, comma 2, della legge 3 agosto 1998, n, 267,
come modificato dall’Art. 9 della legge 13 luglio 1999, n. 226, per
la predisposizione dei programmi di interventi urgenti per la
riduzione del rischio idrogeologico;
Constatato che in applicazione di quanto sopra il piano
straordinario e le relative misure di salvaguardia sono
caratterizzati in particolare: dal collegamento tra le informazioni
utilizzate per la rispettiva elaborazione urgente e quelle raccolte
in modo coordinato nell’ambito degli studi finalizzati alla
preparazione del piano di bacino; dall’inquadramento nel sistema
della pianificazione territoriale vigente nelle province autonome
di Bolzano e Trento e nella regione Veneto; dalla selezione delle
aree a rischio piu’ alto oggetto del piano tra l’insieme delle aree
a rischio idrogeologico esistenti nel bacino dell’Adige;
dalla connessione tra le scelte del piano straordinario, la
predisposizione del piano stralcio di bacino per l’assetto
idrogeologico ed i piani urgenti di emergenza di protezione civile
di cui all’art. 1, comma 4, della legge n. 267/1998;
Viste le indicazioni di carattere preliminare inserite nel piano
straordinario in ordine agli interventi di mitig…

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